No assolutamente non è così. Innanzitutto preferisco non parlare di liberazione sociale che può voler dire tutto e nulla ma di rivoluzione di nuova democrazia proletaria che porti al socialismo e quindi al comunismo.
La questione nazionale e le lotte di liberazione nazionale non possono in alcun modo coincidere con la fase di rivoluzione di nuova democrazia in quanto strategicamente i due momenti non potrebbero in alcun modo coincidere anche solamente per il carattere potenzialmente interclassista del primo (vedi ad esempio il caso di Libano e Palestina).
Quello che però la storia ci insegna è che molte rivoluzioni di nuova democrazia sono nate con istanze di liberazione nazionale: ad esempio fu per liberare il Laos che il principe rosso Souvanouvong creò il Pathet Lao che poi portò alla rivoluzione, oppure possiamo ricordare Ho Chi Minh che iniziò la sua lotta come dirigente del movimento nazionalista Vietminh e poi portò il Vietnam non solo all'indipendenza ma alla rivoluzione.
Ti riporto semplicemente le parole del presidente Mao Tse Tung:
" Può un comunista, che in quanto tale è internazionalista, essere al tempo stesso un patriota? Noi sosteniamo che non solo può, ma deve esserlo. Il contenuto specifico del patriottismo, è determinato dalle condizioni storiche. C'è il "patriottismo" degli aggressori giapponesi e di Hitler, e c'è il nostro patriottismo. I comunisti devono risolutamente opporsi al "patriottismo" degli aggressori giapponesi e di Hitler. Causare la sconfitta degli aggressori giapponesi e di Hitler con ogni mezzo possibile è negli interessi del popolo giapponese e di quello tedesco, e quanto più completa sarà la sconfitta, tanto meglio sarà. Infatti, le guerre scatenate dagli aggressoi giapponesi e da Hitler nuocciono al popolo dei loro paesi come pure ai popoli di tutto il mondo. Il caso della Cina, però, è differente poichè essa è vittima dell'aggressione. I comunisti cinesi devono perciò unire all'internazionalismo il patriottismo. Noi siamo al tempo stesso internazionalisti e patrioti e la nostra parola d'ordine è "combattere in difesa della patria contro gli aggressori". Per noi, il disfattismo è un crimine e lottare per la vittoria nella Guerra di Resistenza è un dovere a cui non possiamo sottrarci. Solo combattendo in difesa della patria possiamo sconfiggere gli aggressori e raggiungere la liberazione nazionale. E solo con la liberazione nazionale, il proletariato e gli altri lavoratori potranno raggiungere l'emancipazione. La vittoria della Cina e la sconfitta degli imperialisti invasori saranno di aiuto ai popoli degli altri paesi. Nelle guerre di liberazione nazionale, ol patriottismo è dunque un'applicazione dell'internazionalismo".
Citazione da "Il ruolo del Partito Comunista Cinese nella guerra nazionale", Ottobre 1938.
A luta continua





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