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  • Li ho visti alla stazione termini di roma a prendere un treno per yuma

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  • LI ho visti in tibet in un monastero.. stanno cercando il nirvana

    1 7.69%
  • Li ho visti a Cape Canaveral.. si stanno facendo lanciare su marte

    1 7.69%
  • Li ho visti a Casablanca.. si faranno operare e rientreranno come donne sotto falso nome

    9 69.23%
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Risultati da 21 a 28 di 28
  1. #21
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    Io ho questa come fonte su Preve, edita da Manifestolibri:




    Cristina Corradi
    Storia dei marxismi in Italia
    manifestolibri, 2005

    "La più completa ricostruzione, storica e teorica, della presenza del marxismo nella storia della cultura italiana, dalla fine dell'Ottocento a oggi. Prendendo le mosse dai primi dibattiti sul marxismo in Italia, che videro protagonisti Labriola, Mondolfo e Gramsci, il volume ripercorre e analizza tutte le principali vicende del marxismo teorico italiano, che hanno accompagnato la storia della sinistra nel nostro paese, dal dopoguerra fino alla crisi del marxismo nell'ultimo decennio del Novecento. Ricostruendo un vastissimo dibattito che tocca questioni di teoria sociale e politica, di filosofia ed economia, l'autrice analizza il pensiero di molti intellettuali che furono protagonisti di una stagione importante della vita culturale e politica italiana: da Galvano della Volpe a Lucio Colletti, da Sebastiano Timpanaro a Cesare Luporini, da Raniero Panzieri a Mario Tronti, fino alle discussioni più recenti, come quelle suscitate da Impero di Toni Negri. Il volume non è solo una ricchissima miniera di informazioni; è anche il tentativo di tracciare il bilancio di una corrente culturale che ha segnato in profondità la nostra storia." (dal sito dell'editore)

    Indice:

    Introduzione

    Parte prima. Da Labriola a Gramsci (1895-1937)

    I. Materialismo storico e filosofia della prassi - Tra Labriola e Mondolfo
    - L'articolazione labriolana della teoria marxista
    - L'interpretazione crociana del marxismo
    - Il socialismo eclettico e attivistico di Sorel
    - L'esegesi gentiliana della filosofia della prassi
    - L'umanesimo positivo di Mondolfo
    - L'egemonia neoidealistica

    II. La filosofia della prassi di Gramsci
    - Dall'idealismo soggettivo alla riscoperta di Labriola
    - L'anti-Croce e la critica del materialismo di Bucharin
    - Una lettura originale delle Tesi su Feuerbach

    Parte seconda. Dellavolpismo, storicismo, operaismo (1945-1980)

    I. La ripresa del marxismo dalla Liberazione ai primi anni '60
    - Il rinnovato interesse per il marxismo nel secondo dopoguerra
    - Della Volpe: l'incontro con il giovane Marx
    - Banfi: marxismo e razionalismo critico
    - Luporini: dall'esistenzialismo allo storicismo marxista
    - Colletti e Rossi: le due anime del dellavolpismo
    - Panzieri: la sociologia della classe operaia

    II. Alla ricerca di nuove forme teoriche
    - Dalla scomparsa di Togliatti alla proposta del compromesso storico
    - Luporini critico dello storicismo
    - La rivoluzione copernicana di Tronti
    - Dalle astrazioni determinate alle ipostasi reali
    - Il marxismo-leopardismo di Timpanaro

    III. Gli anni '70: primato della politica e collasso della teoria
    - Il confronto tra Napoleoni e gli economisti sraffiano-keynesiani
    - Negri: la teoria dell'operaio sociale
    - Tronti e Cacciari: autonomia del politico e pensiero negativo
    - Il neogramscismo
    - Contraddizione, alienazione, dominio della tecnica
    - Gli anni '80: il compimento dei percorsi di dissoluzione teorica

    Parte terza. Bilanci critici e progetti ricostruttivi

    I. L'eredità dell'operaismo e dello storicismo
    - Dall'operaio sociale alla moltitudine post-fordista
    - Preve: la ricerca di una rifondazione filosofico-antropologica del comunismo
    - Losurdo: la fondazione hegelo-marxista della libertà e della democrazia dei moderni

    II. Ricostruzioni del programma scientifico di Marx
    - La Grassa e Turchetto: un progetto alternativo all'autonomia del politico
    - Bellofiore: Marx dopo Sraffa
    - Critica della fine del lavoro, del post-fordismo e della globalizzazione
    - Le nuove soluzioni della trasformazione

    III. Marx e la realtà dell'astratto
    - Un'alternativa al marxismo dell'alienazione, della contraddizione e della praxis
    - Equivoci di fragilità di un marxismo empirista e spiritualista
    - L'ontologia storico-sociale del Capitale e l'epistemologia del presupposto-posto
    - Fenomenologia e ideologia del postmoderno


    A luta continua

  2. #22
    Sionista
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    Per amore di Sion, non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finchè non sorga come il sole la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come una fiaccola ardente. Isaia 62.1
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    Citazione Originariamente Scritto da resistente71 Visualizza Messaggio
    Citazioni prego e non parolai
    EURASIA (GEN-MARZO 06)


    EURASIA

    Rivista di studi geopolitici

    diretta da T. Graziani

    gennaio marzo 2006

    EURO 18



    Domenica 15 Gennaio 2006

    EURASIA 1/2006 Gennaio/Marzo


    EDITORIALE

    L’equilibrio del pianeta passa per la Cina (Tiberio Graziani)



    EURASIATISMO

    La funzione eurasiatica degli Unni (Franz Altheim)

    Pound contra Huntington (Claudio Mutti)

    Il bhodisattva ungherese (Claudio Mutti)

    Csoma de Koros (Giuseppe Tucci)



    DOSSARIO Cina
    La Cina e la guerra ventura (Yves Bataille)

    Panoramica sulla Cina (Aldo Braccio)

    Contributo alla comprensione dell’evoluzione della “via cinese al socialismo” (Massimiliano Carminati)

    Il Tao e l’Islam (Tahir de la Nive)

    L’impero di Mezzo è già in Italia (Luca Donadei)

    Il Celeste Impero e la Mezzaluna (Enrico Galoppini)

    Dialogo di civiltà tra India e Cina (Hu YePing)

    Ritorno a Confucio? (Costanzo Preve)

    La sfida eurasiatica parte da Shanghai (Daniele Scalea)

    Spazio della Cina e Cina dello spazio (Serge Thion)

    Considerazioni sul potenziale militare della Repubblica popolare cinese (Antonio Venier)

    La spina tibetana (Stefano Vernole)



    Interviste
    Claudio Alemagna, topografo, cooperatore ONG (Claudio Mutti)

    Fabio Mini, generale di Corpo d’Armata (Andrea Chiovenda)

    Sergio Romano, storico, ex diplomatico (Tiberio Graziani)

    Lorenzo Trombetta, analista e studioso del Vicino oriente contemporaneo (Enrico Galoppini)



    Recensioni e Postille

    Il significato di “civiltà” nelle relazioni geopolitiche e la rimozione di Marx ed Engels (Giovanni Armillotta)

    Viaggio nella terra di mezzo (Aldo Braccio)

    La forza delle parole. Il limes linguistico israeliano/palestinese (Marco Hamam)

    Credenze religiose della Cina antica di Eduard Erkes (Claudio Mutti)

    I chierici alla guerra di Angelo D’Orsi (Costanzo Preve)

    Vincere la paura di Magdi Allam (Costanzo Preve)

    Controstoria del liberalismo di Domenico Losurdo (Costanzo Preve)

    Cecenia e Russia. Storia e mito del Caucaso ribelle di Francesco Vietti (Federico Roberti)

    Lev Nikolaevic Gumilёv di M. Conserva e V. Levant (Daniele Scalea)



    Comunitarismo e carattere camaleontico dei movimenti di destra


    Documenti

    Discorso del presidente bielorusso, Aleksandr Lukashenko, in occasione dell’anniversario della fondazione dell’ONU

    Dichiarazione di Russia e Cina sull'ordine internazionale del XXI secolo

    Discorso del presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, alla conferenza “Un mondo senza sionismo”

    http://www.lettera22.it/showart.php?id=3981&rubrica=162

    Ultimamente c'è stato il caso dell'articolo di Liberazione titolato "Pasolini come Evola" che ha riaperto vecchie ferite.
    Così abbiamo rivissuto le emozioni contrastanti suscitate dalla lettera aperta del poeta che riguardava i "poliziotti proletari" che a Valle Giulia furono "aggrediti" da studenti borghesi.

    Pasolini, per questo e altri episodi, è divenuto un mito anche per la destra.
    Tranne a voler esaminare l'atto d'accusa del libro "Petrolio" di Pasolini dove il dito dell'autore è puntato contro Monti e Andreotti, Fanfani e Cefis.
    Così da presupporre che Pasolini indicasse il caso Mattei e gli enormi scandali legati a petrolio e metano che andavano dritti a generare lo stragismo italiano nelle sue varie sfumature.
    Questo spiegherebbe perchè un gruppo di picchiatori (presumibilmente fascisti) lo uccise all'unico motivo di chiudergli la bocca.

    Quando si parla di un fronte unico sinistra-destra a Valle Giulia, si vuole dimenticare che a piazza Euclide erano localizzati i gruppi dei fascisti all'epoca.
    Venivano definiti pariolini e figli di papà.
    E questa era la loro identificazione precisa che Pasolini volle centrare non ostante le riletture successive cerchino di dimostrare il contrario.

    Alcune indicazioni sull'identificazione comunitararista:

    Una lettura certa dei comunitaristi (oltre Evola) era "Il mattino dei Maghi" di Louis Pauwels e Jacques Bergier.
    Da questo testo presero concetti come "nostalgia del futuro" e altri abusati da Mario Merlino e tutti i nazimaoisti romani provenienti dal movimento neonazista tedesco "Nazione Europa".

    Il gruppo XXII Marzo di Merlino dichiarava di ispirarsi al Maggio Francese e decisamente a Cohn Bendit.

    Alla manifestazione davanti l'Ambasciata francese, dove esordirono accanto ai veri compagni di Linea Rossa, c'erano Stefano Della Chiaie, Serafino Di Luia, Loris Facchinetti e l'ex legionario e para' Buffa, detto il Lupo di Monteverde.

    Avevano uno striscione dove si leggeva "Hitler e Mao uniti nella lotta".

    Questo era l'esordio.

    Il tentativo del '77 è documentato da "Fascisti immaginari" di Maurizio Messina.

    Ecco un estratto dove si descrivono i tentativi di infiltrazione risalenti agli ultimi anni
    e "minimizzati" da Luciano Lanna.

    Interroghiamoci fino in fondo sui movimenti che contrastano il globalismo, sui “nuovi bisogni”, sul diffuso volontariato giovanile e non, sul senso consapevole di buona parte del movimento che contrasta le nuove guerre imperialiste, su molte pulsioni della stessa New Age, sull’ambientalismo profondo, sulle nuove forme di spiritualità, sul ritorno alle religioni. Mi sembra che sul fronte metapolitico davvero molto si stia muovendo. Occorre però avere occhi per vedere, orecchie per intendere e capacità di vivere le pulsioni del nostro tempo. La storia la si fa “facendola”, non teorizzando progetti di partecipazione. Ripeto: i nuovi movimenti – quelli veri, non i tentativi dei partiti o dei sindacati di “inserirsi” – sono, come ieri, il bacino delle innovazioni. E quello che nel 1914 furono le trincee, oggi potrebbe essere rappresentato dalle manifestazioni contro la guerra. Del resto, la parabola del grande vecchio del Novecento, Ernst Jünger, passato dal bellicismo al neutralismo e all’ecologismo, potrebbe rappresentarne la migliore metafora.

    Quindi i punti vulnerabili dell'altermondialismo sono: le tendenze spiritualiste ma anche tutte quelle manifestazioni che nascono dagli integralismi cattolici oppure ebraici.
    I comunitaristi vogliono inserirsi e parassitare il movimento per strumentalizzarlo (oggi come ieri).
    C'è sempre il grande sogno eurocentrico in agguato che può essere mediato da Rifkin.

    L'antisemitismo sfegatatato
    e il rifiuto della nonviolenza.

    Questo è un concetto piu' articolato perchè i disobbedienti, per esempio, usano questo concetto per azioni dimostrative a metà strada tra Gandhi e il situazionismo.

    I comunitaristi una volta "innestati" tendono a rimuovere la nonviolenza per poter ottenere quella militarizzazione statale e poliziesca che diventa pura azione violenta che paralizza i movimenti e consegna alcuni apparati direttamente nelle loro mani.

    I comunitaristi entrano attraverso i varchi aperti da personaggi come il Che o Pasolini che loro stessi hanno lungamente operato per rendere fortemente bipolari.
    Sono legittimati dall'antiamericanismo.

    (Provate a mandare su Indy un post molto antiamericano e troverete consensi tra tutti i fascisti-troll che passano, forse stipendiati dallo stato, 12 ore al giorno su quel sito e spesso soverchiano i compagni in numero e continuità.)

    Gli integralismi religiosi in tutte le salse.
    L'europeismo spinto.

    Il passo successivo, se gli viene permesso, consiste nell'entrare nel meccanismo movimentista, disconnettendo le direttive nonviolente e puntano all'azione pura.

    In questo agendo con quella logica apparentemente rivoluzionaria che già rendeva stridente lo slogan del PCI, negli anni '60, che diceva: "Il PCI per la pace" e spingeva Merlino a scrivere: "Non sono veri comunisti perchè i rivoluzionari non sono certo pacifisti". Dimenticando di aggiungere: "Gli unici violenti dichiarati sono i fascisti".

    Per questo non possiamo dimenticare che il comunitarismo il Sismi, Sisde, ecc. sono le due facce della stessa medaglia.
    In quanto il crescendo della violenza è l'obiettivo dei Servizi che puntano alla legge marziale come antitodo ad ogni manifestazione popolare e al terrore come conservazione dell'immobilismo neoliberista attuale.

    Una osservazione inevitabile che nasce da questo excursus è che l'antisemitismo è solo uno dei vari punti utilizzati dai comunitaristi (da sempre) per tentare infiltrazioni.

    Edoneo
    Ultimamente c'è stato il caso dell'articolo di Liberazione titolato "Pasolini come Evola" che ha riaperto vecchie ferite.
    Così abbiamo rivissuto le emozioni contrastanti suscitate dalla lettera aperta del poeta che riguardava i "poliziotti proletari" che a Valle Giulia furono "aggrediti" da studenti borghesi.

    Pasolini, per questo e altri episodi, è divenuto un mito anche per la destra.
    Tranne a voler esaminare l'atto d'accusa del libro "Petrolio" di Pasolini dove il dito dell'autore è puntato contro Monti e Andreotti, Fanfani e Cefis.
    Così da presupporre che Pasolini indicasse il caso Mattei e gli enormi scandali legati a petrolio e metano che andavano dritti a generare lo stragismo italiano nelle sue varie sfumature.
    Questo spiegherebbe perchè un gruppo di picchiatori (presumibilmente fascisti) lo uccise all'unico motivo di chiudergli la bocca.

    Quando si parla di un fronte unico sinistra-destra a Valle Giulia, si vuole dimenticare che a piazza Euclide erano localizzati i gruppi dei fascisti all'epoca.
    Venivano definiti pariolini e figli di papà.
    E questa era la loro identificazione precisa che Pasolini volle centrare non ostante le riletture successive cerchino di dimostrare il contrario.

    Alcune indicazioni sull'identificazione comunitararista:

    Una lettura certa dei comunitaristi (oltre Evola) era "Il mattino dei Maghi" di Louis Pauwels e Jacques Bergier.
    Da questo testo presero concetti come "nostalgia del futuro" e altri abusati da Mario Merlino e tutti i nazimaoisti romani provenienti dal movimento neonazista tedesco "Nazione Europa".

    Il gruppo XXII Marzo di Merlino dichiarava di ispirarsi al Maggio Francese e decisamente a Cohn Bendit.

    Alla manifestazione davanti l'Ambasciata francese, dove esordirono accanto ai veri compagni di Linea Rossa, c'erano Stefano Della Chiaie, Serafino Di Luia, Loris Facchinetti e l'ex legionario e para' Buffa, detto il Lupo di Monteverde.

    Avevano uno striscione dove si leggeva "Hitler e Mao uniti nella lotta".

    Questo era l'esordio.

    Il tentativo del '77 è documentato da "Fascisti immaginari" di Maurizio Messina.

    Ecco un estratto dove si descrivono i tentativi di infiltrazione risalenti agli ultimi anni
    e "minimizzati" da Luciano Lanna.

    Interroghiamoci fino in fondo sui movimenti che contrastano il globalismo, sui “nuovi bisogni”, sul diffuso volontariato giovanile e non, sul senso consapevole di buona parte del movimento che contrasta le nuove guerre imperialiste, su molte pulsioni della stessa New Age, sull’ambientalismo profondo, sulle nuove forme di spiritualità, sul ritorno alle religioni. Mi sembra che sul fronte metapolitico davvero molto si stia muovendo. Occorre però avere occhi per vedere, orecchie per intendere e capacità di vivere le pulsioni del nostro tempo. La storia la si fa “facendola”, non teorizzando progetti di partecipazione. Ripeto: i nuovi movimenti – quelli veri, non i tentativi dei partiti o dei sindacati di “inserirsi” – sono, come ieri, il bacino delle innovazioni. E quello che nel 1914 furono le trincee, oggi potrebbe essere rappresentato dalle manifestazioni contro la guerra. Del resto, la parabola del grande vecchio del Novecento, Ernst Jünger, passato dal bellicismo al neutralismo e all’ecologismo, potrebbe rappresentarne la migliore metafora.

    Quindi i punti vulnerabili dell'altermondialismo sono: le tendenze spiritualiste ma anche tutte quelle manifestazioni che nascono dagli integralismi cattolici oppure ebraici.
    I comunitaristi vogliono inserirsi e parassitare il movimento per strumentalizzarlo (oggi come ieri).
    C'è sempre il grande sogno eurocentrico in agguato che può essere mediato da Rifkin.

    L'antisemitismo sfegatatato
    e il rifiuto della nonviolenza.

    Questo è un concetto piu' articolato perchè i disobbedienti, per esempio, usano questo concetto per azioni dimostrative a metà strada tra Gandhi e il situazionismo.

    I comunitaristi una volta "innestati" tendono a rimuovere la nonviolenza per poter ottenere quella militarizzazione statale e poliziesca che diventa pura azione violenta che paralizza i movimenti e consegna alcuni apparati direttamente nelle loro mani.

    I comunitaristi entrano attraverso i varchi aperti da personaggi come il Che o Pasolini che loro stessi hanno lungamente operato per rendere fortemente bipolari.
    Sono legittimati dall'antiamericanismo.

    (Provate a mandare su Indy un post molto antiamericano e troverete consensi tra tutti i fascisti-troll che passano, forse stipendiati dallo stato, 12 ore al giorno su quel sito e spesso soverchiano i compagni in numero e continuità.)

    Gli integralismi religiosi in tutte le salse.
    L'europeismo spinto.

    Il passo successivo, se gli viene permesso, consiste nell'entrare nel meccanismo movimentista, disconnettendo le direttive nonviolente e puntano all'azione pura.

    In questo agendo con quella logica apparentemente rivoluzionaria che già rendeva stridente lo slogan del PCI, negli anni '60, che diceva: "Il PCI per la pace" e spingeva Merlino a scrivere: "Non sono veri comunisti perchè i rivoluzionari non sono certo pacifisti". Dimenticando di aggiungere: "Gli unici violenti dichiarati sono i fascisti".

    Per questo non possiamo dimenticare che il comunitarismo il Sismi, Sisde, ecc. sono le due facce della stessa medaglia.
    In quanto il crescendo della violenza è l'obiettivo dei Servizi che puntano alla legge marziale come antitodo ad ogni manifestazione popolare e al terrore come conservazione dell'immobilismo neoliberista attuale.

    Una osservazione inevitabile che nasce da questo excursus è che l'antisemitismo è solo uno dei vari punti utilizzati dai comunitaristi (da sempre) per tentare infiltrazioni.

    Edoneo

    http://it.msnusers.com/Arsenale-Anti...58048471794636

    Il comunitarismo - le fonti degli articoli e dei siti

    Molti dei dati e dei testi presenti su questo dossier sono stati estratti - interamente, sintetizzati o rielaborati - da dossier ed articoli presenti nei seguenti archivi:

    Umanità Nova - http://www.ecn.org/uenne

    Indymedia - http://italy.indymedia.org

    Misteri d’Italia - http://www.misteriditalia.it/

    Altre Mappe - http://www.altremappe.org

    http://www.amnistia.net/librairi/amn...06/gladmil.htm

    http://www.strano.net/stragi/tstragi/relmp2/rel14p2.htm

    Corte costituzionale, sentenza 231/75: Deposizioni Cherubini e Carlucci. Vedasi anche deposizione Filastò, 3 luglio 1981, resa al dott. Cappelli della Procura della Repubblica di Arezzo. Vedasi la deposizione Zanda, 23 novembre 1982, al sostituto procuratore della Repubblica di Bologna e Carlucci, 10 febbraio 1982, alla Assise di Bologna.
    “Calcio e politica: la vera mappa dell’odio” da L’Espresso, 2 dicembre 1999

    . Meglio è andata alle amministrative: 1,6 per cento alla provincia di Lodi, con punte del 14 per cento a Somaglia e Salerano e un 8 per cento a Metaponto; attualmente stanno stringendo alleanze e patti elettorali con la Casa delle Libertà o solamente con la Lega, a seconda dle regioni.


    http://www.controappunto.org/resistenza/Dossier.htm


    I CIRCOLI COMUNITARISTI


    Come sopra detto, esiste da sempre a destra la ricerca di radici “rivoluzionarie”, ovvero di “sinistra”, del fascismo e del nazismo che porta alcuni militanti a rompere con il proprio ambiente di appartenenza per approdare su opposta sponda. E’ l’esperienza storica, ormai quasi secolare dei “fascisti rossi” o della “sinistra fascista”.

    Le esperienze meno lontane ci riportano alle frange movimentiste di Università Europea, approdate al movimento “comunista rivoluzionario” nel ‘68; all’esperienza di Indipendenza, un gruppo di ex militanti di Terza Posizione passati attraverso l’esperienza della lotta armata degli ultimi N.A.R. e del carcere e approdati a posizioni di sinistra “nazionalitaria”.

    Nella maggior parte dei casi - da Lotta di Popolo a Sinergie Europee - finisce per prevalere il senso di appartenenza tribale alle proprie tradizioni ed origini puramente fasciste.

    Più di recente è da segnalare l’esperienza di alcuni militanti dei Circoli Comunitaristi provenienti dallo sviluppo della “Linea comunitarista”, componente organizzata del Fronte Nazionale di Adriano Tilgher. Questi ultimi cominciano con il promuovere un Bollettino del Fronte Olista scegliendo come titolo Rosso è Nero, con un evidente richiamo ai “fascisti rossi”, la componente “socialistica” propria del “diciannovismo”, poi riemersa nella Repubblica Sociale Italiana.

    Il riferimento al nazional-bolscevismo tedesco degli anni ‘20 e ‘30 traspare nella scelta dei primi simboli: l’aquila prussiana con la spada, la falce e il martello.

    Il primo numero del novembre ‘98 espone la posizione “nazional-comunitaria”, partendo dal consueto superamento dei concetti di destra e sinistra: “Il fascista cattivo e nostalgico non mette paura a nessuno, anzi è utile e funzionale al sistema. Quello che mette veramente paura è il rivoluzionario. Questo non significa certo diventare di sinistra, perché questa sinistra ci disgusta quanto la destra. Significa oltrepassare i limiti imposti dalla cultura borghese e creare una nuova concezione della politica”.

    Fin qui niente di nuovo: siamo alla semplice riproposizione delle tesi, allora innovative, di Costruiamo l’azione. Il leader della componente è infatti un quadro storico dello spontaneismo armato, quel Maurizio Neri, dal cui arresto dopo la strage di Bologna (insieme, tra gli altri, alla Mambro, a Fioravanti, a Fiore e Morsello) è scaturita la prima inchiesta giudiziaria contro la rivista ed il gruppo diretto da Paolo Signorelli e Massimiliano Fachini.

    La spaccatura si consuma nell’estate del 1999, nel momento di massimo avvicinamento del Fronte Nazionale di Tilgher all’accordo elettorale con la Fiamma Tricolore di Rauti ed il Polo delle Libertà. A questo punto “l’area nazional-rivoluzionaria e nazional-comunista può e deve intraprendere una necessaria revisione dottrinaria ed ideologica (...) per trovare una sua strada del tutto autonoma”.

    Il primo sbocco è un convegno (Febbraio 2000) che si svolge in occasione del primo anniversario dell’attacco della NATO alla Jugoslavia. All’iniziativa partecipa Luc Michel, presidente del Partito Comunitarista Nazionaleuropeo. Molti i relatori “nazional-comunisti”: oltre a Carlo Terracciano, della più volte citata rivista Rosso è Nero, Yves Bataille, Dragos Kalajic, Chicco Galmozzi (ex di Prima Linea), ma anche un ex missino doc come Tommaso Staiti di Cuddia.

    Parte forse da qui (aprile-settembre 2000) il breve feeling politico dei Circoli Comunitaristi con il Partito Comunitarista Nazionaleuropeo, attivo soprattutto in Belgio, Francia e Germania. Si tratta di un gruppo transnazionale che rivendica la diretta filiazione dall’esperienza organizzata della Giovane Europa di Jean Thiriart. Il gruppo, dissoltosi alla fine degli anni ‘60, era stato rifondato come Parti Communautaire Européen in Belgio negli anni ‘80, ma il suo rilancio internazionale è collegato all’auspicio di un’alleanza in Russia tra nazionalisti e comunisti che hanno fatto tornare Thiriart alla politica attiva sino alla sua morte, avvenuta alla fine del ‘92.

    Ed è proprio sulla base della critica dottrinaria al thriartismo ed al “comunitarismo europeo” che avviene la rottura dei Circoli Comunitaristi con Il PCN. Da questo momento i primi affermano con forza che il loro scopo è quello di perseguire una collocazione “in seno alla sinistra anticapitalista ed antimperialista”. A ottobre 2000 nasce la Rete Italiana dei Circoli Comunitaristi che trasforma la testata in Comunitarismo con il sottotitolo Democrazia diretta - Socialismo liberazione, e dichiara consumata la rottura con gli ambienti nazional-rivoluzionari.

    Nel bilancio politico di “un anno di lotta” si sottolinea la centralità della proposta portata all’interno del movimento anti-globalizzazione e tra le forze antimperialiste “per la costruzione di un fronte di sinistra europea antagonista che si batte per il socialismo e che considera il dato nazionale un fattore imprescindibile”. Nel maggio 2001 – per loro stessa ammissione – l’esperienza dei Circoli Comunitaristi si esaurisce definitivamente. Essi si sciolgono e dichiarano la più totale rottura con gli ambienti della destra estrema per passare a quello che loro chiamano il “comunismo nazionalitario”.

    L’ultima ridefinizione identitaria, è dell’estate del 2001: “per rafforzare la comunicazione con le altre realtà della sinistra anticapitalistica e antimperialista: autoscioglimento…per dare vita alla formazione dell’Unione dei Comunisti Nazionalitari, cambiamento del nome della rivista…in Resistere!, cambiamento del vecchio simbolo (falce, martello e spada incrociati ), apertura di un nuovo sito-internet”.

    Il “comunismo” ed il “marxismo” sembrerebbero dunque essere l’ultimo approdo, con la nascita della Unione dei Comunisti Nazionalitari (dai quali si è allontanato Terracciano), che vanta alcuni circoli sparsi sull’intero territorio nazionale ed un sito internet. La Unione dei Comunisti Nazionalitari rivendica un’identità di sinistra radicale e, di fronte all’ostilità di gran parte del movimento di classe, adduce, a motivo di “legittimazione”, l’adesione ad alcuni campi antimperialisti.

    La loro rivista Comunitarismo viene definita “punto di riferimento di una corrente di pensiero Comunista Nazionalitaria, punto di arrivo di una lunga elaborazione teorica il cui approdo irrevocabile è la totale collocazione all’interno dell’area di sinistra antifascista, anticapitalistica, antimperialista e marxista”.

    A quei settori della sinistra antagonista che restano però convinti (a nostro avviso giustamente) che si tratti di un tentativo di infiltrazione, la Unione dei Comunisti Nazionalitari così risponde: “se alcuni settori della sinistra ancora dubitano di noi è anche per motivi legati alle analisi sull’imperialismo e sulle lotte di liberazione nazionale nel mondo. Siamo fiduciosi, comunque, che il tempo farà sfumare anche le ultime diffidenze”.

    Ma anche quest’esperienza non ha fatto “breccia” negli ambiti sinceramente anticapitalisti ed antimperialisti ed ora è stata riciclata nell’esperienza di Socialismo e Liberazione (dal sottotitolo della vecchia rivista). Così il medesimo gruppo cambia gattopardescamente nome rilanciando il medesimo progetto: “l’UCN (Unione Comunisti Nazionalitari) si è sciolta un anno fa (marzo 2002) proprio allo scopo di facilitare il dialogo con le altre componenti comuniste, antimperialiste ed anticapitaliste e di eliminare ostacoli alla mutua comprensione con altre realtà politiche antagoniste; l’associazione "Socialismo e Liberazione" non è in nessun modo un organizzazione centralizzata e gerarchizzata, bensì è un associazione culturale aperta a tutte le libere individualità che intendono diffondere idee e tesi anticapitaliste ed antiimperialiste; l’associazione "Socialismo e Liberazione" per queste sue caratteristiche è composta da diverse anime, tra cui quella comunista e nazionalitaria e utilizza strumenti di diffusione come la Rivista, siti internet e forum di discussione”.

    La fenice “nazional-comunista” traccia questa linea nel suo primo editoriale sul nuovo sito: “L’editoriale di questo numero lo vorremmo dedicare ad una spiegazione chiara e definitiva sulla linea politico - culturale che anima la Rivista ed il gruppo umano che la promuove. In questi ultimi mesi, abbiamo cercato di stabilire con altre realtà di compagni un dialogo costruttivo che ponesse le basi per una fattiva unione delle forze, posto che il settarismo e le granitiche certezze non hanno mai costituito, per fortuna, un problema per noi. L’esito, è bene dirlo apertamente, non è stato dei più felici, perché come spesso accade ci scontriamo con visioni vecchie quanto il cucco, come l’economicismo o il vetero-marxismo più pervicace, che ostacolano oggettivamente la nostra ricerca di un “pensiero nuovo” che si alimenti del contributo scientifico marxista, ma che, nel contempo, contenga in sé il fattore nazionalitario”.

    Ormai smascherato, il gruppo (guidato sempre da Maurizio Neri che firma gli articoli principali) si trincera dietro una posizione da “incompresi” in un mondo marxista che sarebbe legato a “vecchi schemi” e dove la provenienza politica “differente” è sinonimo di “emarginazione”.

    Una certa legittimazione politica gli viene dai contributi dell’unico filosofo “marxista” da loro considerato “moderno”, ovvero che da leggittimità alle tesi del “comunismo nazionalitario”: Costanzo Preve.

    I suoi articoli ed i suoi contributi sono posti, infatti, in grande evidenza sul sito e sulla rivista del gruppo.

    In particolar modo quelli su Comunitarismo e Comunismo dove Preve spiega le sue ragioni circa la legittimità ed il “diritto di cittadinanza” dell’idea di “comunismo nazionalitario” e della sua “collaborazione” coi gruppi che se ne fanno portatori. “Per queste ragioni, e per molte altre di questo tipo, ho personalmente deciso fin dal 1997 di collaborare con la rivista romana Indipendenza, che sostiene una versione democratica della questione nazionale cui ha dato il nome di nazionalitaria”.

    Uno degli assi portanti a sostegno della teoria è, dichiaratamente, il pensiero delle correnti “neo-comunitariste” di Etzioni (“fulminato” dalla vita comunitaria nei Kibbutz israeliani) e Mac Intyre, idee di cui ci si può “nutrire” nelle riviste e nelle associazioni culturali legate al pensiero neo-fascista “celtico” come Ideazione e Diorama (di Marco Tarchi, altro personaggio della destra che ha cercato di accreditarsi negli ambienti, questa volta, no-global) o nei manifesti delle “Comunità Giovanili” (come, ad esempio, quella di Parma).

    Ovviamente l’altro piatto forte di Preve, servito sulla tavola ben imbandita dai moderni seguaci del “nazional-comunismo”, è quello del superamento storico della dicotomia “destra-sinistra” che ci pone in termini “limitanti” di fronte agli sbocchi politici necessari per affrontare il moderno imperialismo e di fronte agli strumenti del marxismo “ortodosso” inadatti a leggere il fallimento del “comunismo novecentesco”.

    Un superamento della “pregiudiziale” nei confronti della possibilità di uno spostamento di posizioni politiche “da destra a sinistra” che Preve auspica seppure, ammette, “…ne siamo ancora lontani. Fino a quel momento, non vedo come si possa negare a priori, senza neppure esaminarla e verificarla, la buona fede politica e filosofica di chi si sposta da sinistra a destra (come ad esempio Adriano Sofri) o di chi si sposta da destra a sinistra.”

    http://www.controappunto.org/resistenza/Dossier.htm

    http://it.msnusers.com/Arsenale-Anti...58047153012202

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da IloveISRAEL Visualizza Messaggio
    EURASIA (GEN-MARZO 06)


    EURASIA

    Rivista di studi geopolitici

    diretta da T. Graziani

    gennaio marzo 2006

    EURO 18



    Domenica 15 Gennaio 2006

    EURASIA 1/2006 Gennaio/Marzo


    EDITORIALE

    L’equilibrio del pianeta passa per la Cina (Tiberio Graziani)



    EURASIATISMO

    La funzione eurasiatica degli Unni (Franz Altheim)

    Pound contra Huntington (Claudio Mutti)

    Il bhodisattva ungherese (Claudio Mutti)

    Csoma de Koros (Giuseppe Tucci)



    DOSSARIO Cina
    La Cina e la guerra ventura (Yves Bataille)

    Panoramica sulla Cina (Aldo Braccio)

    Contributo alla comprensione dell’evoluzione della “via cinese al socialismo” (Massimiliano Carminati)

    Il Tao e l’Islam (Tahir de la Nive)

    L’impero di Mezzo è già in Italia (Luca Donadei)

    Il Celeste Impero e la Mezzaluna (Enrico Galoppini)

    Dialogo di civiltà tra India e Cina (Hu YePing)

    Ritorno a Confucio? (Costanzo Preve)

    La sfida eurasiatica parte da Shanghai (Daniele Scalea)

    Spazio della Cina e Cina dello spazio (Serge Thion)

    Considerazioni sul potenziale militare della Repubblica popolare cinese (Antonio Venier)

    La spina tibetana (Stefano Vernole)



    Interviste
    Claudio Alemagna, topografo, cooperatore ONG (Claudio Mutti)

    Fabio Mini, generale di Corpo d’Armata (Andrea Chiovenda)

    Sergio Romano, storico, ex diplomatico (Tiberio Graziani)

    Lorenzo Trombetta, analista e studioso del Vicino oriente contemporaneo (Enrico Galoppini)



    Recensioni e Postille

    Il significato di “civiltà” nelle relazioni geopolitiche e la rimozione di Marx ed Engels (Giovanni Armillotta)

    Viaggio nella terra di mezzo (Aldo Braccio)

    La forza delle parole. Il limes linguistico israeliano/palestinese (Marco Hamam)

    Credenze religiose della Cina antica di Eduard Erkes (Claudio Mutti)

    I chierici alla guerra di Angelo D’Orsi (Costanzo Preve)

    Vincere la paura di Magdi Allam (Costanzo Preve)

    Controstoria del liberalismo di Domenico Losurdo (Costanzo Preve)

    Cecenia e Russia. Storia e mito del Caucaso ribelle di Francesco Vietti (Federico Roberti)

    Lev Nikolaevic Gumilёv di M. Conserva e V. Levant (Daniele Scalea)



    Comunitarismo e carattere camaleontico dei movimenti di destra


    Documenti

    Discorso del presidente bielorusso, Aleksandr Lukashenko, in occasione dell’anniversario della fondazione dell’ONU

    Dichiarazione di Russia e Cina sull'ordine internazionale del XXI secolo

    Discorso del presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, alla conferenza “Un mondo senza sionismo”

    http://www.lettera22.it/showart.php?id=3981&rubrica=162

    Ultimamente c'è stato il caso dell'articolo di Liberazione titolato "Pasolini come Evola" che ha riaperto vecchie ferite.
    Così abbiamo rivissuto le emozioni contrastanti suscitate dalla lettera aperta del poeta che riguardava i "poliziotti proletari" che a Valle Giulia furono "aggrediti" da studenti borghesi.

    Pasolini, per questo e altri episodi, è divenuto un mito anche per la destra.
    Tranne a voler esaminare l'atto d'accusa del libro "Petrolio" di Pasolini dove il dito dell'autore è puntato contro Monti e Andreotti, Fanfani e Cefis.
    Così da presupporre che Pasolini indicasse il caso Mattei e gli enormi scandali legati a petrolio e metano che andavano dritti a generare lo stragismo italiano nelle sue varie sfumature.
    Questo spiegherebbe perchè un gruppo di picchiatori (presumibilmente fascisti) lo uccise all'unico motivo di chiudergli la bocca.

    Quando si parla di un fronte unico sinistra-destra a Valle Giulia, si vuole dimenticare che a piazza Euclide erano localizzati i gruppi dei fascisti all'epoca.
    Venivano definiti pariolini e figli di papà.
    E questa era la loro identificazione precisa che Pasolini volle centrare non ostante le riletture successive cerchino di dimostrare il contrario.

    Alcune indicazioni sull'identificazione comunitararista:

    Una lettura certa dei comunitaristi (oltre Evola) era "Il mattino dei Maghi" di Louis Pauwels e Jacques Bergier.
    Da questo testo presero concetti come "nostalgia del futuro" e altri abusati da Mario Merlino e tutti i nazimaoisti romani provenienti dal movimento neonazista tedesco "Nazione Europa".

    Il gruppo XXII Marzo di Merlino dichiarava di ispirarsi al Maggio Francese e decisamente a Cohn Bendit.

    Alla manifestazione davanti l'Ambasciata francese, dove esordirono accanto ai veri compagni di Linea Rossa, c'erano Stefano Della Chiaie, Serafino Di Luia, Loris Facchinetti e l'ex legionario e para' Buffa, detto il Lupo di Monteverde.

    Avevano uno striscione dove si leggeva "Hitler e Mao uniti nella lotta".

    Questo era l'esordio.

    Il tentativo del '77 è documentato da "Fascisti immaginari" di Maurizio Messina.

    Ecco un estratto dove si descrivono i tentativi di infiltrazione risalenti agli ultimi anni
    e "minimizzati" da Luciano Lanna.

    Interroghiamoci fino in fondo sui movimenti che contrastano il globalismo, sui “nuovi bisogni”, sul diffuso volontariato giovanile e non, sul senso consapevole di buona parte del movimento che contrasta le nuove guerre imperialiste, su molte pulsioni della stessa New Age, sull’ambientalismo profondo, sulle nuove forme di spiritualità, sul ritorno alle religioni. Mi sembra che sul fronte metapolitico davvero molto si stia muovendo. Occorre però avere occhi per vedere, orecchie per intendere e capacità di vivere le pulsioni del nostro tempo. La storia la si fa “facendola”, non teorizzando progetti di partecipazione. Ripeto: i nuovi movimenti – quelli veri, non i tentativi dei partiti o dei sindacati di “inserirsi” – sono, come ieri, il bacino delle innovazioni. E quello che nel 1914 furono le trincee, oggi potrebbe essere rappresentato dalle manifestazioni contro la guerra. Del resto, la parabola del grande vecchio del Novecento, Ernst Jünger, passato dal bellicismo al neutralismo e all’ecologismo, potrebbe rappresentarne la migliore metafora.

    Quindi i punti vulnerabili dell'altermondialismo sono: le tendenze spiritualiste ma anche tutte quelle manifestazioni che nascono dagli integralismi cattolici oppure ebraici.
    I comunitaristi vogliono inserirsi e parassitare il movimento per strumentalizzarlo (oggi come ieri).
    C'è sempre il grande sogno eurocentrico in agguato che può essere mediato da Rifkin.

    L'antisemitismo sfegatatato
    e il rifiuto della nonviolenza.

    Questo è un concetto piu' articolato perchè i disobbedienti, per esempio, usano questo concetto per azioni dimostrative a metà strada tra Gandhi e il situazionismo.

    I comunitaristi una volta "innestati" tendono a rimuovere la nonviolenza per poter ottenere quella militarizzazione statale e poliziesca che diventa pura azione violenta che paralizza i movimenti e consegna alcuni apparati direttamente nelle loro mani.

    I comunitaristi entrano attraverso i varchi aperti da personaggi come il Che o Pasolini che loro stessi hanno lungamente operato per rendere fortemente bipolari.
    Sono legittimati dall'antiamericanismo.

    (Provate a mandare su Indy un post molto antiamericano e troverete consensi tra tutti i fascisti-troll che passano, forse stipendiati dallo stato, 12 ore al giorno su quel sito e spesso soverchiano i compagni in numero e continuità.)

    Gli integralismi religiosi in tutte le salse.
    L'europeismo spinto.

    Il passo successivo, se gli viene permesso, consiste nell'entrare nel meccanismo movimentista, disconnettendo le direttive nonviolente e puntano all'azione pura.

    In questo agendo con quella logica apparentemente rivoluzionaria che già rendeva stridente lo slogan del PCI, negli anni '60, che diceva: "Il PCI per la pace" e spingeva Merlino a scrivere: "Non sono veri comunisti perchè i rivoluzionari non sono certo pacifisti". Dimenticando di aggiungere: "Gli unici violenti dichiarati sono i fascisti".

    Per questo non possiamo dimenticare che il comunitarismo il Sismi, Sisde, ecc. sono le due facce della stessa medaglia.
    In quanto il crescendo della violenza è l'obiettivo dei Servizi che puntano alla legge marziale come antitodo ad ogni manifestazione popolare e al terrore come conservazione dell'immobilismo neoliberista attuale.

    Una osservazione inevitabile che nasce da questo excursus è che l'antisemitismo è solo uno dei vari punti utilizzati dai comunitaristi (da sempre) per tentare infiltrazioni.

    Edoneo
    Ultimamente c'è stato il caso dell'articolo di Liberazione titolato "Pasolini come Evola" che ha riaperto vecchie ferite.
    Così abbiamo rivissuto le emozioni contrastanti suscitate dalla lettera aperta del poeta che riguardava i "poliziotti proletari" che a Valle Giulia furono "aggrediti" da studenti borghesi.

    Pasolini, per questo e altri episodi, è divenuto un mito anche per la destra.
    Tranne a voler esaminare l'atto d'accusa del libro "Petrolio" di Pasolini dove il dito dell'autore è puntato contro Monti e Andreotti, Fanfani e Cefis.
    Così da presupporre che Pasolini indicasse il caso Mattei e gli enormi scandali legati a petrolio e metano che andavano dritti a generare lo stragismo italiano nelle sue varie sfumature.
    Questo spiegherebbe perchè un gruppo di picchiatori (presumibilmente fascisti) lo uccise all'unico motivo di chiudergli la bocca.

    Quando si parla di un fronte unico sinistra-destra a Valle Giulia, si vuole dimenticare che a piazza Euclide erano localizzati i gruppi dei fascisti all'epoca.
    Venivano definiti pariolini e figli di papà.
    E questa era la loro identificazione precisa che Pasolini volle centrare non ostante le riletture successive cerchino di dimostrare il contrario.

    Alcune indicazioni sull'identificazione comunitararista:

    Una lettura certa dei comunitaristi (oltre Evola) era "Il mattino dei Maghi" di Louis Pauwels e Jacques Bergier.
    Da questo testo presero concetti come "nostalgia del futuro" e altri abusati da Mario Merlino e tutti i nazimaoisti romani provenienti dal movimento neonazista tedesco "Nazione Europa".

    Il gruppo XXII Marzo di Merlino dichiarava di ispirarsi al Maggio Francese e decisamente a Cohn Bendit.

    Alla manifestazione davanti l'Ambasciata francese, dove esordirono accanto ai veri compagni di Linea Rossa, c'erano Stefano Della Chiaie, Serafino Di Luia, Loris Facchinetti e l'ex legionario e para' Buffa, detto il Lupo di Monteverde.

    Avevano uno striscione dove si leggeva "Hitler e Mao uniti nella lotta".

    Questo era l'esordio.

    Il tentativo del '77 è documentato da "Fascisti immaginari" di Maurizio Messina.

    Ecco un estratto dove si descrivono i tentativi di infiltrazione risalenti agli ultimi anni
    e "minimizzati" da Luciano Lanna.

    Interroghiamoci fino in fondo sui movimenti che contrastano il globalismo, sui “nuovi bisogni”, sul diffuso volontariato giovanile e non, sul senso consapevole di buona parte del movimento che contrasta le nuove guerre imperialiste, su molte pulsioni della stessa New Age, sull’ambientalismo profondo, sulle nuove forme di spiritualità, sul ritorno alle religioni. Mi sembra che sul fronte metapolitico davvero molto si stia muovendo. Occorre però avere occhi per vedere, orecchie per intendere e capacità di vivere le pulsioni del nostro tempo. La storia la si fa “facendola”, non teorizzando progetti di partecipazione. Ripeto: i nuovi movimenti – quelli veri, non i tentativi dei partiti o dei sindacati di “inserirsi” – sono, come ieri, il bacino delle innovazioni. E quello che nel 1914 furono le trincee, oggi potrebbe essere rappresentato dalle manifestazioni contro la guerra. Del resto, la parabola del grande vecchio del Novecento, Ernst Jünger, passato dal bellicismo al neutralismo e all’ecologismo, potrebbe rappresentarne la migliore metafora.

    Quindi i punti vulnerabili dell'altermondialismo sono: le tendenze spiritualiste ma anche tutte quelle manifestazioni che nascono dagli integralismi cattolici oppure ebraici.
    I comunitaristi vogliono inserirsi e parassitare il movimento per strumentalizzarlo (oggi come ieri).
    C'è sempre il grande sogno eurocentrico in agguato che può essere mediato da Rifkin.

    L'antisemitismo sfegatatato
    e il rifiuto della nonviolenza.

    Questo è un concetto piu' articolato perchè i disobbedienti, per esempio, usano questo concetto per azioni dimostrative a metà strada tra Gandhi e il situazionismo.

    I comunitaristi una volta "innestati" tendono a rimuovere la nonviolenza per poter ottenere quella militarizzazione statale e poliziesca che diventa pura azione violenta che paralizza i movimenti e consegna alcuni apparati direttamente nelle loro mani.

    I comunitaristi entrano attraverso i varchi aperti da personaggi come il Che o Pasolini che loro stessi hanno lungamente operato per rendere fortemente bipolari.
    Sono legittimati dall'antiamericanismo.

    (Provate a mandare su Indy un post molto antiamericano e troverete consensi tra tutti i fascisti-troll che passano, forse stipendiati dallo stato, 12 ore al giorno su quel sito e spesso soverchiano i compagni in numero e continuità.)

    Gli integralismi religiosi in tutte le salse.
    L'europeismo spinto.

    Il passo successivo, se gli viene permesso, consiste nell'entrare nel meccanismo movimentista, disconnettendo le direttive nonviolente e puntano all'azione pura.

    In questo agendo con quella logica apparentemente rivoluzionaria che già rendeva stridente lo slogan del PCI, negli anni '60, che diceva: "Il PCI per la pace" e spingeva Merlino a scrivere: "Non sono veri comunisti perchè i rivoluzionari non sono certo pacifisti". Dimenticando di aggiungere: "Gli unici violenti dichiarati sono i fascisti".

    Per questo non possiamo dimenticare che il comunitarismo il Sismi, Sisde, ecc. sono le due facce della stessa medaglia.
    In quanto il crescendo della violenza è l'obiettivo dei Servizi che puntano alla legge marziale come antitodo ad ogni manifestazione popolare e al terrore come conservazione dell'immobilismo neoliberista attuale.

    Una osservazione inevitabile che nasce da questo excursus è che l'antisemitismo è solo uno dei vari punti utilizzati dai comunitaristi (da sempre) per tentare infiltrazioni.

    Edoneo

    http://it.msnusers.com/Arsenale-Anti...58048471794636

    Il comunitarismo - le fonti degli articoli e dei siti

    Molti dei dati e dei testi presenti su questo dossier sono stati estratti - interamente, sintetizzati o rielaborati - da dossier ed articoli presenti nei seguenti archivi:

    Umanità Nova - http://www.ecn.org/uenne

    Indymedia - http://italy.indymedia.org

    Misteri d’Italia - http://www.misteriditalia.it/

    Altre Mappe - http://www.altremappe.org

    http://www.amnistia.net/librairi/amn...06/gladmil.htm

    http://www.strano.net/stragi/tstragi/relmp2/rel14p2.htm

    Corte costituzionale, sentenza 231/75: Deposizioni Cherubini e Carlucci. Vedasi anche deposizione Filastò, 3 luglio 1981, resa al dott. Cappelli della Procura della Repubblica di Arezzo. Vedasi la deposizione Zanda, 23 novembre 1982, al sostituto procuratore della Repubblica di Bologna e Carlucci, 10 febbraio 1982, alla Assise di Bologna.
    “Calcio e politica: la vera mappa dell’odio” da L’Espresso, 2 dicembre 1999

    . Meglio è andata alle amministrative: 1,6 per cento alla provincia di Lodi, con punte del 14 per cento a Somaglia e Salerano e un 8 per cento a Metaponto; attualmente stanno stringendo alleanze e patti elettorali con la Casa delle Libertà o solamente con la Lega, a seconda dle regioni.


    http://www.controappunto.org/resistenza/Dossier.htm


    I CIRCOLI COMUNITARISTI


    Come sopra detto, esiste da sempre a destra la ricerca di radici “rivoluzionarie”, ovvero di “sinistra”, del fascismo e del nazismo che porta alcuni militanti a rompere con il proprio ambiente di appartenenza per approdare su opposta sponda. E’ l’esperienza storica, ormai quasi secolare dei “fascisti rossi” o della “sinistra fascista”.

    Le esperienze meno lontane ci riportano alle frange movimentiste di Università Europea, approdate al movimento “comunista rivoluzionario” nel ‘68; all’esperienza di Indipendenza, un gruppo di ex militanti di Terza Posizione passati attraverso l’esperienza della lotta armata degli ultimi N.A.R. e del carcere e approdati a posizioni di sinistra “nazionalitaria”.

    Nella maggior parte dei casi - da Lotta di Popolo a Sinergie Europee - finisce per prevalere il senso di appartenenza tribale alle proprie tradizioni ed origini puramente fasciste.

    Più di recente è da segnalare l’esperienza di alcuni militanti dei Circoli Comunitaristi provenienti dallo sviluppo della “Linea comunitarista”, componente organizzata del Fronte Nazionale di Adriano Tilgher. Questi ultimi cominciano con il promuovere un Bollettino del Fronte Olista scegliendo come titolo Rosso è Nero, con un evidente richiamo ai “fascisti rossi”, la componente “socialistica” propria del “diciannovismo”, poi riemersa nella Repubblica Sociale Italiana.

    Il riferimento al nazional-bolscevismo tedesco degli anni ‘20 e ‘30 traspare nella scelta dei primi simboli: l’aquila prussiana con la spada, la falce e il martello.

    Il primo numero del novembre ‘98 espone la posizione “nazional-comunitaria”, partendo dal consueto superamento dei concetti di destra e sinistra: “Il fascista cattivo e nostalgico non mette paura a nessuno, anzi è utile e funzionale al sistema. Quello che mette veramente paura è il rivoluzionario. Questo non significa certo diventare di sinistra, perché questa sinistra ci disgusta quanto la destra. Significa oltrepassare i limiti imposti dalla cultura borghese e creare una nuova concezione della politica”.

    Fin qui niente di nuovo: siamo alla semplice riproposizione delle tesi, allora innovative, di Costruiamo l’azione. Il leader della componente è infatti un quadro storico dello spontaneismo armato, quel Maurizio Neri, dal cui arresto dopo la strage di Bologna (insieme, tra gli altri, alla Mambro, a Fioravanti, a Fiore e Morsello) è scaturita la prima inchiesta giudiziaria contro la rivista ed il gruppo diretto da Paolo Signorelli e Massimiliano Fachini.

    La spaccatura si consuma nell’estate del 1999, nel momento di massimo avvicinamento del Fronte Nazionale di Tilgher all’accordo elettorale con la Fiamma Tricolore di Rauti ed il Polo delle Libertà. A questo punto “l’area nazional-rivoluzionaria e nazional-comunista può e deve intraprendere una necessaria revisione dottrinaria ed ideologica (...) per trovare una sua strada del tutto autonoma”.

    Il primo sbocco è un convegno (Febbraio 2000) che si svolge in occasione del primo anniversario dell’attacco della NATO alla Jugoslavia. All’iniziativa partecipa Luc Michel, presidente del Partito Comunitarista Nazionaleuropeo. Molti i relatori “nazional-comunisti”: oltre a Carlo Terracciano, della più volte citata rivista Rosso è Nero, Yves Bataille, Dragos Kalajic, Chicco Galmozzi (ex di Prima Linea), ma anche un ex missino doc come Tommaso Staiti di Cuddia.

    Parte forse da qui (aprile-settembre 2000) il breve feeling politico dei Circoli Comunitaristi con il Partito Comunitarista Nazionaleuropeo, attivo soprattutto in Belgio, Francia e Germania. Si tratta di un gruppo transnazionale che rivendica la diretta filiazione dall’esperienza organizzata della Giovane Europa di Jean Thiriart. Il gruppo, dissoltosi alla fine degli anni ‘60, era stato rifondato come Parti Communautaire Européen in Belgio negli anni ‘80, ma il suo rilancio internazionale è collegato all’auspicio di un’alleanza in Russia tra nazionalisti e comunisti che hanno fatto tornare Thiriart alla politica attiva sino alla sua morte, avvenuta alla fine del ‘92.

    Ed è proprio sulla base della critica dottrinaria al thriartismo ed al “comunitarismo europeo” che avviene la rottura dei Circoli Comunitaristi con Il PCN. Da questo momento i primi affermano con forza che il loro scopo è quello di perseguire una collocazione “in seno alla sinistra anticapitalista ed antimperialista”. A ottobre 2000 nasce la Rete Italiana dei Circoli Comunitaristi che trasforma la testata in Comunitarismo con il sottotitolo Democrazia diretta - Socialismo liberazione, e dichiara consumata la rottura con gli ambienti nazional-rivoluzionari.

    Nel bilancio politico di “un anno di lotta” si sottolinea la centralità della proposta portata all’interno del movimento anti-globalizzazione e tra le forze antimperialiste “per la costruzione di un fronte di sinistra europea antagonista che si batte per il socialismo e che considera il dato nazionale un fattore imprescindibile”. Nel maggio 2001 – per loro stessa ammissione – l’esperienza dei Circoli Comunitaristi si esaurisce definitivamente. Essi si sciolgono e dichiarano la più totale rottura con gli ambienti della destra estrema per passare a quello che loro chiamano il “comunismo nazionalitario”.

    L’ultima ridefinizione identitaria, è dell’estate del 2001: “per rafforzare la comunicazione con le altre realtà della sinistra anticapitalistica e antimperialista: autoscioglimento…per dare vita alla formazione dell’Unione dei Comunisti Nazionalitari, cambiamento del nome della rivista…in Resistere!, cambiamento del vecchio simbolo (falce, martello e spada incrociati ), apertura di un nuovo sito-internet”.

    Il “comunismo” ed il “marxismo” sembrerebbero dunque essere l’ultimo approdo, con la nascita della Unione dei Comunisti Nazionalitari (dai quali si è allontanato Terracciano), che vanta alcuni circoli sparsi sull’intero territorio nazionale ed un sito internet. La Unione dei Comunisti Nazionalitari rivendica un’identità di sinistra radicale e, di fronte all’ostilità di gran parte del movimento di classe, adduce, a motivo di “legittimazione”, l’adesione ad alcuni campi antimperialisti.

    La loro rivista Comunitarismo viene definita “punto di riferimento di una corrente di pensiero Comunista Nazionalitaria, punto di arrivo di una lunga elaborazione teorica il cui approdo irrevocabile è la totale collocazione all’interno dell’area di sinistra antifascista, anticapitalistica, antimperialista e marxista”.

    A quei settori della sinistra antagonista che restano però convinti (a nostro avviso giustamente) che si tratti di un tentativo di infiltrazione, la Unione dei Comunisti Nazionalitari così risponde: “se alcuni settori della sinistra ancora dubitano di noi è anche per motivi legati alle analisi sull’imperialismo e sulle lotte di liberazione nazionale nel mondo. Siamo fiduciosi, comunque, che il tempo farà sfumare anche le ultime diffidenze”.

    Ma anche quest’esperienza non ha fatto “breccia” negli ambiti sinceramente anticapitalisti ed antimperialisti ed ora è stata riciclata nell’esperienza di Socialismo e Liberazione (dal sottotitolo della vecchia rivista). Così il medesimo gruppo cambia gattopardescamente nome rilanciando il medesimo progetto: “l’UCN (Unione Comunisti Nazionalitari) si è sciolta un anno fa (marzo 2002) proprio allo scopo di facilitare il dialogo con le altre componenti comuniste, antimperialiste ed anticapitaliste e di eliminare ostacoli alla mutua comprensione con altre realtà politiche antagoniste; l’associazione "Socialismo e Liberazione" non è in nessun modo un organizzazione centralizzata e gerarchizzata, bensì è un associazione culturale aperta a tutte le libere individualità che intendono diffondere idee e tesi anticapitaliste ed antiimperialiste; l’associazione "Socialismo e Liberazione" per queste sue caratteristiche è composta da diverse anime, tra cui quella comunista e nazionalitaria e utilizza strumenti di diffusione come la Rivista, siti internet e forum di discussione”.

    La fenice “nazional-comunista” traccia questa linea nel suo primo editoriale sul nuovo sito: “L’editoriale di questo numero lo vorremmo dedicare ad una spiegazione chiara e definitiva sulla linea politico - culturale che anima la Rivista ed il gruppo umano che la promuove. In questi ultimi mesi, abbiamo cercato di stabilire con altre realtà di compagni un dialogo costruttivo che ponesse le basi per una fattiva unione delle forze, posto che il settarismo e le granitiche certezze non hanno mai costituito, per fortuna, un problema per noi. L’esito, è bene dirlo apertamente, non è stato dei più felici, perché come spesso accade ci scontriamo con visioni vecchie quanto il cucco, come l’economicismo o il vetero-marxismo più pervicace, che ostacolano oggettivamente la nostra ricerca di un “pensiero nuovo” che si alimenti del contributo scientifico marxista, ma che, nel contempo, contenga in sé il fattore nazionalitario”.

    Ormai smascherato, il gruppo (guidato sempre da Maurizio Neri che firma gli articoli principali) si trincera dietro una posizione da “incompresi” in un mondo marxista che sarebbe legato a “vecchi schemi” e dove la provenienza politica “differente” è sinonimo di “emarginazione”.

    Una certa legittimazione politica gli viene dai contributi dell’unico filosofo “marxista” da loro considerato “moderno”, ovvero che da leggittimità alle tesi del “comunismo nazionalitario”: Costanzo Preve.

    I suoi articoli ed i suoi contributi sono posti, infatti, in grande evidenza sul sito e sulla rivista del gruppo.

    In particolar modo quelli su Comunitarismo e Comunismo dove Preve spiega le sue ragioni circa la legittimità ed il “diritto di cittadinanza” dell’idea di “comunismo nazionalitario” e della sua “collaborazione” coi gruppi che se ne fanno portatori. “Per queste ragioni, e per molte altre di questo tipo, ho personalmente deciso fin dal 1997 di collaborare con la rivista romana Indipendenza, che sostiene una versione democratica della questione nazionale cui ha dato il nome di nazionalitaria”.

    Uno degli assi portanti a sostegno della teoria è, dichiaratamente, il pensiero delle correnti “neo-comunitariste” di Etzioni (“fulminato” dalla vita comunitaria nei Kibbutz israeliani) e Mac Intyre, idee di cui ci si può “nutrire” nelle riviste e nelle associazioni culturali legate al pensiero neo-fascista “celtico” come Ideazione e Diorama (di Marco Tarchi, altro personaggio della destra che ha cercato di accreditarsi negli ambienti, questa volta, no-global) o nei manifesti delle “Comunità Giovanili” (come, ad esempio, quella di Parma).

    Ovviamente l’altro piatto forte di Preve, servito sulla tavola ben imbandita dai moderni seguaci del “nazional-comunismo”, è quello del superamento storico della dicotomia “destra-sinistra” che ci pone in termini “limitanti” di fronte agli sbocchi politici necessari per affrontare il moderno imperialismo e di fronte agli strumenti del marxismo “ortodosso” inadatti a leggere il fallimento del “comunismo novecentesco”.

    Un superamento della “pregiudiziale” nei confronti della possibilità di uno spostamento di posizioni politiche “da destra a sinistra” che Preve auspica seppure, ammette, “…ne siamo ancora lontani. Fino a quel momento, non vedo come si possa negare a priori, senza neppure esaminarla e verificarla, la buona fede politica e filosofica di chi si sposta da sinistra a destra (come ad esempio Adriano Sofri) o di chi si sposta da destra a sinistra.”

    http://www.controappunto.org/resistenza/Dossier.htm

    http://it.msnusers.com/Arsenale-Anti...58047153012202

    Sempre la stessa roba. Che due coglioni!!
    I Comunisti Nazionalitari non hanno nulla a che spartire con Terracciano, con Mutti, con Thilgher, con Thiriart e qualsiasi altro esponente della estrema destra europea. Il termine comunitarismo è stato usato politicamente da questa gente purtroppo prima dei CN. Il fatto è che filosoficamente i CN fanno riferimento al comunitarismo previano che ricordiamo nel suo libro "elogio del comunitarismo" dice nell'incipit del capitolo 6 che il fascismo è fenomeno "totalitario ed imperialista" ed il nazismo è "fenomeno totalitario imperialista ed eugenetico" condannando senza appello entrambi. Preve è filosoficamente un althusseriano e è stato per anni dentro DP.
    Recentemente parlando io stesso con Scalzone a Terni mi ha parlato dei suoi rapporti proprio con Preve che incontrò a Parigi e non ne parlava assolutamente come di un fascista o infiltrato o quello che cazzo ti pare.
    Se vuoi ti do la mail di Scalzone e potrai chiederglielo tu stesso.
    Il termine invece comunismo nazionalitario viene usato da decenni da formazioni comuniste indipendentiste sarde come A Manca Pro S'Indipendentzia.
    Il documento postato è vecchio e fa riferimento ad una sostanziale ignoranza di chi avendo revisionisticamente abbandonato il comunismo originario si è dato ai palliativi piccisti dell'antifascismo come via di esaurimento della lotta stessa.

    Aspetto di ripostare le stesse identiche cose alla prossima discussione patetica su questo argomento sulla quale interverrai.

    Per chi non fosse convinto ripeto: non me ne frega un cazzo. La rete è immensa, ci sono tanti posti dove scrivere oltre questo e potrete definire i comunisti nazionalitari come infiltrati fascisti. A noi non interessa nemmeno più.
    Buona continuazione a tutti.

    A luta continua

  4. #24
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    La legge dell' azione è anche quella della libertà:nessun vincolo si impone spiritualmente agli esseri;essi non hanno da temere e non hanno da sperare,essi hanno da agire. (Julius Evola,Rivolta contro il mondo moderno)
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    Ho postato questo linck x un unico scopo far capire ai "camerati" di avanguardia e a tutti quelli mischiati con ideologie sinistroidi cosa pensate veramente di loro tutto qui

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da IloveISRAEL Visualizza Messaggio
    A te non interessa ...
    Voi comunisti siete i campioni della doppiezza , quindi stai attento a quel che dici , i forum di Politica Online sono liberi .
    Prima o poi dovrete render conto del vostro supporto a movimenti antisemiti e nazistoidi come Hamas , Hezbollah e Jihad islamico .


    Scrive su una rivista neonazista dai toni aspramente antisemiti denominata 'EURASIA'. Lo ha scritto lui stesso.
    Neonazista?! Antisemita?!

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da IloveISRAEL Visualizza Messaggio
    Ritorno a Confucio? (Costanzo Preve)

    I chierici alla guerra di Angelo D’Orsi (Costanzo Preve)

    Vincere la paura di Magdi Allam (Costanzo Preve)

    Controstoria del liberalismo di Domenico Losurdo (Costanzo Preve)


    Che cose nazzzzisteeeee!!!

    Alcune indicazioni sull'identificazione comunitararista:

    Una lettura certa dei comunitaristi (oltre Evola) era "Il mattino dei Maghi" di Louis Pauwels e Jacques Bergier.
    Da questo testo presero concetti come "nostalgia del futuro" e altri abusati da Mario Merlino e tutti i nazimaoisti romani provenienti dal movimento neonazista tedesco "Nazione Europa".

    Il gruppo XXII Marzo di Merlino dichiarava di ispirarsi al Maggio Francese e decisamente a Cohn Bendit.

    Alla manifestazione davanti l'Ambasciata francese, dove esordirono accanto ai veri compagni di Linea Rossa, c'erano Stefano Della Chiaie, Serafino Di Luia, Loris Facchinetti e l'ex legionario e para' Buffa, detto il Lupo di Monteverde.

    Avevano uno striscione dove si leggeva "Hitler e Mao uniti nella lotta".

    Questo era l'esordio.

    Il tentativo del '77 è documentato da "Fascisti immaginari" di Maurizio Messina.

    Ecco un estratto dove si descrivono i tentativi di infiltrazione risalenti agli ultimi anni
    e "minimizzati" da Luciano Lanna.

    Interroghiamoci fino in fondo sui movimenti che contrastano il globalismo, sui “nuovi bisogni”, sul diffuso volontariato giovanile e non, sul senso consapevole di buona parte del movimento che contrasta le nuove guerre imperialiste, su molte pulsioni della stessa New Age, sull’ambientalismo profondo, sulle nuove forme di spiritualità, sul ritorno alle religioni. Mi sembra che sul fronte metapolitico davvero molto si stia muovendo. Occorre però avere occhi per vedere, orecchie per intendere e capacità di vivere le pulsioni del nostro tempo. La storia la si fa “facendola”, non teorizzando progetti di partecipazione. Ripeto: i nuovi movimenti – quelli veri, non i tentativi dei partiti o dei sindacati di “inserirsi” – sono, come ieri, il bacino delle innovazioni. E quello che nel 1914 furono le trincee, oggi potrebbe essere rappresentato dalle manifestazioni contro la guerra. Del resto, la parabola del grande vecchio del Novecento, Ernst Jünger, passato dal bellicismo al neutralismo e all’ecologismo, potrebbe rappresentarne la migliore metafora.

    Quindi i punti vulnerabili dell'altermondialismo sono: le tendenze spiritualiste ma anche tutte quelle manifestazioni che nascono dagli integralismi cattolici oppure ebraici.
    I comunitaristi vogliono inserirsi e parassitare il movimento per strumentalizzarlo (oggi come ieri).
    C'è sempre il grande sogno eurocentrico in agguato che può essere mediato da Rifkin.

    L'antisemitismo sfegatatato
    e il rifiuto della nonviolenza.

    Questo è un concetto piu' articolato perchè i disobbedienti, per esempio, usano questo concetto per azioni dimostrative a metà strada tra Gandhi e il situazionismo.

    I comunitaristi una volta "innestati" tendono a rimuovere la nonviolenza per poter ottenere quella militarizzazione statale e poliziesca che diventa pura azione violenta che paralizza i movimenti e consegna alcuni apparati direttamente nelle loro mani.

    I comunitaristi entrano attraverso i varchi aperti da personaggi come il Che o Pasolini che loro stessi hanno lungamente operato per rendere fortemente bipolari.
    Sono legittimati dall'antiamericanismo.

    (Provate a mandare su Indy un post molto antiamericano e troverete consensi tra tutti i fascisti-troll che passano, forse stipendiati dallo stato, 12 ore al giorno su quel sito e spesso soverchiano i compagni in numero e continuità.)

    Il gruppo XXII Marzo di Merlino dichiarava di ispirarsi al Maggio Francese e decisamente a Cohn Bendit.

    Alla manifestazione davanti l'Ambasciata francese, dove esordirono accanto ai veri compagni di Linea Rossa, c'erano Stefano Della Chiaie, Serafino Di Luia, Loris Facchinetti e l'ex legionario e para' Buffa, detto il Lupo di Monteverde.

    Avevano uno striscione dove si leggeva "Hitler e Mao uniti nella lotta".

    Questo era l'esordio.

    Il tentativo del '77 è documentato da "Fascisti immaginari" di Maurizio Messina.

    Ecco un estratto dove si descrivono i tentativi di infiltrazione risalenti agli ultimi anni
    e "minimizzati" da Luciano Lanna.

    Interroghiamoci fino in fondo sui movimenti che contrastano il globalismo, sui “nuovi bisogni”, sul diffuso volontariato giovanile e non, sul senso consapevole di buona parte del movimento che contrasta le nuove guerre imperialiste, su molte pulsioni della stessa New Age, sull’ambientalismo profondo, sulle nuove forme di spiritualità, sul ritorno alle religioni. Mi sembra che sul fronte metapolitico davvero molto si stia muovendo. Occorre però avere occhi per vedere, orecchie per intendere e capacità di vivere le pulsioni del nostro tempo. La storia la si fa “facendola”, non teorizzando progetti di partecipazione. Ripeto: i nuovi movimenti – quelli veri, non i tentativi dei partiti o dei sindacati di “inserirsi” – sono, come ieri, il bacino delle innovazioni. E quello che nel 1914 furono le trincee, oggi potrebbe essere rappresentato dalle manifestazioni contro la guerra. Del resto, la parabola del grande vecchio del Novecento, Ernst Jünger, passato dal bellicismo al neutralismo e all’ecologismo, potrebbe rappresentarne la migliore metafora.

    Quindi i punti vulnerabili dell'altermondialismo sono: le tendenze spiritualiste ma anche tutte quelle manifestazioni che nascono dagli integralismi cattolici oppure ebraici.
    I comunitaristi vogliono inserirsi e parassitare il movimento per strumentalizzarlo (oggi come ieri).
    C'è sempre il grande sogno eurocentrico in agguato che può essere mediato da Rifkin.

    L'antisemitismo sfegatatato
    e il rifiuto della nonviolenza.

    Questo è un concetto piu' articolato perchè i disobbedienti, per esempio, usano questo concetto per azioni dimostrative a metà strada tra Gandhi e il situazionismo.

    I comunitaristi una volta "innestati" tendono a rimuovere la nonviolenza per poter ottenere quella militarizzazione statale e poliziesca che diventa pura azione violenta che paralizza i movimenti e consegna alcuni apparati direttamente nelle loro mani.

    I comunitaristi entrano attraverso i varchi aperti da personaggi come il Che o Pasolini che loro stessi hanno lungamente operato per rendere fortemente bipolari.
    Sono legittimati dall'antiamericanismo.

    (Provate a mandare su Indy un post molto antiamericano e troverete consensi tra tutti i fascisti-troll che passano, forse stipendiati dallo stato, 12 ore al giorno su quel sito e spesso soverchiano i compagni in numero e continuità.)

    Gli integralismi religiosi in tutte le salse.
    L'europeismo spinto.

    Il passo successivo, se gli viene permesso, consiste nell'entrare nel meccanismo movimentista, disconnettendo le direttive nonviolente e puntano all'azione pura.

    In questo agendo con quella logica apparentemente rivoluzionaria che già rendeva stridente lo slogan del PCI, negli anni '60, che diceva: "Il PCI per la pace" e spingeva Merlino a scrivere: "Non sono veri comunisti perchè i rivoluzionari non sono certo pacifisti". Dimenticando di aggiungere: "Gli unici violenti dichiarati sono i fascisti".

    Per questo non possiamo dimenticare che il comunitarismo il Sismi, Sisde, ecc. sono le due facce della stessa medaglia.
    In quanto il crescendo della violenza è l'obiettivo dei Servizi che puntano alla legge marziale come antitodo ad ogni manifestazione popolare e al terrore come conservazione dell'immobilismo neoliberista attuale.

    Una osservazione inevitabile che nasce da questo excursus è che l'antisemitismo è solo uno dei vari punti utilizzati dai comunitaristi (da sempre) per tentare infiltrazioni.

    Edoneo

    http://it.msnusers.com/Arsenale-Anti...58048471794636

    Il comunitarismo - le fonti degli articoli e dei siti

    Molti dei dati e dei testi presenti su questo dossier sono stati estratti - interamente, sintetizzati o rielaborati - da dossier ed articoli presenti nei seguenti archivi:

    Umanità Nova - http://www.ecn.org/uenne

    Indymedia - http://italy.indymedia.org

    Misteri d’Italia - http://www.misteriditalia.it/

    Altre Mappe - http://www.altremappe.org

    http://www.amnistia.net/librairi/amn...06/gladmil.htm

    http://www.strano.net/stragi/tstragi/relmp2/rel14p2.htm

    Corte costituzionale, sentenza 231/75: Deposizioni Cherubini e Carlucci. Vedasi anche deposizione Filastò, 3 luglio 1981, resa al dott. Cappelli della Procura della Repubblica di Arezzo. Vedasi la deposizione Zanda, 23 novembre 1982, al sostituto procuratore della Repubblica di Bologna e Carlucci, 10 febbraio 1982, alla Assise di Bologna.
    “Calcio e politica: la vera mappa dell’odio” da L’Espresso, 2 dicembre 1999

    . Meglio è andata alle amministrative: 1,6 per cento alla provincia di Lodi, con punte del 14 per cento a Somaglia e Salerano e un 8 per cento a Metaponto; attualmente stanno stringendo alleanze e patti elettorali con la Casa delle Libertà o solamente con la Lega, a seconda dle regioni.


    http://www.controappunto.org/resistenza/Dossier.htm


    I CIRCOLI COMUNITARISTI


    Come sopra detto, esiste da sempre a destra la ricerca di radici “rivoluzionarie”, ovvero di “sinistra”, del fascismo e del nazismo che porta alcuni militanti a rompere con il proprio ambiente di appartenenza per approdare su opposta sponda. E’ l’esperienza storica, ormai quasi secolare dei “fascisti rossi” o della “sinistra fascista”.

    Le esperienze meno lontane ci riportano alle frange movimentiste di Università Europea, approdate al movimento “comunista rivoluzionario” nel ‘68; all’esperienza di Indipendenza, un gruppo di ex militanti di Terza Posizione passati attraverso l’esperienza della lotta armata degli ultimi N.A.R. e del carcere e approdati a posizioni di sinistra “nazionalitaria”.

    Nella maggior parte dei casi - da Lotta di Popolo a Sinergie Europee - finisce per prevalere il senso di appartenenza tribale alle proprie tradizioni ed origini puramente fasciste.

    Più di recente è da segnalare l’esperienza di alcuni militanti dei Circoli Comunitaristi provenienti dallo sviluppo della “Linea comunitarista”, componente organizzata del Fronte Nazionale di Adriano Tilgher. Questi ultimi cominciano con il promuovere un Bollettino del Fronte Olista scegliendo come titolo Rosso è Nero, con un evidente richiamo ai “fascisti rossi”, la componente “socialistica” propria del “diciannovismo”, poi riemersa nella Repubblica Sociale Italiana.

    Il riferimento al nazional-bolscevismo tedesco degli anni ‘20 e ‘30 traspare nella scelta dei primi simboli: l’aquila prussiana con la spada, la falce e il martello.

    Il primo numero del novembre ‘98 espone la posizione “nazional-comunitaria”, partendo dal consueto superamento dei concetti di destra e sinistra: “Il fascista cattivo e nostalgico non mette paura a nessuno, anzi è utile e funzionale al sistema. Quello che mette veramente paura è il rivoluzionario. Questo non significa certo diventare di sinistra, perché questa sinistra ci disgusta quanto la destra. Significa oltrepassare i limiti imposti dalla cultura borghese e creare una nuova concezione della politica”.

    Fin qui niente di nuovo: siamo alla semplice riproposizione delle tesi, allora innovative, di Costruiamo l’azione. Il leader della componente è infatti un quadro storico dello spontaneismo armato, quel Maurizio Neri, dal cui arresto dopo la strage di Bologna (insieme, tra gli altri, alla Mambro, a Fioravanti, a Fiore e Morsello) è scaturita la prima inchiesta giudiziaria contro la rivista ed il gruppo diretto da Paolo Signorelli e Massimiliano Fachini.

    La spaccatura si consuma nell’estate del 1999, nel momento di massimo avvicinamento del Fronte Nazionale di Tilgher all’accordo elettorale con la Fiamma Tricolore di Rauti ed il Polo delle Libertà. A questo punto “l’area nazional-rivoluzionaria e nazional-comunista può e deve intraprendere una necessaria revisione dottrinaria ed ideologica (...) per trovare una sua strada del tutto autonoma”.

    Il primo sbocco è un convegno (Febbraio 2000) che si svolge in occasione del primo anniversario dell’attacco della NATO alla Jugoslavia. All’iniziativa partecipa Luc Michel, presidente del Partito Comunitarista Nazionaleuropeo. Molti i relatori “nazional-comunisti”: oltre a Carlo Terracciano, della più volte citata rivista Rosso è Nero, Yves Bataille, Dragos Kalajic, Chicco Galmozzi (ex di Prima Linea), ma anche un ex missino doc come Tommaso Staiti di Cuddia.

    Parte forse da qui (aprile-settembre 2000) il breve feeling politico dei Circoli Comunitaristi con il Partito Comunitarista Nazionaleuropeo, attivo soprattutto in Belgio, Francia e Germania. Si tratta di un gruppo transnazionale che rivendica la diretta filiazione dall’esperienza organizzata della Giovane Europa di Jean Thiriart. Il gruppo, dissoltosi alla fine degli anni ‘60, era stato rifondato come Parti Communautaire Européen in Belgio negli anni ‘80, ma il suo rilancio internazionale è collegato all’auspicio di un’alleanza in Russia tra nazionalisti e comunisti che hanno fatto tornare Thiriart alla politica attiva sino alla sua morte, avvenuta alla fine del ‘92.

    Ed è proprio sulla base della critica dottrinaria al thriartismo ed al “comunitarismo europeo” che avviene la rottura dei Circoli Comunitaristi con Il PCN. Da questo momento i primi affermano con forza che il loro scopo è quello di perseguire una collocazione “in seno alla sinistra anticapitalista ed antimperialista”. A ottobre 2000 nasce la Rete Italiana dei Circoli Comunitaristi che trasforma la testata in Comunitarismo con il sottotitolo Democrazia diretta - Socialismo liberazione, e dichiara consumata la rottura con gli ambienti nazional-rivoluzionari.

    Nel bilancio politico di “un anno di lotta” si sottolinea la centralità della proposta portata all’interno del movimento anti-globalizzazione e tra le forze antimperialiste “per la costruzione di un fronte di sinistra europea antagonista che si batte per il socialismo e che considera il dato nazionale un fattore imprescindibile”. Nel maggio 2001 – per loro stessa ammissione – l’esperienza dei Circoli Comunitaristi si esaurisce definitivamente. Essi si sciolgono e dichiarano la più totale rottura con gli ambienti della destra estrema per passare a quello che loro chiamano il “comunismo nazionalitario”.

    L’ultima ridefinizione identitaria, è dell’estate del 2001: “per rafforzare la comunicazione con le altre realtà della sinistra anticapitalistica e antimperialista: autoscioglimento…per dare vita alla formazione dell’Unione dei Comunisti Nazionalitari, cambiamento del nome della rivista…in Resistere!, cambiamento del vecchio simbolo (falce, martello e spada incrociati ), apertura di un nuovo sito-internet”.

    Il “comunismo” ed il “marxismo” sembrerebbero dunque essere l’ultimo approdo, con la nascita della Unione dei Comunisti Nazionalitari (dai quali si è allontanato Terracciano), che vanta alcuni circoli sparsi sull’intero territorio nazionale ed un sito internet. La Unione dei Comunisti Nazionalitari rivendica un’identità di sinistra radicale e, di fronte all’ostilità di gran parte del movimento di classe, adduce, a motivo di “legittimazione”, l’adesione ad alcuni campi antimperialisti.

    La loro rivista Comunitarismo viene definita “punto di riferimento di una corrente di pensiero Comunista Nazionalitaria, punto di arrivo di una lunga elaborazione teorica il cui approdo irrevocabile è la totale collocazione all’interno dell’area di sinistra antifascista, anticapitalistica, antimperialista e marxista”.

    A quei settori della sinistra antagonista che restano però convinti (a nostro avviso giustamente) che si tratti di un tentativo di infiltrazione, la Unione dei Comunisti Nazionalitari così risponde: “se alcuni settori della sinistra ancora dubitano di noi è anche per motivi legati alle analisi sull’imperialismo e sulle lotte di liberazione nazionale nel mondo. Siamo fiduciosi, comunque, che il tempo farà sfumare anche le ultime diffidenze”.

    Ma anche quest’esperienza non ha fatto “breccia” negli ambiti sinceramente anticapitalisti ed antimperialisti ed ora è stata riciclata nell’esperienza di Socialismo e Liberazione (dal sottotitolo della vecchia rivista). Così il medesimo gruppo cambia gattopardescamente nome rilanciando il medesimo progetto: “l’UCN (Unione Comunisti Nazionalitari) si è sciolta un anno fa (marzo 2002) proprio allo scopo di facilitare il dialogo con le altre componenti comuniste, antimperialiste ed anticapitaliste e di eliminare ostacoli alla mutua comprensione con altre realtà politiche antagoniste; l’associazione "Socialismo e Liberazione" non è in nessun modo un organizzazione centralizzata e gerarchizzata, bensì è un associazione culturale aperta a tutte le libere individualità che intendono diffondere idee e tesi anticapitaliste ed antiimperialiste; l’associazione "Socialismo e Liberazione" per queste sue caratteristiche è composta da diverse anime, tra cui quella comunista e nazionalitaria e utilizza strumenti di diffusione come la Rivista, siti internet e forum di discussione”.

    La fenice “nazional-comunista” traccia questa linea nel suo primo editoriale sul nuovo sito: “L’editoriale di questo numero lo vorremmo dedicare ad una spiegazione chiara e definitiva sulla linea politico - culturale che anima la Rivista ed il gruppo umano che la promuove. In questi ultimi mesi, abbiamo cercato di stabilire con altre realtà di compagni un dialogo costruttivo che ponesse le basi per una fattiva unione delle forze, posto che il settarismo e le granitiche certezze non hanno mai costituito, per fortuna, un problema per noi. L’esito, è bene dirlo apertamente, non è stato dei più felici, perché come spesso accade ci scontriamo con visioni vecchie quanto il cucco, come l’economicismo o il vetero-marxismo più pervicace, che ostacolano oggettivamente la nostra ricerca di un “pensiero nuovo” che si alimenti del contributo scientifico marxista, ma che, nel contempo, contenga in sé il fattore nazionalitario”.

    Ormai smascherato, il gruppo (guidato sempre da Maurizio Neri che firma gli articoli principali) si trincera dietro una posizione da “incompresi” in un mondo marxista che sarebbe legato a “vecchi schemi” e dove la provenienza politica “differente” è sinonimo di “emarginazione”.

    Una certa legittimazione politica gli viene dai contributi dell’unico filosofo “marxista” da loro considerato “moderno”, ovvero che da leggittimità alle tesi del “comunismo nazionalitario”: Costanzo Preve.

    I suoi articoli ed i suoi contributi sono posti, infatti, in grande evidenza sul sito e sulla rivista del gruppo.

    In particolar modo quelli su Comunitarismo e Comunismo dove Preve spiega le sue ragioni circa la legittimità ed il “diritto di cittadinanza” dell’idea di “comunismo nazionalitario” e della sua “collaborazione” coi gruppi che se ne fanno portatori. “Per queste ragioni, e per molte altre di questo tipo, ho personalmente deciso fin dal 1997 di collaborare con la rivista romana Indipendenza, che sostiene una versione democratica della questione nazionale cui ha dato il nome di nazionalitaria”.

    Uno degli assi portanti a sostegno della teoria è, dichiaratamente, il pensiero delle correnti “neo-comunitariste” di Etzioni (“fulminato” dalla vita comunitaria nei Kibbutz israeliani) e Mac Intyre, idee di cui ci si può “nutrire” nelle riviste e nelle associazioni culturali legate al pensiero neo-fascista “celtico” come Ideazione e Diorama (di Marco Tarchi, altro personaggio della destra che ha cercato di accreditarsi negli ambienti, questa volta, no-global) o nei manifesti delle “Comunità Giovanili” (come, ad esempio, quella di Parma).

    Ovviamente l’altro piatto forte di Preve, servito sulla tavola ben imbandita dai moderni seguaci del “nazional-comunismo”, è quello del superamento storico della dicotomia “destra-sinistra” che ci pone in termini “limitanti” di fronte agli sbocchi politici necessari per affrontare il moderno imperialismo e di fronte agli strumenti del marxismo “ortodosso” inadatti a leggere il fallimento del “comunismo novecentesco”.

    Un superamento della “pregiudiziale” nei confronti della possibilità di uno spostamento di posizioni politiche “da destra a sinistra” che Preve auspica seppure, ammette, “…ne siamo ancora lontani. Fino a quel momento, non vedo come si possa negare a priori, senza neppure esaminarla e verificarla, la buona fede politica e filosofica di chi si sposta da sinistra a destra (come ad esempio Adriano Sofri) o di chi si sposta da destra a sinistra.”

    http://www.controappunto.org/resistenza/Dossier.htm

    http://it.msnusers.com/Arsenale-Anti...58047153012202
    ...ahahahah...

  7. #27
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    Citazione Originariamente Scritto da arjuna60 Visualizza Messaggio
    Ho postato questo linck x un unico scopo far capire ai "camerati" di avanguardia e a tutti quelli mischiati con ideologie sinistroidi cosa pensate veramente di loro tutto qui
    La nostra non è un'ideologia, né, tantomeno, un'ideologia sinistroide. Il tuo thread non ha senso, spiace dirtelo.

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da bixio_cv Visualizza Messaggio
    vi ho solo segnalato delle cose....le polemiche non le voglio alzare io giudico solo quello che vedo scritto su questo forum..le indagini di intenet che tutti si posso inventare o mandare in giro per ogni tipo di causa non mi interessano..non ho ancora raggiunto i 50 post per mandare i messaggi privati altrimenti lo avrei fatto con quelli più presenti sul sito....leggo solo gli articoli che scrivete qua e su quelli ragiono e discuto.... ok?
    Compagno,
    Sandinista si riferiva al fatto che mesi fa, al tuo primo intervento qui, ci giudicasti immediatamente in base ai "documenti" che giravano su internet. Tutto qui. Spero che la tua presenza qui sia motivata dall'aver respinto tutte quelle falsità che girano sul nostro conto. Del resto, il nostro sito, il forum e le riviste parlano per noi.

    Un saluto

 

 
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