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Discussione: Lunezia

  1. #21
    Emiliano-Luneziano
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    da L'opinione del 9/10/2007 pagina "Società
    Un articolo di Giuseppe Benelli

    Il 21 ottobre si riunisce a Pontremoli (MS) il comitato regionale per trasformarsi in Associazione Onlus “Regione Lunezia”


    Il rinnovato interesse per la regione emiliano-lunense
    Oggi le riforme federaliste prospettano novità che lasciano sperare in cambiamenti e rettifiche dell’attuale assetto regionale. In questa prospettiva si rianima il progetto che vede coinvolte le città di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Cremona, Mantova, Massa Carrara e la Spezia

    di Giuseppe Benelli


    In questi ultimi tempi si torna a parlare del progetto della regione emiliano-lunense. Il cammino verso l’introduzione in Italia di un sistema federalista, ancora non ben definito, spinge a nuove speranze, ad una rinnovata riflessione e, a mio parere, all’urgente necessità di promuovere incontri istituzionali. Il 21 ottobre si riunisce a Pontremoli (MS) il comitato delle ragione emiliano-lunense per trasformarsi in Associazione Onlus “Regione Lunezia” e dare l’avvio all’iter burocratico per il compimento del disegno costituzionale che Giuseppe Micheli, Manfredo Giuliano e Carlo Sforza portarono alla commissione dei 75. Progetto che fu approvato, ma “momentaneamente” accantonato e posposto per opportunità politiche. L’idea di creare una regione emiliano-lunense si è presentato più volte nel corso della storia. Ai lavori preparatori del Congresso di Vienna, all’Unità d’Italia, all’Assemblea Costituente si è prospettato la possibilità di dare unità amministrativa ad un territorio che rivendica legami territoriali (“I monti dell’Appennino uniscono e non dividono”) ed una identità di tradizioni storiche e culturali.

    Ma il richiamo al territorio e al vissuto storico non sempre riesce a fornire una risposta sufficiente a delineare con chiarezza la nozione di regione. Si fa appello al sentimento di appartenenza, alla coscienza d’una tradizione e di un ideale comune, all’unità dei tratti culturali che fondano l’omogeneità territoriale. Tuttavia la regione continua ad apparire un principio astratto, dai contorni e dai contenuti incerti, dove l’analisi e il mito spesso si confondono. Che ruolo ha l’istituzione politica regionale? Crea veramente la possibilità di un potere autonomo? O si tratta semplicemente di una mediazione tra il potere centrale e la popolazione, visto che tutte le collettività territoriali appartengono all’apparato dello Stato? Di qui la necessità di prendere in esame gli aspetti istituzionali, culturali, socio-economici inerenti alla proposta neoregionalista. Nel caso poi della regione emiliano-lunense il termine stesso coinvolge, da un lato, la “questione Emilia” e il suo rapporto con la Romagna, dall’altro, la “questione lunigianese”, un territorio ampio, comprensivo delle attuali province della Spezia e Massa Carrara, che gli avvenimenti politici hanno impedito che potesse assumere una propria autonomia.

    Dopo il tentativo di Napoleone di far ottenere per la moglie uno stato con lo sbocco al mare, comprendente i territori del parmense, del piacentino e della Lunigiana storica, il trattato di Firenze del 1844 mette le basi del ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli che, dopo la morte di Maria Luigia, giunge fino all’unità d’Italia. Va ricordato, infatti, a chi guarda con stupore alla proposta neoregionalista che fino al 1859 l’attuale territorio della provincia di Massa Carrara ha fatto parte del ducato di Parma e del ducato di Modena. In particolare, i Borbone con il trattato di Firenze hanno creato la regione emiliano-lunense. Ma la neonata regione durò ben poco: con l'unità d’Italia, all’atto di disegnare le province si ritenne opportuno separare la provincia di Pontremoli dal Ducato di Parma e creare l’artificiosa provincia di Massa e Carrara che addirittura non rispetta l’unità geografica del bacino della val di Magra.

    Per tutte queste considerazioni non solo fattibile, ma anche corretto, sotto il profilo storico, il progetto di unificare questi territori. Quando Giuseppe Micheli, alla vigilia della Costituente, lancia sul suo giornale “La Giovane Montagna”, l’idea di una regione emiliano-lunense, risorge improvvisa l’aspirazione latente di vedere finalmente realizzato il faticoso lavoro di sistemazione territoriale. Micheli, uomo politico assai abile e organizzatore instancabile, era stato ministro dell’agricoltura e dei lavori pubblici negli anni precedenti il fascismo, come esponente di spicco del Partito Popolare. Quando si comincia a discutere della nuova costituzione repubblicana, personalità eminenti si adoperano subito per far deliberare dall’Assemblea Costituente l’istituzione della regione emiliano-lunense, comprendente le province della Spezia, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e il circondario di Pontremoli.

    Nell’ambito della Seconda Sottocommissione la proposta viene approvata il 17 dicembre 1946, ma nel febbraio ‘47 la questione è riaperta dalla “Commissione dei 75” e all’unanimità viene chiesta la sospensione di ogni decisione in merito, riservandosi di riprendere in esame il problema non appena in possesso degli ulteriori necessari elementi di giudizio. Dopo la crisi di governo del maggio 1947, si giunge al compromesso del 29 ottobre con l’ordine del giorno Targetti-Cevolotto-Grieco, che ritiene per il momento di non avere elementi sufficienti per procedere ad una seria determinazione delle circoscrizioni regionali secondo i criteri innovativi che vengono da più parti richiamati. Tuttavia non s’intende precludere «la possibilità di giungere ad un diverso assetto delle circoscrizioni regionali». Micheli, che dal luglio 1946 è ministro della marina nel governo De Gasperi, si trova obbligato ad aderire all’ordine del giorno e all’articolo aggiuntivo dell’on. Mortati, che consente entro cinque anni di modificare le circoscrizioni regionali.

    Ma ribadisce che non ci sono «argomenti storici e tradizionali e molto meno statistici che esigano la riunione in una sola Regione di tutto il territorio che va da Piacenza a Rimini»; che sono «incontestabili le ragioni di convenienza le quali reclamano che le popolazioni del golfo della Spezia siano unite, anche amministrativamente, al loro naturale entro terra della Valle Padana»; che è «indiscutibile la necessità, nella quale si trova la Valle della Magra ed il suo centro maggiore Pontremoli, di fare parte finalmente di unità amministrative più rispondenti agli interessi di queste popolazioni». Per tutto questo, grazie all’articolo Mortati, «la Regione emiliano-lunigianese sarà domani un fatto compiuto». Solo nel corso degli anni sessanta si torna a discutere di assetto regionale, dopo tanti ritardi e rinvii, in vista dell’attuazione dell’ordinamento regionale previsto dalla Costituzione. Ancora una volta il potere centrale non tiene assolutamente conto delle aspettative e speranze dei territori emiliano-lunensi.

    Alla fine degli anni ottanta, si riapre il dibattito attorno al progetto della regione emilano-lunense, regione, la “Lunezia”, che dovrebbe comprendere le sette province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Cremona, Mantova, Massa Carrara e la Spezia.
    Oggi le riforme federaliste prospettano novità che lasciano sperare in cambiamenti e rettifiche dell’attuale assetto regionale. In questa prospettiva si rianima il progetto emiliano-lunense e l’importanza di promuovere incontri istituzionali dei territori interessati.
    Il difficoltoso cammino non deve assolutamente far sottovalutare l’importanza delle aspirazioni che periodicamente risorgono. L’identità di un popolo, prima di essere condizionata dalla sua economia e dall’efficienza del sistema amministrativo, è determinata dai legami con la terra natale, dai vincoli di parentela, dai valori di aggregazione, dai dialetti e dai modi di pensare, dalla memoria storica del suo passato, dall’insieme delle norme di convivenza vissute come valori che diventano parte integrante della coscienza dei cittadini.

    Trascorsi ormai tanti anni dalla costituzione delle Regioni è giunto il momento di domandarsi quali spazi e quali possibilità ha il progetto di una nuova regione formata da porzioni dell’Emilia, della Toscana, della Liguria e della Lombardia. Un’area caratterizzata da tratti comuni, la cui identità ha resistito alle intemperie dei secoli e verso la quale le attuali regioni spesso si sono dimostrate “matrigne”.

  2. #22
    michelef
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    ma è in toscana??

  3. #23
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    cos ' la toscana!?

  4. #24
    michelef
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    Citazione Originariamente Scritto da alemaggia Visualizza Messaggio
    cos ' la toscana!?
    la toscana è una regione!

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da michelef Visualizza Messaggio
    ma è in toscana??
    no,qui si parla di territori attualmente sotto la regione Toscana,ma che di toscano in sè hanno poco o nulla e che vorrebbero staccarsi da essa per confluire in una nuova regione,nuova sotto tutti i punti di vista.....novità a breve,x maggiori informazioni visitare www.lunezia.4000.it

  6. #26
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    perplesso ma sei di quelle zone ? Mi era sfuggita, la cosa...

  7. #27
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    sì,sono di quelle zone e sono pure il moderatore di quel forum,pensa te.....

  8. #28
    email non funzionante
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    è un buon momento dalla politica all economia per parlare di progetti come creare una nuova regione !Auguri !

  9. #29
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    il 31 gennaio a Pontremoli,nella sala del '400 del palazzo comunale,nuova riunione della onlus regione Lunezia. per ulteriori informazioni,www.lunezia.4000.it

  10. #30
    Emiliano-Luneziano
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    Predefinito Terre di Lunezia

    La Storia.
    "Terre di Lunezia"... terre perché , nonostante i profondi legami geografici, storici e culturali, non costituiscono ancora un'unica entità dal punto di vista amministrativo. Antiche e radicate tradizioni, retaggio di un lontanissimo passato, sono alla base dell'identità della regione "Emiliano - Lunense", o "Lunezia", che, pur non costituendo una regione "reale" è ben viva nella coscienza degli abitanti e, idealmente, comprende le province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Massa Carrara e La Spezia.
    La storia è testimone dell'identità di questa terra, che, già nella preistoria, era abitata dalla popolazione dei Liguri-Apuani, la quale ha lasciato profonde tracce della propria esistenza, nonostante la successiva incidenza della dominazione romana. La strenua resistenza opposta dai Liguri-Apuani all'invasione, infatti, costrinse i Romani alla deportazione in massa della popolazione locale nel 180 a.C., poco prima della deduzione della colonia di Luni. Le tracce più evidenti lasciate dai Liguri Apuani sono le statue - stele lunigianesi, monoliti che rappresentano figure umane stilizzate: quelle maschili hanno gli attributi tipici dei guerrieri (pugnali ed asce), quelle femminili sono caratterizzate dalla presenza di seni e gioielli. Questi menhir rappresentano un caso unico, che non trova paragoni nel resto della Toscana, né in Liguria, mentre si possono riscontrare analogie culturali ed artistiche in Trentino, in Valcamonica e in Valle d'Aosta.
    La fondazione del "municipium" di Luni, da cui deriva il nome stesso della Lunigiana, ha condizionato profondamente la storia locale: lo sfruttamento delle cave di Carrara, la costruzione della via Aurelia a ridosso della costa e l'importanza commerciale del porto di Luni, sono il frutto della "romanizzazione" di tutta la zona.
    In epoca cristiana la diocesi Lunense, sede di un importante e potente vescovado, mantenne la propria egemonia sul territorio, e, durante il Medioevo, l'ordinamento feudale contribuì a disgregare ancora di più i centri della Lunezia, le cui vicende, da allora, seguirono percorsi parralleli ma indipendenti.
    La questione mai sopita dell'unione delle Terre di Lunezia tornò prepotentemente alla ribalta nel 1814, anno del trattato di Fontainebleau, che sancì il passaggio a Maria Luigia, moglie di Napoleone Bonaparte, del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla. In questa sede venne discussa dagli statisti la possibilità di unire i territori di Parma e Piacenza con la Val di Magra e La Spezia, che costituiva il naturale sbocco al mare del Parmense. Talleyrand, già contrario alla presenza dei Bonaparte in Italia, si oppose, poiché la vicinanza della Spezia all'Isola d'Elba, dove era detenuto Napoleone, avrebbe potuto indurre Maria Luigia ad un tentativo di liberazione del marito.
    La soluzione più logica secondo le analisi degli statisti dell'epoca, quindi, fu contestata solo a causa problemi politici contingenti, in un'Europa in cui era ancora vivo il ricordo delle gesta di Napoleone. Se questo non fosse accaduto, probabilmente, l'annessione della Spezia e della Lunigiana al Ducato di Parma e Piacenza avrebbe condizionato anche la ripartizione in regioni avvenuta dopo l'unità d'Italia. Così non fu, ma, anche durante il Risorgimento, continuarono i tentativi di unificare questi territori: nel 1861 Pontremoli tentò di ottenere l'annessione a Parma, La Spezia, invece, nel 1871 propose di unire il proprio territorio a quello di Massa Carrara, mentre Massa fin dal 1863 richiedeva una revisione dei confini. Pontemoli chiese ancora di essere staccata dalla provincia di Massa Carrara nel 1888 e nel 1892, ma anche in queste occasioni senza successo. Innumerevoli furono, ancora nel corso del Novecento, i tentativi di costituire una regione "Emiliano-Lunense", per sempio alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando venne proposta una regione comprendente Piacenza, Reggio Emilia, Parma, Modena, La Spezia e la val di Magra.
    Le terre di Lunezia sono tuttora divise fra Toscana, Liguria ed Emilia Romagna... ma, nonostante questo, sono zone piene di attrattive e di luoghi unici da visitare, dalla Lunigiana storica, con i suoi castelli, i borghi medievali e i musei, alla Spezia, con le splendide località che la incorniciano (Porto Venere, Cinque Terre e Lerici solo per fare alcuni esempi), dai suggestivi paesaggi delle Apuane alla "terra dei castelli" dell'antico ducato di Parma e Piacenza.
    Si tratta di un territorio ricchissimo dal punto di vista storico culturale, il cui futuro non è legato soltanto al turismo, poiché le potenzialità economiche delle terre di Lunezia sono varie: il fiorente porto della Spezia, la rigogliosa pianura Padana del Parmense, le cave di marmo delle Apuane uniche al mondo... e altre risorse tutte da scoprire.

 

 
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