



beh magari visto che qualcuno quei conticini li sa fare e Ronnie no, sarebbe il caso di essere un po' umili.
Tu sai perche' le stime del MIT differiscono da quelle Finlandesi o da quelle italiane?
Aiutino: in uno dei paper preferiti di Ronnie, c'e' una nota a pie' pagina, in piccolo che spiega l'arcano..
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infatti i conti di breiner non sono tornati grazie a me , nè l'ho aiutato durante l'elaborazione.. vabbè metapapero prendo atto che non solo non sai un cazzo ma accusi pure sul niente gli altri.
insomma per smentire il fatto che le tue discussioni si basano sulla risata, la battuta e il commento acido cerchi perfino di imbastire processi ai forumisti, in ciò direi che risulti ridicolo
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P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
* * *
Presidente di Progetto Liberale


http://www.giorgioprinzi.it/nucleare/rilli/auto.htm
[i fogli excel di riferimento li trovate in questo link]
MEZZO SECOLO DI MISTERO
SUL COSTO DEL kWh
È dagli anni sessanta del secolo scorso che si parla di un costo del kWh nucleare che, a seconda delle fonti, risulta essere “too low to meter” (troppo minuscolo per poter essere misurato) oppure talmente elevato e con costi nascosti tali da necessitare di sovvenzioni.
Il vero mistero è come mai possa una incertezza tale essere rimasta così a lungo visto che il calcolo del costo del kWh è molto semplice.
Il recente rapporto del prestigiosissimo MIT Massachusetts Institute of Technology “The future of nuclear power” (Il futuro dell’energia nucleare) - Deutch, luglio 2003, costituisce un ottimo punto di partenza.
A pagina 7 di tale rapporto viene assicurato che esistono delle ipotesi secondo le quali il kWh può essere calcolato da un minimo di 38 millesimi di dollaro per kWh (38 mills/kWh) per centrali elettriche a gas ciclo combinato ad un massimo di 67 mills/kWh per il kWh nucleare. Questo quando oggi il kWh prodotto dalla Francia col nucleare, che dopo decenni di feroci quanto infruttuose ricerche da parte degli antinucleari può essere nel modo più certo considerato privo di sovvenzioni, costa 23 mills/kWh il primo anno dopo la costruzione della centrale nucleare e dopo pochi anni 12 mills/kWh.
Nessuno accetterebbe mai di ammettere di non essere in grado di calcolare quanto costa percorrere un chilometro con la propria automobile. Indipendentemente dalle proprie capacità matematiche. Magari il primo giorno non si raggiunge il risultato, magari ci si dimenticherà qualche componente, ma la nozione che non si è in grado di calcolare quanto ci costa percorrere un chilometro con la nostra automobile viene giustamente semplicemente rifiutata. Non così per il calcolo del costo del kWh. Ma il calcolo del costo delle percorrenza di un chilometro è esattamente identico al calcolo del costo di produzione dei un kWh.
In entrambi i casi si devono sommare le componenti dovute al combustibile, ai costi della gestione e manutenzione, al costo del capitale. Le due procedure non sono simili, sono proprio identiche. Si tratta di fare otto fra moltiplicazioni e divisioni. Neanche una sottrazione. Allora perché nel rapporto del MIT tale semplicissima procedura non è riportata? E si afferma invece che per il calcolo del kWh c’è bisogno di sofisticatissimi codici di calcolo? I quali contengono elaborazioni così sofisticate e precise che non possono essere riportate in chiaro. Vedremo quanto sono sofisticati tali codici di calcolo. Se chiedete ad uno degli autori di tale rapporto di calcolare il costo di percorrenza di un chilometro con la sua automobile egli effettuerà esattamente il calcolo qui di seguito riportato. È certo sorprendente che invece per il calcolo del costo del kWh tutto diventa complicatissimo, nebbioso ed oscuro. E c’è bisogno di codici di calcolo.
Il costo della produzione di un kWh
Per calcolare il costo del kWh si procede esattamente alla stessa maniera. Il costo per unità di potenza (riga 1) viene moltiplicato per la potenza della centrale elettrica (1000 MWe, riga 2) per ottenere il costo dell’impianto (riga 3). Il fattore di utilizzazione fu (riga 4) determina per quanto tempo in un anno è utilizzata la centrale. Moltiplicando la potenza per il tempo di funzionamento si ottengono i kWh elettrici prodotti ogni anno (riga 4): la potenza di 1 kW moltiplicata per 1 ora di funzionamento produce 1 kWh di energia elettrica; la notazione E+09 significa che il punto decimale in 7.88 deve essere spostato di nove posti verso destra a significare 788000000000 kWh. Dividendo il costo dell’impianto (riga 3) per i kWh prodotti ogni anno e per il numero di anni entro i quali si deve restituire il prestito vendendo i kWh prodotti in quel periodo (usiamo 30 anni ma oggi la vita di progetto di una centrale nucleare è di 60 anni e con la presente tecnologia di ricottura e sostituzione componenti non vi è un limite reale) si ottiene la componente del costo del kWh dovuta al capitale, senza interessi (riga 6).
Applicando tutte le considerazioni fatte per il caso del costo del km, le righe 7 e 9 mostrano il costo con interessi per il primo ed ultimo anno di restituzione del capitale.
Calcoliamo ora la componente dovuta al costo del combustibile. Dividendo il costo del combustibile (riga 10) per i kWh termici prodotti con l’unità di combustibile (riga 11) si ottiene il costo di produzione di un kWh termico (abbiamo cioè riscaldato l’acqua ma non ci abbiamo ancora fatto girare la turbina che trascina il generatore elettrico che produce il kWh elettrico; riga 12). Dividendo il costo di produzione di un kWh termico (riga 12) per il rendimento con cui si trasforma il calore in elettricità (riga 13, eta) si ottiene il costo di produzione di 1 kWh elettrico (riga 14). Moltiplicando tale valore per mille si ottiene il costo in millesimi di dollaro (riga 15) che è una unità di misura usuale (mills/kWhe).
Per il costo della gestione e manutenzione valgono esattamente le stesse parole usate per il costo del km (riga 16).
Riga 17 è la somma delle tre componenti e mostra il costo per il primo anno. Riga 19 mostra il costo dopo che si è finito di ripagare il capitale. Questo è un dato molto importante perché con una centrale nucleare, essendo la componente dovuta al combustibile bassissima, il capitale può essere ripagato molto più velocemente rispetto alle centrali a fossili. Le righe da 20 a 22 mostrano i costi in lire.
Il costo del kWh nucleare è di 23 mills contro le 65 del gas ciclo combinato. Dopo aver ripagato il capitale (qualche anno per il nucleare, qualche decennio per i fossili) il costo totale di produzione di un kWh è di 12 mills per il nucleare e di 53 mills per il gas ciclo combinato.
Tutti i dati e le operazioni effettuate sono esplicitati nelle tabelle. In riga 1 per il gas ciclo combinato si è usato 1200 $/kW. Questo è il numero corretto da usare (che comprende 700 $/kW per l’impianto vero e proprio) se si usa il corrente costo a cui viene fatto pagare il gas. Tale costo non comprende il costo delle strutture necessarie per il trasporto del gas (il gas è cioè fortemente sovvenzionato: Enron, massaie etc). Ma solo allo scopo di togliere il sospetto che questo sia necessario per “aiutare” la dimostrazione della maggiore convenienza del nucleare, nella tabella successiva viene ripetuto il calcolo usando 500 $/kW. Come si vede il risultato non cambia molto, visto che l’80% del costo nel caso dei fossili è dovuto al combustibile. Il costo del gas passa da 65 a 58 mills/kWh. Il nucleare è a 23 mills/kWh. Il costo del kWh per il caso dopo aver ripagato il capitale ovviamente non cambia con il costo dell’impianto.
Esaminiamo ora come fa il MIT (ed altri prestigiosi istituti) a raggiungere le sue cifre stratosferiche per il nucleare. Si tenga presente che questo giochetto è all’origine della decennale diatriba se il nucleare costa tanto oppure no. Ciò che fanno si può dedurre (si ricordi che il Mit non mostra i suoi calcoli) dalla tavola 5.3 alla pagina 43 ed alla tavola A-5.A.4 di pagina 135 del rapporto citato.
Nelle tavole si afferma che per calcolare la componente del costo del kWh dovuta al capitale si debbono conoscere il tasso di inflazione (3%), il tasso di interesse (8%) ed il profitto atteso da chi presta il capitale (“expected return to equity investor”) del 15%. Un totale del 26% come rateo da pagare sul capitale è ridicolo oggi come nel passato e valori così elevati vengono usati solo allo scopo di penalizzare il nucleare rispetto al gas ciclo combinato: si ricordi che MIT usa più di 2000 $/kW per il nucleare e 500 $/kW per il gas ciclo combinato (potete divertirvi a vedere quanto risulta il costo del materiale al chilo nei due casi: un chilo di valvola nucleare costa sette volte un chilo di valvola gas ciclo combinato; entrambe lavorano in condizioni molto severe e devono essere soggette alle stesse certificazioni). Ma ripetiamo che il vero trucco consiste nell’introduzione immaginifica di questo 15% di profitto per determinare la componente del costo capitale. Il profitto viene quindi incluso nel costo di produzione. E poi viene fatto il confronto.
Nella vita reale se due centrali sono in competizione vera, esse abbasseranno il prezzo a cui vendono il proprio kWh. Lo possono abbassare, prima di andare in bancarotta e non essere più in grado di restituire il capitale preso in prestito, fino a raggiungere il dato calcolato nelle tabelle precedenti. Al di sotto di 64 mills/kWh la centrale a gas ciclo combinato va verso la bancarotta mentre la centrale nucleare che produce a 23 mills/kWh ha un bel profitto (che non ha nulla a che vedere con il 15% usato dal MIT). In altre parole il profitto si realizza dopo la competizione, non prima (questo spiega perché il dato MIT non può neanche rappresentare il costo all’utente). È come dire che se uno acquista una automobile per diporto calcola il costo di percorrenza del chilometro in 1050 lire e se invece acquistasse la stessa identica macchina per mettersi a fare il tassista, deve invece calcolare il costo di percorrenza in, diciamo, 1300 lire/km perché ci deve mettere il profitto. Il costo di percorrenza ovviamente invece non cambia ed è di 1050 lire/km.
Si noti anche che MIT usa per le centrali nucleari un tasso di interesse superiore a quello usato per le centrali a gas ciclo combinato nonostante il finanziamento delle enormi strutture necessarie per far arrivare il gas (ogni 10 centrali da 1000 MWe ci vuole una tubazione fino alla Siberia) è molto più incerto come incerta è la continuità di approvvigionamento. L’unico modo invece per fermare le centrali nucleari è di intralciarne la costruzione. Metodo adottato con successo nel passato in molti paesi del mondo (non tutti).
Un dato che non emerge nel pure corposo rapporto del MIT è il costo del kWh dopo restituzione del capitale. Questo perché il suddetto giochetto non funziona se si evidenzia questo dato. Una utility (cioè una società che produce beni come elettricità, acqua etc) che possiede sia una centrale nucleare sia una centrale a gas ciclo combinato, se si trova nella condizione di dover scegliere con quale delle due produrre una certa quantità di kWh e tenere l’altra spenta, nel confronto dei costi non include il costo del capitale. Questo indipendentemente dal fatto che abbia o meno già restituito il capitale (i soldi vanno pagati comunque, sia se la centrale è spenta, sia se funziona). Questo perché gli azionisti non sono felici se si sceglie la centrale che produce a più alto costo. Non fanno quello che fa il MIT.
Anche l’uso del costo identico per il primo e ultimo anno di restituzione del capitale aumenta la confusione sul reale profitto dalla vendita del kWh. Il primo anno il costo è superiore rispetto all’ultimo anno per via del fatto che si paga un interesse solo sulla parte ancora da restituire del capitale. Il falso in bilancio nel calcolo dei dividendi agli azionisti potrebbe portare alla visione del sole a scacchi.
Una osservazione su quanto prima detto sulla competizione nel mondo reale. Essendo i proprietari delle centrali nucleari personcine abbastanza svelte di mente, essi si guarderanno bene dal mandare in bancarotta la costosa centrale a gas ciclo combinato concorrente e venderanno invece il kWh bene al di sopra dei 65 mills/kWh in modo permetterne la sopravvivenza e di evitare che, a seguito della bancarotta della centrale a gas ciclo combinato, il suo posto venga preso da un’altra centrale nucleare, nel qual caso la competizione sarebbe reale ed i profitti minori.
Oggi i progettisti di centrali nucleari firmano contratti a 1400 $/kW per una centrale con una unità e 1000 $/kW per una centrale con quattro unità.
Non paghi al MIT hanno sovraccaricato le centrali nucleari con un costo di smantellamento del 18% (in realtà il costo è del 5% se fatto dopo qualche decennio dalla fermata definitiva e del 100% se fatto subito). Lo smantellamento delle centrali a fossili è invece misteriosamente privo di costi. Le precauzioni da prendere quando si taglia un tubo radioattivo non sono dissimili da quelle che si devono prendere nel tagliare tubi che sono stati in contatto con prodotti chimici cancerogeni e tossici.
Un elemento di riflessione. Quando si acquista un appartamento, si paga anche per il suo smantellamento? Quando si acquista una automobile si paga anche per i semafori, le autostrade non a pagamento, la segnaletica etc? Questo solo per chiarire che qui tutti hanno bisogno di sovvenzioni, tranne il nucleare.
Osservazioni simili valgono per le risorse finanziarie da accantonare per le scorie generate durante la produzione di energia elettrica, sia in termini di pericolosità, sia in termini di volumi.
Una ultima parola sull’imprenditore. Si afferma che all’investitore tremano i polsi di fronte all’investimento per una centrale nucleare. Egli sarebbe invece giulivo di fronte all’investimento per una centrale a gas ciclo combinato (in realtà gli investimenti da fare per i fossili sono molto superiori). Evidentemente si pensa che l’imprenditore ha paura di cadere (andare in bancarotta) dal quattordicesimo piano ma non dal dodicesimo. Una notazione poi va fatta nel rilevare che dire di un capitalista che egli ha paura di raccogliere un capitale più alto è ignorare che quella è proprio l’essenza del suo mestiere. L’imprenditore non investe nel nucleare perché è certo che gli verranno messi i bastoni tra le ruote durante la costruzione dell’impianto (cosa impensabile per un impianto chimico), non per via dei finanziamenti. Il solo intervento governativo necessario è di impedire la distorsione del mercato elettrico accertandosi che le procedure per gli impianti nucleari non siano diverse da quelle per gli impianti che pongono rischi simili.
Comodo ignorare questo e fare processi sul niente a me![]()
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P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
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Presidente di Progetto Liberale




L'unico ridicolo sei tu Ronnie: non sei capace neanche di spiegare a parole tue perche' le stime del Mit sono differenti da quelle italiane o finlandesi.
Ti limiti a insultare Deutch e non a spiegare perche' le sue stime sono errate secondo te.
Posti a ripetizione sempre gli stessi articoli che evidentemente non comprendi, visto che non sai nemmeno riassumerli.
Spacci cifre che non comprendi come una macchinetta, ma in realta' sei incapace di andare oltre il semplice copia/incolla.
Secondo me non li leggi nenache, perche' se ti sforzassi un minimo, le risposte le troveresti tutte la' dentro, visto che, nonostante siano postati da te una buona parte sono discrti articoli.
Ma tu e i tuoi compari ripetete centrali nucleari come un mantra, ed e' putroppo questo che preoccupa. Parlate di cose che in fondo non comprendete
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Purtroppo per te io ho spiegato molte cose a troppe persone, le quali non comprendono te che fai processi anzichè argomenti, e dunque sarà la tua di credibilità a risentire di questo atteggiamento.
Quando io ti ho postato per la prima volta questo articolo, scritto da un ingegnere di cui ci sono il nome e il cognome con tanto di numero di telefono poco sopra, tu non hai detto altro da che questo sito sbaglia e il MIT ha ragione.
Il peccato originale del non entrare negli argomenti -accusando e basta- non è mio ma tuo.
Io posso dirti che i costi del MIT sono semplicemente inapplicabili a centrali come EPR, mi basta dirti che gli assunti che fa il MIT di vita utile sono sotto il minimo progettuale di EPR (60 anni di vita operativa) e che la disponibilità produttiva è anche essa fuori dalla realtà per i reattori III gen (85% anzichè 91+%) e che dunque quei costi sono sballati "a prescindere da tutto" perchè non è in questione il rientrare nel nucleare con tecnologie di trenta anni fa, ma invece con tecnologie di progettazione recentissima che in quello studio non sono proprio considerate!
A proposito di assunti e di come "alla poca modernità" corrisponda "prezzo pi alto":
Tu invece a me non puoi dire che io non saprei confutare qualche cosa solo sulla base del fatto che "secondo te" io non so x o y, perchè questo semplicemente è indimostrabile e soprattutto puoi dirmi che non riporto cose, ma non che io dica cose sbagliate o comunque non farina del mio sacco, prova un po' a prendere grande parte dei miei post e a cercare i testi su google, vedrai se li trovi, io scommetto di no
Detto questo cerco di aiutarti... posso fare finta che tu abbia risposto al CIRN di Fornaciari e risponderti anche io... li vedi i numeri che seguono? Bene. Gli assunti che leggi in fondo sono praticamente identici a quelli del MIT. Eppure il costo mi pare non solo competitivo ma vantaggioso in modo notevole, differentemente da quanto sostiene il MIT. E questo lo scrivono l'International Energy Agency assieme alla OECD e alla NEA, non i pericolosi nuclearisti della LUT!.
Some comparative electricity generating cost projections for year 2010 on - 10% discount rate
nuclear coal gas
Finland 4.22 4.45 -
France 3.93 4.42 4.30
Germany 4.21 4.09 5.00
Switzerland 4.38 - 4.65
Netherlands 5.32 - 6.26
Czech Rep 3.17 3.71 5.46
Slovakia 4.55 5.52 5.83
Romania 4.93 5.15 -
Japan 6.86 6.91 6.38
Korea 3.38 2.71 4.94
USA 4.65 3.65 4.90
Canada 3.71 4.12 4.36
US 2003 cents/kWh, Discount rate 10%, 40 year lifetime, 85% load factor.
Source: OECD/IEA NEA 2005.
[projected costs of generating electricity aggiornamento 2005]
Quindi il rapporto del MIT è smentito da fonti autorevoli...
in particolare al doppio del tasso di interesse il valore per la finlandia è pari a 3.11 Ecent/kWh che si discosta dallo studio della Laappenranta University of Technology solo di 0,74, mentre al 5% -cioè al valore dei finlandesi- il costo è pari a 2.76, che si discosta solo di 0.33 dal 2.37 di T&L
quindi T&L sono sostanzialmente in linea con la IEA-NEA-OECD, e il MIT non puo' dire di avere calcolato la non competitività del nucleare perchè altri studi lo smentiscono e sono pure essi di valore.
Aggiungasi che le centrali attuali hanno valori di questo tipo:
vita utile 40 (alcune -60 ?)
disp 85% (alcune 90, ma altre 75 dipende dal posto)
Burn up 45.000 MWd/t
Efficienza 33%
mentre la centrale EPR o AP1000 da costruirsi eventualmente in Italia avrebbe valori notevolmente diversi...
nel caso EPR
vita utile 60+
Disp 91%
burn up 60.000+ MWd/t
efficienza 37%
E ciò porta i conti sui parametri del MIT ad essere del tutto non applicabili al caso italiano, per il quale invece il costo sarebbe sicuramente più basso. In particolare l'esagerato 12,5% di tasso di interesse previsto dal MIT appare in netto contrasto con quanto gli investitori italiani sembrano invece essere favorevoli a una cosa di questo tipo, si deve rilevare infatti come sia ENEL che Mediobanca siano molto ben disposte. Nel 2005 quando il caso EPR è uscito alla ribalta mediatica Alberto Nagel DG di Mediobanca dichiarò che ove una iniziativa privata comprendesse il nucleare Mediobanca considererebbe un investimento sull'energia. ENEL stessa tra il 2005 e il 2006 si è affrettata a trovare partecipazioni sia in centrali nucleari esistenti che nella nuova centrale che va in cantiere a dicembre a Flamanville, un altro EPR. Inoltre nella maggiore parte degli studi il costo del capitale è stimato ben più basso, lo studio del MIT è quello che mette il valore al massimo! Come d'altronde emerge semplicemente postando una tabella che li riassuma:
N.B. in questa tabella non compare lo studio IEA-OECD-NEA perchè era difficile intabellarlo essendo uno studio che scende perfino nel dettaglio dei singoli paesi
Dunque è incredibile, francamente incredibile, che in un contesto -quello Italiano- per cui:
- la disponibilità dei privati ad investire di buon grado [cosa che condiziona al ribasso il peso degli interessi, non al rialzo] sul nucleare come indicato da Mediobanca ed ENEL [parliamo di una banca enorme e di una delle più grosse compagnie al mondo] ci sarebbe.
- la disponibilità a interessi agevolati dal potere Pubblico [lo Stato, interessato ad agevolare il fatto che ci siano centrali che evitano la dipendenza riducendo il costo del combustibile rispetto al kWh e la sua massa] ci sarebbe -Berlusconi e Tremonti mica han dichiarato per caso che sono nuclearisti, e lo sappiamo tutti che la prossima volta vincono loro- , quindi l'interesse non sarebbe sicuramente quello del MIT "anche" ove i privati -cosa non vera- non volessero investire e si dovesse ricorrere a prestiti ad alto tasso...
- l'elevata probabilità che sia introdotta prima o poi una carbon tax, la quale renderebbe molto più costose le alternative al nucleare (cioè gas e carbone)
- a causa di inefficienze e della dipendenza, il costo della generazione elettrica in Italia (5 €cent/kWh oggi) sarebbe comunque superiore o pari alle stime più pessimistiche sul costo del kWh nucleare, e che comunque -a maggiore dimostrazione dell'assurdità di queste stime- è più conveniente per noi importare energia nucleare dalla francia che tenere attive le nostre centrali costose!
si parli del nucleare come di una cosa non competitiva!
Il nucleare rispetto alla situazione Italiana è un toccasana, non un danno, e che il MIT dica una cosa non implica che quella cosa sia vangelo, in particolare è fuori di dubbio che il nucleare risulti competitivo in Italia, dove i costi di generazione sono altissimi!!!
Circa poi gli Stati Uniti ecco altre proiezioni ancora -Department of Energy e International Energy Agency-...
DOE-IEA 2006
Gli ultimi due casi si riferiscono alle tecnologie più moderne, è più che evidente come tra gli scenari prendere la competitività e falsificarla sia semplice, basta assumere tecnologie del passato per produrre documenti che sono contro lo sviluppo futuro di qualcosa, ben più serio è ammettere che il nucleare da costruirsi sia SOLO quello avanzato e che dunque SOLO sulle nuove centrali debbano basarsi gli studi di competività, visto e considerato che le vecchie una volta che hanno ammortato costano pochissimo.
E così facendo lo studio del mit va corretto per una serie di parametri non da poco di modernità e sensatezza:
- tutte le obiezioni del CIRN, che invito tutti a leggere perchè sono veramente istruttive perchè disintegrano la propaganda di decenni, validissime.
- una vita utile di 60 anni
- un fattore di disponibilità del 90%
e non darà risultati diversi dalla International Energy Agency, dall'OECD e dalla NEA, dalla Royal Academy of Engineering, dalla Lappenranta University of Technology, dalla Università di Pisa etc.
E poi se Metapapero pensa di saperne più degli Ingegneri del CIRN * è libero di presentarci le sue teorie, ma non certo di liquidare pareri articolati e precisi dicendo "il MIT è il MIT". Lo so pure io cosa è il MIT, e su altri 3d ho fatto discussioni "a partire" da dichiarazioni del MIT -penso al 3d su Lindzen in questo forum-, e so pure che un altro del MIT su USA Today nel gennaio del 2001, tale Lester Turow -casualmente premio Nobel- dichiarò "Per l'energia elettrica abbiamo una soluzione a portata di mano. La soluzione si chiama energia nucleare. I Verdi dovrebbero riconoscere che si sono sbagliati".
Ma se il MIT si sbaglia e ho ragione di crederlo, ho dati che supportano questa tesi, ho un bagaglio di cose acquisite che me lo fa pensare.. beh allora lo dico perchè il principio di autorità è una cosa sciocca e bisogna emanciparsene.
*[perchè dire di saperne "più di ronnie" per l'informatissimo e preparatissimo Metapapero è una cazzata, è facilissimo e a costo zero visto che ronnie non gli ha mai detto nè chi è che cosa faccia, più difficile è dirlo a Paolo Fornaciari http://www.galileo2001.it/materiali/...atomo_pace.php e ai suoi ingegneri del CIRN, i quali al signor metapapero gli danno dieci giri di ritardo sul tempo della corsa... e quindi mi sa che glielo faccio ripetere da loro:
http://www.giorgioprinzi.it/nucleare/rilli/auto.htm
[i fogli excel di riferimento li trovate in questo link]
MEZZO SECOLO DI MISTERO
SUL COSTO DEL kWh
È dagli anni sessanta del secolo scorso che si parla di un costo del kWh nucleare che, a seconda delle fonti, risulta essere “too low to meter” (troppo minuscolo per poter essere misurato) oppure talmente elevato e con costi nascosti tali da necessitare di sovvenzioni.
Il vero mistero è come mai possa una incertezza tale essere rimasta così a lungo visto che il calcolo del costo del kWh è molto semplice.
Il recente rapporto del prestigiosissimo MIT Massachusetts Institute of Technology “The future of nuclear power” (Il futuro dell’energia nucleare) - Deutch, luglio 2003, costituisce un ottimo punto di partenza.
A pagina 7 di tale rapporto viene assicurato che esistono delle ipotesi secondo le quali il kWh può essere calcolato da un minimo di 38 millesimi di dollaro per kWh (38 mills/kWh) per centrali elettriche a gas ciclo combinato ad un massimo di 67 mills/kWh per il kWh nucleare. Questo quando oggi il kWh prodotto dalla Francia col nucleare, che dopo decenni di feroci quanto infruttuose ricerche da parte degli antinucleari può essere nel modo più certo considerato privo di sovvenzioni, costa 23 mills/kWh il primo anno dopo la costruzione della centrale nucleare e dopo pochi anni 12 mills/kWh.
Nessuno accetterebbe mai di ammettere di non essere in grado di calcolare quanto costa percorrere un chilometro con la propria automobile. Indipendentemente dalle proprie capacità matematiche. Magari il primo giorno non si raggiunge il risultato, magari ci si dimenticherà qualche componente, ma la nozione che non si è in grado di calcolare quanto ci costa percorrere un chilometro con la nostra automobile viene giustamente semplicemente rifiutata. Non così per il calcolo del costo del kWh. Ma il calcolo del costo delle percorrenza di un chilometro è esattamente identico al calcolo del costo di produzione dei un kWh.
In entrambi i casi si devono sommare le componenti dovute al combustibile, ai costi della gestione e manutenzione, al costo del capitale. Le due procedure non sono simili, sono proprio identiche. Si tratta di fare otto fra moltiplicazioni e divisioni. Neanche una sottrazione. Allora perché nel rapporto del MIT tale semplicissima procedura non è riportata? E si afferma invece che per il calcolo del kWh c’è bisogno di sofisticatissimi codici di calcolo? I quali contengono elaborazioni così sofisticate e precise che non possono essere riportate in chiaro. Vedremo quanto sono sofisticati tali codici di calcolo. Se chiedete ad uno degli autori di tale rapporto di calcolare il costo di percorrenza di un chilometro con la sua automobile egli effettuerà esattamente il calcolo qui di seguito riportato. È certo sorprendente che invece per il calcolo del costo del kWh tutto diventa complicatissimo, nebbioso ed oscuro. E c’è bisogno di codici di calcolo.
Il costo della produzione di un kWh
Per calcolare il costo del kWh si procede esattamente alla stessa maniera. Il costo per unità di potenza (riga 1) viene moltiplicato per la potenza della centrale elettrica (1000 MWe, riga 2) per ottenere il costo dell’impianto (riga 3). Il fattore di utilizzazione fu (riga 4) determina per quanto tempo in un anno è utilizzata la centrale. Moltiplicando la potenza per il tempo di funzionamento si ottengono i kWh elettrici prodotti ogni anno (riga 4): la potenza di 1 kW moltiplicata per 1 ora di funzionamento produce 1 kWh di energia elettrica; la notazione E+09 significa che il punto decimale in 7.88 deve essere spostato di nove posti verso destra a significare 788000000000 kWh. Dividendo il costo dell’impianto (riga 3) per i kWh prodotti ogni anno e per il numero di anni entro i quali si deve restituire il prestito vendendo i kWh prodotti in quel periodo (usiamo 30 anni ma oggi la vita di progetto di una centrale nucleare è di 60 anni e con la presente tecnologia di ricottura e sostituzione componenti non vi è un limite reale) si ottiene la componente del costo del kWh dovuta al capitale, senza interessi (riga 6).
Applicando tutte le considerazioni fatte per il caso del costo del km, le righe 7 e 9 mostrano il costo con interessi per il primo ed ultimo anno di restituzione del capitale.
Calcoliamo ora la componente dovuta al costo del combustibile. Dividendo il costo del combustibile (riga 10) per i kWh termici prodotti con l’unità di combustibile (riga 11) si ottiene il costo di produzione di un kWh termico (abbiamo cioè riscaldato l’acqua ma non ci abbiamo ancora fatto girare la turbina che trascina il generatore elettrico che produce il kWh elettrico; riga 12). Dividendo il costo di produzione di un kWh termico (riga 12) per il rendimento con cui si trasforma il calore in elettricità (riga 13, eta) si ottiene il costo di produzione di 1 kWh elettrico (riga 14). Moltiplicando tale valore per mille si ottiene il costo in millesimi di dollaro (riga 15) che è una unità di misura usuale (mills/kWhe).
Per il costo della gestione e manutenzione valgono esattamente le stesse parole usate per il costo del km (riga 16).
Riga 17 è la somma delle tre componenti e mostra il costo per il primo anno. Riga 19 mostra il costo dopo che si è finito di ripagare il capitale. Questo è un dato molto importante perché con una centrale nucleare, essendo la componente dovuta al combustibile bassissima, il capitale può essere ripagato molto più velocemente rispetto alle centrali a fossili. Le righe da 20 a 22 mostrano i costi in lire.
Il costo del kWh nucleare è di 23 mills contro le 65 del gas ciclo combinato. Dopo aver ripagato il capitale (qualche anno per il nucleare, qualche decennio per i fossili) il costo totale di produzione di un kWh è di 12 mills per il nucleare e di 53 mills per il gas ciclo combinato.
Tutti i dati e le operazioni effettuate sono esplicitati nelle tabelle. In riga 1 per il gas ciclo combinato si è usato 1200 $/kW. Questo è il numero corretto da usare (che comprende 700 $/kW per l’impianto vero e proprio) se si usa il corrente costo a cui viene fatto pagare il gas. Tale costo non comprende il costo delle strutture necessarie per il trasporto del gas (il gas è cioè fortemente sovvenzionato: Enron, massaie etc). Ma solo allo scopo di togliere il sospetto che questo sia necessario per “aiutare” la dimostrazione della maggiore convenienza del nucleare, nella tabella successiva viene ripetuto il calcolo usando 500 $/kW. Come si vede il risultato non cambia molto, visto che l’80% del costo nel caso dei fossili è dovuto al combustibile. Il costo del gas passa da 65 a 58 mills/kWh. Il nucleare è a 23 mills/kWh. Il costo del kWh per il caso dopo aver ripagato il capitale ovviamente non cambia con il costo dell’impianto.
Esaminiamo ora come fa il MIT (ed altri prestigiosi istituti) a raggiungere le sue cifre stratosferiche per il nucleare. Si tenga presente che questo giochetto è all’origine della decennale diatriba se il nucleare costa tanto oppure no. Ciò che fanno si può dedurre (si ricordi che il Mit non mostra i suoi calcoli) dalla tavola 5.3 alla pagina 43 ed alla tavola A-5.A.4 di pagina 135 del rapporto citato.
Nelle tavole si afferma che per calcolare la componente del costo del kWh dovuta al capitale si debbono conoscere il tasso di inflazione (3%), il tasso di interesse (8%) ed il profitto atteso da chi presta il capitale (“expected return to equity investor”) del 15%. Un totale del 26% come rateo da pagare sul capitale è ridicolo oggi come nel passato e valori così elevati vengono usati solo allo scopo di penalizzare il nucleare rispetto al gas ciclo combinato: si ricordi che MIT usa più di 2000 $/kW per il nucleare e 500 $/kW per il gas ciclo combinato (potete divertirvi a vedere quanto risulta il costo del materiale al chilo nei due casi: un chilo di valvola nucleare costa sette volte un chilo di valvola gas ciclo combinato; entrambe lavorano in condizioni molto severe e devono essere soggette alle stesse certificazioni). Ma ripetiamo che il vero trucco consiste nell’introduzione immaginifica di questo 15% di profitto per determinare la componente del costo capitale. Il profitto viene quindi incluso nel costo di produzione. E poi viene fatto il confronto.
Nella vita reale se due centrali sono in competizione vera, esse abbasseranno il prezzo a cui vendono il proprio kWh. Lo possono abbassare, prima di andare in bancarotta e non essere più in grado di restituire il capitale preso in prestito, fino a raggiungere il dato calcolato nelle tabelle precedenti. Al di sotto di 64 mills/kWh la centrale a gas ciclo combinato va verso la bancarotta mentre la centrale nucleare che produce a 23 mills/kWh ha un bel profitto (che non ha nulla a che vedere con il 15% usato dal MIT). In altre parole il profitto si realizza dopo la competizione, non prima (questo spiega perché il dato MIT non può neanche rappresentare il costo all’utente). È come dire che se uno acquista una automobile per diporto calcola il costo di percorrenza del chilometro in 1050 lire e se invece acquistasse la stessa identica macchina per mettersi a fare il tassista, deve invece calcolare il costo di percorrenza in, diciamo, 1300 lire/km perché ci deve mettere il profitto. Il costo di percorrenza ovviamente invece non cambia ed è di 1050 lire/km.
Si noti anche che MIT usa per le centrali nucleari un tasso di interesse superiore a quello usato per le centrali a gas ciclo combinato nonostante il finanziamento delle enormi strutture necessarie per far arrivare il gas (ogni 10 centrali da 1000 MWe ci vuole una tubazione fino alla Siberia) è molto più incerto come incerta è la continuità di approvvigionamento. L’unico modo invece per fermare le centrali nucleari è di intralciarne la costruzione. Metodo adottato con successo nel passato in molti paesi del mondo (non tutti).
Un dato che non emerge nel pure corposo rapporto del MIT è il costo del kWh dopo restituzione del capitale. Questo perché il suddetto giochetto non funziona se si evidenzia questo dato. Una utility (cioè una società che produce beni come elettricità, acqua etc) che possiede sia una centrale nucleare sia una centrale a gas ciclo combinato, se si trova nella condizione di dover scegliere con quale delle due produrre una certa quantità di kWh e tenere l’altra spenta, nel confronto dei costi non include il costo del capitale. Questo indipendentemente dal fatto che abbia o meno già restituito il capitale (i soldi vanno pagati comunque, sia se la centrale è spenta, sia se funziona). Questo perché gli azionisti non sono felici se si sceglie la centrale che produce a più alto costo. Non fanno quello che fa il MIT.
Anche l’uso del costo identico per il primo e ultimo anno di restituzione del capitale aumenta la confusione sul reale profitto dalla vendita del kWh. Il primo anno il costo è superiore rispetto all’ultimo anno per via del fatto che si paga un interesse solo sulla parte ancora da restituire del capitale. Il falso in bilancio nel calcolo dei dividendi agli azionisti potrebbe portare alla visione del sole a scacchi.
Una osservazione su quanto prima detto sulla competizione nel mondo reale. Essendo i proprietari delle centrali nucleari personcine abbastanza svelte di mente, essi si guarderanno bene dal mandare in bancarotta la costosa centrale a gas ciclo combinato concorrente e venderanno invece il kWh bene al di sopra dei 65 mills/kWh in modo permetterne la sopravvivenza e di evitare che, a seguito della bancarotta della centrale a gas ciclo combinato, il suo posto venga preso da un’altra centrale nucleare, nel qual caso la competizione sarebbe reale ed i profitti minori.
Oggi i progettisti di centrali nucleari firmano contratti a 1400 $/kW per una centrale con una unità e 1000 $/kW per una centrale con quattro unità.
Non paghi al MIT hanno sovraccaricato le centrali nucleari con un costo di smantellamento del 18% (in realtà il costo è del 5% se fatto dopo qualche decennio dalla fermata definitiva e del 100% se fatto subito). Lo smantellamento delle centrali a fossili è invece misteriosamente privo di costi. Le precauzioni da prendere quando si taglia un tubo radioattivo non sono dissimili da quelle che si devono prendere nel tagliare tubi che sono stati in contatto con prodotti chimici cancerogeni e tossici.
Un elemento di riflessione. Quando si acquista un appartamento, si paga anche per il suo smantellamento? Quando si acquista una automobile si paga anche per i semafori, le autostrade non a pagamento, la segnaletica etc? Questo solo per chiarire che qui tutti hanno bisogno di sovvenzioni, tranne il nucleare.
Osservazioni simili valgono per le risorse finanziarie da accantonare per le scorie generate durante la produzione di energia elettrica, sia in termini di pericolosità, sia in termini di volumi.
Una ultima parola sull’imprenditore. Si afferma che all’investitore tremano i polsi di fronte all’investimento per una centrale nucleare. Egli sarebbe invece giulivo di fronte all’investimento per una centrale a gas ciclo combinato (in realtà gli investimenti da fare per i fossili sono molto superiori). Evidentemente si pensa che l’imprenditore ha paura di cadere (andare in bancarotta) dal quattordicesimo piano ma non dal dodicesimo. Una notazione poi va fatta nel rilevare che dire di un capitalista che egli ha paura di raccogliere un capitale più alto è ignorare che quella è proprio l’essenza del suo mestiere. L’imprenditore non investe nel nucleare perché è certo che gli verranno messi i bastoni tra le ruote durante la costruzione dell’impianto (cosa impensabile per un impianto chimico), non per via dei finanziamenti. Il solo intervento governativo necessario è di impedire la distorsione del mercato elettrico accertandosi che le procedure per gli impianti nucleari non siano diverse da quelle per gli impianti che pongono rischi simili.
Comodo ignorare questo e fare processi sul niente a me
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P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
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Presidente di Progetto Liberale




No, io ho detto perche' sbaglia ( o meglio perche' le sue stime non sono realistiche)
Tu invece sai solo fare copia/incolla senza neanche renderti conto di quello che scrivi.
La tabellina che tu posti e' chiarissima e, a saperla leggere, spiega benissimo il motivo per cui le stime del MIT differiscono da quelle Finlandesi (usando, peraltro, la stessa formuletta).
Solo che tu non sei in grado di dire il perche' a parole tue.![]()
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Certo che sei comico tu...ti inserisci in una discussione enorme, figlia di altre decine di discussioni enormi in cui non hai mai messo becco, e spari sentenze.
In verità sei tu che devi spiegare come mai SOLO il MIT ottiene quei numeri sui costi del nucleare, e quasi tutti gli altir, compresi UoC che è ancor migliore del MIT in materia, ha costi bassissimi.
Inoltre, fatto salvo il discorso costi, il lavoro del MIT - che non è chissachè, è un compendio di 180 pagine ma molto generico, dato che per trattare approfonditamente la materia servirebbero 1800 o 18000 pagine - afferma chiaramente che il problema delle scorie è trattabile in modo sicuro.
Sulla proliferazione: dovresti informarti sulle ultime tecniche...usare U-233 è una garanzia naturale, così come usare il Plutonio.
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