Ho letto con interesse l'articolo-lettera pubblicato su Libero (ed. del 26-11-06 pag. 9) firmato da Mario Segni che, con enfasi, si scaglia contro le lobby dei partiti minori facendone il vero male della democrazia. Secondo il progetto referendario di Segni, che partirà tra pochi giorni, proponendo la riforma elettorale con un limite del 4% alla Camera e dell'8% al Senato su base regionale con un premio di maggioranza alla sola lista vincente, si dovrebbe interromepre il proliferare dei partiti, anche di quelle spine minori, dando un forte impulso aggregativo tanto che la risultante sarebbe, a sinistra un forte partito riformista ovvero il PD e a destra un forte partito liberal popolare, con due estremi quali la Lega e i Comunisti ... quelli veri. Come sostiene Segni nel suo scritto "il referendum è la battaglia per il bipartitismo" e si dice favorevole in quanto "sarebbe l'unica risposta alla disgregazione in atto e alle spinte centrifughe di tutti i gruppi e gruppetti, alla moltiplicazione delle spese e delle lottizzazioni" ma, lascia intravedere un progetto o un pericolo diverso, quello dell'aggregazione a fini elettorali, quando si esprime sul fatto che una volta eletti i membri della stessa lista (tenuti insieme dal collante quorum! n.d.r.) può darsi tornino a litigare e su questo Segni non da garanzie affinché cio non avvenga se non il fatto che con il sistema proposto, dice "nessuno potrà dire di aver preso voti sul suo nome, sul suo simbolo, sul suo programma e in nome di questo votare contro il Governo e il suo programma".
Tutto ciò non da garanzie ai cittadini, l'oggi lo dimostra, l'Unione è litigiosa e divisa tanto quanto la CDL. Tutto ciò mi fa riflettere e, mi convince, sul fatto che il referendum di Segni poco cambierà in quanto non dice che vuole restituire al Popolo il valore del voto e dunque la scelta, non già di una aggregazione di nomi precostituita sulla base di logiche spatitorie stabilite dai Segretari, ma di persone in base a criteri di valore, correttezza e meritocrazia.
Vorrei dunque ragionare, con Voi che leggete in vista di ques'ennesimo referendum che saremo chiamati ob-torto collo a pagare, e (per carità io sono a favore dei referendum ma quando sono seri e laicamente impostati) come le lobby non siano solo quelle dei partitini che, contrariemente a quanto scrive Segni nell'articolo prendendo ad esempio le dichiarazioni del Ministro Padoa Schioppa sulla gestione difficile della finanziaria "si trova a dover dar conto a 9 partiti e attendere 9 risposte", ma siano altre.
Il fatto è che fantasmi o meno, sinosi o meno, questi partitini, più o meno grandi, più o meno reali, più o meno ad personam, rappresentano culture e idee differenti tra loro ma, contrariemente ad altri, spesso aperti al dialogo, e dunque sono e rappresentano, un valore inestimabile per la crescita democratica del Paese che non deve scomparire. Le lobby, quelle vere, quelle che muovono interessi economico-finanziari di rilievo, hanno come riferimento i partiti monolitici ed in essi si fondono per gestire il potere.
Parlando dunque di partiti minori, e processi democratici di partecipazione, basta guardare l'evoluzione del PD, che da sogno del Popolo delle primarie per un Paese più libero e democratico, si trasformerà, se mai diverrà realtà, solo in un patto di poteri forti determinati - pur di restare saldamente al timone del Paese - a soffocare ogni alito di voce contraria elo stop and go di questi mesi sul PD imposto da DS e DL con la loro guerra interna, oramai non più invisibile, per la conquista del potere ne è la prova.
Quindi hanno ragione da vendere le minoranze scissioniste che, in sintesi, non possono accettare di assistere alla globalizzazione e alla massificazione della storia e della cultura politica che rappresentano e penso che Diliberto, Salvi, Mussi, la Bernardini così come Villetti, i Craxi ma anche Follini e persino lo stesso Bossi si schiereranno contro chi li vuole sciogliere, e con essi i milioni di elettori che esprimono.
Il referendum che Segni propone vuole bloccare ogni forma di aggregazione e dunque evitare il nascere di nuove idee e formazioni politiche? O vuole dare al Paese una nuova forma di confronto democratico e pluralista riformando l'aborto attuale di legge elettorale che la CDL ha dato al Paese non senza colpe della sinistra?
Ma tutto questo ha veramente poca importanza per il cittadino comune che non giunge a fine mese e s'indebita con le banche, per il piccolo imprenditore a cui tolgono con il TFR la possibilità di un minimo sviluppo, o per il disoccupato che non trova lavoro, o per il precario a vita, o per il ferrotramviere, o per l'assistente di volo che sente il suo AD dichiarare "l'Alitalia più vola più perde" ma che con questa finanziaria vede il Governo tagliare su tutto, ma non sullo stipendio miliardario che lo stesso AD di Alitalia, nonostante la crisi della compagnia, continua a percepire (vedi art. 18, comma 169 e 170 - AS 1183 - Finanziaria 2007).
Tutti siamo sfibrati nell'animo, umiliati, defraudati - da tempo - del senso e del valore delle parole giustizia, legalità, equità e rigore, ma, non si tocchi, per favore, lo sviluppo di quella democrazia in cui vogliamo ancora oggi credere, imbavagliando le voci minoritarie. Si riformi la legge elettorale, sulla base di una proposta popolare comunemente condivisa, si restituisca al "voto del Popolo Sovrano" il suo valore reale.
Il voto che la politica chiede, con il sistema elettorale attuale, è un voto che non appartiene più alla gente, ma rischia di divenire uno strumento autoreferenziale per il mantenimento di una casta. Ma tutto ciò implica un giudizio morale pesantissimo da parte del Popolo, verso chi ha composto le liste elettorali mandando in Parlamento corrotti e corruttori definitivamente condannati nei tre gradi di giudizio e dunque senza appello.
Il Paese ha estremo bisogno di recuperare il proprio potere nell'esercizio della democrazia attraverso l'espressione del voto, per la scelta diretta del proprio candidato da inviare in sua rappresentanza in Parlamento, magari legandolo - anche con il proprio giudizio morale - saldamente al rispetto del mandato politico ricevuto.
Appare quindi naturale che la libertà di scelta del proprio rappresentante porti ad una frammentazione delle diverse anime del Paese che, rispetto al territorio e alla situazione economico-sociale che lo caratterizza, scelgono in totale libertà chi le deve rappresentare, ma questo non deve spaventare chi è aperto al dialogo e al confronto come Mario Segni.
Oggi invece ci sembra sempre più spesso di percepire, come certa politica stia assumento un posizione illiberale e antidemocratica, soprattutto nei confronti delle formazioni minori, per cui il dialogo può esistere purché non sia relativismo, perchè vuol dire solo una cosa "io ho ragione è poi discutiamo" ma così facendo non si discute, si uccide "il dialogo", e il Paese continua a vivere drammaticamente perché non ci sono più avversari ma solo nemici e quando ci sono solo nemici si rompe il patto di fratellanza che lega una Nazione e, sovente, si finisce nel razzismo. E' compito della politica mantenere saldo e vivo quel patto di fratellanza.
Ma più importante di tutto, ciò che deve cambiare è la mentalità del fare politica, la consapevolezza del fare, non per interessi particolari, prorpi o di bottega ma, per l'interesse generale del Paese.
Poi potranno pure esservi 1000 partitini, ma se la capacità di dialogo e rispetto delle culture altrui pervaderà anche lo spirito di chi oggi è o sarà mandato in Parlamento, posto che riesca ad essere tanto forte da recuparare quell'autonomia che oggi gli è stata ridotta, salvo rare eccezioni, alla sola libertà di guardare il pollice del prorpio Capogruppo subito prima dell'espressione del voto, allora il Paese sarà instradato verso una nuova era.
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Rispondi Citando
sul tfr o su Segni????
