Non possiamo banalizzare dicendo che per poter utilizzare la frase "mentalità milanese" devi conoscere uno ad uno tutti i milanesi, siamo seri un attimo. E' ovvio e scontato che quando si dipingono i tratti principali di una popolazione si prende il comportamento che la maggior parte della gente tiene: maggiore è quella percentuale, maggiore sarà l'assoggettamento di quel popolo a quell'aggettivo (buono, neutro o cattivo che sia). O, se vuoi, l'incidenza che maggiormente viene riscontrata con il tal popolo.
Un esempio (esempio, blob, esempio, ok?): se fatta 100 la popolazione di un paese e riscontrati 5 omicidi in un anno, paragonata ad un'altra popolazione di 100 abitanti e riscontrati 50 omicidi, si tenderà a dire che lì l'incidenza è maggiore e pertanto che quest'ultima gente è più predisposta (rispetto al valore base) a quell'azione. Puoi sostituire l'omicidio con il devolvere soldi in beneficenza, il numero di patenti sequestrate, il numero di morti per infarto, quello che ti pare. Si parte dai numeri e si tracciano delle linee guida, che ovviamente non dipingeranno ogni individuo nato in quel contesto ma quella società. Ma è normale, anzi doveroso a mio parere, inquadrare un popolo, per sapere se c'è o meno possibilità di integrazione o collaborazione.
Chiosa finale: io non ho mai pensato che la cultura c'è nella tal zona e no altrove; ritengo che ogni popolo è libero di muoversi, agire, scegliere quello che più gli aggrada. Ma la cosa cambia quando per le scelte di qualcuno ne risentono anche gli altri.





