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Discussione: Marx?

  1. #1
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    Predefinito Marx?

    Da ste parti si fa un gran cianciare di Marx.
    Chi lo usa per spacciarsi per comunista e convertire fascisti, (vero Sandinista?), chi lo usa come la Bibbia del perfetto comunista, (troppi per nominarne uno solo)....chi lo usa per denigrare i forumisti (vero are-azione)?, chi lo usa per parlare di dittatura del proletariato senza avere capito mai cosa sia sta cosa che il socialismo reale ha spesso usato per giustificare forme di dittatura....
    Ebbene cari "fighetti dottori" esperti dei Marximi sistemi, siete del tutto sicuri che Marx non si rivolti nella tomba per le vostre (e di Lenin) interpretazioni?

    Inoltre, siete sicuri di differire in qualche cosa dagli integralisti con la Bibbia, con il Corano o in generale con la pratica dell'adorazione dei profeti?

  2. #2
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    Predefinito

    Per chi dei "fighetti dottori" avesse qualche ipotesi di un Master negli States....

    Howard Zinn, professore emerito alla Boston University, è uno degli storici più illustri di questo paese. Fu una figura attiva nei movimenti per i diritti civili e contro la guerra del Vietnam. Il suo libro A People's History of the United States è in largo uso presso le università e le scuole americane. È anche autore di Declarations of Independence e You Can't Be Neutral on a Moving Train. Il suo libro più recente è The Zinn Reader.


    In The Zinn Reader scrivi: "importante per me, al tempo in cui stavo diventando cosciente della questione cruciale della classe, fu leggere il Manifesto di Karl Marx". Il 1998 ha segnato il 150° anniversario del Manifesto. La questione che si pone è: "ha importanza oggi Marx?"

    Non so se lo sai, però decisi di affrontare la questione della rilevanza di Marx anche prima di questo 150° anniversario. Ho deciso di farlo scrivendo una sceneggiatura su di lui. Si intitola Marx a Soho ed è un monologo in cui Marx appare al presente, una specie di fantasia, naturalmente. La ragione per cui ho voluto fare qualcosa su Marx è che vi sono alcune cose che egli disse nel XIX sec. che risultano inadeguate per la comprensione di cosa sia il mondo oggi. Aveva una visione un po' accorciata del tempo necessario perché si realizzasse una rivoluzione socialista. Ci fu un momento in cui lui ed Engels pensavano che le rivoluzioni nell'Europa del 1848 potessero condurre a rivoluzioni operaie. E invece no.

    Non stimò davvero la capacità del capitalismo di sopravvivere, la sua ingegnosità nell'escogitare nuovi ostacoli alla rivoluzione, la sua capacità di sopprimere i momenti rivoluzionari e di allontanare la classe lavoratrice e la sua coscienza dall'idea del cambiamento rivoluzionario. Benché Marx seguisse gli eventi negli USA alla metà del XIX sec. e fosse corrispondente del New York Tribune, non poteva prevedere che il sistema americano fosse capace di bloccare sul nascere i movimenti rivoluzionari attraverso la combinazione di diverse tattiche. Dico "tattiche" come se si trattasse di qualcosa di deliberato, ma credo che non sia accurato farlo. Diciamo che ci sono stati una serie di sviluppi nel capitalismo americano che gli hanno reso possibile la sopravvivenza. Uno di questi è il fatto che il capitalismo negli USA, avvalendosi dell'enorme ricchezza del paese, è stato capace di dare risposta ai movimenti dei lavoratori facendo delle concessioni, e al sindacalismo accordando aumenti salariali e riduzioni d'orario. Il sistema ha risposto alle crisi economiche con le riforme, come negli anni 30 con il New Deal. Nel farlo, ha reso possibile la costituzione di una porzione più soddisfatta della classe operaia, che era contenta del sistema o che, quando cessava di esserlo, non restava scontenta del sistema capitalistico in sé ma di alcune sue manifestazioni specifiche. La maggior parte dei lavoratori negli USA non considerano sistematici i problemi di cui soffrono, ma pensavo che possono essere corretti con delle riforme. In questo modo il sistema, avendo la ricchezza sufficiente per distribuire più beni a delle parti della classe lavoratrice e allo stesso tempo conservare profitti immensi, è stato in grado di sostenersi.

    Ai tempi della prima guerra mondiale, Du Bois, certamente uno degli intellettuali americani più lungimiranti, comprese come il sistema americano stava remunerando meglio i suoi lavoratori e come fosse capace di farlo grazie allo sfruttamento di altre popolazioni. Vide l'imperialismo della prima guerra mondiale, delle potenze occidentali, e vide che queste ultime, estraendo la ricchezza dal Medio Oriente, dall'America Latina e dall'Asia, erano capaci di concedere una piccola parte dei loro profitti alla classe lavoratrice e perciò arruolarla in una specie di unità nazionale che poi consentì loro di coinvolgerla nella guerra.

    C'è una grossa differenza tra avere una classe lavoratrice che è l'80% della popolazione e ribolle di rabbia contro il sistema ed una classe lavoratrice la cui metà ha ricevuto sufficienti beni da essere contenta, lasciando una minoranza nella povertà più disperata. La minoranza può essere significativa, negli USA possono essere 40 milioni di persone che vivono in condizioni disperate senza assistenza sanitaria, con un'alta incidenza di mortalità infantile, ma tuttavia non abbastanza grande da realizzare quel genere di rivoluzione in cui Marx ed Engels riponevano speranze.

    Credo anche che Marx non vide - e ciò fu sottolineato da Paul Sweezy e Paul Baran quando scrissero la loro analisi post-marxista del capitalismo - che la crisi economica che i marxisti si aspettavano avesse luogo alla fine della seconda guerra mondiale non si verificò per via della militarizzazione del capitalismo.

    Si mise in moto un genere di keynesianismo militare, laddove spendendo quantità immense di denaro per i contratti militari, il governo creava impiego e somministrava come una "droga", sul lungo termine velenosa, ma sul breve periodo in grado di sorreggere il sistema.

    D'altro canto, ci sono delle analisi fatte da Marx del sistema capitalistico che si sono rivelate molto centrate. Probabilmente la più ovvia è la concentrazione e centralizzazione crescente del capitale su scala mondiale. Ciò di cui parliamo oggi come economia globale, globalizzazione ecc. Marx lo previde. Comprese che il mondo sarebbe diventato progressivamente più interconnesso economicamente. Comprese che le aziende si sarebbero trasformate in gigantesche multinazionali e che le risorse materiali del mondo si sarebbero concentrate in sempre meno mani. Molto spesso si è detto che Marx parlò dell'immiserimento del proletariato e del concomitante incremento della ricchezza delle classi superiori, della polarizzazione della ricchezza e della povertà. Molto spesso si dice che Marx aveva torto al riguardo. Negli USA non appare molto chiaro per via di questa ampia classe media che non si trova né ad un estremo né all'altro. Se si considera la scala mondiale, il capitalismo si è mosso in quella direzione. Se si prende la ricchezza dei paesi ricchi rispetto alla ricchezza di quelli poveri, e soprattutto se si prende la ricchezza degli strati più ricchi nei paesi ricchi rispetto al 90% della popolazione nei paesi poveri, si trova una polarizzazione della ricchezza che è più forte oggi che non nel XIX sec.

    Una delle cose che Marx mise in evidenza è che con l'introduzione del denaro nell'economia mondiale, la corsa alla ricchezza è divenuta infinita. Non si trattava più di una questione di possedimenti reali, di terra, com'era in tempi feudali, non c'era più un limite all'accumulazione della ricchezza.

    Coloro che strombazzano le virtù del capitalismo affermano che l'Unione Sovietica si appropriò di Marx, del suo nome e del buon nome del socialismo. Poiché l'Unione Sovieticà è crollata nel disordine, allora sia le analisi di Marx che la filosofia politica socialista sono screditate.

    So che è questo che si dice. Il Marxismo sarebbe stato screditato solo se l'Unione Sovietica avesse realizzato il tipo di società che Marx ed Engels prevedevano come società socialista. Ma quando Marx ed Engels parlavano della dittatura del proletariato, ne avevano una concezione speciale. Dittatura del proletariato significava che la maggior parte delle persone, la classe lavoratrice, sarebbe stata a capo della società. Con dittatura del proletariato non intendevano che un partito politico si presentasse come portavoce assoluto della classe lavoratrice. Di fatto, non solo un partito politico non potrebbe essere il portavoce, ma neppure un comitato centrale, un Politburo, certamente non una persona. Marx ed Engels non consideravano questo tipo di dittatura.

    Ad un certo momento, Marx parlò della Comune di Parigi del 1871 e del suo carattere straordinariamente democratico; i comunardi, coloro che si riunivano e facevano le leggi, prendevano le decisioni nell'ambito di discussioni infinite giornaliere, orarie, 24 ore su 24, tenute nelle strade di Parigi dalla popolazione di Parigi. Disse: volete sapere cosa intendo per dittatura del proletariato? Guardate la Comune. Quando Marx parlava di come sarebbe stata una società socialista, di certo non si aspettava che al suo interno fossero organizzati gulags, che i dissidenti fossero imprigionati e che si uccidessero non solo i capitalisti ma anche i compagni rivoluzionari, come successe in Unione Sovietica ed in Cina. Marx ed Engels vedevano la dittatura del proletariato come un fenomeno temporaneo attraverso il quale il carattere socialista della società divenisse sempre più comunistico, sempre più democratico e che lo stato, come dicevano, sempre meno necessario. Marx ed Engels affermavano nel Manifesto Comunista che il loro obiettivo era il libero sviluppo dell'individuo.

    L'Unione Sovietica e gli altri paesi che si sono chiamati marxisti e hanno stabilito stati di polizia hanno agito contrariamente allo spirito delle idee di Marx. Perciò sono stato molto lieto che con la disintegrazione dell'Unione Sovietica non fosse più possibile associare Unione Sovietica e socialismo, che non si potesse più dire: questo è un posto dove il socialismo esiste. Mi sembrava che l'aria potesse essere purificata e che potessimo cominciare a pensare al socialismo come era stato pensato all'inizio del secolo negli USA, prima che l'Unione Sovietica venisse in esistenza, quando il partito socialista statunitense aveva una forza notevole, quando il suo candidato alla presidenza ottenne quasi un milione di voti. Esistevano giornali socialisti in tutto il paese, letti probabilmente da milioni di persone. Allo stesso tempo la IWW, i lavoratori industriali del mondo, era una forza molto potente nell'organizzare scioperi e lotte in tutto il paese.

    È molto interessante che il socialismo in questo paese fosse all'apice del suo sviluppo prima che l'Unione Sovietica esistesse. Perché allora le persone potevano prendere in considerazione le idee socialiste, senza l'imposizione di un qualche esempio distorto. Potevano vedere Eugene Debs, Mother Jones, Emma Goldman, Jack London e Lincoln Steffens e altre persone ammirevoli negli USA che si erano indirizzate verso il socialismo perché vedevano quello che il capitalismo stava facendo alle persone. Il socialismo a quel tempo rappresentava un'idea di buon senso: prendere la ricchezza del paese e cercare di usarla in un modo razionale ed umano.

    I reaganiani si prendono il merito del crollo dell'Unione Sovietica. Dicono che la politica di corsa agli armamenti di Reagan e l'espansione delle forze militari hanno contribuito a mandare l'Unione Sovietica alla bancarotta. Qual è la tua opione al riguardo? Hai una visione alternativa del perché l'Unione Sovietica crollò?

    Ho sempre una visione alternativa. Non ho dubbio che la militarizzazione dell'economia Sovietica sia stato un fattore nell'impoverimento del paese. Ma fu uno sviluppo di lunghissimo periodo, non accadde solo con Reagan. L'Unione Sovietica e gli USA si sono impegnati entrambi nella corsa agli armamenti spendendo una quota esorbitante della loro ricchezza interna per le forze militari. È stato anche un fattore che ha fatto sì che gli USA avessero una struttura del servizio sociale che è meno generosa per la sua popolazione che, poniamo, il settore sociale di paesi molto più poveri, come i paesi scandinavi, la Nuova Zelanda, la Francia e la Germania con i loro sistemi di assistenza sanitaria universale.

    Senza pretendere di conoscere esattamente cosa abbia causato il crollo dell'Unione Sovietica, mi sembra che uno dei fattori davvero importanti sia stato lo scontento crescente nei riguardi del sistema, dello stato di polizia e della mancanza di libertà. Penso ai legami crescenti tra l'Unione Sovietica ed il resto del mondo, si potrebbe dire il fenomeno che Marx descrisse, secondo cui il mondo sarebbe divenuto più interconnesso, che le persone ed i beni avrebbero viaggiato maggiormente attraverso i confini, che le culture si sarebbero disseminate in tutto il mondo, che le persone avrebbero saputo ciò che accade negli altri paesi. Per la popolazione sovietica, con l'aumentare dei viaggi, con televisione e radio che li informavano, credo che la loro società cominciò a sembrargli più sgradevole. Le restrizioni negli spostamenti, nella libertà di parola divennero meno sostenibili. Credo che si sviluppò un sottobosco di dissenso. Sappiamo che esisteva una stampa sotterranea, una letteratura sotterranea, l'autopubblicazione, letteralmente, di cose che circolavano non ufficialmente e diffondevano idee sovversive. Tutto ciò aveva un effetto corrosivo su una società che era molto tirannica. Credo che le tirannie alla fine, magari dopo anni e anni, devono crollare. Chiunque sia a capo di un paese rivale in quel momento se ne attribuirà il merito, come ha fatto Reagan in questo caso.

    Sei rimasto colpito dalla trasformazione non violenta dell'Unione Sovietica e degli stati suoi satelliti, ad eccezione della Romania? Delle dittature militari che trasferiscono il loro potere pacificamente...

    Credo sia stato uno sviluppo molto affascinante e un pezzo di storia molto importante da considerare. Ciò che fa è rafforzare l'idea che è possibile introdurre dei cambiamento sociali rilevanti senza violenza, senza un bagno di sangue. Per me si tratta di un rafforzamento della rinuncia dell'idea di usare la forza militare per portare il cambiamento sociale. In realtà il cambiamento sociale può essere prodotto dall'azione di un grande movimento sociale. Il ricorso alla forza militare per produrre il cambiamento, il ricorso all'insurrezione armata o a ciò che il movimento rivoluzionario possa chiamare lotta armata è la prova che il movimento rivoluzionario non è riuscito a costruire un sostegno sufficiente tra la popolazione. Penso che non appena le masse si riversino nelle strade, e ciò accadde in Germania Orientale, e oppongano una resistenza schicciante, il sistema non possa più funzionare. Per me questa è una dimostrazione molto importante. O prendiamo l'Unione Sovietica come esempio. Siamo arrivati vicinissimi alla decisione di usare armi nucleari contro l'Unione Sovietica per distruggerla. La tirannia crollò da sola, principalmente per cause interne.

    Credo che uno degli esempi più sconvolgenti dell'idea che un cambio sociale importante possa e debba verificarsi senza violenza massiccia è ciò che accadde in Sud Africa. Fu significativo che l'African National Congress, che era certamente pronto ad impegnarsi in atti di sabotaggio e finanche di violenza individuale, non fosse disposto a scatenare una guerra civile totale nel paese. Sapevano che avrebbe prodotto milioni di morti, in maggioranza sudafricani neri. Preferirono invece spendere più tempo, più energia, utilizzare una varietà di tattiche e alla fine l'apartheid crollò. Chi avrebbe mai detto che Mandela, imprigionato per 27 anni, sarebbe diventato il leader del nuovo Sud Africa? Se pure il nuovo Sud Africa non ha risolto i problemi fondamentali - e questo è fuori discussione - ciononostante, il potere politico nero ha creato almeno la possibilità di un cambiamento che non era possibile sotto il vecchio regime.

    Hai fatto teatro negli anni 60 - giusto? Hai scritto un pezzo teatrale dedicato ad Emma Goldman, dal titolo "Emma". È stato rappresentato negli USA, in Giappone ed Inghilterra. Cosa ti ha avvicinato alla sua figura?

    Ho conosciuto Emma Goldman leggendo un libro dal titolo "Critics and Crusaders" quando ero adolescente. È fuori catalogo da molto ma ha avuto un'influenza molto importante su di me. Era un libro di articoli di vari radicali nella storia americana. C'era un capitolo per ciascuno di essi, e tra questi uno su Emma Goldman, anarchica e femminista. Avevo letto quel capitolo che la riguardava ma poi me ne ero dimenticato, proprio come fu dimenticata dall'intera cultura americana per lungo tempo. Era stata una figura molto forte al passaggio di secolo, relegata in disparte non solo dalla cultura generale, ma anche da quella di sinistra, perché il partito comunista era la forza dominante negli anni 30 e 40. Emma Goldman era anticomunista. Attaccò molto fortemente l'Unione Sovietica, in conseguenza dell'esperienza che vi fece. Fu condannata all'oscurità non solo dall'establishment, ma anche dalla sinistra.

    Non sapevo nulla di lei fino a quando non ho incontrato ad una conferenza in Pennsylvania, verso la metà o alla fine degli anni 60, un collega storico, Richard Drinnon, che mi disse di aver scritto la sua biografia, "Ribelle in paradiso". È una biografia sconvolgente. Mi indusse a leggere la sua autobiografia, "Living my Life". Ciò che mi affascinava era il fatto che stessimo negli anni 60, che il New Left party si fosse distanziato dalla dottrina tradizionale del Partito Comunista e, pur senza dirsi anarchico, nutrisse molte delle sensibilità degli anarchici nel suo essere antistatalista, antidogmatico e nel voler realizzare cambiamenti rivoluzionari nella cultura allo stesso tempo che nella politica e nell'economia. Perciò Emma Goldman cadeva a pennello, dal mio punto di vista, nella concezione dell'universo del New Left Party.

    Ho scoperto che i miei studenti, lungi dal considerarla una figura antiquata ed irrilevante, come ad un certo momento temetti quando cominciai a dar loro i suoi scritti, erano eccitati dalle sue idee e dal suo approccio alla vita, dal suo forte femminismo, dal suo essere anarchica, dalla sua posizione contro lo stato, contro il capitalismo, contro la religione, contro tutte le regole tradizionali del comportamento sessuale e del matrimonio. Era uno spirito libero. La rappresentazione teatrale fu il connubio di un desiderio con l'opportunità.

    Cosa influenzò la tua scrittura teatrale? Hai avuto modelli, avevi interesse, per esempio, per l'opera di Bertolt Brecht?

    Ci sono state un certo numero di influenze nella mia vita che mi hanno portato a scrivere per il teatro. Prima di tutto le persone della mia famiglia che avevano avuto a che fare con il teatro. Mia moglie era stata attrice per un periodo ad Atlanta e qui a Cambridge. Mia sorella fece una parte nella produzione ad Atlanta dei Diari di Anna Frank nel 1962. Faceva la parte di Anna Frank e vinse il premio come migliore attrice dell'anno di Atlanta. Nostro figlio è stato musicista ed attore e ha dedicato la sua vita al teatro, ciò che fa tuttora, guidando un piccolo teatro a Wellfleet. Abbiamo visto le prime produzioni di Broadway di "Morte di un commesso viaggiatore" e "Un tram chiamato desiderio" di Tennessee Williams.

    L'immaginazione politica e teatrale di Brecht mi parlava. Quando cominciai a fare teatro, imparai alcune cose che sono state delle esperienze di apprendimento molto felici. Appresi che essere un uomo di teatro è ben diverso dall'essere accademico. Si diventa immediatamente parte di un progetto di gruppo. L'accademia, l'università, isola molto. Ipoteticamente si è parte di un dipartimento e si hanno dei colleghi, ma non funziona mai così. In realtà si è soli. Si scrivono le proprie cose in solitudine. Non si tratta di un'impresa collettiva. Il teatro, immediatamente, inevitabilmente, diventa un'esperienza collettiva non appena la sceneggiatura è presa in mano dal regista. Il regista diventa tuo pari, in realtà più che pari. Appena arrivano gli attori, e il coreografo, il costumista e il direttore di scena entrano in gioco, c'è un piccolo collettivo che lavora al progetto. Ognuno vuole farlo bene, come te. Così fu un piacere trovarmi all'improvviso con un gruppo di persone che stavano lavorando assieme su un progetto. Gli attori e le attrici fecero le prove per sei settimane e poi andarono in scena ogni sera per altre sei, dando tutto di sé, il proprio tempo, i loro cuori, per niente o per molto poco perché sono innamorati di ciò che fanno e ci credono. Ho molta ammirazione per queste persone.

    Tornando a Brecht, diede una notevolissima performance, devo dire, teatrale di fronte al Comitato per la attività anti-americane. Fu molto divertente. La deposizione di Brecht al Comitato risale al periodo in cui stavano investigando su Hollywood. Chi voglia leggere l'intera trascrizione può farlo nel libro di Eric Bentley, "Thirty Years of Treason", che raccoglie le trascrizioni delle dichiarazioni di attori ed attrici e scrittori e registi che comparvero di fronte al Comitato nel 1947 e nel 1948. Brecht li sconvolse. Non sapevano cosa fare con lui. Le risposte che diede furono come rovelli che li attirarono in labirinti di confusione da cui non riuscirono ad uscire. Per esempio, chiedevano: è vero signor Brecht che lei ha scritto questi versi in questa sua opera? E Brecht: no, non credo sia questo. Avete letto l'originale tedesco? Si potevano vedere tremiti di nervosismo svilupparsi nei membri del comitato presenti. Qualcuno che assistette o ascoltò quella dichiarazione disse che era come un gruppo di zoologi che venivano contro-esaminati dallo scimpanzè.

    Una della figure culturali maggiori nel XX sec. è Charlie Chaplin. I cacciatori di streghe di Washington investigarono anche su di lui. Fu una cosa condizionata politicamente?

    Chaplin non era cittadino americano e non gli avrebbero consentito di restare nel paese. Non c'è dubbio che fosse una cosa condizionata politicamente sulla base del fatto che era stato sostenitore di varie cause di sinistra e progressiste e a causa dei film che aveva fatto. Benché non volessero dichiarare i suoi film sovversivi, senza dubbio lo erano. "Tempi moderni" era una critica devastante del sistema industriale capitalista. Chiaramente non volevano ammettere che "Il grande dittatore" era un film fortemente antifascista in un momento in cui molti uomini dell'amministrazione assumevano una posizione blanda verso il fascismo. Le altre sue commedie, quelle mute, erano permeate da una coscienza di classe con critiche sottili e non sottili alla polizia e ad un sistema che riduceva le persone alla povertà - il vagabondo e l'immigrato. Niente di tutto ciò avrebbe potuto farlo apprezzare dai difensori dell'establishment americano.

    Le opere di Chaplin non erano polemiche aride. Erano enormemente divertenti.

    Ciò lo rendeva ancora più pericoloso. Il sistema può tollerare le critiche dogmatiche, aride e noiose. Ma si infuria vedendo qualcuno che è critico, di sinistra, ed i cui film vengono visti da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo - che è divertente. In alcuni casi la Commissione non chiamò a deporre alcune persone perché erano troppo popolari. Un mio amico, studente ed attivista, il figlio di Robert Ryan, l'attore, mi ha detto, e non credo che gli importi se lo ripeto, che suo padre, un progressista che sosteneva la causa antifascista e che aveva una coscienza reale del sistema americano, non fu convocato davanti alla Commissione, a differenza di tante altre persone, perché era una figura popolare nel cinema. Era come un John Wayne, un eroe, un tipo duro, americano al 100%. Troppi americani si indentificavano con lui in quel modo eroico. Era bianco, anglosassone, bello, eroico, e non rientrava nello stereotipo del sovversivo. Si potrebbe dire che preferissero chiamare scrittori ebrei a deporre per esemplificare il comunismo, ciò che rese più semplice per la bigotteria diventare un fattore dell'anticomunismo.

    Gli USA danno un finanziamento di 98 milioni di dollari all'anno al National Endowment for the Arts [Fondo nazionale per le arti]. Una scuola di pensiero sostiene che se si accettano finanziamenti dal governo si accettano le restrizioni, i controlli ed i vincoli che ne possano venire. Da che parte stai?

    Il sistema impoverisce gli artisti. Poiché una buona parte delle nostre tasse è spesa per cose stupide, come le armi nucleari, penso che abbiamo il diritto di chiedere che quella porzione sia usata per le arti. Certo, quando ciò accadesse ci sarebbero forze che cercherebbero di determinare il contenuto di queste arti, ma questa è un'altra lotta da condurre. Perciò abbiamo una doppia battaglia in campo culturale, una per far sì che il governo finanzi le arti e l'altra per assicurarci che il finanziamento non sia accompagnato da lacci politici.

  3. #3
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    come mai questa ostilità verso chi studia all'università??

    come andavi a scuola??

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da matteomatteo Visualizza Messaggio
    come mai questa ostilità verso chi studia all'università??

    come andavi a scuola??
    Dipolma in elettronica, ai miei tempi andavano all'Universita' i borghesi.... gli altri a fare il corso alle scuole Fiat e poi via... al servizio del capitalismo.
    Potrei pero' utilizzare "Controlli e Servosistemi" per spiegarti l'utopia anarchica o la Trasformata di Laplace per trasformare la rivoluzione dal dominio dell'immaginario al piu' "analizzabile" dominio del tempo....

    Il guaio dei "fighetti dottori" di oggi e' che non hanno idea di come applicare cio' che sanno per affrontare cio' che non sanno.

    E pure se la tirano come dannati.

  5. #5
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    ai tuoi tempi all'università ci andavano pure i proletari (e ci mancherebbe ancora fosse il contrario)....basta cazzate.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da matteomatteo Visualizza Messaggio
    ai tuoi tempi all'università ci andavano pure i proletari (e ci mancherebbe ancora fosse il contrario)....
    Marx non sarebbe d'accordo.

  7. #7
    are(a)zione
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    I miei genitori si sono spaccati la schiena per potermi mandare all'università (fisica)

    Non rompermi le scatole con questi discorsi da classista.

    Io provengo da Mirafiori Sud, non dalla Crocietta.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    I miei genitori si sono spaccati la schiena per potermi mandare all'università (fisica)

    Non rompermi le scatole con questi discorsi da classista.

    Io provengo da Mirafiori Sud, non dalla Crocietta.
    Uao... un fisicoooo
    Vie' qua che discutiamo di sistemi reazionati ed anello aperto.
    E prima di dare dell'omofobo (che vale ben un ""fighetto dottore") ed ignorante su Marx a qualcuno, prova ad applicare quel modello e trai le conclusioni, egregio dottore.

  9. #9
    are(a)zione
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    Citazione Originariamente Scritto da Antiglobal Visualizza Messaggio
    Uao... un fisicoooo
    Vie' qua che discutiamo di sistemi reazionati ed anello aperto.
    E prima di dare dell'omofobo (che vale ben un ""fighetto dottore") ed ignorante su Marx a qualcuno, prova ad applicare quel modello e trai le conclusioni, egregio dottore.
    Dottore cum laude più dottorato

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    Dottore cum laude più dottorato
    E dunque, puo' facilmente dimostrare come l'anarchia sia un modello intrinsecamente instabile, procedendo per analogia con i modelli fisici.
    Suvvia... non sia timido.... insegni a questo ignorante omofobo il Marxismo con la fisica.

 

 
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