



E' vero, nel 2002, per una "blindatura" delle modifiche, il MRE combattè da solitario una battaglia impossibile contro tutto e contro tutti, contro la destra smaniosa di farsi i propri interessi e di gettare l'offa della devoluzione in pasto alla Lega e contro i DS (e in qualche misura la Margherita) che ancora difendevano la scelta irresponsabile della loro riforma costituzionale.
Oggi una buona parte di Ds e DL sta lavorando ad un progetto che va in quella direzione ed assorbe quell'idea, naturalmente senza riconoscerne la paternità.


Diciamo una buona volta la verità, sfatando lo spauracchio di questo stupido referendum. E' un'altra cavolata alla Segni, su questo non ci sono dubbi. D'altronde due sono le persone che in Italia sono state capaci di fare soltanto danni: una è Artullo Parisi (che oltre agli scempi politici quotidiani porta sul gobbo la caduta del governo Prodi nel '98), l'altra è proprio Mariotto Segni.
Ma dicevo, sfatiamo lo spauracchio.
Il luogo comune (nato con la stessa superficialità con cui si liquidano le buone proposte di ingegneria elettorale) vuole che il referendum porterà, oltre che ad un pasticcio da rimediare col taglia e cuci, al bipartitismo.
Io ho ragione di pensare che invece sarà un grandioso boomerang per i promotori stessi (non a caso, appunto, la proverbiale reputazione di Segni): chi, come me, è straconvinto che in Italia non esistano condizioni politiche e culturali per schiacciare la politica in due soli partiti, sa benissimo che quel referendum potrà essere il grimaldello per il multipolarismo. Il premio di maggioranza si dà al partito vincente e non alla coalizione? Benissimo, nasceranno tre, quattro, magari anche cinque grandi partiti che si contenderanno lo scettro.
Non mi spaventa il contenuto referendario. Non andrò a votare, perché le questioni delicate non si gettano in pasto al popolo bue. Abbiamo già visto i risultati una volta. Solo Segni e Parisi (alias Gianni e Pinotto) possono continuare a investire nelle sciocchezze.


Su un argomento così complesso e così compenetrato di questioni di principio e di argomenti contingenti (chi sostiene una posizione per convincimento di ottenere un risultato, chi sperando in un interesse di parte, chi in buona fede solo per smuovere le acque, chi con ragionamenti i più strani) ci può stare quasi qualsiasi pronunciamento, ma questa storia del "popolo bue", proprio mi fa sentire un dolore.


Non è questione di popolo bue (per quanto su quesiti di natura istituzionale supporre che la gente navighi nella più totale ignoranza non mi sembra azzardato), è questione che il referendum a me sembra il mezzo meno adatto per modificare le istituzioni. Le regole del gioco vanno fatte con serietà, con competenza e tendando di conciliare le posizioni, non vanno imposte con la forza dei numeri.


Verissimo. Le regole del gioco, le riforme istituzionali vanno fatte attraverso forme di dibattito generalizzato sì, ma attraverso i meccanismi di una rappresentanza di tipo parlamentare. Ma se il Parlamento è bacato da una anomalia elettorale, a chi rivolgersi se non a Dio e al Popolo? (e visto che siamo laici, intanto ci rivolgiamo al Popolo).
Detto questo anche io mi trovo in forte disagio nei confronti di questa ipotesi referendaria e spero che si trovi una soluzione decente alternativa.


Io non credo al "popolo bue". Credo che gli italiani, con tutti i difetti che abbiamo, siano in grado di capire i termini fondamentali di una questione. Quando nel 1991 si andò a votare per il referendum sulla preferenza unica la maggioranza andò e votò Sì proprio perché l'elettorato comprese quale sarebbe stato l'impatto del referendum.
L'Italia del 2007 però non è più quella del 1991 per almeno due motivi: perché di referendum, da allora, ce ne sono stati decine, e perché la confusa spinta riformatrice che allora esisteva e della quale i referendum furono uno strumento fondamentale, con tutti i loro difetti, è stata imbrigliata e tradita. Continuare su questa strada dopo che ne sono diventati evidenti i difetti ed i limiti mi sembra assurdo e sbagliato. Le questioni della riforma del nostro sistema elettorale, politico ed istituzionale non possono più essere affrontate con questo strumento; e questo al di là del merito delle questioni proposte, che mi sembra molto discutibile.