Prodi: cosa c'è dietro il bla,bla,bla di ieri
Scritto da Laura Cesaretti da Il Legno Storto
(Velino) - La netta - e in parte inaspettata - presa di posizione di Romano Prodi sulla legge elettorale ha fortemente deluso l'Udc, che si e' vista sbattere in faccia la porta del modello tedesco appena aperta da Massimo D'Alema, ha spiazzato alcuni suoi alleati e ha prefigurato un nuovo ruolo per Piero Fassino. La legge elettorale e' una "priorita' assoluta", dice il premier, e la deve fare il Parlamento con un'ampia "convergenza" e cercando le sedi opportune, magari anche una nuova bicamerale.
Ma stavolta Prodi vuole essere della partita, e ha subito indicato i suoi paletti inaggirabili: innanzitutto la salvaguardia del bipolarismo, con la possibilita' per i cittadini di "scegliere non solo un partito ma un programma, una coalizione, una proposta di governo e un primo ministro".
Stop a ogni rigurgito neocentrista, dunque, e a quei segnali di fumo inciucista con l'Udc, corteggiato a colpi di sistema tedesco, che al premier non sono piaciuti per niente. "Col sistema tedesco si mette in crisi la coalizione e si cambia l'assetto del sistema politico", aveva stigmatizzato il fedelissimo prodiano Barbi dopo la sortita di D'Alema. Senza sistema tedesco, gli interlocutori dell'opposizione cui guardare sono altri da Casini: innanzitutto Forza Italia e An.
Il rilancio del dialogo parlamentare sulla riforma, che il governo vuole "accompagnare", offre a Prodi anche un vantaggio tattico: per discuterne e trovare un accordo serve tempo, e nel frattempo il suo governo puo' sperare di durare.Non a caso il premier ha spazzato via dal tavolo e dal famoso "dodecalogo" argomenti che sarebbero stati di grosso ostacolo a una trattativa con Berlusconi, a cominciare dal conflitto di interessi e - soprattutto - dal ddl Gentiloni sul sistema tv. Un ddl che i Ds, che pure non lo hanno mai apertamente criticato, sono piu' che disposti a dare per "morto",accingendosi a chiedere lo stralcio della parte relativa al riassetto della Rai che sta loro a cuore. E Piero Fassino si candida a gestire la fase che si apre ora sulle riforme.
Il segretario dei Ds ha giocato di sponda con Prodi, ha lanciato prima di lui, durante la crisi, la priorita' della riforma elettorale e la necessita' del dialogo, non ha mai indicato un modello cui attenersi e ieri ha invece ribadito i "criteri" da seguire, che vanno nella direzione bipolarista indicata dal premier. Senza contare, sottolineano al Botteghino, che e' "il leader dell'Ulivo di cui Prodi si fida di piu', e che meglio e con maggiore autorevolezza puo' sedersi a un tavolo con la Cdl". Chi meglio di lui a capo di una nuova "bicamerale"?




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