
Originariamente Scritto da
metapolis
Confusissime. I giovani, che erano stati nutriti dal vitalismo rock e beat, volevano soprattutto compiere atti volontaristici: conquistare un ruolo, determinare il proprio domani con un gesto estetico e cretivo. Una sorta di titanismo entusiasta che non aveva ancora assunto i colori decadentisti e nichilisti che ne caratterizzarono i colpi di coda della disperazione esistenziale tipo 77.
Per farti capire come fosse un vero e proprio crogiuolo di ogni possibilità, il Movimento era sia pacifista che guerrafondaio. Non esistevano precisi luoghi comuni al di là della rivolta contro il bigottismo e l'ipocrisia.
Ti racconto la storia del mio 68 (anni quattordici). Ero alla sucursale del Giulio Cesare (solo quarte e quinte ginnasio) e il Movimento in autunno aveva lanciato la "rivolta degli studenti medi" che poi divenne un'onda lunga nel primo trimestre dell'anno successivo. Tutta la scuola (parlo di quattro classi, poca cosa) era in subbuglio e tutti vollero partecipare. Sicché andammo nel tempio della contestazione, al Collettivo di Lettere che era già dominato dai rossi. Va chiartito che non solo dicemmo chiaramente che non eravamo rossi ma che il più di noi era qualunquista, la maggororanza dei non qualunquisti era orientata a destra e alcuni si definivano persino democristiani. Fra tutti i "contestatori" della succursale c'era solo un giovane comunista, brillante peraltro, che era guardato con sospetto da tutti e tenuto lontano.
A Lettere proponemmo l'occupazione della nostra scuola; ci dirottarono all'Unione Donne Italiane (che scoprii essere una mascheratura intelligente della sede del PCI del quartiere); qui non simpatizzammo e allora presi in mano la situazione e proposi di organizzare insieme all'MSI l'occupazione della scuola il 25 aprile per protestare contro quella festività. Non ci furono obiezioni; la cosa non riuscì solo perché la sezione del Msi non era preparata a simili imprese, tutto qui.
Questo per spiegare come ogni possibilità fosse aperta. Solo poche minoranze ideologizzate e organizzate avevano dei contorni precisi; il resto era humus rivoluzionario.
Se ti capitasse di leggerti "Biennio rosso" di Scalzone coglieresti un po' di quei sapori e soprattutto come s'incanalò, mortificandosi e divenendo angusto, il flusso del 68 allorquando la minoranza organizzata rossa ebbe il cammino libero. Con il mito delle lotte operaie e la partecipazione all'autunno caldo del 69 coniarono quella che ritennero la "soluzione rivoluzionaria" per dare sbocco al movimento. "Più salario, meno orario!" Questo scadimento programmatico e filosofico, quest'opacizzazione dei colori contrassegnò l'immissione del flusso in un torrentello senza sbocchi.
Lo stesso Cohn Bendit nel 1988 ammise che la grande occasione del 68 era stata mancata perché i principali quadri, per opposizione al modello dominante (dunque borghese e occidentalista), avevano avuto la pessima idea di rivolgersi a ideologie prefabbricate e a modelli alternativi del tutto improponibili, fallimentari e sbagliati.