



La Repubblica : PRETI E FEDELI: “I DICO, PERCHE’ NO?”
di Adriana Falsone
La Chiesa di base e i preti di frontiera aprono una breccia su Dico e coppie di fatto. L´affondo viene da due comunità: il centro San Saverio, all´Albergheria, e la parrocchia di San Gabriele, ad Altarello. Ci si confronta e si raccolgono firme in calce a un documento che riafferma i valori della famiglia ma apre a convivenze, separati e unioni omosessuali. Sono voci di dissenso organizzato che mandano a dire alla Chiesa ufficiale che è venuto il tempo di ripensare il concetto di famiglia, guardando ai mutamenti della società, riflettendo sul valore dell´accoglienza.
«Affermare la positività della famiglia - si legge nel documento - non significa che sia negativo tutto quello che non lo è. Se la vita di coppia eterosessuale che realizza la famiglia è la modalità antropologica fondamentale sia per la vita delle persone che per la convivenza civile, essa non è l´unica forma di realizzazione dell´amore». E ancora: «Lo Stato ha il compito di normare quelle situazioni che vanno al di là del matrimonio religioso e civile, mentre la Chiesa, da madre, deve esprimere sentimenti veramente materni verso le persone che vivono con difficoltà la loro condizione».
Letto all´assemblea durante la celebrazione domenicale, l´appello dei cattolici di base raccoglie adesioni e viaggia ora col passaparola. Il movimento è partito dalla base, da fedeli di tutte le età, non da attivisti di lungo corso. E, su 394 schede consegnate durante la messa a San Saverio, ben 296 sono tornate indietro con un parere favorevole. Gli altri hanno consegnato scheda bianca o hanno preferito non votare. «È bene che ci sia la partecipazione di tutti alle decisioni che riguardano la Chiesa - dice padre Cosimo Scordato - La Chiesa non è composta solo dal Papa, dalla Cei, dai vescovi. La Chiesa è fatta soprattutto dai suoi fedeli, e questi sono tenuti a dare un parere sugli aspetti che riguardano la vita di tutti noi».
Nei gruppi di lavoro a San Saverio si incontrano donne anziane che si interrogano sulla possibilità di accettare i Dico senza il pericolo di una punizione divina come quella che distrusse Sodoma, ma anche professionisti e giovani coppie. «Da cattolico, pur riaffermando il valore della famiglia, non voglio togliere la possibilità a chi sceglie altre soluzioni familiari di godere dei diritti civili», sottolinea Giangiacomo Pampalone. «Non si può dare un merito o una colpa per l´orientamento sessuale emergente fin dalla propria nascita», sintetizza il documento pro-gay. Per concludere: «Non sono figli di Dio e fratelli della comunità come noi?».
La comunità di San Gabriele non ha realizzato un sondaggio ma porta avanti lo stesso dibattito: «Le nostre riflessioni sono nate dopo l´ingerenza di Ruini sulla legge - dice il parroco, don Francesco Romano - Noi, come cristiani, dobbiamo accogliere tutti. La famiglia tradizionale ovviamente andrebbe protetta, e questo spetta allo Stato laico. Che ovviamente ha il compito di tutelare tutti. Bisogna intervenire per garantire alla famiglia serenità, nel rispetto delle opinioni di tutti e tenendo presente che i tempi cambiano. Da qui - ricorda il parroco di Altarello - l´intervento del vescovo Romeo sui ticket per gli indigenti. Non bisogna fermarsi».


ti diro'... l'appartenenza ai radicali presupponendo di solito l'appartenenza ad un ala liberale, usa il fondamentalismo come motivo in piu' del filoamericanismo.
Tuttavia chi supporta la vostra battaglia (anche piu' a sinistra) tende prima a "battersi per la minoranza" e in altri casi a "difendere democraticamente la maggioranza" con la stessa chiusura che si vede dal Vaticano.
ecco il senso del post![]()