Voglio condividere con voi un brano tratto dal libro "L'ombra dell'aquila" di Mark Hertsgaard, autore americano. Si tratta di una curiosità a me sconosciuta che ho trovato interessante. Allora
"Non c'è storia più americana, quantomeno per le generazioni odierne, del Mago di Oz: per noi è quanto di più vicino ad una favola nazionale....
....I ragazzini di oggi guardano il Mago di Oz in video, il che significa che lo guardano tutte le volte che vogliono e spesso in continuazione. Negli anni Sessanta, quando ero un bambino, vedere il Mago di Oz era più simile ad un evento speciale, quasi un rito nazionale. Una volta all'anno, di solito a Pasqua, lo facevano alla televisione. Io, i miei fratelli, le mie sorelle e la maggior parte dei nostri amici aspettavamo quella serata per giorni e giorni....
....Il film seduce grandi e piccoli perchè funziona a tutti i livelli e il suo fascino è rimasto intatto perchè riflette e allo stesso tempo esprime alcune delle nostre fondamentali convinzioni nazionali. E' dedicato ai giovani di cuore e gli americani lo sono di certo: talvolta naif ma ottimisti in modo affascinante, ben intenzionati e patiti per il lieto fine....
...Ma pochissimi si rendono conto che il film è anche una specie di parabola politica. Una conferma diretta è arrivata da E.Y. "Yip" Harburg, che scrisse i testi delle canzoni del film. Lui e il suo socio, il compositore Harold Arlen, erano attivisti di sinistra che appoggiavano i progetti del New Deal del presidente Franklin Roosvelt per i poveri e la classe operaia americana devastata dalla Depressione. "Certo che la Città di Smeraldo era il New Deal!" ha detto Harburg a proposito dello splendente palazzo verde, meta di Dorothy per tutto il film. Quando alla fine ci arriva, una canzone di benvenuto descrive il vero paradiso degli operai: "Ci alziamo a mezzogiorno e iniziamo a lavorare all'una, ci prendiamo un'ora per pranzare e alle due siamo liberi".
Le canzoni e la sceneggiatura non sono mai esplicite, ma per chi li vuole trovare i segni sono lì, ben visibili. Dorothy e i suoi compagni formano una sorte di collage dell'americano medio: Dorothy rappresenta lo spirito innocente e ottimistico della nazione; lo Spaventapasseri rappresenta i contadini che nel 1939, anno in cui uscì il film, erano ancora circa la metà della popolazione; l'Uomo di latta è la classe operaia, la generazione di uomini industrializzati nata all'inizio del xx secolo con lo slittamento della nazione verso la produzione industriale. Il Leone codardo è più difficile da interpretare: forse rappresenta i soldati. Ma non c'è dubbio sul ruolo della cattiva nel film. Nella sua incarnazione del Kansas, è una capitalista senza cuore che minaccia la famiglia di Dorothy con un'azione legale "che vi porterà via la fattoria" se Toto non sarà messo a morte. Proprio come la Strega cattiva dell'Ovest, impersona l'avidità, sibilando a Dorothy come un impaziente proprietario terriero: "Non posso aspettare in eterno di mettere le mani su quelle scarpette"....
.... Dorothy e i suoi compagni d'avventure passano la maggior parte del film riponendo le loro speranze nel Mago: lei pensa di aver bisogno del suo aiuto per tornare in Kansas, lo Spaventapasseri desidera un cervello, l'Uomo di latta un cuore e il Leone un po' di coraggio. Alla fine, i quattro imparano che solo loro possono procurarsi tutte queste cose. Anzi, le hanno già, ma non credono abbastanza in sè stessi per rendersene conto. In origine probabilmente il Mago di Oz voleva incoraggiare gli americani degli anni della Depressione a pretendere la vita migliore a cui avevano diritto, ma se echeggia ancora oggi è perchè tocca qualcosa di profondo e permanente dell'anima americana: la nostra fiducia di vivere in una terra dove, come canta Dorothy, "i sogni che hai il coraggio di fare si avverano sul serio""
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