. . . . . . . . VI RACCONTO COME E' ANDATA
La verità sulle origini del cristianesimo.
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Non so quanti di voi siano interessati all'argomento che intendo proporre, tuttavia, la notevole risonanza che hanno avuto le polemiche attorno al lavoro di Dan Brown, "Il Codice da Vinci", lascia ben sperare che ci sia un numero sufficiente di persone disposte a seguire quanto andrò esponendo nel proseguio.
Per iniziare ho pensato, almeno per questa prima fase, di riproporre le domande che mi sono state rivolte in altri forum ed a cui ho già dato una risposta.
Il tema a cui intendo dare il mio modesto contributo è quello sulle origini del cristianesimo. Da circa dieci anni, infatti, conduco ricerche in merito, con migliaia d'ore passate al computer, di giorno ma spesso anche di notte, e diverse altre centinaia a tradurre quanto riuscivo a scaricare dai siti. Le pagine più interessanti per la ricerca sono quelle dei siti americani, di gran lunga più avanzati di noi in tale campo, visto che loro non hanno in casa il Vaticano e soprattutto perchè il tasso di democrazia e di reale liberalismo, malgrado la politica estera dei governanti, è sicuramente assai più elevato del nostro. Anche nei siti tedeschi, da come sono stato informato, ci sono interessanti pagine. Tuttavia, il tedesco per me è "arabo"!
Come la maggior parte dei lettori sa, almeno credo, molti secoli fa, nel IV-V secolo, il clero cattolico, vincente sugli altri culti grazie all'appoggio determinante del potere imperiale, a cui il cosiddetto "cristianesimo ortodosso" si era prostituito, distrusse tutto quanto poteva testimoniare la falsità e l'allucinante inganno che si celava dietro il culto cristiano-ortodosso, i cui esponenti non solo avevano "piegato" la storia passata alle loro esigenze catechistiche e dottrinali, ma avevano anche manipolato in modo altrettanto allucinante i personaggi coinvolti nella vicenda evangelica, sdoppiandone l'identità di molti, tra quelli fondamentali, e creando così delle figure "virtuali" che per oltre 15 secoli hanno condotto fuori strada gli esegeti laici, impedendo loro di dipanare la matassa volutamente ingarbugliata. In altri casi (anch'essi frequenti) si è operato esattamente al contrario, riducendo ad una sola figura evangelica due distinti personaggi storici. Non è difficile ravvisare in tali procedure lo stile ed il gusto degli scrittori teatrali greci, a cui si deve, sicuramente,
la genesi degli attuali vangeli.
Tutto questo ha portato ad un notevole intrigo di questa matassa virtuale, la quale viene a risultare così un guazzabuglio di fili che richiedono di essere districati ad uno ad uno al fine di ricavarne delle "tesserine" da inserire in un mosaico virtuale, allo scopo di ricomporre l'immagine di ciò che è veramente stata l'origine del cristianesimo. Le "tesserine", purtroppo, non ci sono tutte, ma quelle recuperate sono sufficienti a riprodurre le parti essenziali di tale immagine, dando un'idea ben precisa di "che lacrime grondi e di che sangue", per dirla con il poeta!
La sorgente di tali informazioni è multiforme, andando dalla stessa letteratura neotestamentaria, a quella patristica, a quella "apocrifa", a quella degli storici del tempo, a quella dei Mandei, ai frammenti di quella dei manichei tramandatici dagli eruditi arabi, a quella rabbinica (molto importante e soprattutto molto puntuale, ad onta della denigrazione che gli apologisti cattolici ne fanno!).
Per ciò che concerne l'antica letteratura cattolica, in essa si rinvengono solo le briciole di quelle notizie che un giorno avrebbero permesso con facilità di smascherare tutto l'impianto del colossale inganno: tuttavia queste briciole si rivelano estremamente importanti! La letteratura di cui sopra è passata al vaglio di oltre 15 secoli di proterva censura clericale e ciò che rimane è solo frutto di "distrazione" degli scribi o di dati che all'epoca, in mancanza degli attuali supporti tecnici, non si ritenevano "pericolosi".
Nei secoli successivi al IV, persone più istruite nel corpus dell'erudizione cattolica, ravvisarono sicuramente la potenziale pericolosità di tali dati, tuttavia ormai era troppo tardi per pensare di ritirare dal "mercato" tutto quanto sino ad allora circolava per riscriverlo daccapo. E poi, il dominio cattolico si era ormai talmente radicato che nessuno pensava più, almeno pubblicamente, di mettere in dubbio le "sacre" scritture: pena conseguenze drammatiche! (massacri, roghi, torture erano all'ordine del giorno)
Con la necessità di coprire tutto ciò che di vero era stato scritto intorno alla figura di Gesù, tutte le opere storiche ed i lavori dei pagani considerati pericolosi (vedi Celso) venne distrutto, con il risultato che alla fine a parlare del Nazareno furono solo gli scritti cristiani creando, nelle generazioni successive, il dubbio se quella di Gesù fosse stata veramente una figura storica o frutto d'invenzione da parte del clero cristiano (esattamente quello che avviene ancora oggi!). Fu grazie a ciò che le opere dello scrittore ebraico G. Flavio vennero preservate dalla distruzione totale, dal momento che in un periodo compreso tra la metà de III secolo e la prima metà del IV, qualche "buon" cristiano, animato da pia frode, pensò di inserire in tali opere un esilarante passaggio conosciuto all''erudizione ufficiale come "testimonium flavianum".
Lo storico ebreo Giuseppe Flavio, vissuto nel I secolo e quindi contemporaneo del Nazareno, non solo scrisse di Gesù, ma lo conobbe addirittura di persona! Tuttavia, quello che egli scrisse di Gesù, non solo non si adattava alle esigenze dottrinarie del clero cattolico, ma rivelava impietosamente il carattere truffaldino dell'intera teologia cattolica: inganno messo in piedi dai cosiddetti "padri apostolici" e poi affinato nei secoli successivi.
A cagione di ciò, tutti i passaggi in cui appariva la figura di Gesù nelle opere di Giuseppe vennero espunti o adeguatamente mistificati, al fine di rendere impossibile il tentativo degli esegeti di ricondurli a lui. Quando però ci si accorse che a parlare di Gesù e della sua presunta crocifissione-resurrezione erano solo fonti cristiane, mentre gli ereduti pagani accusavano i "gestori" della chiesa di falsità e di inganni (v. Porfirio, Hierocles, ecc.) la conventicola falsaria decise di inserire in Antichità Giudaiche, dello storico Giuseppe Flavio, il famigerato quanto insulso "testimonium flavianum", riconosciuto vergognosamente spurio persino da una parte dell'erudizione confessionale!
Dal momento che all'epoca, grazie anche alla massiccia presenza della componente gnostica, orbitante intorno alla figura del Gesù il nazareno, erano pochi a mettere in dubbio l'esistenza di Gesù, ciò che veniva messa in dubbio era la crocifissione ed il fatto che egli fosse risorto dopo tre giorni. Inoltre, veniva messa in dubbio anche la sua "messianicità" e, soprattutto, il suo carattere "divino". Il "testimonium flavianum" rimediava sorprendentemente a tutte quante le questioni.
La prima versione di tale passaggio forniva puerilmente l'improbabile carattere "cristiano" del presunto autore, lo storico ebreo Giuseppe Flavio, il quale nacque in seno ad una famiglia di rabbini imparentata con la classe sacerdotale di Gerusalemme e, pare, con la casata degli Asmonei-Maccabei. Nei secoli successivi, quando ci si rese conto dell'assurdità di tale passaggio, si provvide a "correggerlo adeguatamente al fine di farlo apparire più "credibile". Ciò spiega perchè oggi abbiamo diverse versioni dello stesso passaggio!
I librai che all'epoca (IV-V secolo) vendevano le opere di Giuseppe, vennero obbligati ad espungere, pena il sequestro delle opere ed anche l'arresto, tutti i passaggi compromettenti riguardanti la figura di Gesù. Tuttavia essi non vennero obbligati ad inserirne di nuovi. Per tale motivo oggi ci si ritrova nella sconcertante situazione che nei testi in mano al mondo rabbinico (tramandati di generazione in generazione) il "testimonium flavianum" è assente , mentre è presente nelle copie che oggi conosciamo, tramandati dai copisti di "palazzo". Gli apologisti cattolici più intransigenti e fondamentalisti giustificano tutto ciò accusando i rabbini di aver espunto il "testimonium flavianum" dalle loro copie, malgrado il fatto, come già detto, che una parte autorevole dell'erudizione confessionale riconosca la natura assolutamente spuria di tale passaggio (Donazione di Costantino docet!). sostenendo che all'origine esso fosse semplicemente una glossa inserita poi "sbadatamente" da qualche copista nel testo originale. (non è una novità in quanto alcuni dei padri, come ad esempio Girolamo, già fecero un tale rilievo)
Tuttavia, si deve proprio alla necessità del "testimonium" che le opere di Giuseppe Flavio si salvarono dalla distruzione o dalla "segregazione" perpetua, sebbene esse siano state sottoposte ad un pesante lavoro di censura e di manipolazione. Il lavoro fu sicuramente molto oneroso, datto che all'epoca dovevano essere diverse le copie in circolazione dei lavori di Gisueppe Flavio. E fu proprio a cagione di tale onerosità che la cosa non venne ripetuta per i vari autori pagani che avevano parlato in modo più o meno critico di Gesù e del primo cristianesimo. Le loro opere, infatti, o vennero distrutte in grandi roghi, come la letteratura antagonista degli "eretici" e degli gnostici, oppure venneto fatte sparire per sempre nei meandri degli archivi della Chiesa, i quali non furono costituiti dal solo Vaticano, ma anche, e soprattutto, dalla miriade di monasteri che sorgevano in tutta l'area cristiana (le maggiori scoperte di testi "protetti", infatti, venne effettuata proprio in tali siti.) Sicuramente si deve proprio al fatto della notevole diffusione sul territorio dei monasteri il recupero quasi totale della letteratura "scomoda". Quando il "santo" clero potè esplicare un potere paralello a quello imperiale, grazie ad imperatori compiacenti, il recupero e la distruzione delle opere scomode divenne coercitivo e questo spiega il ritrovamento di importanti opere, come la letteratura gnostica di Nag-Hammadi, in siti nascosti al fine di salvarli dalla distruzione da parte delle squadracce antelitteram, spesso guidate dai vescovi in persona (v. Teofilo, Cirillo, ecc.)
E' da notare, comunque, che già alla fine del V secolo le opere di Giuseppe erano scomparse dalla circolazione per riapparire poi verso il X-XI secolo con l'attribuzione ad un fantomatico "Egesippo". Non ci si deve meravigliare soverchiamente di ciò, visto che proprio in tale periodo si assistette alla migrazione verso occidente dei "bogomili" (chiamati anche "patarini" in alcune zone del nord Italia), i quali diffusero tra i nuovi adepti la verità su Gesù, che i loro predecessori avevano appreso dai manichei i quali, a loro volta, l'avevano mutuata dai cosiddetti "Sobiai" (o battezzatori). Questi altri non furono che i discendenti della setta gnostica fondata (o comunque guidata) dal maestro gnostico Giovanni il Battista: quella dei "Nasurei" (o Nazareni gnostici).
Per quanto possa apparire incredibile, un epigono di tale setta si è tramandato sino ai giorni nostri. Gli attuali adepti a tale comunità gnostica, vero e proprio "fossile" nel suo genere, sono chiamati "Mandei", da una parola siriaca (aramaico orientale) che significa "conoscenza", da cui il termine greco "gnosis". Dal momento che Gesù il nazareno, per un certo periodo, prima di "emigrare" in Egitto, fece parte della comunità guidata da Giovanni il Battista, gli antenati dei Mandei conobbero vita, morte e "miracoli" di lui e tale conoscenze, sebbene a volte un po' distorte, vennero tramandate sino ai nostri giorni. Ciò che appare assolutamente chiaro, comunque, è che l'immagine di Gesù esce completamente a "pezzi" dagli scritti sacri dei Mandei e che i dati che tali scritture forniscono sono del tutto in linea con quelli forniti dalla letteratura rabbinica: la stessa demonizzata dal mondo cattolico! (da ciò l'inquietudine vaticana che spinge gli apologisti cattolici a negare un diretto contatto degli antenati degli attuali Nasurei/Mandei con Gesù il nazareno). Da quanto sopra, dunque, si intuisce la necessità di diffondere la "testimonianza" di G.Flavio! .
Ego sum veritas
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"..la fede in Dio non aggiunge nè toglie nulla
alla dignità raziocinante degli uomini; la fede
nelle religioni li riporta al loro stato primordiale,
quando l'uomo era appena uscito dalla sua
primitiva condizione bestiale per evolversi sino
allo stato attuale delle sue conoscenze."
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