Si ma le politiche di Chavez non sono quelle, non dico di Prodi, ma neppure quelle per cui si batte il nostro partito a livello programmatico.


Si ma le politiche di Chavez non sono quelle, non dico di Prodi, ma neppure quelle per cui si batte il nostro partito a livello programmatico.


Grazie, mica abbiamo le favelas e il petrolio, noi!
Abbiamo i furbetti del quartierino, ecco forse da quello potremo trarre spunto da Chavez per come li ha gestiti...
Petrolio in Italia
http://www.aspoitalia.net/documenti/...lioitalia.html
ITALIA
Petrolio Convenzionale
(Miliardi di barili)
Produzione fino ad oggi
0.91
Riserve provate*
0.62
Production futura, - totale
1.1
Da giacimenti noti
0.69
Da nuovi giacimenti
0.4
Produzione totale
2.0
Velocitàdi esaurimento corrente
3.1%
Mediana della curva d produzione
2005
Picco di scoperta
1981
Picco della produzione
1997
Sulle favelas, non so esattamente come si possano definire i quartieri degradati di città come napoli, bari o palermo. Diciamo che non sono propriamente Chelsea o Montmartre.


Cito solo 2 Titoli.......
Lenin"L'Imperialismo fase suprema del Capitalismo"
Trotsky"Il pacifismo servo dell'Imperialismo".
A parte i riferimenti ai classici, concordo con tutti i tuoi interventi.
Serve ad oggi un partito della sinistra esterna e critica con il PD ma che al tempo stesso sappia trovare un ragionevole compromesso fra le diverse anime che possono andare a comporla. Una sinistra radicale, antiliberista ma che non si fletta su uno sterile pacifismo/ambientalismo/movimentismo ma che rilanci sul piano della difesa dei lavoratori e che sappia, pur con termini e categorie nuove, parlare ad un bacino elettorale molto tradizionale: LA CLASSE OPERAIA.
Un partito che sia Rivoluzionario me che, inutile nasconderlo, sappia anche raccogliere larghi consensi, insomma sappia traguardare almeno il 10 % dell'elettorato.
Rispetto all'aggettivo socialista mi sono già espresso: dal punto di vista politologico sarebbe il più corretto; ma vista la concomitanza con parecchi socialisti boselliani o craxiani vari nonchè vista la scomoda eredità del psi italiano eviterei.


Perchè una delle tante incoerenze del PRC è comunque quella di appoggiare movimenti radicali e rivoluzionari in altri paesi senza sapere coniugare tali prospettive alla situazione attuale italiana.
E poi anche la maggioranza bertinottiana del prc è(per non parlare dei DS) assai critica con il modello Chavista, semplicemente perchè non immaginano più un programma di nazionalizzazioni e di democrazia operaia ma semplicemente un modello di socialdemocrazia-lebertaria soft che possa moralizzare il capitalismo.


anche secondo me questo punto è stato sottovalutato, ma nasconde un cambiamento epocale nella sinistra radicale istituzionalizzata.
Le parole hanno importanza, attraverso le parole si danno forma e legittimità a progetti e azioni politiche.
Non parlare più apertamente di anti-imperialismo, ma di pacifismo tout-court...beh, significa essere rassegnati (a livello di base) o prostrati (a livello di dirigenza di partito) alle logiche che oggi vanno per la maggiore: Cioè opposizione a parole, ma poi in parlamento tutti a sostenere ogni guerra yankee.
Stampiamoci bene in mente questo ultimo intervento di Giordano...perchè per anni ci (o meglio vi) tormenterà...


Quello che io trovo strano è che ci sia gente a sinistra che aspetta ancora la rivoluzione d'Ottobre. Mi è capitato di leggere le riflessioni del Partito Comunista (moista) del Nepal, il quale, in una situazione teoricamente favorevole alla lotta armata, ha smobilitato tutti i suoi guerriglieri (tra le ire delle vedove inconsolabili dello "stato che si abbatte e non si cambia"). Questi maoisti hanno fatto una riflessone non superficiale che li ha portati alla conclusione che il socialismo si deve costruire in una società multipartitica e democratica. E hanno deciso di partecipare ad un governo che comprende tutti i partiti non monarchici, cioè oltre ai partiti comunisti (ce ne sono 7 o 8 in nepal e prendono complessivamente il 40-45% dei voti) anche i partiti "borghesi" e unirsi agli altri partiti di sinistra.
Ora pensare ad una rivoluzione in Italia è addirittura ridicolo. E' un modo per non fare politica, tanto la prospettiva è necessariamente dilatata nel tempo.
In Europa siamo reduci dalla caduta del muro di Berlino e dal discredito che ha avuto l'idea comunista. I comunisti devono unirsi ad altre forze, come hanno fatto ad esempio i comunisti del KPD in Germania che si sono presentati alle elezioni nell'ambito della sinistra unita di Lafontaine e PDS. L'importante è non isolarsi, cercare accordi con le forze più vicine e in questo senso vedo bene una unità tra PDCI, RC e Mussi,che a sua volta cercherà una unità d'azione con le forze a noi più vicine che sono quelle del Partito Democratico. In questo modo si può incidere sulla politica in Italia, altrimenti saremo giustamente condannati all'isolamento. L'isolamento produce avventure oppure la passività.
Tenere aperti gli spazi politici, il governo Prodi è il migliore dei governi possibili attualmente. Battere le destre, questa deve essere l'obiettivo, soprattutto la destra italiana che è una delle peggiori del mondo. fare cadere il governo Prodi per rivitalizzare la destra è un errore che gli italiani di sinstra non perdoneranno a nessuna forza comunista. Quindi facciamola finita con i massimalismo i e gli estremisti. Per loro c'è il partito di Ferrando che conta come il due di briscola, ma io credo che perdere dei pezzi per strada è inevitabile. I settari non hanno mai capito una sega nemmeno di Lenin che pensava ad un partito sempre tatticamente maggioritario. Il capitalismo non ha mai corso nessun pericolo ad opera degli estremisti. Coloro che si trastullano nella purezza dell'ideale in realtà sono i veri burocrati. Quelli che stanno sempre nelle loro sedi senza aprirsi al mondo.




concordo con Red.


Prima della Rivoluzione di Febbraio forse no. Ma bisogna ricordarsi che presero un terzo dei voti all'Assemblea Costituente e la rivoluzione d'Ottobre la fecero assieme ai socialrivoluzionari di sinistra (i socilarivoluzionari presero nelle stesse elezioni il 50% dei voti) con cui formarono il primo governo sovietico. Comunque riposto un mio intervento preceddente che mette in rilievo tra l'altro come Lenin non fosse contrario au uun regime multipartitico:
Lenin fu sempre molto attento a far si che i bolcevichi fossero maggioritari. La rivoluzione per Lenin è opera della maggioranza altrimenti è un semplice putch. Come fa il partito del proletariato ad essere maggioritario in un paese in cui il proletariato è minoritario? Qui subentra la tattica. Per Lenin il Partito del proletariato, che si autonomina chiaramente rappresentante della classe, deve essere sempre tatticamente maggioritario. Questo lo si ottiene percorrendo assieme a differenti partiti e classi le tappe di avvicinamento alla rivoluzione. A differenza di Trotzky, Lenin è sensibile alla tappa democratica della rivoluzione. Cioè contro l'autocrazia zarista è possibile percorrere un tratto assieme alle forze democratico borghesi. La tattica serve per isolare il più possibile il nemico principale che non è mai lo stesso, e accumulare le forze. Raggiunta la fase democratica si porrà il problema della rivoluzione proletaria. La democrazia borghese è meglio dell'autocrazia in quanto offrirà condizioni migliori di lotta per il proletariato e sviluppando le forze produttive estenderà la base sociale proletaria. Inoltre il proletariato si dovrà alleare con le forze piccolo borghesi come i contadini o la stessa piccola borghesia cittadina minacciata di proletarizzazione. Quindi proletariato+ contadini+ piccola boghesia= la stragrande maggioranza della popolazione contro una ristretta minoranza: la borghesia.
Lenin disprezza i minoritaristi e i settari. Lo si intuisce chiaramente leggendo "L'estremismo".
Non sono d'accordo con chi dice che poi Lenin pensasse, dopo la presa del potere, a una dittatura di minoranza.
Lenin cercò sempre salvaguardare l'alleanza con i contadini ad esempio. E anche con i partiti che avevano partecipato alla rivoluzione. Il primo governo sovietico fu un governo di coalizione con l'ala sinistra dei socialrivoluzionari, che come si vide nelle elezioni dell'assemblea costituente (le prime elezioni a suffragio universale mai tenute nella storia) avevano una influenza grandissima tra i contadini. Nel paese c'erano anche vari partiti comunisti indipendenti come quello ucraino e e quello bielorusso. La dittatura del proletariato non escludeva il multipartitismo. L'opposizione nei Soviet esistette fino al 1921.
I socialrivoluzionari si misero fuorigioco da soli tentando un putch antibolscevico dopo la firma della pace di Brest Litovsk contrastata anche dall'Estrema Sinistra del Partito. I SR arrivarono addirittura ad assassinare dirigenti bolscevichi come Uritsky e attentarono alla vita di Lenin, causandogli le lesioni che lo portarono alla morte.
Quindi Lenin non escludeva una alleanza multipartitica e anche la NEP fu fatta per rinsaldare l'alleanza con i contadini sebbene significasse un ritorno al capitalismo.
Lenin aveva capito che la rivoluzione democratica era fallita perchè si stava interrompendo il rapporto tra città e campagna. Infatti la continuazione della guerra da parte di Kernsky aveva portato i contadini a non rifornire più le città provocando la crisi che porto all'Ottobre.
In Lenin era forte questo problema delle alleanze tanto che il simbolo bolscevico fu, non a caso, la falce e il martello incrociate per simboleggiare questa alleanza che non era scontata per i "marxisti" ortodossi come Trotsky, Preobrazenky, l'Opposizione operaia ecc. Per Trotsky il "contadiname" era qualcosa di passivo, un peso morto.
La stessa Armata Rossa si chiamò degli Operai e dei Contadini.
Nelle stesse condizioni dure del "comunismo di guerra" i bolscevichi fecero un discorso molto preciso: noi vi abbiamo dato la terra voi forniteci il raccolto perchè se vinceranno i bianchi sarete espropriati. In questo modo si assicurarono l'alleanza con una parte dei contadini e almeno la neutralità di un'altra parte (Per Lenin era molto importante anche il discorso della neutralizzazione). Una volta finita la Guerra Civile con la vittoria dell'Armata Rossa Lenin si prodigò per l'avvio della NEP per dare fiato all'economia e rinsaldare l'alleanza di classe con i contadini (non vi dico gli strali dell'Estrema Sinistra contro Lenin, becchino della Rivoluzione). In realtà si potevano ripetere le stesse condizioni che avevano portato al fallimento di Kerensky. La stessa NEP, nonostante le buone intenzioni fu costellata da crisi di approvvigionamento della città nel 21, nel 23 e nel 27 che poi portarono alla scelta della collettivizzazione. Certamente la Russia di Lenin era un paese sostanzialmente capitalista. Però si stava percorrendo una parte del cammino assieme con contadini e piccola borghesia.
Accumulare le forze e essere tatticamente maggioritari, anche nella fase di transizione al socialismo. Questa l'essenza del pensiero di Lenin (Che Trotsky con le sue cagate sulla Rivoluzione Permanente non capì mai).
Intendiamoci Trotsky era un rivoluzionario non meno di Lenin, ma non basta proclamare la rivoluzione per farla.