
Originariamente Scritto da
ME-NONE'SICILIA
ve ne sono come in tutta italia
solo che a napoli è stato dimostrato negli articoli dei giornali ve ne sono "un pò" di più
un tantinello
...ecco, questo è un articolo di circa 8 anni fa:
http://old.lapadania.com/1999/gennai...40199p09a2.htm
Zootecnia, riso, crac Fedit, crollo dei contributi
Ue: il ministero svende i nostri tesori
Svaligiata la cassaforte padana
Nonostante i primati agricoli, dobbiamo pagare il conto di Roma
di Luigino Vascon
I termini più appropriati sono vergogna, truffa, inganno, sfruttamento. Ma è ancora troppo poco per poter definire la vicenda eterna delle quote latte. Li abbiamo visti scendere ancora sui trattori, i Cobas, e li vedremo di nuovo tra qualche giorno perché la fine del mese è prossima: il governo dovrà pronunciarsi con un decreto per definire in qualche modo una soluzione alle multe pagate per errori altrui, per imbrogli condannati persino dalla Corte dei Conti: 3.600 miliardi di lire per "errori" commessi dall’Unalat sino al ’93 (ma non dimentichiamo che poi quei dati sono stati "venduti" pari pari all’Aima), emanazione diretta delle parti sindacali agricole, della Dc. Ma ecco l’ennesimo colpo di scena: parlano gli avvocatoni dell’Avvocatura di Stato e dicono, senza entrare nel merito di quanto sancito dai giudici contabili, che l’Unalat è una realtà privata.... Insomma, girano così tanto attorno all’argomento al punto che l’Unalat forse quei soldi non li deve restituire. Ergo, chi lavora onestamente ha pagato, chi ha trafficato sulle quote, elevando senza ragione le produzioni, se ne esce pulito pulito. Di più: chi deve pagare l’ultima partita delle sanzioni comunitarie sono un pugno di allevatori, 1.000 miliardi che corrispondono ad una doppia mandata nella porta delle nostre stalle. Si chiude, mentre il governo, il ministero agricolo in testa, con Pinto prima e De Castro poi, non ci pensano nemmeno a togliere l’esenzione dal regime delle quote alle solite povere, svantaggiate, sfortunate regioni del Sud. Dove, peraltro, le quote di carta viaggiano più veloci di qualsiasi altro mezzo di comunicazione. Altro che etere e satelliti, sono le vacche fantasma la Ferrari del Sud. E in questo quadro sconsolante, il ministro ha persino annunciato che, forse, probabilmente, riuscirà a contrattare un aumento delle quote in sede comunitaria a favore dell’Italia. Scusate tanto l’espressione, ma chi se ne frega? Ha ben detto il leader dei Cobas, Giovanni Robusti, in un’intervista rilasciata mercoledì scorso sulle pagine di questo giornale, che l’assioma "padano paga la multa e poi ti alzo la quota" non si regge in piedi. Se si paga, oltretutto ingiustamente, non ci sono poi più i denari per mantenere in piedi l’attività. È ancora fumo negli occhi. Morale: stanno rottamando l’agricoltura padana. Ma prima l’hanno svenduta. Un caso, su tutti, il crac di Federconsorzi, che vogliono insabbiare per sempre: almeno 6mila miliardi di patrimonio svenduti alle banche, ai grandi creditori. La Commissione d’inchiesta su questo collasso manovrato dalla Triplice sindacale agricola, sta per partire ma ormai i buoi sono scappati. Volendo dare uno sguardo poi a tutto il settore, i conti non tornano. Nei primi nove mesi del '98 il deficit della bilancia agricola è salito a 9.940 miliardi (+2,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente secondo l’Ismea). Sul fronte dell’import, è la carne che continua a pesare di più sulla bilancia, soprattutto quella suina (+25,4%) e bovina (+14,5%). È cresciuto l’import di formaggio (1,1%), latte (3%), pesce (4%), frutta e ortaggi (10%) e tabacchi (12%). In calo le vendite di riso (- 6,3%), carne e animali (- 0,8%) e olio d’oliva (- 2,5%). Ma ci sono altri dati che mettono alla luce la pochezza del ministero agricolo, incapace di far sentire la voce degli agricoltori a Bruxelles, tranne quando si tratta di difendere le produzioni mediterranee. Siamo al primo posto, nell’Unione, per una serie di produzioni-chiave come riso e frutta, numero di aziende e occupati ma non riusciamo ad avere lo stesso peso in termini di finanziamenti comunitari (dati Eurostat). Scopriamo che l’Italia è il primo produttore di riso (51% del totale Ue), tabacco (40%), frutta fresca (27,3%) e di ortaggi freschi (26,4%). Il dato complessivo sulle produzioni agricole colloca il Paese al secondo posto, dopo la Francia, con il 16,2%. Abbiamo il maggior numero di occupati nel settore, 1,3 milioni di addetti (18% del totale), e di aziende con 2,482 milioni di unità (34% del totale). In questo caso, tuttavia, la superficie media è nettamente inferiore alla media Ue: 5,9 ettari contro 17,4. Ma ai risultati ottenuti sui campi, non corrisponde tuttavia un equivalente trattamento da parte delle casse comunitarie. Le disparità tra i quindici sono a dir poco "inquietanti": si passa, infatti, dai 3.918 ecu per occupato in Italia nel '97, ai 4.352 incassati dalla Spagna, ai 5.558 della Germania, agli 8.884 della Francia, per finire con gli 8.926 della Gran Bretagna.
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...risultato?
...Spagna, Germania, Francia e Gran Bretagna ci hanno fregato!