
Originariamente Scritto da
Outis
Accetto e sottoscrivo la definizione marxiana di proletario - esposta brevemente, ma sufficientemente, da Sandinista -, sebbene tenda a valutare positivamente il contenuto sociale e culturale che ha dato terraeamore. Io penso che parlare di proletariato, nel 2007, non solo non sia fuori tempo, ma sia, invee, di estrema attualità. Parlate con chi volete, dal vicino di casa alla signora che incontrare al supermercato, tutti vi diranno la stessa cosa: non si va avanti in questo modo. La proletarizzazione della società, un po' per il fenomeno del precariato, un po' per la fase capitalista in cui stiamo vivendo, mi porta a ritenere sempre più attuale il discorso della lotta di classe, intesa proprio nel senso marxiano. Compagni, il problema sta sicuramente nel sistema economico dominante, siamo d'accordo, ma anche nell'aspetto culturale, che, a mio modesto parere, è fondamentale. Qui i proletari - che non riescono a pensare se stessi come tali - spendono gli stipendi per l'ultimo modello di telefonino, per Sky, per le auto, indebitandosi, pur di assomigliare a quel modello borghese che la tv trasmette 24/24 ore. Ecco perché io ritengo prioritaria la rivoluzione culturale, che possa dare a tutti il modo di prendere coscienza della propria situazione reale. La coscienza di classe è il primo passo per auspicare una rivoluzione comunista dal basso, altrimenti rischiamo di far la fine dei partiti, che indottrinano dall'alto piccole componenti della società, senza scendere mai nella realtà sociale di riferimento, che è la nostra, quella italiana. Nessuno più del popolo stesso può dirci - viva Mao! (ci sta tutto!) - quali sono le esigenze che sente. Aprire le orecchie, rielaborare, attivarsi. Queste sono le priorità. Non sono tutti stupidi, compagni! Ce n'è di gente che ha capito molte cose ed è stanca della situazione precaria in cui vive. Basterebbe solo un po' di buona volontà, abbandonare l'estremo individualismo borghese e assaggiare il gusto della comunità proletaria.