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bianconero
«Trattare con i tagliatori di gole, liberare cinque terroristi, fare festa quando un autista è morto, un interprete è ancora nelle mani dei talebani e il mediatore è stato lasciato al suo destino. Tutto questo è a dir poco senza stile: il governo è nelle mani di Gino Strada. Sono felice della liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo, ma qualcuno mentre rientrava in aereo gli avrebbe dovuto dire: “Occhi bassi quando scendi, non sei un eroe, non hai vinto i Mondiali di calcio. Sei solo un giornalista che forse doveva stare più attento. Come doveva stare più accorta Giuliana Sgrena”».
Maurizio Scelli, ex commissario straordinario della Croce rossa, chiamato in causa più volte in passato come protagonista delle trattative per far tornare in Italia le «due Simone», la giornalista Sgrena e il corpo di Maurizio Quattrocchi, adesso vuole dire la sua.
Qualcuno l’ha accostata a Gino Strada...
Quando ero in Iraq a parlare con gli ulema e a curare 240 mila persone, di cui 100 mila bambini, Strada di Emergency, che all’epoca alloggiava allo Sheraton ad Amman, mi accusò di aver pagato un riscatto di 9 milioni di dollari per liberare le due Simone. La differenza tra me e lui è che io conducevo una missione umanitaria e potevo chiedere favori ai politici locali. Io, e naturalmente il governo Berlusconi, non abbiamo fatto liberare cinque tagliagole. Non ne avevamo bisogno. I politici locali ci erano debitori.
Ma un italiano è tornato a casa.
Intanto io, a rischio della vita, pretesi oltre al rilascio delle due Simone anche quello dei due cooperanti iracheni che lavoravano con loro. E portai con me in Italia, la sera stessa del mio rientro, Navar Nazar, medico al nostro seguito che altrimenti sarebbe stato vittima di vendette. E poi liberare con qualunque mezzo non è morale. In Italia mi pare esista una legge che vieta di pagare riscatti ai rapitori.
Le persone che lei ha salvato le hanno dimostrato gratitudine?
Agliana, Cupertino e Stefio sì, malgrado fossero stati in pratica liberati dagli americani. Altro discorso per le due Simone. Sono cambiate già sull’aereo, parlando con il loro capo di Un ponte per. E pensare che io per essere gentile avevo acquistato due vestitini di Prada, a mie spese, per farle rientrare in patria carine. Invece hanno voluto indossare quelle tuniche. Il resto non vale la pena di essere commentato.