Se le tre ore mute del Grande Silenzio di Groening vi sono sembrate leggere come un cartone animato, se Per sempre di Alina Marazzi vi è parso rincorrere l’esistenza di donne tutto sommato frivole, allora non potete perdervi questo In memoria di me, di Saverio Costanzo.
L’ho visto ieri sera. Avevo già visto Private – e mi era piaciuto molto – e la prima cosa che vorrei dire è che continua a sorprendermi come uno spermatozoo prodotto dal grossolano ciccione coi baffi abbia potuto dar vita a un regista criticabile ma molto raffinato.
L’ho visto ieri sera, in compagnia di una fanciulla senza la quale mi sarebbe stato impossibile.
Si viene introdotti in un noviziato presumibilmente di Gesuiti (anche se non viene esplicitamente detto, lo si capisce piuttosto bene). L’ambiente è quello grandioso del monastero di San Giorgio Maggiore a Venezia: ma, eccettuato qualche scorcio di chiostri o di sagrati, sostanzialmente tutto si svolge in uno sterminato corridoio a gran volte su cui si aprono decine di celle. Il corridoio ha ai lati immense vetrate da cui si intravedono fiancate di navi che passano, alberi di barche a vela che oscillano, e – di notte – le luci della Venezia che conosciamo, piena di vita e di morte, affascinante e inquieta. Il silenzio viene ogni tanto trafitto dal suono profondo e straziante della sirena di un bastimento.
Il film è intriso di inquietudini, di rumori d’angoscia nelle notti, di malattie e di morti consumate in celle completamente aperte ma inviolabili per superiore decreto, di giovani in camicina, maglioncino e turbamenti d’ordinanza, di citazioni dostoevskiane. di superiori dalla mascella e dall’animo spigoloso, di omosessualità delicatissima; nessuna donna (di fatto nessuna donna, anche se per qualche secondo una ne compare): di qui l’importanza della fanciulla; nessun sorriso, mai in due ore, solo due, molto molto belli, nell’ultima scena; perfino un’apparizione – ma di cosa non si sa: è il malato? è il sacro femminino? è Gesù? Colonna sonora da brivido, tra valzer, Arvo Paert, e postdodecafonia.
La morale: un certo cristianesimo (quello della churchanity) è, prima che disumano, a-umano. Fuggite finché siete in tempo, e andate verso la verità viva e l’Africa (citazione del Kyrie della Missa Luba, nella scena finale).
Non aggiungo altro, ma altro ci sarebbe: andate a vederlo, magari vi arrabbierete ma non vi annoierete e sarà un’esperienza interessante per tutti. E poi magari ne discutiamo.
Grazie, Barsanufio




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