Nelle antiche scuole e monasteri orientali, i pazzi, i folli, erano considerati come qualcosa di speciale, non hanno mai sofferto come in Occidente.
Qui i disabili sono considerati uno scarto della società, ed in effetti lo sono, nel senso che sono caduti fuori dalla società... Il pazzo è il perfetto emarginato perchè non ha un "ruolo" prefissato, non indossa delle "maschere" come noi "normali". E poi non "produce" benessere materiale.
In Oriente il pazzo veniva considerato speciale perchè era ritenuto della stessa qualità del "saggio"... Anche il saggio cade, in un certo senso, fuori dalla società. Il saggio ne esce verso l'alto, il pazzo verso il basso... ci sono molte similitudini. Per questo il pazzo era considerato un soggetto prezioso da osservare e studiare con grande attenzione.
Anche oggi, entrare in rapporto con questi soggetti, down, psichiatrici, ritardati o affetti da altre sindromi, non è facile.
Occorre liberarsi da tutte quelle sovrastrutture, gli schemi mentali, le abitudini che agiamo quotidianamente in maniera meccanica, senza che ce ne rendiamo conto. Solo la spontaneità di un folle può smontare il teatrino che recitiamo ogni giorno, con noi stessi e con gli altri.
La verità è che tutto il mondo è "pazzo" ed è convinto di esser "sano"; tutti i discorsi volti a denigrare questa categoria di persone socialmente svantaggiate in realtà sono sintomo di profonda viltà e incomprensione del reale.






contrapposta ad un fantomatico "tradizionalismo" non meglio specificato.
