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  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da Reazzurro90 Visualizza Messaggio
    Beh, io credo che alla fine, la Margherita farà parte del PSE solo per confermare la nascita del Partito Democratico.
    Con la fuga di Mussi sono i margheritini ad imporre le condizioni ai diessini.

  2. #22
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    Citazione Originariamente Scritto da Reazzurro90 Visualizza Messaggio
    Sinceramente, non credo che i partiti unitari siano minacce. E non ci sarà mai il bipartitismo in Italia. In America, i partiti principali (ovviamente i Democratici ed i Repubblicani) sono i più forti per tre motivi:

    1)In America esiste un sistema elettorale molto diverso.
    2)La mentalità americana in riguardo ai partiti e la politica è completamente diversa da quella italiana.
    3)Questi due partiti sono finanziati dai ricchi in America. Tutti i ricchi appoggiano o il Partito Repubblicano, o quello Democratico. Può darsi questo è il più importante motivo.

    Prima gli Stati Uniti avevano molto partiti, come altri paesi occidentali. C'erano i populisti, i Whigs, Freesoil, ecc....

    Tanto in Italia non potremmo mai andare ad un sistema bipartitico. Non è possibile propio.

    Ma anzi, credo che ti dovrebbe far piacere un partito unico di centrodestra. Sempre parli della destra in AN, con il Partito della Libertà, Storace uscirebbe e fonderebbe un movimento di destra (forse con altri partiti pure?). Questo potrebbe sfiorare il 5-6% se non sbaglio.

    L'aggregazione dei partiti è un bene per l'Italia, preferisco vedere un partito di destra al 6%, ed un partito di sinistra al 6% con due partiti unitari (Democratico e della Libertà) invece di vedere questi partitini al 1-2%. Sarebbe un sistema politico più serio e più ragionevole.
    Storace?
    No no....amico mio,se il nuovo soggetto di destra ha per leader Storace è già morto prima di nascere.
    Anche volendo prescindere dalla vicenda Laziogate,Storace non ha la stoffa per fare il leader,non ne è all'altezza.
    Mi fa piacere se con la sua uscita(ma uscirà davvero poi? quante volte lo ha annunciato? io ne ho perso il conto) creerà le condizioni per far affluire altra gente ma alla fine del percorso il leader non potrà essere lui.
    L'ideale sarebbe Alemanno,ma anche Romagnoli è più qualificato di Storace,si sta muovendo bene da quando ha preso la segreteria della Fiamma e finora ha azzeccato le mosse.
    Comunque è chiaro che una costituente di destra è l'unica salvezza per chi non vuol morire in quel calderone metà berlusconiano e metà democristiano che sarebbe il partito della libertà.
    Il punto è che dubito della capacità della destra ad unirsi,già oggi nell'area della DR ci sono una miriade di partitini.
    Se si fossero presentati con una lista unica alle politche forse avrebbero portato a casa qualche eletto ma ognuno è troppo geloso del suo orticello....

  3. #23
    CATANIA 2-0 PALERMO - HAHAHAHA
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    Citazione Originariamente Scritto da BOY74 Visualizza Messaggio
    Storace?
    No no....amico mio,se il nuovo soggetto di destra ha per leader Storace è già morto prima di nascere.
    Anche volendo prescindere dalla vicenda Laziogate,Storace non ha la stoffa per fare il leader,non ne è all'altezza.
    Mi fa piacere se con la sua uscita(ma uscirà davvero poi? quante volte lo ha annunciato? io ne ho perso il conto) creerà le condizioni per far affluire altra gente ma alla fine del percorso il leader non potrà essere lui.
    L'ideale sarebbe Alemanno,ma anche Romagnoli è più qualificato di Storace,si sta muovendo bene da quando ha preso la segreteria della Fiamma e finora ha azzeccato le mosse.
    Sinceramente non stavo pensando ad un partito con Storace alla guida. Ma se ci sarà veramente una fuga da AN, sicuramente Storace sarebbe il primo a lasciare, no? Comunque, mi piacerebbe molto una destra con Alemanno al comando, ma restiamo a vedere. Se succederà, sarà solo con il Partito della Libertà.

    Comunque è chiaro che una costituente di destra è l'unica salvezza per chi non vuol morire in quel calderone metà berlusconiano e metà democristiano che sarebbe il partito della libertà.
    Il punto è che dubito della capacità della destra ad unirsi,già oggi nell'area della DR ci sono una miriade di partitini.
    Se si fossero presentati con una lista unica alle politche forse avrebbero portato a casa qualche eletto ma ognuno è troppo geloso del suo orticello....
    Su questo sono d'accordo. È molto difficile per questi partiti di destra ad unirsi. E quindi loro devono essere sforzati a farlo. Al mio parere, uno sbarramento alto è l'unica via ad constringere questi partiti a farlo (questo, ed il Partito della Libertà).

    Dai, non puoi negare che vedere un centrodestra composto dal Partito della Libertà, una Destra Sociale, l'UDC e la Lega Nord (onestamente, mi piacerebbe cacciare via la Lega ma questo è impossibile)...

  4. #24
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    La Lega sparirà presto,finchè c'è Bossi stanno in piedi poi dopo di lui ci sarebbe Maroni ma non ha lo stesso carisma,bisogna riconoscere a Bossi che ha una forte personalità,ma senza di lui la Lega è destinata a dissolversi nel giro di pochi anni.

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da BOY74 Visualizza Messaggio
    La Lega sparirà presto,finchè c'è Bossi stanno in piedi poi dopo di lui ci sarebbe Maroni ma non ha lo stesso carisma,bisogna riconoscere a Bossi che ha una forte personalità,ma senza di lui la Lega è destinata a dissolversi nel giro di pochi anni.
    Non vedo l'ora di vedere la fine della Lega Nord. Comunque, meglio così allora. Spero di veramente vedere un'alleanza di centrodestra composto dal Partito della Libertà, l'UDC, e una Destra Sociale. Ritengo che il Partito della Libertà sia l'unica via ad aggregare gli elementi di destra insieme.

    Sono curioso a sapere come sarà la politica italiana tra cinque anni.

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da Reazzurro90 Visualizza Messaggio
    Sono curioso a sapere come sarà la politica italiana tra cinque anni.
    Temo anche peggio di ora...comunque spero di sbagliarmi.
    Il problema è che fra 5 anni i protagonisti saranno Veltroni,Rutelli,Fini,Casini....cioè tutta gente che si spaccia per giovane ma sono ammuffiti,saranno oltre 30 anni che sono nel palazzo...e se i due vecchietti che si sono sfidati un anno fa hanno tirato fino ai 70,questi con la fame che hanno per aver atteso tanto moriranno in parlamento a costo di venici con la seggiola e il catetere

  7. #27
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    Predefinito Sarà a freddo, ma è fusione vera

    Il progettato Partito democratico nasce piuttosto stentatamente, tra polemiche e secessioni, con un giudizio assai severo della critica e un evidente disinteresse del pubblico, che secondo i sondaggi si tradurrà in una mezza catastrofe elettorale.
    Però nasce, e questa è una rilevante novità politica, che andrebbe valutata in quanto tale, indipendentemente dalle considerazioni sul carattere particolarmente travagliato del parto.
    I dirigenti dei Ds e della Margherita sono stati mitragliati soprattutto dal fuoco amico, ma le munizioni, quelle della sovrapposizione della presunzione di superiorità etico-estetica sulla realtà politica, le hanno fornite loro per molti anni, e quindi non hanno molto diritto di lamentarsi.
    Nell’operazione reale, la costruzione di un partito contenitore con il compito di selezionare le candidature e le leadership del centrosinistra, hanno anche commesso qualche errore politico, come quello di mettere il coperchio su una pentola prima di riempirla.
    Il patto di potere tra Massimo D’Alema e Franco Marini ha dato l’impressione di un sistema già chiuso e di un assetto di vertice non contendibile.
    Goffaggini ed errori non cancellano però il fatto che nasce un grande contenitore dotato dei meccanismi democratici per selezionare e rinnovare una classe dirigente, a cominciare dalle primarie che hanno senso, se sono espressione di una competizione reale, nell’ambito di un partito, non di una coalizione.
    Se poi si darà retta anche all’indicazione di Antonio Polito, che propone un assetto effettivamente federale, una federazione di venti partiti regionali autonomi anche nella politica delle alleanze, il Partito democratico assumerà i caratteri innovativi necessari per adeguarsi alle trasformazioni della politica e delle istituzioni degli ultimi decenni.
    Una novità di queste dimensioni è destinata a influire in modo rilevante sull’assetto del sistema politico, per cominciare ponendo un serio problema di adeguamento al centrodestra.
    Non è detto che da un parto difficile non nasca una vita robusta.
    Per fortuna al Pd è stato evitato l’accanimento diagnostico prenatale.

    Ferrara su il Foglio

    saluti

  8. #28
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    Predefinito

    E' nato il carciofo !

    Fassino: con noi il Pd entrerà nel Pse

    Rutelli: con noi il Pd non entrerà mai nel Pse

  9. #29
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    Predefinito Fassini chiede a D'Alema che concede

    Firenze. Il quarto e ultimo congresso dei Democratici di sinistra comincia sulle note di “Over the rainbow”.
    Piero Fassino entra e va a stringere le mani degli ospiti, a cominciare da quella di Silvio Berlusconi, già alla sua seconda esperienza tra le bandiere rosse delle assise diessine. Ma non c’è nemmeno il tempo di ripensare alla prima, oltre dieci anni fa, né di tracciare paralleli tra quella fase e questa – l’intesa istituzionale tra i grandi partiti, la legittimazione o la rilegittimazione reciproca, ad esempio sulla legge elettorale - perché Fassino è già andato al suo posto, si è seduto e poi si è rialzato, con l’intera platea, sulle note dell’inno di Mameli.
    La telecamera proietta sul maxischermo l’immagine del segretario e degli altri dirigenti che muovono le labbra come calciatori ai Mondiali.
    La musica s’interrompe un’altra volta, bruscamente, e riparte con l’Inno alla gioia. Sullo schermo ora c’è la bandiera europea. Il senso della colonna sonora è chiaro: arcobaleno, patria, Europa.
    Dopo la musica, di rigore, viene l’omaggio al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con un lungo messaggio del congresso e con un video, quindi con il saluto dello stesso segretario dei Ds, che da qui comincia la sua lunga relazione.
    Una relazione che conferma pienamente la linea seguita da Fassino in questi mesi sull’identità (“non arrotoliamo le nostre bandiere”) e sull’appartenenza al socialismo europeo, su cui incassa significative aperture da parte dei vertici del Pse, intervenuti dopo di lui.
    Scarta, invece, sulla laicità: “Non guardiamo con ostilità al family day né ci spaventa che la chiesa manifesti le sue posizioni con maggiore assertività – dice a una platea, se non ostile, in quel momento di sicuro molto silenziosa – semmai questa è per noi una sfida”.
    Fassino parla di una “ricerca comune” tra credenti e non credenti dinanzi ai grandi interrogativi posti dalla tecnica tanto a Benedetto XVI quanto a Jurgen Habermas, e della necessità di un “nuovo umanesimo”.
    Il passaggio politicamente più delicato, però, arriva nell’ultima parte della sua relazione. In due tempi.
    Il primo, quando parla di “un’assemblea costituente eletta dai cittadini sulla base del principio una testa, un voto”.
    Il secondo, quando dice che la costruzione del Partito democratico richiede che “le nostre strutture di lavoro e di direzione siano più snelle e più agili” e che “dobbiamo rendere pienamente partecipi di questa stagione… le personalità più significative di cui disponiamo”. Pausa. “E io stesso chiederò alle più autorevoli personalità del nostro partito, a partire dal compagno Massimo D’Alema, di essere ancora di più al mio fianco per esercitare insieme e al meglio l’attività dirigente in un passaggio così cruciale”.

    Il timore di uno scenario stile Margherita
    Non sono parole di circostanza. E’ il cuore del confronto che in questi giorni si è svolto, sui giornali e nel partito, tra dalemiani e fassiniani. Parlando di fase costituente ispirata al principio “una testa, un voto” e di organismi dirigenti più snelli, in cui siano coinvolte tutte le maggiori personalità dei Ds, Fassino sembra raccogliere le richieste del presidente dei Ds.
    La novità è però che D’Alema, come ieri ha anticipato il Corriere della Sera, negli organi dirigenti da “snellire” include la sua stessa carica di presidente. Un passo indietro che ai fassiniani appare come una minaccia. Qualcosa che somiglia a quanto già accaduto nella Margherita, dove i popolari hanno da tempo ripreso la loro autonomia, per presentarsi sotto le proprie insegne alla costituente del nuovo partito.
    Dall’entourage dalemiano, comunque, giurano che nulla è davvero ancora deciso.
    “Ne parlerà con Piero Fassino stasera (ieri per chi legge, ndr)”, dicono. Oggi dunque si vedrà se l’appello del segretario –ammesso e non concesso che fosse tale, e non una semplice presa d’atto – sortirà alcun effetto.
    Certo è che l’appello al correntone, in un altro passaggio della relazione di Fassino, al correntone non è piaciuto affatto.
    In platea, un autorevole esponente della minoranza, così replica a chi lo invita a non alzare i toni:
    “Facciamo un solo intervento (quello di Fabio Mussi, ndr), stiamo qui cinque ore a scassarci i maroni ascoltando un dibattito che non ci riguarda e di cui non ci può importare di meno, ma che altro volete? Più buoni di così…”.

    Su il Foglio del 20 aprile

    saluti

  10. #30
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    Predefinito Son più le anime che gli aderenti

    Al Corriere – dove per mappe, piantine e disegni non sono secondi neanche a Vespa quando allestisce il plastico di Cogne – l’hanno pensata così: un albero indefinito, con foglie d’ulivo e rami color ocra, sparpagliato su due pagine, con ventitré pallette pendenti, ogni palletta una faccia, ogni faccia un “leader” di una componente del Pidì prossimo venturo.
    “Le anime del Partito democratico”, il titolo del manufatto grafico – anime, a una prima occhiata, piuttosto in pena.
    Il quotidiano di Mieli è parecchio generoso – sarà la contentezza per l’assenza di Repubblica dalle edicole –nel rilascio di patenti di leadership: per dire, ce ne sono anche per Willer Bordon, Mimmo Lucà, Gregorio Gitti, Sandra Bonsanti…
    Chiaro che poi la gente si monta la testa, arriva al congresso e succede il pastrocchio politico.
    Per dire, chi glielo cava più dalla testa, adesso, a Edo Ronchi che è leader pure lui di qualcosa (nella fattispecie “sinistra ecologista”)?
    Anche De Mita, che di suo, a capo della corrente dei “popolari demitiani”, è certo l’indiscusso leader, mestamente risulta associato a due personalità che non sovvengono immediatamente, Tino Iannuzzi e Bruno Cesario, oltre che a Giuseppe De Mita – mica una truppa troppo impressionante.
    Non ha voluto far mancare, il Corriere, una buona parola per nessuno.
    Lassù più in alto di tutti, come il passero leopardiano, “d’in su la vetta della torre antica”, hanno messo Giuliano Amato, leader, pensate un po’ dei “solisti”, e infatti registra al suo fianco la sola compagnia di Lilli Gruber, anch’essa solista, e quindi praticamente un duetto.
    E’ una sorta di meraviglioso Gioco dell’Oca (democratica) quello spaginato sulle pagine del Corriere, complicato quanto un Cluedo, ardito come il Monopoli.
    Per esempio, chi mai riuscirà a districarsi nella sottigliezza che separa gli “ulivisti puri” dagli “ulivisti doc”, i “liberal” (leader: Enrico Morando) dai “liberali” (leader Valerio Zanone), gli “intransigenti”, dove spicca nientemeno Deo Fogliazza, dalla “costituente dei cittadini”? Ci sono i “teodem” e i “dem dem”, i “popolari franceschiniani” e i “popolari lettiani”, una palletta pure per Lamberto Dini, e i più ganzi di tutti, quelli di “Giustizia e libertà”, che masticano charme e sapere che gli altri se lo sognano, da Eco a Gae Aulenti, da Magris a Biagi.
    E, generosamente, persino Alessandro Galante Garrone figura nell’elenco: l’unico, purtroppo, che può realmente comparire nel ruolo di “anima” del Pidì evocata dal Corriere.
    Probabilmente, quando Fassino e Rutelli hanno aperto il giornale saranno scoppiati a piangere: più che una mappa del partito che devono far nascere questo fine settimana, pareva Porta Portese nell’ora di punta.
    E la maggior parte dei fantomatici leader appesi all’alberello, tante bancarelle messe di traverso capaci soltanto di ostruire il passaggio.
    Poi, si capisce, c’è la bancarella maggiore, più che una bancarella una specie di tendone da circo, dove risulta accasato il venerato capo di tutta l’armata, Romano Prodi.
    Che figura come leader di granitica fedeltà della corrente dei “superprodiani” (immaginarsi: Prodi, leader dei “prodiani mosci”), anzi, neanche leader, è definito così: “Padre nobile” del proprio superprodismo. A rischio, la pargoletta mano, verso un simile guazzabuglio.
    “Una sega! Elettrica!”, avranno voluto invocare Rutelli e Fassino. Ma non lo possono dire. E deve tacere (il resto può farlo in silenzio) Fabio Mussi, che ieri sull’Unità ha trovato così titolato l’articolo sull’abbandono del correntone:
    “Serenamente, ce ne andiamo”.
    Se i preti non fossero tutti occupati con il Family day, sarebbe il caso di chiamarne uno a Firenze.

    Da il Foglio del 20 aprile

    saluti

 

 
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