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  1. #1
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    Predefinito Proletariato Da Ridefinire

    Avevo circa 12 anni quando chiesi cosa significasse il termine " proletario",mi fu risposto che proletario è "colui che non possiede alcuna proprietà, se non i figli".
    Se dovessi basarmi su questa definizione,allora potrei dire che il proletariato non esiste quasi più,quanti giovani oggi possono permettersi il lusso di fare figli?
    In quest'ultimi anni ho consciuto molte giovani donne fustrate nel loro leggittimo desiderio di maternità,e ciò a causa del lavoro che non c'è, ma peggio ancora a causa del lavoro precario,del lavoro a tempo determinato,giacchè con una gravidanza in corso non c'è alcun datore di lavoro che assume ! Magari poi con il tempo il lavoro sicuro per se o per il proprio compagno arriva,ma nel frattempo l'orologio biologico ha finito la sua corsa.
    E bravi i nostri governanti!!! Potranno vantarsi che in Italia il proletariato non c'è più!
    Tranne poi a lamentarsi e recriminare sul fatto che le donne italiane non vogliono più far figli!

  2. #2
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    Tania, intanto ben venuta anche da parte mia, e piena solidarietà per i problemi di cui soffri.
    Il proletariato, a mio avviso, è una prospettiva, una volontà di essere non borghesi, e non nobili di sangue, cioé alternativi e al consumo e al potere del denaro, e alternativi al potere della discndenza e del nome. Proletario è chi vive della sobria gioia di ciò che già ha prima ancora di essere soggetto attivo o passivo del capitalismo.
    In ogni caso è vero, che in senso puramente tecnico, oggi di proletari in Italia quasi non ve n' è. Infatti la forma proprietaria diffusa nel popolo è stato proprio il vettore privilegiato della costruzione di una società aclassisita e neocorporativa, coperta
    1- dall'ideologia economica dominante quella marginalista per cui non vi sono calssi, ma solo portatori di fattori di produzione
    2- dall'ideologia politica liberale, dove a tutti è dato il sogno di migliorarsi materialemente e di beneficiare del progresso della società.

    ciao

  3. #3
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    Intanto chi ti ha risposto ti ha dato una risposta puramente etimologica ma non politica nè marxista.
    Marxianamente proletario è colui che vende la propria forza-lavoro in quanto non possiede i mezzi di produzione che sono proprietà di chi utlizza (la classe borghese) poi questa forza-lavoro per produrre valore e quindi plusvalore.
    Detto in maniera molto rozza e sintetica.
    Oggi questa definizione è ancora totalmente valida, quello che va ridefinito a parer mio non è la concezione marxista del proletariato ma la sua strutturazione reale all'interno della società concepita interclassistamente.
    Preferisco non fare ipotesi o teorie (che eppure ho o comunque tento di sviluppare) in quanto sono convinto che per il momento non si abbia una conoscenza strutturale e reale del problema e che dunque attualmente qualsiasi teoria personale sulla questione possa essere assolutamente parziale e con il rischio grosso di essere puramente soggettivista.

    A luta continua

  4. #4
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    Accetto e sottoscrivo la definizione marxiana di proletario - esposta brevemente, ma sufficientemente, da Sandinista -, sebbene tenda a valutare positivamente il contenuto sociale e culturale che ha dato terraeamore. Io penso che parlare di proletariato, nel 2007, non solo non sia fuori tempo, ma sia, invee, di estrema attualità. Parlate con chi volete, dal vicino di casa alla signora che incontrare al supermercato, tutti vi diranno la stessa cosa: non si va avanti in questo modo. La proletarizzazione della società, un po' per il fenomeno del precariato, un po' per la fase capitalista in cui stiamo vivendo, mi porta a ritenere sempre più attuale il discorso della lotta di classe, intesa proprio nel senso marxiano. Compagni, il problema sta sicuramente nel sistema economico dominante, siamo d'accordo, ma anche nell'aspetto culturale, che, a mio modesto parere, è fondamentale. Qui i proletari - che non riescono a pensare se stessi come tali - spendono gli stipendi per l'ultimo modello di telefonino, per Sky, per le auto, indebitandosi, pur di assomigliare a quel modello borghese che la tv trasmette 24/24 ore. Ecco perché io ritengo prioritaria la rivoluzione culturale, che possa dare a tutti il modo di prendere coscienza della propria situazione reale. La coscienza di classe è il primo passo per auspicare una rivoluzione comunista dal basso, altrimenti rischiamo di far la fine dei partiti, che indottrinano dall'alto piccole componenti della società, senza scendere mai nella realtà sociale di riferimento, che è la nostra, quella italiana. Nessuno più del popolo stesso può dirci - viva Mao! (ci sta tutto!) - quali sono le esigenze che sente. Aprire le orecchie, rielaborare, attivarsi. Queste sono le priorità. Non sono tutti stupidi, compagni! Ce n'è di gente che ha capito molte cose ed è stanca della situazione precaria in cui vive. Basterebbe solo un po' di buona volontà, abbandonare l'estremo individualismo borghese e assaggiare il gusto della comunità proletaria.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Accetto e sottoscrivo la definizione marxiana di proletario - esposta brevemente, ma sufficientemente, da Sandinista -, sebbene tenda a valutare positivamente il contenuto sociale e culturale che ha dato terraeamore. Io penso che parlare di proletariato, nel 2007, non solo non sia fuori tempo, ma sia, invee, di estrema attualità. Parlate con chi volete, dal vicino di casa alla signora che incontrare al supermercato, tutti vi diranno la stessa cosa: non si va avanti in questo modo. La proletarizzazione della società, un po' per il fenomeno del precariato, un po' per la fase capitalista in cui stiamo vivendo, mi porta a ritenere sempre più attuale il discorso della lotta di classe, intesa proprio nel senso marxiano. Compagni, il problema sta sicuramente nel sistema economico dominante, siamo d'accordo, ma anche nell'aspetto culturale, che, a mio modesto parere, è fondamentale. Qui i proletari - che non riescono a pensare se stessi come tali - spendono gli stipendi per l'ultimo modello di telefonino, per Sky, per le auto, indebitandosi, pur di assomigliare a quel modello borghese che la tv trasmette 24/24 ore. Ecco perché io ritengo prioritaria la rivoluzione culturale, che possa dare a tutti il modo di prendere coscienza della propria situazione reale. La coscienza di classe è il primo passo per auspicare una rivoluzione comunista dal basso, altrimenti rischiamo di far la fine dei partiti, che indottrinano dall'alto piccole componenti della società, senza scendere mai nella realtà sociale di riferimento, che è la nostra, quella italiana. Nessuno più del popolo stesso può dirci - viva Mao! (ci sta tutto!) - quali sono le esigenze che sente. Aprire le orecchie, rielaborare, attivarsi. Queste sono le priorità. Non sono tutti stupidi, compagni! Ce n'è di gente che ha capito molte cose ed è stanca della situazione precaria in cui vive. Basterebbe solo un po' di buona volontà, abbandonare l'estremo individualismo borghese e assaggiare il gusto della comunità proletaria.

    Parole assolutamente chiare e totalmente condivisibili.
    Quoto in tutta la sua interezza.

    A luta continua

  6. #6
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    Caro compagno Outis,
    Condivido totalmente ciò che hai scritto,e credo che tu abbia centrato il problema :
    - è necessaria una rivoluzione culturale, è necessario che il proletario prenda coscienza di…esserlo!
    Teorizzare non è il mio forte, non ho i strumenti culturali per farlo, e in quanto donna sono molto concreta,e per questo, calandomi nella realtà, desidero partire da un fatto concreto : - La . violenza allo stadio di Catania.
    Chi sono questi giovani fans violenti? Qual è la loro estrazione sociale? Quali prospettive hanno per il loro futuro? Quali sono i loro modelli di riferimento?
    In maggioranza provengono da famiglie “ proletarie “, posseggono un grado di istruzione molto limitato, e non sono consapevoli di appartenere ad una specifica classe sociale.
    Il loro futuro sarà ( nei casi più fortunati ) un tirare a campare,altri saranno facile preda per gang criminali,e per i tentacoli mafiosi ( sono siciliana e conosco abbastanza bene queste realtà), e per una partita di pallone sono disposti a mettere a repentaglio la loro e l’altrui vita.
    In questo quadro così desolante,ciò che più mi fa paura è la totale assenza di BUONI MAESTRI.
    Chi ha mai insegnato loro,od insegnerà , che si può lottare anche duramente per il diritto di avere “IL PANE E LE ROSE “?
    I buoni maestri non mancherebbero, ( ne vedo anche qui nel sito ), ma impegnati a teorizzare si alienano dalla realtà.
    TANIA

  7. #7
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    Il proletariato è rivoluzionario o è nulla. E' il ceto dove si annidano comportamenti e stili di vita del tutto (storicamente) estranei. L'azione di recupero e re-integrazione (svolta negli anni 80-90) sui lavoratori ha disintegrato l'autonomia di classe. E' qui che il marxismo e i marxisti hanno fallito, soprattutto in Italia. Se penso al reparto dove lavoro, mi vengono i capelli bianchi. Non esiste più nè coscienza di classesenso di comunità. Ognuno segue i propri interessi e ambizioni (Mors tua vita mea per intenderci) mentre il sindacato rappresenta quella casta d'intoccabili burocrati/parassiti corrotti. Allora la tentazione totalitarista sfiora la mente dei pochi elementi vivi. Se non esiste alcuna prospettiva di riconvertire il processo di omologazione e atomizzazione sociale imposto dalla borghesia, baffone aveva ragione, mandiamo tutti questi batteri a costruire i ponti e le dighe, oppure costruiamo nuovi gulag.

  8. #8
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    aggiungerei che la rivoluzione la devono fare coloro che ci credono. E per crederci specie oggi non è affatto necessario essere appartenenti a quello che marxianamente è il proletariato. La rivoluzione la fanno gli uomini, il proletariato, per me, resta uno stato della coscienza pura da agognare. Restare senza nulla con soli figli e affetti.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    aggiungerei che la rivoluzione la devono fare coloro che ci credono. E per crederci specie oggi non è affatto necessario essere appartenenti a quello che marxianamente è il proletariato. La rivoluzione la fanno gli uomini, il proletariato, per me, resta uno stato della coscienza pura da agognare. Restare senza nulla con soli figli e affetti.
    Questo tipo di considerazioni sono molto pericolose se si vuol fare una rivoluzione di tipo comunista. Prima di tutto il marxismo non prevede che la rivoluzione la possano fare solo i proletari ma che il traino possa essere solo il proletariato che è cosa ben diversa, seconda cosa questo tipo di considerazioni sono alla base di quel fenomeno di idealizzazione della rivoluzione che nel passato ha portato a forme di lotta assolutamente sterili come la concezione dello scontro sociale totale.
    Se vogliamo ragionare in termini comunisti e marxisti non c'è spazio per concezioni soggettiviste di cosa sia o non sia la condizione di proletario cosa che rientra nella sovrastruttura. O incentriamo il discorso sui rapporti di produzione (anche all'interno del precariato cosa che comunque non è una novità assoluta ma assume forma già nella prima metà degli anni Ottanta) o allora smettiamo di parlare di proletariato ma allora dobbiamo avere la correttezza politica di non definirci più comunisti.
    Io per questo passo non sono pronto e spero non lo sia nessuno dei compagni e delle compagne o come dicono i comunisti turchi yoldash (compagni di strada come mi ha insegnato recentemente Preve), altrimenti mi vedrei costretto a cambiare compagni di strada.

    A luta continua

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
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    Detto da un compagno preparato come te mi lusinga...

 

 
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