L'Eco Di Bergamo 16/Maggio 2007
«Macché razzismo: fischiavano tutti»
Lo studente marocchino di 12 anni smonta il caso dopo la vittoria alla gara di atletica
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CASAZZA «Certo che mi hanno fischiato. Appena mi hanno messo la medaglia d'oro al collo i miei compagni hanno applaudito e le altre scuole hanno fatto "buuuuuuu!" L'hanno fatto con tutti i vincitori: la tua scuola ti sosteneva, quelli delle altre scuole, no».
Atif Omari, 12 anni, marocchino, prima media alla «Enrico Fermi» di Casazza, è un po' stupito dell'andirivieni di giornalisti da casa sua, dopo l'articolo su un quotidiano nazionale che lo dava fischiato perché straniero durante un torneo tra scuole di tre paesi della Val Cavallina: la «Fermi» di Casazza, la media di Borgo di Terzo e la «Francesco Nullo» di Endine. Atif ha vinto, arrivando primo su quattro concorrenti, la gara di vortex (una sorta di lancio del giavellotto). Sui fischi è nato un caso nazionale che in paese giurano essere una montatura. Atif sembra confermare: «Non mi fischiavano perché sono marocchino, tutti fischiavano quelli delle altre scuole, è il tifo». E, scuotendo le spalle sorride, ignaro del circo mediatico che nel frattempo si è messo in moto.
Atif appare un ragazzino sveglio e tranquillo, padrone di sé, perfettamente in ordine, ai piedi un paio di scarpe sportive nuove fiammanti. La famiglia Omari è composta dai genitori, Ahmed e Abiba, da un fratello e due sorelle maggiori di Atif, che è il piccolo di famiglia. «Il papà è in Italia da molti anni e fa l'ambulante sui mercati, noi tutti siamo arrivati qui a Casazza cinque anni fa. A scuola mi trovo bene, mi piace soprattutto lo sport, anche il calcio, anche se per ora non gioco in nessuna squadra». Atif parla nel cortile di casa, in via Nazionale, insieme a cugini e amici, mentre le parenti stanno sulla porta a osservare e commentare. L'atmosfera è serena e amichevole. Foto con la medaglia, strette di mano e poi via in Comune, dove Atif accompagna la mamma a ritirare un documento. Qui, intanto, il sindaco Giacomo Del Bello ha passato la giornata a rispondere a denti stretti ai giornalisti di mezza Italia che gli chiedevano del razzismo a Casazza: «Ma che razzismo, questo è uno schiaffo a una comunità che sta lavorando per l'integrazione».
In paese, nel giro di poche ore sabato si sono verificati due episodi descritti come di matrice razzista, lo studente fischiato al mattino durante il «Meeting di atletica leggera tra scuole», organizzato con grande cura presso il campo sportivo, e l'aggressione, sabato sera alle giostre, di un ragazzo marocchino (tra l'altro parente del primo) da parte di un giovane del paese che ha colpito l'altro con un coccio di bottiglia. I due episodi non solo non sembrano collegati, ma il primo non sussiste. All'Istituto comprensivo «Enrico Fermi» il dirigente scolastico Giovanbattista Campana spiega che la scuola ha il 15% dei ragazzi stranieri e che da tempo lavora con progetti e interventi per l'integrazione: «Basta guardare, sul sito dell'istituto, tutti i progetti che abbiamo per favorire l'integrazione a scuola, sia dal punto di vista culturale, sia umano».
E allora come spiega l'episodio di sabato? «Gli studenti sugli spalti partecipavano rumorosamente, ma i docenti presenti non hanno ravvisato nessun tipo di razzismo, certo molto campanilismo, questo sì». «Avevamo venti vincitori – racconta il preside vicario Claudio Saetta, che era presente – e i boati si alzavano a ogni proclamazione. A un certo punto abbiamo dovuto zittire i ragazzi perché la premiazione stava andando troppo per le lunghe».
Casazza, 3.800 abitanti, 500 immigrati che trovano lavoro nelle molte aziende della Val Cavallina, non ci sta a farsi appioppare etichette: «Quando hanno saputo del ragazzo aggredito alle giostre, che è pure allievo di terza media dell'istituto – racconta il preside – i compagni di classe con due docenti, domenica pomeriggio, si sono recati a trovarlo a Gaverina e a portare la solidarietà della scuola alla famiglia».
«Ho saputo dei fatti solo lunedì mattina – racconta il parroco, don Pietro Ceresoli – ma questo è un paese dove gli stranieri sono stati accolti bene, soprattutto all'inizio quando arrivavano i primi e ci si dava da fare per trovargli il lavoro, un letto... Adesso han quasi tutti portato qui le famiglie ed è un bene. All'oratorio ci sono tantissimi bambini e ragazzi immigrati, le porte sono aperte».
Lo confermano due volontarie, Mariarosa Micheli e Carla Morandi: «Possiamo parlare anche a nome di tutte le altre persone che danno una mano qui. Comune, Comunità montana, parrocchia e scuola collaborano per tutti i ragazzi: c'è la mensa a tre euro, poi il doposcuola per i compiti, poi i giochi. Su 250 ragazzi dell'oratorio, quelli che frequentano il doposcuola sono per il 70% bambini stranieri. Se qualcuno non ha soldi abbastanza per la merenda chiudiamo un occhio, sappiamo le difficoltà di queste famiglie. Nelle squadre sportive ci sono ragazzi di tutte le nazionalità, le nostre case sono aperte. Non capiamo proprio perché tutta una comunità deve essere offesa a causa di un episodio di cronaca isolato e per un altro fatto che non si è mai verificato».
Susanna Pesenti
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