Onore a Cesare Salvi? La sua solenne bocciatura dei Dico porta la questione fuori dalla querelle Stato-Chiesa, cattolici-laici, maggioranza-opposizione, sinistra massimalista-sinistra riformista.
Il senatore ds ha agito da presidente della commissione Giustizia: "Il disegno di legge Bindi-Pollastrini è impraticabile dal punto di vista giuridico".
Non sta in piedi, spiega, perché non si riconosce una coppia di fatto con uno scambio di raccomandate ("ve li immaginate il diluvio di ricorsi ai giudici?"). Né si può partire dal principio del riconoscimento delle convivenze "per estenderlo ai rapporti tra zio e nipote". Infine la faccenda delle pensioni di reversibilità "non va trattata a cuor leggero, altrimenti si appesantiscono le finanze pubbliche".
Insomma Salvi entra nel merito dicendo quello che molti, soprattutto nell'opinione pubblica di sinistra, pensano da tempo: la legge, se proprio va fatta, va fatta seriamente. Rosy Bindi e Barbara Pollastrini non se l'spettavano. La prima reagisce da democristiana: "Non si è compreso il senso di equilibrio della nostra legge". La seconda da diessina: "Chiedo rispetto. Migliaia di persone sono dalla nostra parte". Irritati anche i vertici della Quercia: "Salvi vuole scardinare il partito democratico".
Non è la prima volta che Salvi, uno dei leader della sinistra ds, rompe le uova nel paniere alla sua parte politica: nel 2005 in un libro con Cesare Villone, Il costo della democrazia, denunciò sprechi e clientele anche delle giunte rosse provocando la reazione infuriata di sindaci, assessori e governatori (in testa Antonio Bassolino).
I fatti gli dettero ragione. Che anche stavolta sia il caso di lasciar perdere le dietrologie e prenderlo sul serio?




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