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Discussione: Quale futuro per i CN?

  1. #1
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    Predefinito Quale futuro per i CN?

    Vorrei proporre a tutti un quesito-sondaggio aperto a chiunque abbia voglia di dire la sua.Quale strada dovrebbero prendere i Comunisti Nazionalitari? Cosa si dovrebbe fare in concreto per dare maggiore incisivita' alle nostre idee?Avanti con i pareri...

  2. #2
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    ottimo Pietro!
    io provo a restringere all'abc la prospettiva... secondo me bisogna incominciare a lavorare in tale direzione, partendo dalle comunità di base, strade, quartieri, frazioni, paesi, cittadine, circoscrizioni, città... credo che senza trovare un collante di base, qualunque grande predisposizione è pura teoria! resta il problema! Come? Con chi? ... hai posto caro compagno, il nocciolo di qualunque lotta!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Sanculotto Visualizza Messaggio
    ottimo Pietro!
    io provo a restringere all'abc la prospettiva... secondo me bisogna incominciare a lavorare in tale direzione, partendo dalle comunità di base, strade, quartieri, frazioni, paesi, cittadine, circoscrizioni, città... credo che senza trovare un collante di base, qualunque grande predisposizione è pura teoria! resta il problema! Come? Con chi? ... hai posto caro compagno, il nocciolo di qualunque lotta!
    Quoto...e ribadisco...

    Hai posto caro compagno, il nocciolo della questione!

    Però, prima di dire la mia, preferirei leggere gli altri...

  4. #4
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    caro bixio, sono totalmente in sintonio con il tuo procedere di ragionamento!
    su questa base dobbiamo trovare il cardine fisso della nostra azione comunitaria! non male il contrasto di tv, fiction e perverse trasmissioni domenicali... ma non solo... quale forte direttiva per il nostro comunismo delle comunità?

  5. #5
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    allora, bella e importante discussione, sono riuscito a ripescarla.

    Vorrei in questa sede approfittare per esprimere una mia idea sull'azione politica.
    Oggi ( ma è una costante della buona azione politica nella storia ) la priorità assoluta deve essere data alla formazione comunitaria politica e etica.
    Intendo dire che la comunità intesa come gruppi di individui autorganizzati deve anzitutto ritrovarsi sul piano etico condividendo valori fondanti del vivere, del rispetto della vita, dell'altro, della comunanza delle cose allo stesso tempo mettendo in risalto l'importanza dell'intimità di ciascuno ( rispettabile proprio se la comunità esiste. Ricordiamoci che l'intimità è un valore laddove esiste comunalità, altrimenti l'individuo e la sua intimità si trovano semplicemente spalmati e confusi nell'anonimato del mondo inglobante)

    Detto questo, una volta che la forza comunitaria condivisa esiste, si può procedere all'azione politica orientata in tre direzioni:

    1- creazione di strutture produttive di condivisione materiale. Intendo per esempio il contatto permanente tra cooperative ,anche piccole, associate che scambiano prodotti organizzando piccoli piani produttivi centralizzati e allo stesso tempo in grado di cogliere le istanze di ciascuno. Penso a produzione agricola, ma non solo. L'agricoltura è un campo privilegiato perché ha il vantaggio di essere rerlativamente semplice, ma altre piccole produzioni possono sorgere se in un contesto di mutuo soccorso.
    A questo si può accompagnare un contatto con mondi già esistenti come il commercio equo e solidale, attraverso la creazione di gruppi d'acquisto di prodotti equi e di prodotti locali , anche da piccoli produttori delle zone in cui viviamo ( sempre con lo scopo di accorciare le filiiera produttiva riducendo la piaga dell'intermediazione continua).
    In proposito io già collaboro con realtà del commercio equo e solidale e potremo parlare più nel dettaglio di tale mondo ( con tutti i suoi pregi ma anche difetti strutturali).
    L'importante è che l'azione comunitaria produttiva sia sempre al di fuori della logica del mercato e della concorrenza ( primo principio borghese e liberale da cancellare ideologicamente e praticamente) e dentro un sistema di mutuo soccorso e cooperazione ( che è tutt'altro, semplicemente l'opposto).


    2- riguardo all'azione politica esterna( cioé al contatto con il sistema capitalistico e con l'imperialismo ) la questione è molto complessa. Io sono una persona pacifica, che ha dato sempre un altissimo valore al cambiamento interiore. Questo significa che appoggio incondizionatamente ogni azione, ogni prassi culturale rivolta alla comunicazione e alla diffusione di idee e di istanze rinnovatrici in forma non violenta.
    La non violenza chiaramente non può essere un valore decontestualizzato dalle contingenze. Che gli iraqueni sparino contro i militari USA è azione legittima e sacrosanta. La violenza smette infatti di essere tale quando risponde a necessità .
    Per la nostra azione politica interna ( cioé in Italia) io sono per l'impegno quotidiano culturale e anche di presenza costante nello spazio pubblico ( la città) attraverso azioni dimostrative forti e pacifiche. Ad esempio stavo meditando in questi giorni passeggiando per la Roma capitalistica che sarebbe una bellissima idea tappezzare i cartelloni pubblicitari ( specie quelli più volgari e mercificatori del corpo e della dignità dell'uomo e della donna ) con cartelli incisivi di richiamo etico e comunitario alle ragioni dell'uomo autentico e dell'anticapitalismo.
    Esempio: Coprire uno dei tanti cartelloni con donne che si svendono alla moda e ai milioni con sguardi ammalianti con una scritta del tipo:
    "riprendiamoci la vita e la dignità dell'essere umano. Contro la mercificaizone dell'individuo, contro il capitalismo, contro la pubblicità che risponde ai profitti e sfrutta i più bassi e immediati istinti umani. Per il risorgere comunitario. Comunismo delle comunità. Morte al sistema."
    Il tutto scritto a caratteri cubitali, ben incollato e visibile, e magari in punti dove è difficile staccarli ( anche non necessariamente sopra il cartellone capitalista , che poi magari te lo coprono subito con un altro )

    Insomma ho fatto solo un esempio di quella che per me è azione politica e culturale diretta al cuore del sistema: la sua ideologia mercificatrice.
    Oggi giorno nei tempi in cui la sinistra si è ridotta a scendere in piazza con i giocolieri e la cannabis per la difesa dei diritti delle minoranze che non sono tali, proporre azioni comuniste etiche potrebbe essere una chiave di svolta del sentire politico pubblico e del messaggio che il popolo può captare.
    Bisogna scegliere i luoghi della mercificazione e scoprirne in qualche modo il volto disumano in maniera pubblica. Scendere in piazza contro la pubblicità e contro la manipolazione dell'uomo, per denunciare la merda che ci propinano alla televisione ( tipo programmi in cui insegnano ai ragazzi a odiare il proprio naso brutto o il colore dei propri occhi ...tanto te lo puoi cambiare se sganci un po' di soldi a una clinica di manipolazione umana)...
    insomma l'azione etica comunista è priporitaria, anzi urgente. Spero che siate d'accordo con me su questo punto.

    Per quanto riguarda la lotta al sistema economico bisogna continua sulla strada delle lotte locali a difesa del territorio ( tav, rigassificatori, etc etc ). senza che tali lotte vengano percepite dal popolo italiano come difesa del particolare, ma come lotte comuni in nome del popolo e della comunità.
    Bisogna poi continuare a lottare sul fronte antimperialista attraverso manifestazioni ben indirizzate ( e non pacifiste tout court...e questo già mi sembra che i c.n. lo facciano molto bene ). Biosognerebbe avere contatti permanenti con i resistenti delle nazioni aggredite ( attraverso la rete ), e insistere con l'azione all'interno del campo antimperalista.
    Per il lavoro, oltre a fare cultura sul senso del lavoro e a far culturalmente piazza pulita della cultura borghese del lavoro come merce e della concorrenza e dei profitti come obiettivo dell'azione lavorativa sociale, bisogna avere contatti prima di tutto nazionali ( in Italia) con tutte le realtà cooperative autorganizzate ( come dicevo nel punto 1).

    Per chiudere:
    3 -per quanto riguarda l'azione politica minimalista di salvaguardia dello stato sociale, del diritto del lavoro, delle imprese statali, bisogna appoggiare ( sempre sapendo che è un'azione contingente minimalista e nulla più, anche se fondamentale nel breve periodo ) chi ancora è capace di stare nel capitalismo e criticarlo basilarmente, mettendone in discussione la logica e proponendo ogni correttivo costituzionalemnte accettabile ( parliamo di azioni hic et nunc)
    In questo senso la politica economica di partiti come il PCL per me è assoluatmente condivisibile. Anche l'ala critica di rifondazione comunista ( se optasse per la scissione) potrebbe far fronte comune in azioni contingenti di proposte politiche alternative fattibili e realizzabili anche nel paradigma del capitale ( ad esempio nazionalizzazioni, critica delle politiche neoliberali europee....vedi Chevenement.... rialancio di un certo keynesismo, difesa dei lavoratori, anche autonomi, fissazione di prezzi minimi e massimi contro la logica brutale delle liberalizzaione ad hoc per Tronchettiprovera che si compra le licenze dei tassì, battaglia per la casa, per il mutuo sociale, per l'edilizia pubblica, per il rilancio dei parchi e dell'energia alternativa etc etc.. ).

    Questo, ripeto, i C.N., dovrebbero appoggiare per quanto riguarda l'azione politica realizzabile nell'ambito costituzionale , sapendo che si tratta solo del terzo punto del programmino di cui sopra e che è azione contingente e nulla di più.

    Questi i miei spunti.... a voi le risposte...

  6. #6
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    spero, che pezzi di questo tuo programma ragionato, e in generale della discussione sul comunismo nazionalitario possano riportarsi nel prossimo numero di Comunità e Resistenza... caro terraeamore condivido i tuoi tre punti, ottimo veicolo per partire... e credo che dopo la stesura del vecchio documento, un altro più stringente emilitante può venire fuori... appunto l'abc del militante comunista nazionalitario!

  7. #7
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    Da esterno mi son piaciuti sopratutto i punti 1 e 2 anche se pure il punto 3 mi sembra molto buono... che dire.. sembrano concordare anche con il vostro programma politico... bravo terraeamore

  8. #8
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    In attesa di trovare uno o più finanziatori occulti per i comunisti nazionalitari, quoto quanto detto da terraeamore sia pure con qualche osservazione al margine.
    1) sulla cooperazione economica dal basso sono perfettamente d'accordo e trovo giusta l'idea di partire dall'agricoltura che è spesso luogo di culture e pratiche comunitarie. Per altro un certo tipo di agricoltura è anche ecocompatibile e sostiene economie locali creando posti di lavoro (oggi si importano fragole dalla Spagna e si lasciano marcire quelle che crescono a qualche chilometro da casa). Non tutta l'agricoltura però, nella Valle Padana si ha una forte industrializzazione dei processi agricoli e dell'allevamento. Poi non si può dimenticare che oggi le campagne sono in gran parte vuote o in mano a veri e propri capitalisti, per non parlare poi delle politiche agricole comunitarie.
    Il punto due mi è molto piaciuto perché affettivamente la pubblicità con la sua estetica veicola dei valori e una mercificazione integrale. Bisogna rispondere con una controestetica per veicolare valori completamente diversi, l'immagine ha un potere immenso.
    Concordo meno sul punto 3. Giusta e doverosa la difesa dello stato sociale e dei salari, però non bisogna dimenticare che tutte le conquiste sociali furono frutto di compromessi e rapporti di forza oggi sorpassati. Difendere l'esistente è perdente perché i rapporti di forza sono cambiati, bisogna essere offensivi pensare noi stessi un nuovo modello sociale che prefiguri un nuova alleanza di classe basata sui ceti sociali oggi esistenti. Per questo io condivido le proposte del PCL, ma non le loro analisi. Oggi le nazionalizzazioni non possono essere una soluzione, l'esperienza di Prodi all'IRI dovrebbe far riflettere. Al keynesismo non sono contrario di principio, ma non penso che risponda ai problemi della nostra economia (in un'ottica democratico-riformista). Il problema non è che la gente non guadagna abbastanza, ma che la produttività è troppo bassa per sostenere salari elevati. Il problema è la produttività, la mancanza di una politica industriale che non si puro arbitraggio di scontri tra banche, ecc.
    Io la penso così, ditemi la vostra.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Bolivariano Visualizza Messaggio
    Da esterno mi son piaciuti sopratutto i punti 1 e 2 anche se pure il punto 3 mi sembra molto buono... che dire.. sembrano concordare anche con il vostro programma politico... bravo terraeamore
    Visto che sei di Roma, ti propongo di incontrarci. Pensaci.

  10. #10
    Bolivariano
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    risposto in Mp

 

 
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