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Discussione: Rignano e...

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    Predefinito Rignano e...

    ...i mostri

    la Repubblica, venerdì 4 maggio
    Roma. Con il deposito e la “discovery” ai collegi di difesa di tre faldoni di atti istruttori, la storia nera della materna “Olga Rovere” di Rignano Flaminio si apre ad un nuovo capitolo che si annuncia doloroso e terribile come quelli che lo hanno preceduto. La perizia psichiatrica di oltre duemila fogli sui sei bimbi che si vogliono ripetutamente abusati, firmata dal consulente del pm Marcella Fraschetti Battisti, rovista non solo nelle emozioni, nei traumi e nell’inconscio ancora tenero di bambini tra i tre e i cinque anni, ma anche in quello dei loro genitori, che dei figli sono stati la voce.
    E sono pagine molto difficili.
    Che promettono per quelle famiglie altri orribili giorni e uno scrutinio pubblico e giudiziario che si farà sempre più invasivo quanto più si avvicinerà il giorno di un processo, in un contraddittorio tra accusa e difesa che si annuncia feroce.
    Il gip Elvira Tamburelli, nell’ordinare l’arresto di quattro donne e due uomini per pedofilia, aveva esaurito la questione del contesto familiare dei bimbi abusati con un tratto di penna.
    «Questi bambini - scriveva - presentano una sindrome post-traumatica da abuso e molestia sessuale, non influenzata dalla situazione relazionale, familiare e sociale, del tutto normale».
    La dottoressa Marcella Fraschetti Battisti (che le carte documentano essere stata scelta dai carabinieri e non dal pm e aver avuto accesso alla scuola materna e alle abitazioni delle indagate nel luglio 2006, subito dopo aver ricevuto l’incarico, e a perizia sui bambini ancora in fase embrionale), pur approdando a un’identica conclusione, appare assai più prudente e articolata sulla “normalità” del contesto familiare. Scrive nelle conclusioni della sua perizia:
    «L’influenza della situazione relazionale familiare e sociale sul quadro psicologico dei minori non si pone come abuso o violenza sessuale, pur nella presenza di problematiche sociali e familiari relative ai componenti la coppia genitoriale dei bambini».
    «Problematiche familiari», dunque. Declinata nella descrizione dettagliata dei profili psicologici delle sei coppie di genitori che hanno raccolto (e in tre casi filmato) le testimonianze e i disturbi dei loro bambini, la perifrasi della Fraschetti Brachetti si aggroviglia. Suona improvvisamente meno rassicurante.
    Scrive di una delle madri (di cui, per ovvie ragioni, si omette il nome e ogni altro dettaglio che possa renderla riconoscibile):
    «Problematiche sembrano poter essere ravvisate nel vissuto della sessualità, che appare inibito e inconsciamente legato ad una rappresentazione di sé distante dal ruolo sociale e familiare realmente ricoperto. Dal punto di vista affettivo, è presente un funzionamento ambivalente, oscillante tra momenti di reattività e di distacco. L’indice di impulsività ci indica un livello di pulsionalità eccessivo (...) Il nucleo dell’Io, infine, sembrerebbe caratterizzarsi in senso istericoforme, vista l’eccessiva attenzione prestata all’altro e la pronunciata tendenza all’assunzione di stili relazionali di tipo dipendente, con mancanza di integrazione della componente sessuale».
    Osserva sul conto del marito:
    «Ha un funzionamento cognitivo (...) tendenzialmente dispersivo ed ipereccitabile, con deficit di contatto con la realtà. La coartazione delle componenti elaborative del pensiero delineano una conformazione dell’Io di tipo narcisistico (...) I processi identificativi sono carenti e il vissuto della sessualità appare problematico (...) La sfera affettiva appare caratterizzata da chiusura e inibizione emotiva, alta pulsionalità, basso autocontrollo. L’elevato livello di impulsività e il basso livello difensivo (...) rendono probabile il verificarsi di atti di acting-out (...) L’orientamento dell’Io è sbilanciato in senso teorico-astratto, per cui il soggetto possiede una grossa spinta a portare avanti progetti privi di concretezza, con possibile attivazione di meccanismi oppositivi, soprattutto rispetto a figure rappresentanti l’autorità».
    Ci sono almeno altri due padri, che presentano un quadro psicologico complesso.
    Il primo «evidenzia funzioni cognitive tendenzialmente chiare e precise, che tuttavia subiscono flessioni rispetto alla lucidità, in presenza di situazioni emotivamente coinvolgenti». «I suoi processi ideativi sono pressoché automatici ed elementari, compulsivi e non elaborativi, con problemi di contatto con l’esame di realtà. Sono possibili involuzioni inibitorie del pensiero. La sfera affettiva presenta oscillazioni tra la chiusura e la reattività, mentre l’elevata pulsionalità può determinare episodi di scarica esterna dell’energia accumulata ».
    Nella storia del secondo padre, c’è un’infanzia di «violenza in famiglia».
    Oggi, da uomo adulto, secondo la Fraschetti «vive il piano di realtà con una visione pessimistica, aggressiva, minacciosa, come il “male” che è pronto ad attaccarti alle spalle e contro il quale non puoi fare nulla perché non lo vedi o non si fa vedere». «Il suo vedere al microscopio, anche le cose più terribili e nefande, gli dà l’opportunità di elaborare il lutto affettivo originario(...) La storia della sua famiglia lo ha portato a vivere l’autorità come persecutoria, come maschera sociale attraverso cui si possono perpetrare le più grosse nefandezze».
    Con la percezione della realtà lotta anche una seconda madre.
    «Il suo approccio è privo delle componenti analitiche e pratiche del pensiero, nonché degli aspetti connessi alla critica e al giudizio. La carenza della dimensione critica rende la signora vulnerabile al mondo esterno in quanto, non avendo la capacità di valutare gli aspetti delle situazioni non immediatamente apparenti, rischia di accogliere in modo acritico tutto ciò che proviene dall’ambiente».
    Sin qui la Fraschetti.
    Se ha visto giusto, le ferite di queste donne e di questi uomini verranno riaperte. Presto.
    Già il 9 maggio, giorno del riesame. Quando le difese aggrediranno padri e madri all’origine della storia nera della “Olga Rovere”.

    Carlo Bovini

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    Predefinito No papà, basta!

    Corriere della Sera, sabato 5 maggio
    Roma. La stanza è piena di giocattoli, la bambina è al centro. Indossa soltanto le mutandine. Ride, scherza. Davanti a lei, seduto per terra, c’è il padre. È vestito con un paio di boxer e una maglietta. Comincia a parlare. La interroga. È lui a descrivere «i giochi con le maestre», a fare i nomi dei grandi. E quando la bambina dice che «non è vero», la incalza: «Allora sei bugiarda». La mamma tiene la telecamera, filma tutto. L’orologio segna il tempo. Quando sono trascorsi 45 minuti la piccola appare esausta. «Basta papà, sono stanca». Lui insiste, fa altre domande. Lei gli tappa la bocca con la mano: «Basta, non parlare più».

    I film dei genitori
    Ecco i dvd consegnati dai genitori di Rignano ai carabinieri. Tre lunghi filmati riprendono due femmine e un maschio, che avrebbero subito abusi e violenze. Sono stati i genitori a girarli, poi li hanno allegati alle denunce. Ma adesso in quei video la cosa che più colpisce è la ricerca spasmodica, a tratti ossessiva, per trovare riscontri.
    Lunedì prossimo, quando il Tribunale del riesame dovrà rispondere all’istanza di scarcerazione delle tre maestre, della bidella e dei due uomini accusati di essere pedofili, la difesa batterà proprio questo tasto. Gli avvocati Franco Coppi, Roberto Borgogno, Giosuè Bruno Naso e Ippolita Naso li mostreranno ai giudici per dimostrare «come i minori siano stati suggestionati e indotti a raccontare falsità».
    È un pomeriggio di luglio, le immagini scorrono. «Ci sono state persone grandi che ti hanno fatto fare cose brutte? » chiede il padre. «No» risponde la bambina. «Tu li conosci? ». «No papà». «Allora sei bugiarda. Chi dice le bugie lo sai chi è?». «Tu». «Allora sei proprio bugiarda». La bambina resta buona per terra. Il padre insiste. «Allora è vero che c’erano persone che ti facevano la bua?». «Non è vero». «Non c’era una persona grossa, con i segni?». «Non è vero». Il colloquio va avanti, l’uomo ora ha in mano una papera di peluche. Fa finta che sia lei a porre le domande, ma la bambina non cambia atteggiamento: «Ti devi fare gli affari tuoi. Sei tu bugiardo». Lui prende due cavallini di plastica, una Barbie nuda. Mette la bambola sul cavallo. Chiede alla figlia se è questo il gioco che fanno con le maestre. «No, papà. Basta con i nomi sono stanca». In un altro spezzone di video, mentre è con la mamma, la bimba porta il dito verso le mutandine, mima una masturbazione.
    La mamma la fa continuare, le fa altre domande per sapere chi le ha insegnato questo gioco. Questa volta è il padre a filmare. Poi arriva un cuginetto di undici anni. La bambina è sul letto a pancia in giù. Il bambino le si stende sopra. La bacia sul collo. Le tira giù gli slip. La ripresa viene effettuata dalla finestra, dura quasi dieci minuti.

    Il 2 agosto, quando è ormai passata la mezzanotte, i genitori girano un nuovo video. C’è un altro bimbo con la mamma. Fanno ancora domande, sembra quasi che li mettano a confronto. I piccoli rispondono a monosillabi. Finché non chiedono di andare a dormire.
    C’è poi un dvd che contiene la registrazione audio di un colloquio della terza bimba con la mamma, nessuna immagine. «Sei mai uscita da scuola?» chiede la donna. «Mai» risponde la figlia. «Ma mi hai detto di sì». «A casa di Patrizia». La mamma descrive i giochi, fa i nomi delle maestre, cerca conferme. Quando chiede «dove Giovanni infilava il pipino», la bimba mostra i propri organi genitali, poi il sedere.
    «Giovanni» dicono i giudici è Gianfranco Scancarello, l’autore televisivo finito in carcere insieme alla moglie, la maestra Patrizia Del Meglio. Il 3 febbraio scorso entrambi si presentano davanti al pubblico ministero per giurare di essere innocenti. «Non frequento la realtà di Rignano - afferma lui - perché esco la mattina alle 8,30 e torno a casa circa 12 ore dopo». Nega che i bambini della scuola siano mai stati a casa sua, nega di conoscere il benzinaio cingalese accusato per i suoi stessi reati. Nega anche di conoscere la preside della “Olga Rovere”, ma in questo viene smentito dalle intercettazioni. «Le famiglie - afferma il giudice - si conoscono da vent’anni». La moglie entra nei dettagli per dimostrare di non aver mai portato i bimbi fuori dalla scuola:
    «Sottolineo la mancanza di coincidenza oraria tra la mia classe e quella dell’insegnante Pucci (anche lei poi arrestata ndr), non vedo quindi come potevo vederli in orario scolastico». Poi aggiunge: «Non ho mai denudato i bambini per dare loro delle botte, che non sono comunque nella consuetudine e ovviamente non l’ho fatto a fini sessuali. Ho una buona reputazione, tanto che molti genitori all’inizio del ciclo triennale hanno chiesto di affidare i propri figli a me».

    Fiorenza Sarzanini

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    Predefinito Una maestra!! Non ci posso credere

    Corriere della Sera, venerdì 4 maggio. Verbali di interrogatori, intercettazioni, informative. Così l’inchiesta sugli orrori della scuola di Rignano Flaminio ha preso corpo fino agli arresti di 10 giorni fa.

    La denuncia
    Il 9 luglio 2006 nella stazione dei carabinieri di Bracciano, sono presenti due genitori di bambini che frequentano l’asilo “Olga Rovere”, M.F. e C.M., che ascoltati uno alla presenza dell’altro denunciano i loro sospetti.
    M.F.: «Da circa tre mesi ho avuto modo di riscontrare in mia figlia N. (di 4 anni, ndr) degli atteggiamenti assolutamente strani... Circa due mesi fa, nel rivolgersi alla mamma, le chiedeva testualmente: “Mamma, è vero che “pippo”, inteso l’organo sessuale maschile, si ciuccia e la “patata”, inteso l’organo sessuale femminile, si bacia?”...
    In altre occasioni mia moglie sorprendeva nostra figlia nell’atto in cui si stava “toccando” dopo essersi infilata la manina nelle sue mutandine ovvero nell’atto in cui, dopo essere salita su un pelouche appositamente adagiato in terra, si muoveva come a voler simulare un amplesso...
    Secondo la psicologa dell’ospedale psichiatrico Bambin Gesù, dott.ssa Di Pietro Maria, con ogni probabilità i gesti compiuti dalla piccola N. erano stati palesemente compiuti nei suoi confronti ovvero alla sua presenza (...)
    Terminava asserendo che con molta probabilità il tutto poteva svolgersi negli ambienti della scuola da lei frequentata... Ho provveduto a parlare nuovamente con N. la quale mi riferì testualmente:
    “Noi ai giardinetti della scuola giochiamo così. Anche noi ci tocchiamo le “patatine” come ci ha insegnato la signora. Tocchiamo anche quella della signora con i disegni sulle braccia perché altrimenti le fa “bua” la patata e lei piange. Se noi la tocchiamo le passa la bua e non piange più”».
    C.M.: «Sono il papà di C.M. di anni 4, del quale ho notato un evidente cambiamento caratteriale avvenuto circa tre mesi orsono, ovvero nello stesso periodo di tempo menzionato dal signor F. Anche per quanto concerne mio figlio C. ho avuto modo di verificare che lo stesso era aduso “toccarsi” il pivellino spingendoselo con l’indice...».

    L’informativa dei carabinieri
    L’attività di verifica dura otto mesi. Il 14 marzo 2007 i carabinieri consegnano le conclusioni al magistrato. «Le narrazioni verranno purtroppo ripetute e confermate in tutte le denunce presentate dai genitori e risultano tutte coincidenti e concordemente accusatorie nella descrizione degli accadimenti, delle persone e dei luoghi... Il 12 ottobre venivano compiute perquisizioni nelle abitazioni degli indagati e della scuola che consentivano di rinvenire, specie nell’abitazione dei coniugi Scancarello-Del Meglio, oggetti indicati dai bambini e successivamente riconosciuti dagli stessi come emerge dai verbali... I minori hanno riconosciuto alcuni oggetti e, nel contempo, hanno anche specificato i luoghi ove li hanno visti... In ordine all’altalena, i costumi da lupo e il bastone vibrante di colore azzurro, tutti oggetti menzionati, nulla è stato trovato presso le abitazioni. Né si è riusciti a trovare l’autovettura grande e blu indicata».

    L’intercettazione
    Per oltre un mese gli indagati vengono intercettati e pedinati. Il 2 ottobre 2006 Patrizia Del Meglio parla al telefono con il marito Gianfranco Scancarello.
    Patrizia: «Ok. Poi ti racconto io c’ho una questione a scuola piuttosto scottante... poi ti racconto con calma».
    Gianfranco: «Di che genere?».
    P.: «Eh, gira voce che dentro la scuola ci sia una maestra pedofila! Quindi insomma, poi te dico bene, con esattezza tutti i
    dettagli».
    G.: «Una maestra!!! Ma nun ce posso credere! Ma che stai a dì?(...)
    P.: «Eh no! Mo poi te racconto con calma Gianfrà, anche perché io ho avuto telefonate a casa... Non t’ho raccontato niente...».
    G.: «E chi è?».
    P.: «Eh! poi ti dico... poi ti dico».
    G.: «Che so’ matti? La gente è pazza! Me credi che nun ce posso crede? ’Na maestra poi. Io sapevo sempre de omini, ma mai de donne!».
    P.: «Eh sì. Capito? (...) E di tutto questo, siccome è già da dieci giorni che va avanti sta storia e io ho ricevuto telefonate a casa, poi ti dico insomma, con calma... Stamattina l’ultima cosa, allora ho detto no! Allora sono andata dalla collaboratrice e le ho detto: “Senti, qui chi dice, chi non dice, chi è qua, la su e giù, me la fai... e io ti vengo qui non come Patrizia da Silvana. Vengo qui come insegnante Del Meglio dalla coordinatrice... tu mi fai la cortesia che vai dalla preside e la informi!».
    G.: «E lei?».
    P.: «“No, perché... però sai queste cose uno più le rimesta, più qui”. Dico: “Che cosaaaa?” Gli ho detto “Più le rimesta e più? E lasci tutto nel silenzio? Tu vai dalla preside e glielo dici! Altrimenti metto nero su bianco...” gli ho detto».
    G.: «E lei?».
    P.: «“No, no ci vado, ci vado!”
    Ecco brava vacce!... Non è possibile ’na cosa del genere, cioè per me...».
    G.: «Il mondo è pieno di pazzi! (...) Me credi che so’ esterrefatto?».

    Le deposizioni dei medici
    Il 24 ottobre viene convocato il dottor Giuseppino Biancini, pediatra di sei bambini.
    «Tutti i bambini di cui voi mi chiedete non hanno mai presentato un quadro clinico particolarmente negativo... Non ho mai notato alcuna infezione all’apparato genitale... Non ho mai notato situazioni oggettivamente compromettenti la salute fisica e psichica dei minori... Durante le visite non ho mai notato particolari presenze di ematomi o comunque tracce di percosse o violenze tali da allarmarmi, le uniche tracce erano piccoli ematomi tibiali, normali per l’età».
    Il giorno dopo un altro medico curante di due bambini, la dottoressa Tiziana Totino, dichiara:
    «Dopo essere stata messa al corrente dei fatti ho tentato di avere con i due bambini anche un dialogo che potesse far emergere un problema o un conflitto psicologico. Durante questo tipo di visita M. cambiava discorso, si allontanava isolandosi, batteva le mani e in generale assumeva atteggiamenti di negazione del colloquio che cercavo di stimolare.
    Con N. invece non ho avuto contatti dopo essere stata messa a conoscenza della situazione...».

    Da il Foglio

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    Predefinito Nei verbali l'orrore....

    ....della giustizia

    Mi sono immerso nell’orrore di Rignano Flaminio. Sì, in quella storiaccia di presunti abusi sessuali su decine di bambini fra i tre e i quattro anni.
    Dopo che il Tribunale del Riesame ha deciso di scarcerare le sei persone arrestate – tre maestre, una bidella, un autore tv e un benzinaio – ho deciso di capirne di più e mi sono messo a leggere centinaia di pagine di verbali. L’ordinanza di custodia cautelare, le richieste del pm, gli interrogatori, l’istanza dei difensori ai giudici del Riesame. Vi chiedete perché mi sia venuto in mente di occuparmi di una brutta vicenda di presunti abusi sui minori, mentre il Paese ha ben altre storie di cui discutere, non ultimi i danni del governo Prodi?
    Non so rispondervi.
    Sarà perché ogni tanto mi torna fuori l’anima del cronista. Sarà che ho delle figlie piccole. Sarà che in trent’anni di mestiere ho visto tanti errori giudiziari...
    Sta di fatto che ho letto, mi sono documentato, e a ogni pagina che ho sfogliato sono sprofondato sempre più nell’abisso. Sodomizzazioni, violenze con vibratori, iniezioni di farmaci anti ansia in faccia e nelle parti intime, riti satanici, cuccioli di cane gettati nel fuoco, sangue bevuto.
    Il raccapriccio è cresciuto man mano che scorrevo le deposizioni.
    Possibile, mi sono chiesto? Possibile che in una scuola materna di paese, per mesi, forse per anni, una banda di pedofili abbia agito indisturbata, prelevando dei bambini e portandoseli a casa? Possibile che nessuno abbia visto il losco traffico?
    Come mai né un genitore né un medico si è accorto delle violenze sui piccoli corpi? Come può un bambino di tre anni essere sodomizzato da un adulto senza che chi gli è vicino si renda conto dell’avvenuta violenza?
    A leggere gli atti dei magistrati la risposta a tutte queste domande non c’è.
    L’unica ad aver capito che c’era qualcosa che non funzionava è stata la mamma di una bambina.
    È lei che si è allarmata. È lei che ha interrogato la sua piccola e l’ha indotta a parlare. È lei che si è rivolta ad altri genitori, avvisandoli.
    Così una sera si sono ritrovati tutti in una casa, cercando di strappare ai propri figlioletti la verità.
    Li hanno interrogati. Il giorno dopo, assolutamente certi delle violenze, sono andati uno dietro l’altro a presentare le denunce. Poi sono venuti altri genitori e quelli che non erano convinti sono stati sollecitati a interrogare meglio il proprio bimbo.
    Infine sono arrivati i video casalinghi, altre domande, altre pressioni perché i figli dicessero la verità.
    «Non essere bugiarda, se no la fatina si arrabbia. Racconta la verità».
    E la «verità» è stata vomitata a fiumi, identificando di volta in volta vari colpevoli.
    Pezzi di quella verità sono stati usati dai magistrati per disporre l’arresto di sei persone.
    Pazienza se nessuna di quelle testimonianze sia stata registrata da un esperto e i bimbi siano stati sentiti «solo» da una psicologa.
    Non importa se i racconti dei bambini, riferiti dai genitori, non concordino neppure sulla descrizione di Patrizia, la protagonista delle violenze.
    Fa nulla se, all’insistenza delle domande della mamma su cosa uscisse dal «pipo» (il pene), una bimba abbia detto «bollicine» e, di fronte all’insoddisfazione della madre per la risposta, abbia replicato «coca cola», e infine, sollecitata ancora, «coca cola, ma rossa».
    Leggere l’elenco di elementi che non tornano, compilato da uno degli avvocati difensori, fa venire semplicemente i brividi.
    L’angoscia, la paura e lo schifo crescono. Perché se uno solo di quei bambini ha subito violenza, con questi metodi si è buttata nell’immondizia l’indagine.
    Ma se nessuno è stato molestato, con queste domande, con questa insistenza morbosa, con un’inchiesta che li ha sconvolti, si è riusciti solo a turbare la loro serenità.
    Oltre, naturalmente, ad aver messo in galera degli innocenti.
    A questo la giustizia italiana è abituata.
    Gli innocenti, piccoli e grandi, un po’ meno.

    Maurizio Belpietro su il Giornale di oggi

    saluti

 

 

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