Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
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    Predefinito Comunitarismo e diritti

    Come si pone o si dovrebbe porre secondo voi la questione dei diritti di prima seconda (e terza e quarta per i Papischiani) generazione?
    Vedete l'evoluzione più consona al vostro pensiero nell'estendere mano mano i diritti, passando da quelli civili e politici, a quelli sociali, a quelli ambientali etc etc...
    o piuttosto vedete come obbiettivo una impostazione del diritto differente, senza separazioni tra positivi e negativi, tra civili e sociali, integrazione e superamento che forse, in una democrazia più diretta o più efficace sarebbe concepibile?
    Ve lo chiedo perchè, anche se capisco l'importanza di rifarsi ai vari diritti, specie nel breve termine, non credo sia molto utile, a livello strategico (e anche a livello marxista) rifarsi a questa specie di neo-giusnaturalismo che vede alcuni diritti fondamentali, senza però riuscire a darne una giustificazione logica o inserirli in una scala di valore..
    Non so se mi sono spiegato...ma oggi ho un esame e sono di fretta, corro a riapssare, poi mi magati, se proprio mi sono spiegato male la riformulo...

  2. #2
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    Predefinito

    Ottima disquisizione.

    La questione dei diritti è fondamentale perchè è su questo punto che si gioca la discriminante tra una visione comunistica e comuniarista del mondo e una visione liberale ( liberal o conservatrice che sia ).

    Il diritto estrapolato dal rapporto umano inteso nella dimensione collaborativa ed etica che lo impregna si riduce a due mere caratteristiche:
    1-atto di difesa dal potere arbitrario ( vedi il giusnaturalismo e in generale il liberalismo classico.
    2- atto di pretesa di arbitrio individualista che travalica i confini del sociale per appropriarsi della solidarietà pubblica senza una contropartita espressa in doveri.

    In entrambi i casi siamo evidentemente di fronte a nozioni estremamente limitate che di comunitario hanno ben poco, di comunista tanto meno.
    Nel primo caso si tratta di mera difesa ( legittima ) che, se storicamente giustificata, si incrosta nella storia e prende la via dell'unidimensionalità del diritto ( cioé il diritto visto come proiezione dell'individualismo senza l'idea del dovere )
    Nel secondo caso si è già nella fase matura della degenerazione del diritto ( la pretesa ) per cui il senso d'appartenenza, di dovere, di mutuo soccorso, e di coscienza dell'origine del proprio diritto di cui si dispone, già si sono dileguati in confusione.

    Nel comunismo, in una comunità umana, la questione va posta in termini antitetici:

    Ciò che ontologicamente e logicamente precede il diritto è il dovere. Il dovere di ognuno di dare soccorso all'altro, di dividere ciò che ha con l'altro, di fare di tutto perchè la comunità umana viva in armonia e solidalmente. Al venir meno di tale dovere dovrebbe scattare quella che i Greci avrebbero definito "la vergogna", cioé il senso di "colpa" verso la comunità ( che dovrebbe precedere l'eventuale, se necessaria, sanzione legale).
    Nel comunismo si dovrebbe parlare anzi tutto di doveri di tutti. Il diritto diverrebbe solo il contraltare del dovere, cioè l'ovvio e indiscusso beenficio che ogni individuo riceve per il fatto che tutti gli altri esercitano il loro dovere di uomini e donne comunitarie. Se ci pensate bene, l'inversione di dovere e diritto non è una questione di lana caprina puramente semantica, ma ha un preciso senso.

    E'vero....la società storicamente determinata conosce continuamente la violazione del dovere, e per questo il diritto si impone nel lessico sociale come concetto primario e precedente il dovere stesso.
    Il punto dov' è ?
    E' nel fatto che per quanto gli uomini siano venuti meno ai loro doveri di esseri comunitari verso il prossimo, è comunque inconcepibile che una società alteri il senso del dovere al punto da cancellarlo nel sentimento del cittadino medio e ridurlo a un fatto relegato ai più stoici, agli estraniati, ai poveri illusi della virtù umana.
    Una comunità comunista deve prima di tutto riabilitare il senso del dovere nel lessico comune e nel sentimento popolare. Il diritto deve esserci assolutamente .( ed è un gran bene che la conquista dei diritti sia avvenuta in una società, quella tardofeudale, dove il senso comunitario del dovere si era andato a farsi friggere...tutto ciò era necessario ).

    Tuttavia un comunista oggi ( nell'era del diritto-pretesa e del diritto-difesa, nonchè del diritto civile come ben misera bandiera politica esclusiva ) deve lottare per reinvertire i due termini ( dovere, prima , diritto, poi come conseguenza logica ). Il tutto ovviamente, come ben capirete, è possibile solo nel comunismo. Ma è importante, pur non potendolo realizzare sostanzialmente nel mondo del capitale spietato, che nel nostro linguaggio politico le cose inizino a cambiare. Solo il comunismo, dicevo, permette di tornare all'inversione di dovere e diritto. Per chè il comunismo presuppone il dovere come costitutivo e non ha bisogno alcuno di ricorrere al diritto come arma di difesa ( salvo garantirlo legalmente come conseguenza logica).

    Oggi, nel mondo capitalista liberale, i C.N. dovrebbero innanzitutto parlare il linguaggio del dovere comunitario, e poi, nell'azione e nella prassi politica contingente dovrebbero difendere i diritti dei lavoratori e dei cittadini senza mai scadere nella retorica del diritto come pretesa estrapolata dalla comunità, e , anzi , insistendo sulla ricerca della reciprocità comunitaria ( tra diritti e doveri , anzi doveri e diritti)

    rivendicando
    la felice volontà di ciascuno di esercitare " liberamente " i propri doveri (cosa che oggi, volenti o nolenti, ci è negata dal modello politicamente liberale ed economicamente capitalista ).
    Sembra una frase paradossale, ma a pensarci bene proprio non lo è . Oggi il sistema ci nega anzitutto la possibilità di esercitare in libertà e con la partecipazione sentita e personale i nostri doveri. E lo fa facendo scomparire la comunità e facendo scomparire attorno a noi ( ne fa terra bruciata ) ogni senso di responsabilità e di impegno verso l'altro.

    E cosi' in tale contesto, la sinistra, oggi liberale, non fa che rivendicare diritti.
    E l'ultima chicca degeneratrice della sinistra e dei sedicenti comunisti moderni è la chiusura non solo nel diritto tout court estrapolato, ma nel diritto squisitamente civile, e non più sociale ( proprio perché il diritto sociale , al venir meno assoluto, nel capitalismo, del dovere sociale, è l'unico che può mettere in discussione il modello di accumulazione capitalistico ).

  3. #3
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    e vorrei aggiungere come ulteriore stimolo dialettico, edanche per evitare equivoci, che il rovesciamento di diritto dovere in dovere diritto non è affatto patrimonio di una cultura di "destra" o reazionaria.
    Che nel mondo prerivoluzionario francese, vi fosse l'etica cavallersca del dovere reciproco non si può negare, ma il punto fondamentale è che è proprio in quella stessa società che è nato il germe del rovesciamento dei valori, perchè fu quella struttura sociale gerarchica e mercantile insieme, che fondeva valori precapitalistici a snaturati valori cristiani, che pose le condizioni oggettive del venir meno dei doveri reciproci degli uomini.
    I reazionari o gli amanti dell'ordine vigente che si appropriano della riscoperta della dimensione del dovere e della responsabilità, come antecedenti i diritti, fanno una gran confusione e difendono l'indifendibile, proponendo paradossali comunità in cui la struttura è iniqua, ma le persone dovrebbero ( in nome di che se tutto giàè saltato ??) sentire nel cuore il dovere.
    Insomma tutto ciò per dire che la questione come la pongo io è possibile solo nel comunismo ( ripeto scanso equivoci ) .
    Per il momento, come già dicevo, vivendo nel più brutale capitalismo, dobbiamo eccome difendere i diritti ( specie quelli sociali ), ma , ripeto ancora, sempre facendo chiarezza sul senso filosofico ultimo della scelta e sapendo che il dovere etico e il rispetto precedono il diritto ( cosa che oggi quasi nessuno, salvo reazionari in contraddizione, capisce ).
    In più dobbiamo anche far presente alla gente che il fatto di vivere nel capitalismo e nell'epoca della morte del dovere, non significa mettersi a pretendere diritti senza mai mettere in discussione il proprio contributo, la propria disciplina. Molti, infatti, pretendono tutti i diritti, e rapinano la società vivendo del niente, e , ancor peggio, amano trasgredire le leggi e il poco di socialità costituzionalmente garantita ( vedi tassazione progressiva ), tradendo ogni giorno anche quel minimo residuo di comunalità che dovrebbe comunque esistere.




  4. #4
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    ti dirò che non avevo mai considerato la questione nel modo in cui l'hai posta tu...
    è molto molto interessante...
    ci penserò sopra...in linea di massima comunque mi piace.molto.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Lao-Tse Visualizza Messaggio
    ti dirò che non avevo mai considerato la questione nel modo in cui l'hai posta tu...
    è molto molto interessante...
    ci penserò sopra...in linea di massima comunque mi piace.molto.
    Tutti pazzi per terraeamore!!!

    C'ha già la ragazza eh!

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Tutti pazzi per terraeamore!!!

    C'ha già la ragazza eh!



    ma tanto mi sa che a forza di perdere tempo sul forum di pol, mi lascerà.

    A parte scherzi,
    mi sorprende sempre di più come il forum possa essere vettore di idee e come si possa progredire attraverso di esso ( strumento che ovviamente prelude alla conoscenza diretta nella vita reale) alla condivisione di un percorso politico.


    Sui diritti e il comunitarismo riflettiamo ancora. E' un tema di enorme portata.
    Se ci pensate bene, tutta la costruzione europea ( scelleratissima e disgraziata ) non sta facendo altro che unire la dimensione economica di integrazione finanziaria e dei mercati ( a tutto vantaggio esclusivo dei capitali specie bancari e finanziari ) a quella, di facciata, dei diritti della persona.
    Moltissimi pensano l'Europa come un contenitore di civilità delle garanzie della persona ( come se stessimo ai tempi della restaurazione ).
    Inoltre la cosa più tragica è che si invocano i diritti ( e qui sandinista ha ragione nel merito..anche se poi non condivido l'impostazione del problema) con la retorica e il cinismo tipico degli Europei del colonialismo e post colonialismo: ovvero si rompono le palle a parole sui diritti civili, e allo stesso tempo si allarga l' Europa a peasi come l'Estonia o la Romania dove oggi avvengono continue e pesanti discriminazioni contro le minoranze etniche.

    In ogni caso rovesciare la questione dei diritti, come spiegavo ieri nella discussione, è il primo passo per poter dare una dimensione politica ( nel senso greco del termine ) ad esempio all'Europa.
    Finchè la gente si sentirà parte di una comunità politica solo per cullarsi delle meravigliose garanzie giuridiche dello Stato di diritto ( mentre altrove si bombardano gli altri popoli ) senza sentirsi sulle spalle dovere e responsabilità attiva e personale, non si arriverà da nessuna parte.
    Si continuerà, semplicemente, con lo stravaccamento della pretesa e dell'indifferenza.




  7. #7
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    A pugno kiuso!

  8. #8
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    e ancora a proposito di diritti...

    la sisnistra radicale sfila in piazza contro il family day... ( a proposito...basta un po' con questi anglosassonismi inutili ) per la laicità dello Stato.

    Inserisco un piccolo commento su questo punto, perchè è contestuale all'idea del diritto.
    Per i sinistri , appiattiti sul radicalismo del costume, al punto da sfilare indegnamente accanto a filosionisti teorici dell'esportazione della democrazia e dell'ipermercato globale, i diritti sono oggi l'unica cosa di cui è lecito parlare e discutere.
    Hanno creato un fronte unito progressista che li vede collaborare con i peggiori partiti neoliberali, e, mentre nessuno è sceso in piazza per protestare contro lo scandalo dei ticket sanitari aumentati, accorrono tutti a difendere la laicità ( cioè il laicismo ) dello Stato.
    Ma qualcuno gliel'ha insegnato che ci sono lobby come la confindustria o l'Unione Europea, o i poteri militari americani, o le oligarchie finanziarie del mondo, ben più pericolose della predicazione di Ratzinger.
    (((Finchè non si capirà che la Chiesa parla come chiunque altro parla ( a torto o a ragione , ben inteso....) si continueràa fare della laicità una battaglia finta per coprire i problemi reali del sistema. )))

    Ecco che i diritti intesi come li intende il radicalismo progressista moderno diventano l'unico cavallo di battaglia rimasto per poter dire qualcosa alla gente.
    E cosi' si inventa la sterile e tediosa dicotomia progressista -conervatore, senza vedere che un'unica cosa accomuna progressisti sedicenti e conservatori sedicenti: L'amore per una società garantista del diritto e anticomunitaria nella struttura, liberale nei costumi, concorrenziale e violenta nella vita quotidiana.

  9. #9
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    Caro terraeamore, a questo punto non puoi esimerti dal dare una sistemata a questa teorizzazione sui diritti ed il comunitarismo in contrapposizione netta coi diritti liberali, in modo tale da permettere a Sandinista, con cui se n'è parlato a voce, di scrivere una replica ed innestare un sano dibattito teorico.

  10. #10
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    Si hai ragione. Il tema è estremamente importante perchè investe una maniera di sentire la politica e l'impegno comunitario di assoluta rilevanza.
    Raccoglierò presto, in unico scritto agile e leggibile, i vari spunti lanciati, e spero che la discussione possa proseguire dialetticamente con i contributi di tutti.

 

 

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