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Discussione: PDUM e centrodestra

  1. #291
    Extra Ecclesiam nulla salus
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    Ma la vogliamo finire di dare tutte le colpe degli eventi storici al Re?

    Vi ricordo che dare le colpe al Re equivarrebbe a dare le colpe delle leggi sbagliate (come, ad esempio, gli indulti o le leggi di spesa dissennata) al Presidente della Repubblica.

    Il principio è il medesimo.

  2. #292
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    Citazione Originariamente Scritto da Zarskoeselo Visualizza Messaggio
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    Statuto albertino:
    Art. 65

    Il Re nomina e revoca i suoi Ministri.
    -----
    Il governo è responsabile davanti al re, non davanti al parlamento.

  3. #293
    Zarskoeselo
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    Già il Re revoca i suoi Ministri e fa scoppiare una guerra civile. Ti ricordo che ci fu un qualcosa chiamato consenso e che il fascismo era appoggiato dagli industriali e che si giunse a quel punto proprio perchè il Re, nel momento in cui dovette decidere, non trovava il proprio paese in una situazione stabile, e neppure l’Europa. Quindi: instabilità e pericolo rivoluzionario alle porte. Questa instabilità si ripercuoteva anche nella classe dirigente, nei continui cambi di governo. Devo dilungarmi per spiegarmi meglio. Nel 1919 Orlando rassegna le dimissioni e in giugno si costituisce il gabinetto Nitti; ma addirittura nello stesso mese, ancora crisi, dalla quale nasce il Governo Giolitti, che rassegna le dimissioni nel 1921. E’ la volta di Bonomi, che viene rovesciato da fascisti e socialisti nello stesso anno.
    Urgeva un governo solido per tranquillizzare il paese. Vittorio Emanuele III convocò De Nicola, Orlando e Giolitti, ma il primo declinò l’incarico e gli altri due non furono capaci di formare una coalizione. Alla fine, venne designato Facta che a causa della propria debolezza causò la caduta del ministero nel 1922. E non è tutto. Il Re offrì l’incarico ad Orlando che tentò di formare un governo con i socialisti, ma Turati si oppose. Nulla di fatto. Allora Vittorio Emanuele cercò ancora Giolitti che dovette rinunciare per l’opposizione dei popolari. E poi Bonomi ancora, bloccato dai socialisti e alla fine, ancora Facta, che ottenne la fiducia nell’agosto del 22. Come vedi, il clima era rovente quando i fascisti presero la decisione di marciare su Roma. Ma facciamo un breve passo indietro per definire un secondo concetto. E leggiamo un breve commento dal libro “Dal socialismo al Fascismo” di Ivanoe Bonomi: “Il disordine in cui l’agitazione permanente dei socialisti, le violente scenate in Parlamento, gli intrighi di corridoio a Montecitorio avevano gettato il Paese facevano sì che essi (i fascisti) fossero sempre più creduti restauratori dell’ordine e della legge, soli animatori dell’amore per questa travagliata Italia…L’uccisione del consigliere Giordani nel palazzo d’Accursio di Bologna, alla fine del novembre 1920, dà il segnale dell’insurrezione. Ed è soltanto dopo di allora che i Fasci di combattimento appaiono nella cronaca italiana non più come un episodio sporadico ma come l’avanguardia armata della riscossa contro il bolscevismo…Il fascismo, movimento prevalentemente milanese, diventa solo allora movimento nazionale. Corrono a lui reduci di guerra, intellettuali, studenti, professionisti, piccoli borghesi mossi da uno spirito idealista di libertà e di Patria, in opposizione alla prepotenza bruta di folle incolte e illuse…” Dunque, secondo concetto: l’incapacità delle forze partitiche e democratiche di realizzare una nazionalizzazione delle masse, di far fronte insomma, ai problemi di una Nazione che cresce. Come abbiamo visto, i partiti sembrano non vedere ad un palmo dal naso e, convinti ognuno della propria superiorità sull’altro, anziché pensare al bene della Patria, tentano in tutti i modi di far cadere l’avversario – e questo dovrebbe ben ricordarci qualcosa!
    Ma in che condizioni era l’Esercito all’epoca della marcia su Roma? parecchi reduci erano tornati a casa ed avviliti anche dall’avanzare del bolscevismo, si erano rivolti al Fascio. Fra il popolo, e nell’esercito, vi erano infiltrazioni fasciste. Le squadre insurrezionali avevano una superiorità numerica non indifferente rispetto alle forze regolari a disposizione per l’eventuale difesa dell’Urbe. Giornalisti famosi quali Malagodi, Frassati, Bergamini, Missiroli, erano favorevoli al Duce.
    Nei contatti febbrili che tenne con i vari esponenti politici e dell’Esercito, il Re trovò una quasi unanime mollezza e il consiglio di non applicare lo stato d’assedio per evitare la prova di forza con Mussolini. Il Re era solo. Lo stato d’assedio era impraticabile. Terzo concetto: sia nell’esercito e persino nei carabinieri, per non contare l’uomo di strada, vi erano infiltrazioni fasciste. Inoltre, ciò che più paventava il Re, era lo spargimento fratricida di sangue. Con le succitate premesse, era impossibile apprestare una valida resistenza, se non a prezzo di immani dolori per la Patria ed il Popolo; dovette pensare il Re, a tutto il sangue sparso per la guerra appena conclusa, intere famiglie distrutte. Lui, Re soldato, abituato alla trincea ed al fronte, conosceva bene il dolore e i sogni della gente comune. Perciò non firmò lo stato d’assedio. Per questo e per un altro motivo: aveva sempre avuto e sempre avrà per tutta la durata del suo Regno, un rispetto sacrale verso il suo ruolo di Sovrano Costituzionale. Come mettere un freno alla violenza fascista restando nei ranghi costituzionali? Qui, a mio avviso, con un vero e proprio colpo di genio, il Re salvò per l’ennesima volta il proprio paese, chiedendo al Duce di formare il Governo, perché con quest’atto riportò nei ranghi costituzionali una forza rivoluzionaria. In tal modo evitò lo scontro ed evitò a se stesso di sconfinare nella dittatura agendo con la forza. Quarto concetto: Vittorio Emanuele III era un Sovrano Costituzionale. Agì come tale. Al presentarsi delle camicie nere, volle evitare la guerra civile che avrebbe aggiunto ulteriori prove e sofferenze al suo popolo, reduce dal conflitto mondiale. Perciò, nel pieno rispetto del suo ruolo costituzionale disse a Mussolini che se proprio voleva il potere, formasse un Governo in Parlamento.
    L'articolo 65 che tu citi fuori contesto non significa che il Re poteva rimuovere qualunque ministro a suo piacimento, ma che la nomina e la sua revoca sarebbero spettate materialmente a lui. Per far questo, doveva trovare un appoggio parlamentare ed è quello che accadde il 25 luglio.

  4. #294
    la Banda Fratelli
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    Quando nel 1922 il re, per scongiurare la guerra civile, si oppose all'allora Presidente del Consiglio Facta il quale voleva che venisse proclamato lo stato di assedio, di fatto firmò la condanna per il popolo a 20 anni di autoritarismo in cui fu fatto scempio delle libertà, della democrazia e dell'uguaglianza con le leggi razziali del 1938. Se è vero che il principale pregio della monarchia è la stabilità, la storia italiana ne rappresenta un'eccezione che mette in luce i difetti di un sistema che mette a capo dello Stato un uomo, NON in base alla caratura delle sue doti ed al senso delle istituzioni da difendere. Vittorio Emanuele III, avrebbe dovuto avere il coraggio di opporsi ai nemici dello Stato secondo la Costituzione, soffocando ogni tentativo rivoluzionario di ribaltare il sistema democratico italiano, anche a costo di una guerra civile.



    Se oggi i fasci tentassero una nuova marcia su Roma, gli lasceremmo prendere il potere in modo da evitare spargimenti di sangue o ci opporremmo con tutte le forze armate necessarie?

  5. #295
    roberto m
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    Citazione Originariamente Scritto da jmimmo82 Visualizza Messaggio
    Quando nel 1922 il re, per scongiurare la guerra civile, si oppose all'allora Presidente del Consiglio Facta il quale voleva che venisse proclamato lo stato di assedio, di fatto firmò la condanna per il popolo a 20 anni di autoritarismo in cui fu fatto scempio delle libertà, della democrazia e dell'uguaglianza con le leggi razziali del 1938. Se è vero che il principale pregio della monarchia è la stabilità, la storia italiana ne rappresenta un'eccezione che mette in luce i difetti di un sistema che mette a capo dello Stato un uomo, NON in base alla caratura delle sue doti ed al senso delle istituzioni da difendere. Vittorio Emanuele III, avrebbe dovuto avere il coraggio di opporsi ai nemici dello Stato secondo la Costituzione, soffocando ogni tentativo rivoluzionario di ribaltare il sistema democratico italiano, anche a costo di una guerra civile: ricordiamoci che alla fine del 1938 il mondo era alla viglia della II guerra mondiale e il re non aveva interesse a precipitare gli eventi



    Se oggi i fasci tentassero una nuova marcia su Roma, gli lasceremmo prendere il potere in modo da evitare spargimenti di sangue o ci opporremmo con tutte le forze armate necessarie?
    rispondo dicendoti semplicemente che per quanto riguarda il 1922 qualsiasi presidente della repubblica da te tanto amato avrebbe conferito l'incarico a Mussolini dopo aver ricevuto tutti i capi dei partiti e delle camere che avevano in stragrande maggioranza fatto il suo nome.
    Per quanto riguarda il 1938:forse pochi sanno che il re si oppose alle leggi razziali e la legge passo' senza la sua promulgazione, la firma che fu estorta al re arrivo' soltanto in un secondo tempo, quindi le leggi erano illegali secondo lo statuto. So che a questo proposito il Re disse che dovette cedere perchè in ogni caso la sua opposizione sarebbe servita solo a creare una crisi ancora maggiore e a scatenare Mussolini che avrebbe proclamato una repubblica fascista: teniamo sempre presente il contesto storico: alla fine del 1938 il mondo era sull'orlo della guerra e il re non aveva certo interesse a precipitare gli eventi

  6. #296
    roberto m
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    Citazione Originariamente Scritto da jmimmo82 Visualizza Messaggio
    Se oggi i fasci tentassero una nuova marcia su Roma, gli lasceremmo prendere il potere in modo da evitare spargimenti di sangue o ci opporremmo con tutte le forze armate necessarie?
    se i fasci tentassero la presa del potere si assicurerebbero l'appoggio di quasi tutto l'esercito, non sono fessi e nemmeno suicidi

  7. #297
    roberto m
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Zarskoeselo Visualizza Messaggio
    L'articolo 65 che tu citi fuori contesto non significa che il Re poteva rimuovere qualunque ministro a suo piacimento, ma che la nomina e la sua revoca sarebbero spettate materialmente a lui. Per far questo, doveva trovare un appoggio parlamentare ed è quello che accadde il 25 luglio.
    poco preparato il ragazzo! il 25 luglio 1943 il re non ebbe alcun appoggio parlamentare ufficiale: il gran consiglio non era un organo parlamentare ma solo un organo consultivo

  8. #298
    Zarskoeselo
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    Guarda Jimmo che non hai letto il mio post allora. Il paese non venne consegnato alla dittatura nel 22. Mussolini si guardò bene dall'estrarre dal cilindro le sue meraviglie subito. Il Re l'aveva imbavagliato nella Costituzione, e lo sapeva. Ma scendiamo nei particolari, quei particolari che la stampa e gli storici nascondono a bella posta. Il Primo governo Mussolini era composto da 5 ministri fascisti, 2 popolari, ossia democristiani, 2 liberali, 2 demosociali, un nazionalista, un generale (armando Diaz) e un ammiraglio. I sottosegretari invece erano così disposti: 8 fascisti, 4 popolari, 2 nazionalisti, 2 demosociali, 1 liberale. Va detto, perché pochi lo sanno, che il sottosegretario all’industria era Giovanni Gronchi! Dunque, tirate le somme, gli alleati più numerosi del primo governo fascista furono i democristiani. Questo non lo scrivono i libri ufficiali. Preferiscono addossare tutte le colpe al Re, anche se esistono lettere e documenti che lo scagionano interamente, quali la lettera di Galeazzo Ciano, scritta in punto di morte, o quella di Prezzolini ad Albertini, nella quale il primo afferma: E’ colpa sua o nostra? Io credo più nostra che sua.
    La definitiva consegna del paese alla dittatura avvenne il 15 luglio 1923, quando si votò per approvare la riforma elettorale. Questa prevedeva che su 535 seggi 356 sarebbero stati assegnati alla lista che avesse ottenuto la maggioranza anche per un solo voto, purché raccogliesse almeno una percentuale di voti del 25 % Sapete come andarono le votazioni? La legge passò senza problemi: quel Parlamento che vedeva solo 35 fascisti approvò con 305 voti favorevoli, 140 contrari e 7 astenuti. Fra i favorevoli, ancora De Gasperi e Gronchi.. In conclusione, 1) il Re non poté impedire l’avvento della dittatura perché, oltre alla compiacenza della classe politica, Mussolini godeva di un vasto consenso fra l’opinione pubblica. Sia cecità temporanea, inganno, errore, sia quel che sia, ma quel consenso vi fu – non si possono smentire né i documenti, né i filmati d’epoca né i racconti della gente semplice che quell’epoca l’ha vissuta. 2) L’unico freno al dispotismo fascista fu la Corona. Mussolini tentò invero svariate volte di liberarsi della Monarchia, ma senza successo poiché l’Istituzione ancora godeva del rispetto della popolazione. E questo nonostante le vergognose invenzioni del duce, vedi dossier dell’ovra atti a screditare il principe ereditario, la diarchia o la incredibile prerogativa di interferire nella successione dinastica. 3) Fu per volontà del Re se il Fascismo venne distrutto evitando così al paese la dissoluzione. E Questo Re, che difese sempre il suo Popolo, che ne condivise i dolori fino infondo, come ringraziamento ha ottenuto di essere vilipeso, sbeffeggiato da storici corrotti; ha ottenuto che persino i suoi fedeli dovessero tradirlo allora come oggi; ha ottenuto un esilio che supera la decenza morale perché lo vede ingiustamente condannato anche oltre la morte!

  9. #299
    Zarskoeselo
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da roberto m Visualizza Messaggio
    poco preparato il ragazzo! il 25 luglio 1943 il re non ebbe alcun appoggio parlamentare ufficiale: il gran consiglio non era un organo parlamentare ma solo un organo consultivo
    Poco preparato sei tu, ragazzino. Sai benissimo che il gran consiglio era organo costituzionale dal 1928 ed aveva potere consultivo e deliberativo: "organo supremo, che coordina e integra tutte le attività del regime sorto dalla rivoluzione dell'ottobre 1922". I Ministri sono inoltre posti alle dipendenze gerarchiche del Capo del Governo e, dunque, il Gabinetto cessa di esistere come dotato di autonomia per divenire mero collaboratore tecnico all'esercizio delle prerogative spettanti al Primo Ministro: quest'ultimo, dal canto suo, diviene il vero soggetto dell'attività del Governo ed è collocato al vertice dell'organizzazione della vita collettiva, nella condizione di personificare lo Stato. Tra i vari compiti del Gran Consiglio c'era quello di scegliere i Ministri, i Deputati, i Segretari e tutta la gerarchia del Partito, approvare Statuti e Regolamenti ed inoltre era interrogato per pareri in merito politico e costituzionale. Avrei potuto dire "appoggio costituzionale" per essere più preciso, visto che il parlamento non era che un fantoccio ormai nelle mani dei triumviri.
    Il senso non cambia.

  10. #300
    roberto m
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Zarskoeselo Visualizza Messaggio
    Poco preparato sei tu, ragazzino. Sai benissimo che il gran consiglio era organo costituzionale dal 1928 ed aveva potere consultivo e deliberativo: "organo supremo, che coordina e integra tutte le attività del regime sorto dalla rivoluzione dell'ottobre 1922". I Ministri sono inoltre posti alle dipendenze gerarchiche del Capo del Governo e, dunque, il Gabinetto cessa di esistere come dotato di autonomia per divenire mero collaboratore tecnico all'esercizio delle prerogative spettanti al Primo Ministro: quest'ultimo, dal canto suo, diviene il vero soggetto dell'attività del Governo ed è collocato al vertice dell'organizzazione della vita collettiva, nella condizione di personificare lo Stato. Tra i vari compiti del Gran Consiglio c'era quello di scegliere i Ministri, i Deputati, i Segretari e tutta la gerarchia del Partito, approvare Statuti e Regolamenti ed inoltre era interrogato per pareri in merito politico e costituzionale. Avrei potuto dire "appoggio costituzionale" per essere più preciso, visto che il parlamento non era che un fantoccio ormai nelle mani dei triumviri.
    Il senso non cambia.
    mi dispiace contraddirti ma il Gran Consiglio non obbligava in alcun modo il re a intervenire e comunque non mi ero rivolto a te che sei monarchico

 

 
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