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  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da tania a.d.g. Visualizza Messaggio
    Caro compagno Outis,
    Condivido totalmente ciò che hai scritto,e credo che tu abbia centrato il problema :
    - è necessaria una rivoluzione culturale, è necessario che il proletario prenda coscienza di…esserlo!


    Grazie.

    Teorizzare non è il mio forte, non ho i strumenti culturali per farlo, e in quanto donna sono molto concreta,e per questo, calandomi nella realtà, desidero partire da un fatto concreto :
    Questo lo dice sempre anche la mia ragazza, vegetaryan, che le donne sono più complete...

    La . violenza allo stadio di Catania.
    Ti prego di spostare la discussione di questo caso specifico su questo link, in cui abbiamo dibattuto del caso di Catania: http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=320907

    Qui, direi di continuare solo in merito all'ultima frase.

    I buoni maestri non mancherebbero, ( ne vedo anche qui nel sito ), ma impegnati a teorizzare si alienano dalla realtà.
    TANIA
    Vedi, spero che sia chiaro a te come agli altri. Nessuno di noi fa il maestrino. Tutti abbiamo una vita sociale e ci spacchiamo le ossa - eufemismo per non dire il culo - per portare avanti le nostre battaglie, che poi sono quelle del popolo. Non pensare che qualcuno qui voglia solo teorizzare senza portare la battaglia nelle strade. Fidati, i compagni leggono, studiano e fanno politica.

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da Redwolf_ Visualizza Messaggio
    Il proletariato è rivoluzionario o è nulla. E' il ceto dove si annidano comportamenti e stili di vita del tutto (storicamente) estranei. L'azione di recupero e re-integrazione (svolta negli anni 80-90) sui lavoratori ha disintegrato l'autonomia di classe. E' qui che il marxismo e i marxisti hanno fallito, soprattutto in Italia. Se penso al reparto dove lavoro, mi vengono i capelli bianchi. Non esiste più nè coscienza di classesenso di comunità. Ognuno segue i propri interessi e ambizioni (Mors tua vita mea per intenderci) mentre il sindacato rappresenta quella casta d'intoccabili burocrati/parassiti corrotti. Allora la tentazione totalitarista sfiora la mente dei pochi elementi vivi. Se non esiste alcuna prospettiva di riconvertire il processo di omologazione e atomizzazione sociale imposto dalla borghesia, baffone aveva ragione, mandiamo tutti questi batteri a costruire i ponti e le dighe, oppure costruiamo nuovi gulag.
    Ti capisco perfettamente, come capisco tutti i lavoratori traditi dai gruppi politici precedenti... Dai, diamoci da fare. La strada è lunga, ma non è impossibile! Uniti, si vince!

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Questo tipo di considerazioni sono molto pericolose se si vuol fare una rivoluzione di tipo comunista. Prima di tutto il marxismo non prevede che la rivoluzione la possano fare solo i proletari ma che il traino possa essere solo il proletariato che è cosa ben diversa, seconda cosa questo tipo di considerazioni sono alla base di quel fenomeno di idealizzazione della rivoluzione che nel passato ha portato a forme di lotta assolutamente sterili come la concezione dello scontro sociale totale.
    Se vogliamo ragionare in termini comunisti e marxisti non c'è spazio per concezioni soggettiviste di cosa sia o non sia la condizione di proletario cosa che rientra nella sovrastruttura. O incentriamo il discorso sui rapporti di produzione (anche all'interno del precariato cosa che comunque non è una novità assoluta ma assume forma già nella prima metà degli anni Ottanta) o allora smettiamo di parlare di proletariato ma allora dobbiamo avere la correttezza politica di non definirci più comunisti.
    Io per questo passo non sono pronto e spero non lo sia nessuno dei compagni e delle compagne o come dicono i comunisti turchi yoldash (compagni di strada come mi ha insegnato recentemente Preve), altrimenti mi vedrei costretto a cambiare compagni di strada.

    A luta continua
    La Frondaaa!! Stai tranquillo... La direzione è la stessa del compagno terraeamore. Delle volte vedo proprio che è il mezzo "forum" a non permettere un dialogo corretto, ma, alla fine, quando vi vedrete, capirai che siamo tutti dalla stessa parte, ognuno con le sue specificità, grazie al cielo!

    Flessibilità rivoluzionaria...è tutto ciò di cui si ha bisogno ora...oltre ad un impegno culturale e politico massiccio...

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    La Frondaaa!! Stai tranquillo... La direzione è la stessa del compagno terraeamore. Delle volte vedo proprio che è il mezzo "forum" a non permettere un dialogo corretto, ma, alla fine, quando vi vedrete, capirai che siamo tutti dalla stessa parte, ognuno con le sue specificità, grazie al cielo!

    Flessibilità rivoluzionaria...è tutto ciò di cui si ha bisogno ora...oltre ad un impegno culturale e politico massiccio...

    Parlavo in generaleeeeeeeeeee. Oh ma mica sono così incazzoso io. Ma figurati se penso ci sia la Fronda. Anzi per me è un piacere parlare con compagni come Terraeamore per la sua pacatezza dei termini, per la sua capacità di essere diretto e anche per la capacità di inserire quelli che per me sono elementi di frattura con il mio marxismo-leninismo-maoismo. Anzi parlando in termini maoisti è proprio con il confronto e lo scontro (inteso politicamente) tra le linee interne che cresce la dialettica.
    Nun me fa passà coi compagni e le compagne "nuove" per il cattivello di turno daiiiiiiiiiii.

    A luta continua

  5. #15
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    Si chiama "sana dialettica"....

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Parlavo in generaleeeeeeeeeee. Oh ma mica sono così incazzoso io. Ma figurati se penso ci sia la Fronda. Anzi per me è un piacere parlare con compagni come Terraeamore per la sua pacatezza dei termini, per la sua capacità di essere diretto e anche per la capacità di inserire quelli che per me sono elementi di frattura con il mio marxismo-leninismo-maoismo. Anzi parlando in termini maoisti è proprio con il confronto e lo scontro (inteso politicamente) tra le linee interne che cresce la dialettica.
    Nun me fa passà coi compagni e le compagne "nuove" per il cattivello di turno daiiiiiiiiiii.

    A luta continua
    Sì sì, tu sei cattivissimo, mentre io e pietro siamo angioletti...

  7. #17
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    Caro Sandinista,
    sono davvero contento che la sana dialettica ci possa portare a convergere su un terreno comune. D'altronde, mi sembra, la lotta politica la si può portare avanti con successo ( il successo è il grado di radicamento delle idee nelle coscienze ) solo se si è pronti ad accogliere punti di vista diversi nella forma e convergenti nella sostanza e nelle aspirazioni.
    Vedo che per te la parola comunista è inscindibilemente legata all'idea di classe e l'idea di classe all'idea di proletariato come classe guida della rivoluzione. Io questo non lo credo e ti spiego come e perché.
    Marx stesso ci insegna che il problema fondamentale del capitalismo è la creazione di rapporti sociali malati, basati esclusivamente sulla competitività tra esseri e sull'oggetificazione e ,mercificazione dell'esistenza in tutte le sue forme. Nel secolo 19, il proletariato era qualcosa di ben definito ( non che oggi in termini marxiani non lo sia ) e visibile nella società. Normale che Marx vedesse in esso la speranza di riscatto, la fora stessa della rivoluzione possibile, attraverso la presa di coscienza di classe, e la poi la presa del potere in quanto classe cui ( notare bene ) sarebbe dovuta seguire una società senza classi. Questo significa che per Marx, comunista come me,il fine era l'esistenza matura e maturata nelle coscienze e nella prassi di una comunità senza classi. Ebbene, Marx pensava che il miglior modo per arrivarvi fosse far leva sul proletariato in quanto tale, io, da qualche tempo, ho maturato la decisa convinzione che la cosiddetta coscienza di classe deve essere reinterpretata come coscienza di sistema, coscienza del conflitto,coscienza della malattia profonda in cui il capitalismo ci ha sprofondato. In questo senso dico che la rivoluzione la fa chi ci crede, Se inseguiamo la rivoluzione facendo leva sulle oggettive condizioni di una classe confusa e imborghesita, non arriveremo da nessuna parte. In questo senso dico che proletariato è una prospettiva. Proletari BISOGNA volerlo essere, cioé mi sta benissimo che un uomo rinunci a ciò che ha per la rivoluzione sposando l'esser proletario, cambiando stile di vita,e acquisendo coscienza di sistema. Pauperismo francescano ? Non esattamente. Infatti ( pur non negandoti che sono profondamente affascinato dai movimenti cristiani comunistici e pauperistici, ma ognuno ha la sua specifica storia e sostanza ) la differenza tra la mia visione e quella del pauperismo francescano, è che io credo, marxianamente ( e in questo sono fottutamente e inequivocabilmente marxista ) che il sistema stesso gioca un ruolo profondo sulla coscienza degli individui cosi' come gli individui sono coloro che incidono sul sistema in un circolo vizioso o virtuoso secondo i casi. E quindi, io, sono comunista perché le mie conclusioni sono le stesse identiche di qualunque comunista. Credo nella nocività profonda della proprietà privata come rapporto sociale, nell'importanza del sistema sulla formazione dell'uomo, nella condivisione del lavoro e dei suoi frutti e nella condivisione spirituale e umana della vita.
    Come si può chiamare ciò in maniera diversa dalla sacrosanta parola comunismo ?
    Se poi non credo alla rivoluzione fatta come presa di coscienza di una classe in virtù delle sue condizioni oggettive e soggettive che le sono pertinenti, questo significa solo che non sono ortodosso, non lo sono davvero. Cioé non ho sposato il marxismo in tutte le sue forme, e di Marx prendo ciò che appartiene alla mia indole, alla mia visione del mondo. Come dicevo ieri in un'altra discussione, credo che Il merito più grande di Marx sia stato l'aver gridato al mondo che non può esservi una scissione tra materia e spirito come voleva una certa morale cattolica del tempo, la morale borgheseliberale, quella conservatrice, quella reazionaria e tutto ciò che si oppone al comunismo come prassi individuale e sistemica insieme.

  8. #18
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    ed aggiungo anche che è a mio parere un ostinazione dogmatica cercare di costruire la rivoluzione sulla ricerca della classe guida. La coscienza di classe, infatti, deve essere, e cosi' la intendevano in prima istanza Marx e lo stesso Lenin, coscienza di essere insieme di appartenere ad una comunità, ioé superamento dei particolarismi. La bellissima osservazione di Lenin in proposito illumina: se uno studente universitario protesta per una giusta causa separatamente dagli altri, difende la sua causa, se lo fa con gli altri e sapendo che gli altri vogliono semplicemente lo stesso, ma non lo sanno per ignoranza, difenderà una causa comune e universale ( non sono le parole di Lenin , ma il significato ). E' il solito problema del tradeunionismo come punto debole della difesa della classe operaia. Il sindacalismo è la rivendicazione di qualcosa di giusto, in un universo atomizzato dove la richiesta di aumenti salariali dell'uno si scontra con quella degli altri. Il socialismo è il contrario. Perché non ha come fine: strappare una fetta della torta della ricchezza del capitale, ma la distruzione delle condizioni di esistenza del capitale. Ecco il punto. lenin difende la coscienza di classe, come coscienza di sistema ( tutto appasrtiene a tutti ). In un seconodo mometo, poi, difende la coscienza di classe con l'idea che la classe proletaria deve essere la portvoce della rivoluzione. E li a mio modesto avviso sbaglia. Il vettore rivoluzionario sono e devono essere le persone di buona volontà. Bisogna distruggere la borghesia come classe sociale, ma i borghesi devono diventare loro stessi rivoluzionari. L'operazione è culturale, umanista, spirituale. Credere che più la classe operaia si ingrandisce e più aumentano le possibilità della rivoluzione ( sempre posto che assuma la coscienza di sè ) è un profondo errore, che cade nel meccanicismo. Perché significa far leva sull'aspetto meramente materiale dell'essere umano come vettore della forza rivoluzioanaria. Lenin scopri' una grande verità ( e in questo rivoluziono' il povero Marx engelsiano ) e cioé che la Russia non aveva bisogno di arrivare al capitalismo per fare la rivoluzione e che l'alleanza tra operai e contadini era la forma milgore per condurre la lotta. Io aggiungo, e in questo compio coscientemente un superamento importante del marxismo leninismo classico, che la condizione materiale e la povertà oggettiva non devono essere il vettore della rivoluzione. Insomma, compagni fratelli e amici, non dobbiamo attendere la proletarizzazione della società in senso oggettivo. Non sarà la povertà o il precariato a svegliare le coscienze. Dobbiamo piuttosto essere proletari nei modi e nella vita, e convincere altri a essere proletari nei modi e nella vita. Allora si apriranno gli spiragli per una rivoluzione sempre più vera e sempre meno ( tendenzialmente ) violenta nei modi e nell'essenza.
    Gli uomini, credo, si muovono se convinti da ideali forti, anche se vivono nel più sputtanato e orrendo benessere materiale. La debolezza di alcune rivoluzione, credo, fu proprio far leva su condizioni di disagio e povertà oggettivo. Ovviamente ci furono e ci sono validissime e limpide eccezioni.

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    Caro Sandinista,
    sono davvero contento che la sana dialettica ci possa portare a convergere su un terreno comune. D'altronde, mi sembra, la lotta politica la si può portare avanti con successo ( il successo è il grado di radicamento delle idee nelle coscienze ) solo se si è pronti ad accogliere punti di vista diversi nella forma e convergenti nella sostanza e nelle aspirazioni.
    Vedo che per te la parola comunista è inscindibilemente legata all'idea di classe e l'idea di classe all'idea di proletariato come classe guida della rivoluzione. Io questo non lo credo e ti spiego come e perché.
    Marx stesso ci insegna che il problema fondamentale del capitalismo è la creazione di rapporti sociali malati, basati esclusivamente sulla competitività tra esseri e sull'oggetificazione e ,mercificazione dell'esistenza in tutte le sue forme. Nel secolo 19, il proletariato era qualcosa di ben definito ( non che oggi in termini marxiani non lo sia ) e visibile nella società. Normale che Marx vedesse in esso la speranza di riscatto, la fora stessa della rivoluzione possibile, attraverso la presa di coscienza di classe, e la poi la presa del potere in quanto classe cui ( notare bene ) sarebbe dovuta seguire una società senza classi. Questo significa che per Marx, comunista come me,il fine era l'esistenza matura e maturata nelle coscienze e nella prassi di una comunità senza classi. Ebbene, Marx pensava che il miglior modo per arrivarvi fosse far leva sul proletariato in quanto tale, io, da qualche tempo, ho maturato la decisa convinzione che la cosiddetta coscienza di classe deve essere reinterpretata come coscienza di sistema, coscienza del conflitto,coscienza della malattia profonda in cui il capitalismo ci ha sprofondato. In questo senso dico che la rivoluzione la fa chi ci crede, Se inseguiamo la rivoluzione facendo leva sulle oggettive condizioni di una classe confusa e imborghesita, non arriveremo da nessuna parte. In questo senso dico che proletariato è una prospettiva. Proletari BISOGNA volerlo essere, cioé mi sta benissimo che un uomo rinunci a ciò che ha per la rivoluzione sposando l'esser proletario, cambiando stile di vita,e acquisendo coscienza di sistema. Pauperismo francescano ? Non esattamente. Infatti ( pur non negandoti che sono profondamente affascinato dai movimenti cristiani comunistici e pauperistici, ma ognuno ha la sua specifica storia e sostanza ) la differenza tra la mia visione e quella del pauperismo francescano, è che io credo, marxianamente ( e in questo sono fottutamente e inequivocabilmente marxista ) che il sistema stesso gioca un ruolo profondo sulla coscienza degli individui cosi' come gli individui sono coloro che incidono sul sistema in un circolo vizioso o virtuoso secondo i casi. E quindi, io, sono comunista perché le mie conclusioni sono le stesse identiche di qualunque comunista. Credo nella nocività profonda della proprietà privata come rapporto sociale, nell'importanza del sistema sulla formazione dell'uomo, nella condivisione del lavoro e dei suoi frutti e nella condivisione spirituale e umana della vita.
    Come si può chiamare ciò in maniera diversa dalla sacrosanta parola comunismo ?
    Se poi non credo alla rivoluzione fatta come presa di coscienza di una classe in virtù delle sue condizioni oggettive e soggettive che le sono pertinenti, questo significa solo che non sono ortodosso, non lo sono davvero. Cioé non ho sposato il marxismo in tutte le sue forme, e di Marx prendo ciò che appartiene alla mia indole, alla mia visione del mondo. Come dicevo ieri in un'altra discussione, credo che Il merito più grande di Marx sia stato l'aver gridato al mondo che non può esservi una scissione tra materia e spirito come voleva una certa morale cattolica del tempo, la morale borgheseliberale, quella conservatrice, quella reazionaria e tutto ciò che si oppone al comunismo come prassi individuale e sistemica insieme.


    bene o male quoto tutto.
    Le parti sottolineate rispecchiano perfettamente il mio pensiero e il motivo per il quale mi sono sempre definito non-marxista...(dal punto di vista ortodosso).
    In particolare la questione della scissione tra spirito o materia, a mio avviso, è davvero fondamentale, credo che eliminare tale scissione, sarebbe la strada maestra per l'eliminazione dell'alienazione, o meglio della causa prima dell'alienazione.

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    ed aggiungo anche che è a mio parere un ostinazione dogmatica cercare di costruire la rivoluzione sulla ricerca della classe guida. La coscienza di classe, infatti, deve essere, e cosi' la intendevano in prima istanza Marx e lo stesso Lenin, coscienza di essere insieme di appartenere ad una comunità, ioé superamento dei particolarismi. La bellissima osservazione di Lenin in proposito illumina: se uno studente universitario protesta per una giusta causa separatamente dagli altri, difende la sua causa, se lo fa con gli altri e sapendo che gli altri vogliono semplicemente lo stesso, ma non lo sanno per ignoranza, difenderà una causa comune e universale ( non sono le parole di Lenin , ma il significato ). E' il solito problema del tradeunionismo come punto debole della difesa della classe operaia. Il sindacalismo è la rivendicazione di qualcosa di giusto, in un universo atomizzato dove la richiesta di aumenti salariali dell'uno si scontra con quella degli altri. Il socialismo è il contrario. Perché non ha come fine: strappare una fetta della torta della ricchezza del capitale, ma la distruzione delle condizioni di esistenza del capitale. Ecco il punto. lenin difende la coscienza di classe, come coscienza di sistema ( tutto appasrtiene a tutti ). In un seconodo mometo, poi, difende la coscienza di classe con l'idea che la classe proletaria deve essere la portvoce della rivoluzione. E li a mio modesto avviso sbaglia. Il vettore rivoluzionario sono e devono essere le persone di buona volontà. Bisogna distruggere la borghesia come classe sociale, ma i borghesi devono diventare loro stessi rivoluzionari. L'operazione è culturale, umanista, spirituale. Credere che più la classe operaia si ingrandisce e più aumentano le possibilità della rivoluzione ( sempre posto che assuma la coscienza di sè ) è un profondo errore, che cade nel meccanicismo. Perché significa far leva sull'aspetto meramente materiale dell'essere umano come vettore della forza rivoluzioanaria. Lenin scopri' una grande verità ( e in questo rivoluziono' il povero Marx engelsiano ) e cioé che la Russia non aveva bisogno di arrivare al capitalismo per fare la rivoluzione e che l'alleanza tra operai e contadini era la forma milgore per condurre la lotta. Io aggiungo, e in questo compio coscientemente un superamento importante del marxismo leninismo classico, che la condizione materiale e la povertà oggettiva non devono essere il vettore della rivoluzione. Insomma, compagni fratelli e amici, non dobbiamo attendere la proletarizzazione della società in senso oggettivo. Non sarà la povertà o il precariato a svegliare le coscienze. Dobbiamo piuttosto essere proletari nei modi e nella vita, e convincere altri a essere proletari nei modi e nella vita. Allora si apriranno gli spiragli per una rivoluzione sempre più vera e sempre meno ( tendenzialmente ) violenta nei modi e nell'essenza.
    Gli uomini, credo, si muovono se convinti da ideali forti, anche se vivono nel più sputtanato e orrendo benessere materiale. La debolezza di alcune rivoluzione, credo, fu proprio far leva su condizioni di disagio e povertà oggettivo. Ovviamente ci furono e ci sono validissime e limpide eccezioni.
    Credo sia per questa ragione che Lenin introduce il concetto di avanguardia rivoluzionaria, cioè di chi, a prescindere dalle condizioni oggettive-economiche, sceglie di fare la rivoluzione.

 

 
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