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    Predefinito Il catecumenato antico (I).

    Il catecumenato antico (I).



    Iniziamo da oggi una serie di 8 schede che ci illustreranno, guidati dalle parole di Mons. Giuseppe Cavallotto Vescovo della Diocesi di Fossano (Cuneo), il Catecumenato antico, cioè quel percorso di iniziazione cristiana che doveva essere attuato da coloro che, provenienti dal paganesimo, desideravano diventare cristiani ed essere incorporati nella Chiesa. Dopo una premessa utile per dare un quadro generale del Catecumenato, saranno via via affrontati tutti gli argomenti che riguardano questa fondamentale e originaria prassi della Chiesa primitiva : partendo dai modelli iniziatici, si tratterà dello sviluppo storico del processo iniziatico antico, dell'identità del processo iniziatico, in che consisteva il cammino catecumenale antico, del modello della catechesi catecumenale e dei suoi tratti fondamentali per terminare con un accenno al ruolo e al futuro del catecumenato nella Chiesa dei tempi odierni.
    Questo lavoro vuole essere un piccolo contributo culturale per una maggiore conoscenza del catecumenato e della sua importanza come strumento principale per realizzare il mandato di Gesù Cristo ai suoi discepoli "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»(Matteo 28, 19-20).
    Ci accompagneranno le fotografie del Battistero della Cattedrale di Parma, particolarmente significative in rapporto all'argomento che stiamo per affrontare.
    Ogni scheda è completata da numerosi riferimenti a documenti e opere patristiche e magisteriali.

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    Il modello catechistico del catecumenato antico

    di Mons. Giuseppe Cavallotto

    PREMESSA

    Nei primi secoli della Chiesa il catecumenato, al servizio dei nuovi credenti non battezzati, è sorto e si è progressivamente strutturato come cammino di evangelizzazione e formazione di giovani e adulti, capaci di scelte autonome e responsabili[1]. La prassi, diffusa nel IV e V secolo, dei genitori cristiani di iscrivere tra i catecumeni i propri figli in tenera età, di fatto rinviava negli anni della maturità la scelta personale del battesimo, preceduta da un esigente cammino di fede e conversione. Il catecumenato degli adulti, sorto nei primi secoli, può, dunque, essere applicato ai fanciulli e ai ragazzi solo in modo analogico e con i necessari adattamenti[2].

    A partire dal VI secolo, quando il pedobattesimo divenne la scelta pastorale predominante, la Chiesa si preoccupò di adattare il processo iniziatico-catecumenale degli adulti ai bambini nati da pochi mesi o con età non superiore ai due-tre anni. Si trattava di un cammino a tappe, relativamente breve, essenzialmente cultuale. Durante la quaresima erano programmate alcune specifiche celebrazioni liturgiche che, insieme alla presenza dei bambini, prevedevano il coinvolgimento dei genitori, dei padrini e della comunità cristiana. L’iniziazione aveva il suo momento culminante con la celebrazione del battesimo, confermazione ed eucaristia nella Veglia pasquale[3]. Nelle Chiese d’Oriente questa prassi continuò nei secoli ed è tutt’ora vigente. In Occidente subì un progressivo ridimensionamento, fino a scomparite nel XV secolo allorché il Concilio di Firenze (1442) chiese di amministrare il battesimo ai bambini “quam primum”[4]. In pratica dopo 36 o 48 ore dalla nascita. Questa antica prassi dell’iniziazione cristiana dei bambini, sebbene limitata al solo processo liturgico e priva della dimensione catechistica e di quella ascetico-penitenziale, racchiude una eloquente lezione. Il processo iniziatico è di più di un cammino catechistico-formativo: esso è una progressiva opera di educazione e santificazione compiute dalla Chiesa e nella Chiesa.

    Nelle testimonianze patristiche si incontra la prassi non il termine “catecumenato”[5]. Abitualmente si parla di catecumeni, uditori e, in prossimità del battesimo, di competenti, eletti, illuminandi. Non è solo una questione semantica. Con questi termini la Chiesa antica ci ricorda che al centro della sua azione evangelizzatrice e materna è posta la persona umana con la sua storia, la propria esperienza culturale e religiosa, i suoi ritmi di crescita. Nell’antica prassi catecumenale quest’attenzione alla singola persona è espressa, tra l’altro, dalla flessibilità nella durata del catecumenato, dall’esame o verifica delle motivazioni e disposizioni iniziali del nuovo credente e, successivamente, della sua crescita spirituale, dall’accompagnamento individuale del garante e del padrino, dai progressivi compiti ed impegni che via via il catecumeno deve assumersi sino alla formale rinunzia a satana e alla solenne professione di fede nella Veglia pasquale prima dell’atto battesimale. Ogni persona è unica e irripetibile nella sua identità, vocazione e cammino spirituale. Una proposta pastorale e formativa risponde, dunque, a verità se è al servizio dell’individuo, chiamato a sviluppare in pienezza la sua vita di figlio di Dio secondo la sua età, condizione, possibilità.

    Il nuovo simpatizzante, che per la prima volta veniva accolto nella comunità ecclesiale per approfondire la sua fede e conversione, sia in Occidente che in Oriente era chiamato “catecumeno”, cioè colui che veniva catechizzato attraverso l’istruzione orale. Con questo termine si evidenziava la funzione essenziale e primaria della catechesi nel processo catecumenale. Talvolta gli stessi catecumeni erano denominati “auditores “ o “audientes” per sottolineare la centralità dell’ascolto della parola di Dio approfondita nel tempo del catecumenato. Per la Chiesa antica la catechesi, fondata sull’ascolto e accoglienza della Parola, costituiva un tratto fondamentale, anche se non unico, della formazione catecumenale.

    Non è semplice, senza cadere in facili generalizzazioni, definire il modello catechistico del catecumenato antico, sia perché la disciplina del catecumenato varia sensibilmente nel periodo pre e post costantiniano, come pure tra le Chiese, sia perché le testimonianze catechistiche più significative ci riportano al IV e V secolo, epoca nella quale il processo catecumenale conosce un sensibile ridimensionamento sul piano formativo. Resta, comunque, fondamentale un dato: si può delineare il modello catechistico elaborato nei primi secoli per la formazione dei nuovi credenti solo se si colloca nell’organica e articolata esperienza catecumenale, che, a sua volta, è parte integrante del più esteso processo di iniziazione cristiana.

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    Riferimenti bibliografici:

    [1] La disciplina del catecumenato sino al V secolo era prevista solo per persone sufficientemente mature: oltre ai giovani e adulti, probabilmente si estendeva anche a quanti avevano raggiunto la prima adolescenza, come sembrerebbe alludere Agostino: “Chi, infatti, è oramai arbitro della sua volontà -omnis enim qui arbiter voluntatis suae constitutus est- se intende accostarsi ai sacramenti dei fedeli, non può incominciare una vita nuova se prima non si pente di quella passata… Da tale penitenza sono esonerati solo i piccoli -parvuli- non potendo essi ancora avvalersi del loro libero arbitrio… Prescindendo dai piccoli, nessuno passa a Cristo, in modo da cominciare a essere ciò che non era, se prima non si pente del suo passato di non cristiano”, in Discorso 351,2, NBA 34, 170.

    [2] L’applicazione dei tratti fondamentali del catecumenato ai fanciulli e ragazzi, con età inferiore ai 14 anni, si incontra ufficialmente solo nel nostro tempo con la pubblicazione, nel 1972, dell’Ordo initiationis christianae adultorum (OICA). Il capito V di questo testo pastorale-liturgico è dedicato al “Rito dell’iniziazione cristiana dei fanciulli nell’età del catechismo”.

    [3] Nella Chiesa di Roma testimonianze significative di questa prassi sono offerte dal Sacramentario gelasiano, la cui redazione definitiva risale alla fine del VI secolo, e dall’Ordo Romano XI, compilato nel VII secolo. Quest’ultimo rituale, utilizzato come il precedente nelle parrocchie romane, prevedeva sette celebrazioni durante la Quaresima, chiamate “scrutini”. Ad essi seguiva la celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione durante la Veglia pasquale, anticipata nel pomeriggio del Sabato Santo. Il processo dell’iniziazione cristiana si concludeva con sette celebrazioni eucaristiche durante la settimana di Pasqua, alle quale assistevano i neofiti insieme ai loro genitori e padrini.

    [4] Nel Decretum pro Iacobis del Concilio di Firenze si afferma: “Circa i bambini, in ragione del pericolo di morte che può presentarsi sovente… (la Chiesa romana) esorta a non differire il sacramento del battesimo nei 40 o 80 giorni, secondo l’usanza di certuni, ma di conferirlo il più presto possibile – quam primum”, in DENZINGER, ed. 39, n. 1349.

    [5] Talvolta si incontrano parafrasi che alludono al catecumenato: il Concilio di Nicea, can. 2, parla di “tempo per il catecumeno”, in J. D. MANSI, Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio, Riprod. Anastatica, Graz 1960, vol. II, 668; in Agostino si trova l’espressione “per tutto il tempo in cui i candidati mantengono il posto e il nome di catecumeni”, in De fide et operibus, VI, 9, PL 40, 202.

    (SEGUE)



    BIOGRAFIA :

    Monsignor Giuseppe Cavallotto è nato in frazione Noche di Vinchio, Diocesi e provincia di Asti, il 13 febbraio 1940. Ha frequentato le scuole medie inferiori e superiori e i corsi di Filosofia e Teologia presso il Seminario di Asti. Il 29 giugno 1964 è stato ordinato sacerdote. Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto la carica di Rettore del seminario Minore della diocesi astigiana fino al 1967.
    Rettore della Pontificia Università Urbaniana dal 2004, il nuovo vescovo delle due diocesi cuneesi ha vissuto per quasi quarant’anni a Roma, dove ha iniziato i suoi studi. Per dieci anni (dal ‘69 al ‘79) ha svolto l’incarico di assistente ecclesiastico centrale dell’ufficio nazionale dell’Azione Cattolica e responsabile della catechesi dell’Acr. Dal ‘75 all’88 è docente nell’Istituto Pastorale “Regina Mundi” dell’Usmi.
    Nel 1979 inizia la sua attività presso la Pontificia Università Urbaniana, prima come docente di catechetica nell’Istituto di Catechesi Missionaria, poi, dal 1985 come docente aggregato nella Facoltà di Missiologia, quindi, dal 1995, come Decano della Facoltà di Missiologia, infine, dal 2004, come Rettore Magnifico.
    Inoltre, dal ‘93 è membro della Commissione della Cei per la proposta del catecumenato in Italia e dal ‘97 Consultore della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
    Monsignor Cavallotto è autore di varie opere sulla Catechesi ed il Catecumenato (dal ‘73 all’82 ha fatto anche parte della Commissione Cei per la stesura del Catechismo dei preadolescenti) ed ha collaborato con vari articoli sul medesimo argomento con Riviste di Studio, di Pastorale e Dizionari.

    Nella foto: Battistero della Cattedrale di Parma , al centro dell’edificio si trova la grande vasca ottagonale in pietra di Verona, sopraelevata da due giri di scalini che ne seguono la forma. La vasca, che veniva riempita d’acqua per il battesimo per immersione, racchiude un’altra vasca di dimensioni più piccole a forma di quadrifoglio, simbolico richiamo alla croce, ove trovavano posto i celebranti.


    Fonti: www.diocesifossano.it , www.cattedrale.parma.it, www.mistagogia.netfirms.com

  2. #2
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    Trovo questo post estrememante interessante. Complimenti Niocat!

 

 

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