Pagina 5 di 6 PrimaPrima ... 456 UltimaUltima
Risultati da 41 a 50 di 52
  1. #41
    Komunista Estetizzante
    Data Registrazione
    07 Apr 2005
    Località
    Cavriago-Reggio Emilia
    Messaggi
    12,096
     Likes dati
    136
     Like avuti
    1,190
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Hammers Visualizza Messaggio
    Non si tratta di arretrare verso i bisogni dell'ottocento ma di produrre, invece che sulla base della logica dell'accumulazione capitalistica, in base ai bisogni effettivi dell'uomo medio, che certamente non sono più quelli di un secolo fà, ma bisogna anche considerare i tantissimi bisogni indotti dai media commerciali, che non sono certo compatibili con i delicati equilibri del nostro pianeta né con la necessità di una redistribuzione della ricchezza a livello planetario secondo criteri di giustizia ed equità. Una delle più grandi sfide del nostro futuro è nelle mani della ricerca scientifica e tecnologica, a cui spetta il compito di creare materiali riciclabili o ecocompatibili alternativi alla plastica e ad altri prodotti inquinanti, creare impianti di depurazione totale delle emissioni industriali, e, in generale estendere, le conquiste della modernità a tutti i cittadini del mondo senza mettere a repentaglio le sorti del globo stesso. Questa è il compito del Comunismo. E ciò è possibile soltanto sconfiggendo la logica capitalistica della produzione.
    E' il pensiero di Marx ed è perfettamente attuale.
    Non credo che questo sia il pensiero di Marx. Tu attribuisci ad un uomo dell'Ottocento sensibilità che non aveva e non poteva avere. Marx non era Nostradamus.
    Veramente l'idea di Marx era che il socialismo fosse più efficiente e "competitivo" del capitalismo. Marx sostiene che il suo socialismo non è una utopia. Una utopia è un ideale che non ha rapporti con la realtà esistente in un determinato momento. Il socialismo scientifico di Marx sostiene due cose fondamentali. La prima: ci sono fasi di evoluzione della società che non possono essere saltate. se una società è di tipo feudale non potrà automaticamente, dall'oggi al domani passare al socialismo ma dovrà passare dalla fase capitalistica. L'idea di Lenin è che questa fase possa essere compiuta anche in uno stato dominato dai comunisti. L'idea di Mao è che i capitalisti possano svolgere una funzione progressiva in alleanza con il proletariato. Una delle quattro stelle della bandiera cinese rappresenta la borghesia nazionale cinese. Un capitalista fu vicepresidente dell'assemblea nazionale cinese negli anni '70. Però non fu una idea sviluppata conseguentemente fino al nuovo corso in Cina, Vietnam ecc.
    L'altro elemento fondamentale del socialismo scientifico è che il capitalismo deve essere superato perchè diventa d'intralcio allo sviluppo delle forse produttive. Il discorso scientifico di Marx è eminentemente produttivista. Il socialismo vince sul capitalismo perchè è più efficiente. Senza questo elemento fondamentale il socialismo ritorna tra le utopie, cioè tra i tanti vaghi desideri irrealizzabili dell'umanità. Il comunismo arriva perchè la produttività avrà assunto un livello tale che sarà possibile produrre una quantità di merci spropositata e le merci perderanno il loro valore di scambio.
    La società senza stato come la sognava Marx, il quale fu volutamente non chiaro sul passaggio al comunismo ("Non dò ricette per la cucina dell'avvenire"), credo sia molto influenzata dalle idee anarchiche. Inoltre influenzata anche dal clima del progressismo positivista "delle magnifiche sorti e progressive" che oggi bisognerebbe un po' riconsiderare. Infatti il mondo non si può sviluppare indefinitivamente senza portare uno squilibrio con la natura. Il mondo è limitato e non infinito come i "progressisti" credevano a partire da Giordano Bruno.
    Marx. inoltre che aveva studiato l'evolversi delle varie società è impressionato dall'efficienza dei progressi del capitalismo nella produzione di merci (in Germania siamo in piena Rivoluzione Industriale) e crede che le comunità di lavoratori potranno produrre tutto in proprio senza scambio di merci (Critica del programma di Gotha). Dunque lo stato come regolatore di tale scambio perderà progressivamente le sue funzioni. E' per questo che i teorici del socialismo di mercato pensano che Marx leghi l'esistenza dello stato all'esistenza del mercato e viceversa.
    Dunque o il socialismo riesce ad essere veicolo nello sviluppo delle forze produttive o sarà relegato tra gli aborti del pensiero umano. Così per Marx. A partire dal '69 si è sviluppata una stravagante variante del marxismo: il cosidetto rifiuto del lavoro che è così penetrata in profondità in limitati strati dell'estrema sinistra per cui il marxismo sarebbe tutto lì. Ma si tratta in realtà di ripensamento di Marx. Intendiamoci io sono il primo a dire che bisogna ripensare Marx. ma non credo in quella direzione.



    Citazione Originariamente Scritto da Hammers Visualizza Messaggio
    Se ti riferisci a me, io non do un giudizio assolutamente liquidatorio del comunismo del XX secolo. Io salvo l'esperienza italiana (pur con i suoi limiti ed errori), la rivoluzione d'ottobre (sia pure con i suoi limiti ed errori), le lotte del movimento operaio in tutta Europa e nel mondo. Critico aspramente le esperienze del cosiddetto "socialismo reale" perché purtroppo sono tutte degenerate quasi da subito in regimi dittatoriali a capitalismo di Stato in totale antitesi con il pensiero marxista, con gli ideali e principi fondamentali del socialismo e del comunismo. La critica serve a far sì che quegli errori (ed orrori) non si ripetano mai più.
    Ti confesso che intendo proprio questo per giudizio liquidatorio dell'esperienza storica del comunismo. E' vero che l'URSS e gli altri stati socialisti sono crollati nell'89 e dintorni. Ma l'URSS è rimasta in piedi 62 anni, mica poco. La Rivoluzione d'Ottobre era stata fatta da rivoluzionari. Il tuo mi sembra un discorso tipo: "Mi piace l'Italia, peccato che ci siano gli italiani". Mi piace la Rivoluzione peccato che la facciano i rivoluzionari.

  2. #42
    Komunista Estetizzante
    Data Registrazione
    07 Apr 2005
    Località
    Cavriago-Reggio Emilia
    Messaggi
    12,096
     Likes dati
    136
     Like avuti
    1,190
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Kowalsky Visualizza Messaggio
    il pcc starebbe emglio nella apgina "dinastie dell'impero cinese" che in quella dei partiti comunisti
    ti riferisci ai coreani o ai cinesi?

  3. #43
    comunista quindi sono
    Data Registrazione
    10 May 2007
    Località
    Latina
    Messaggi
    89
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio
    Non credo che questo sia il pensiero di Marx. Tu attribuisci ad un uomo dell'Ottocento sensibilità che non aveva e non poteva avere. Marx non era Nostradamus.
    Veramente l'idea di Marx era che il socialismo fosse più efficiente e "competitivo" del capitalismo. Il socialismo scientifico di Marx sostiene due cose fondamentali. La prima: ci sono fasi di evoluzione della società che non possono essere saltate. se una società è di tipo feudale non potrà automaticamente, dall'oggi al domani passare al socialismo ma dovrà passare dalla fase capitalistica. L'altro elemento fondamentale del socialismo scientifico è che il capitalismo deve essere superato perchè diventa d'intralcio allo sviluppo delle forse produttive. Il discorso scientifico di Marx è eminentemente produttivista. Il socialismo vince sul capitalismo perchè è più efficiente. Il comunismo arriva perchè la produttività avrà assunto un livello tale che sarà possibile produrre una quantità di merci spropositata e le merci perderanno il loro valore di scambio.
    Certamente Marx non era Nostradamus e alcune sue riflessioni, soprattutto quella sull'inesorabilità del crollo del capitalismo a favore della società socialista, si sono dimostrate un pò "avventuriere". Certamente all'epoca non vi poteva essere una cultura ambientalista come oggi, ma così come Marx, nell'arco della sua vita, ha rivisto alcune sue posizioni precedenti, non si vede perché non possiamo immaginare un Marx odierno rifondare la sua teoria del possibile crollo del capitalismo sulla base della necessità di salvare il mondo da un disastro ecologico irreversibile (come necessità che coinvolge tutte le classi), oltre che a salvare il mondo dai vari imperialismi finanziari, visto che non è vero che Marx ed Engels non potevano avere capito niente di ecologia.
    Dei due giganti, Marx ed Engels, è forse Engels il più "ecologista", se così si può dire.
    Non si può dimenticare che Marx ed Engels sono stati contemporanei delle prime lotte operaie per il miglioramento dell'ambiente di lavoro nelle fabbriche, hanno denunciato l'obbrobrio della speculazione e dello squallore delle città capitalistiche; che sono stati contemporanei di Darwin e di Liebig e di Haeckel (che nel 1864 "inventò" la parola ecologia) e dei grandi fondatori dell'ecologia moderna, di George Marsh (l'autore del celebre "L'uomo e la natura", 1864, ricordato in questo stesso numero della rivista), di Joule (1818-1889) e di Lord Kelvin, i fondatori della termodinamica, e che di essi e di tanti altri conoscevano e discutevano le opere di biologia, fisica, chimica, matematica.
    A proposito di attenzione ecologica meritano di essere riletti almeno alcuni brani tratti da tre delle opere di Engels.
    Una è il libro "La situazione della classe operaia in Inghilterra", scritto nel 1844 (quattro anni prima della pubblicazione del "Manifesto"); il tema della città operaia è ripreso venti anni dopo nel secondo libro l'"Antidühring"; la terza opera è il saggio intitolato "Parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia", scritto intorno al 1876 e contenuto nella raccolta che conosciamo col titolo di "Dialettica della natura". Per una comprensione di Engels è fondamentale il libro di Giuseppe Prestipino, "Natura e società. Per una nuova lettura di Engels" (ormai quasi introvabile in commercio).
    "La situazione della classe operaia in Inghilterra" nasce dal primo impatto del ventiquattrenne Engels, nato in una famiglia di industriali cotonieri di Barmen, in Renania, con l'Inghilterra dove il padre lo aveva spedito, nell'autunno del 1842, per aprire una filiale a Manchester, e anche per allontanarlo dal clima rivoluzionario che stava affascinando il giovane Friedrich in Germania.
    Il libro apparve in tedesco a Lipsia nel 1845, poi, con qualche correzione, in inglese nel 1887 e nel 1892; la traduzione italiana di Renato Panzieri fu pubblicata dagli Editori Riuniti di Roma nel 1955 (con numerose ristampe).
    Il libro è il resoconto di un lungo viaggio attraverso le città industriali inglesi, da Londra a Dublino, Edinburgo, Liverpool, Nottingham, Leeds, Bradford, Manchester, e contiene le osservazioni di Engels sul modo di vita e di produzione nel paese capitalistico più avanzato del mondo, come risultato delle innovazioni tecnico-scientifiche per le quali Engels diffuse il nome di "rivoluzione industriale", peraltro usato già pochi anni prima da Jerome Blanqui (1798-1854).
    Engels riconosce nella forma delle grandi città inglesi il frutto della tendenza accentatrice dell'industria. "Anche la popolazione, scrive, viene accentrata, come il capitale; e ciò è naturale perché nell'industria l'uomo, l'operaio, viene considerato soltanto come una porzione del capitale, che si mette a disposizione del fabbricante e lla quale il fabbricante paga un interesse sotto forma di salario. Il grande stabilimento industriale richiede molti operai, che lavorano insieme in un solo edificio; essi devono abitare insieme e la' dove sorge una fabbrica di una certa grandezza, formano già un villaggio."
    Anche Marx tratterà a lungo, nella quarta sezione del I libro del "Capitale", il potere dell'industria capitalistica di attrarre e concentrare gli operai in spazi ristretti e malsani, in rioni "angusti, cadenti e sudici" (come li chiama Engels) nei quali il capitale si assicura profitti con gli investimenti nella speculazione edilizia.
    "Già il traffico delle strade ha qualcosa di repellente, qualcosa contro cui la natura umana si ribella. Le centinaia di migliaia di individui di tutte le classi e di tutti i ceti si urtano ... si passano accanto in fretta come se non avessero nulla in comune... La brutale indifferenza, l'insensibile isolamento di ciascuno nel suo interesse personale, emerge in modo tanto più repugnante ed offensivo quanto maggiore è il numero di questi singoli individui che sono ammassati in uno spazio ristretto"
    Il quadro coincide con quello descritto da Charles Dickens nell'"Oliver Twist", del 1837-38, e in "Tempi difficili" ("Hard times, for these times", 1854), ma non è molto differente dall'alienazione che si osserva negli innumerevoli neo-proletari che affollano, con le loro scatole metalliche motorizzate, le nostre strade contendendosi qualche centimetro di spazio per un sorpasso.
    Il volto violento della città industriale capitalistica può essere superato. In una società socialista, industria e agricoltura possono convivere attraverso una pianificazione dell'uso del territorio, un tema sposto da Engels nell'"Antidühring", l'opera del 1878.
    "Solo una società che faccia ingranare armoniosamente le une nelle altre le sue forze produttive secondo un solo grande piano, può permettere all'industria di stabilirsi in tutto il paese con quella dislocazione che è più appropriata al suo sviluppo e conservazione, e rispettivamente all'utilizzazione degli altri elementi della produzione. Solo con la fusione fra città e campagna può essere eliminato l'attuale avvelenamento di acqua, aria e suolo, solo con quella fusione le masse che oggi agonizzano nelle città saranno messe in una condizione in cui i loro rifiuti siano adoperati per produrre le piante, non le malattie".
    Per l'attuazione di questo progetto occorre, però, un diverso rapporto fra gli esseri umani e la natura, un argomento che Engels tratta nel saggio: "La parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia", scritto vent'anni dopo "La situazione ...", rimasto per anni allo stato di manoscritto e pubblicato soltanto negli anni venti e trenta del Novecento. Nella traduzione italiana (in "Dialettica della natura) è ricostruita anche la storia dell'opera.
    Le pagine che trattano i rapporti fra l'uomo e la natura sembrano riecheggiare certi passaggi dei "Manoscritti economico-filosofici del 1844" di Marx. "L'animale -scrive Engels- si limita a usufruire della natura esterna, ed apporta ad essa modificazioni solo con la sua presenza; l'uomo la rende utilizzabile per i suoi scopi modificandola: la domina. Questa è l'ultima, essenziale differenza fra l'uomo e gli altri animali, ed è ancora una volta il lavoro che opera questa differenza.
    "Non aduliamoci troppo tuttavia per per nostra vittoria sulla natura. La natura si vendica di ogni nostra vittoria. Ogni vittoria ha, infatti, in prima istanza, le conseguenze sulle quali avevamo fatto assegnamento; ma in seconda e terza istanza ha effetti del tutto diversi, impreveduti, che troppo spesso annullano a loro volta le prime conseguenze. Le popolazioni che sradicavano i boschi in Mesopotamia, in Grecia, nell'Asia minore e in altre regioni per procurarsi terreno coltivabile, non pensavano che così facendo creavano le condizioni per l'attuale desolazione di quelle regioni, in quanto sottraevano ad esse, estirpando i boschi, i centri di raccolta e di deposito dell'umidità. Gli italiani della regione alpina, nell'utilizzare sul versante sud gli abeti così gelosamente protetti al versante nord, non ... immaginavano di sottrarre, in questo modo, alle loro sorgenti alpine per la maggior parte dell'anno quell'acqua che tanto più impetuosamente quindi si sarebbe precipitata in torrenti al piano durante l'epoca delle piogge...
    "Ad ogni passo ci viene ricordato che noi non dominiamo la natura come un conquistatore domina un popolo straniero soggiogato, che non la dominiamo come chi è estraneo da essa, ma che noi le apparteniamo con carne e sangue e cervello e viviamo nel suo grembo; tutto il nostro dominio sulla natura consiste nella capacità, che ci eleva al di sopra delle altre creature, di conoscere le sue leggi e di adoprarle nel modo più opportuno".
    Più avanti, Engels scrive: "Il singolo industriale o commerciante è soddisfatto se vende la merce fabbricata o comprata con l'usuale profittarello e non lo preoccupa quello che in seguito accadrà alla merce o al compratore.
    "Lo stesso si dica per gli effetti di tale attività sulla natura. Prendiamo il caso dei piantatori spagnoli a Cuba, che bruciarono completamente i boschi sui pendii e trovarono nella cenere concime sufficiente per una generazione di piante di caffè altamente remunerative. Cosa importava loro che dopo di ciò le piogge tropicali portassero via l'ormai indifeso 'humus' e lasciassero dietro di sé nude rocce ?. Nell'attuale modo di produzione viene preso prevalentemente in considerazione, sia di fronte alla natura che di fronte alla società, solo il primo, più palpabile risultato. E poi ci si meraviglia ancora che gli effetti più remoti delle attività rivolte a un dato scopo siano completamente diversi e per lo più portino allo scopo opposto."
    Queste osservazioni valgono ancora oggi che stiamo costatando ogni giorno che la miopia nelle scelte di localizzazione e produttive, nel Nord e nel Sud del mondo, fa uscire da una trappola tecnologica ed ecologica per farci cadere in un'altra.

    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio
    La società senza stato come la sognava Marx, il quale fu volutamente non chiaro sul passaggio al comunismo ("Non dò ricette per la cucina dell'avvenire"), credo sia molto influenzata dalle idee anarchiche.
    Non sono d'accordo. La teoria dell'estinzione dello Stato è centrale nell'impianto della sua complessiva costruzione teorica, non un semplice richiamo dovuta all'influenza subita dagli anarchici.
    Marx costituisce una rottura teorica rispetto alla tradizione del pensiero politico moderno, da Hobbes a Hegel (passando per Locke, Rousseau e Kant). Secondo questa linea di pensiero la meta della storia e del progresso umano consiste nello Stato e nel suo perfezionamento. Tuttavia va fatta una precisazione. Fino a Kant i concetti di Stato e di società civile sono equivalenti, hanno sostanzialmente lo stesso significato, e ad essi viene contrapposto quello di stato di natura, che sta ad indicare la società naturale, la condizione primitiva, pre-politica, in cui l'uomo vive privo di garanzie giuridiche. Per questi pensatori la condizione d'esistenza desiderabile per gli uomini è data appunto dalle leggi e dallo Stato, cioè dalla società civile, che nasce per mezzo di una convenzione, un accordo, un contratto che li fa uscire dalla loro condizione naturale dando vita alle istituzioni politiche. Hegel introduce invece una distinzione importante tra le nozioni di «società civile» e «Stato». Per lui la società civile certamente non è una società semplicemente «naturale», ma tuttavia non è ancora uno Stato: è uno stadio preliminare dello Stato, una sua prima manifestazione inferiore e imperfetta. Nel suo ambito gli uomini soddisfano i propri bisogni materiali mediante il lavoro e stabiliscono un insieme di relazioni reciproche di tipo prevalentemente economico, senza però giungere a realizzare un'unità sociale organica e compiuta che solo le istituzioni statali sono in grado di garantire. Lo Stato, inteso da Hegel come il culmine e la sintesi della vita etica di un popolo («il razionale in sé e per sé»), supera e ricompone ad un livello più elevato le divisioni e i contrasti che ancora sussistono nella società civile e costituisce perciò il coronamento e la forma suprema dell'esistenza sociale dell'uomo.
    Marx riprende questa distinzione tra società civile e Stato, ma rovesciando il rapporto tra i due termini. Non è la società civile ad essere una sfera pre-statuale, una sotto-struttura dello Stato, bensì è lo Stato ad essere una sovrastruttura rispetto alla società civile. Per comprendere appieno il senso di questo ribaltamento concettuale bisogna richiamare, seppure rapidamente, le nozioni marxiane di struttura e sovrastruttura nel contesto della quella visione generale della storia e della società che va sotto il nome di materialismo storico. Mi limito a citare un passo, celeberrimo, particolarmente utile al nostro argomento. Si tratta di un brano autobiografico del 1859 in cui egli, ripercorrendo in breve sintesi l'itinerario intellettuale che lo portò alla sua originale dottrina storico-sociale, ne espone i tratti salienti.
    La mia ricerca arrivò alla conclusione che tanto i rapporti giuridici quanto le forme dello Stato non possono essere compresi per se stessi, né per la cosiddetta evoluzione generale dello spirito umano, ma hanno le loro radici, piuttosto, nei rapporti materiali dell'esistenza, il cui complesso viene abbracciato da Hegel, seguendo l'esempio degli Inglesi e dei Francesi del secolo XVIII, sotto il termine di «società civile»; e che l'anatomia della società civile è da cercare nell'economia politica (...) Il risultato generale al quale arrivai e che, una volta acquisito, mi servì da filo conduttore nei miei studi, può essere brevemente formulato così: nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza.
    1K. Marx, Per la critica dell'economia politica, Editori Riuniti, 1974. Prefazione, pp. 4-5.
    La «struttura economica della società» è dunque costituita dai «rapporti di produzione», ossia relazioni oggettive e indipendenti dalla volontà dei singoli, determinati dal grado di sviluppo delle forze produttive e, conseguentemente, dal meccanismo della produzione sociale. Questa è la «base reale» della società, che Marx identifica con la hegeliana «società civile», nella quale affonda le sue radici una «sovrastruttura giuridica e politica» che si eleva al di sopra di essa senza però potersene distaccare e rendere indipendente, avendo anzi in essa la propria condizione di esistenza. Lo Stato non è perciò nient'altro che un prolungamento della società civile, privo di reale autonomia rispetto alla base economica della società, destinato anzi - come vedremo in seguito - a scomparire allorché verranno meno i suoi presupposti «materiali».
    Come si vede, quindi, i rapporti di produzione sono per Marx il vero fondamento della società e della storia. Essi sono ineliminabili, rappresentano l'elemento permanente lungo il corso delle vicende umane, mentre lo Stato è un prodotto storicamente determinato e quindi provvisorio, non eterno. In conclusione, mentre i filosofi della politica che abbiamo precedentemente considerato individuano nello Stato l'orizzonte insuperabile del progresso sociale e civile dell'umanità,
    Marx viceversa vede il punto d'arrivo della storia coincidere col venir meno dello Stato, con la sua estinzione.

    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio
    Ti confesso che intendo proprio questo per giudizio liquidatorio dell'esperienza storica del comunismo. E' vero che l'URSS e gli altri stati socialisti sono crollati nell'89 e dintorni. Ma l'URSS è rimasta in piedi 62 anni, mica poco. La Rivoluzione d'Ottobre era stata fatta da rivoluzionari. Il tuo mi sembra un discorso tipo: "Mi piace l'Italia, peccato che ci siano gli italiani". Mi piace la Rivoluzione peccato che la facciano i rivoluzionari.
    Sì certo, la Rivoluzione d'Ottobre è stata fatta da rivoluzionari ma subito la morte di Lenin è finita in mano a feroci burocrati (che secondo me col comunismo non avevano nulla a che fare). Il fatto che sia durata 62 anni non significa proprio niente. Il tuo esempio non è adatto: A me piace il comunismo, peccato che ci siano i non comunisti, semmai...Mi piace la rivoluzione, peccato che l'abbiano affossata i controrivoluzionari...

  4. #44
    Komunista Estetizzante
    Data Registrazione
    07 Apr 2005
    Località
    Cavriago-Reggio Emilia
    Messaggi
    12,096
     Likes dati
    136
     Like avuti
    1,190
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Hammers Visualizza Messaggio
    Sì certo, la Rivoluzione d'Ottobre è stata fatta da rivoluzionari ma subito la morte di Lenin è finita in mano a feroci burocrati (che secondo me col comunismo non avevano nulla a che fare). Il fatto che sia durata 62 anni non significa proprio niente. Il tuo esempio non è adatto: A me piace il comunismo, peccato che ci siano i non comunisti, semmai...Mi piace la rivoluzione, peccato che l'abbiano affossata i controrivoluzionari...
    La Rivoluzione d'Ottobre c'è stata un secolo fa. La Rivoluzione è finita fin da subito "in mano a feroci burocrati" che hanno instaurato una Dittatura. Che fin da subito ha fatto fuori i compagni di strada, la sinistra social-rivoluzionaria, che ebbe un ruolo fondamentale nelle giornate d'Ottobre basta leggere la ricostruzione che ne fa Stalin che avendo fatto parte del Comitato Insurrezionale lo riconosce apertamente.
    Dittatura per altro apertamente dichiarata dai socialdemocratici russi, da Lenin in particolare, basta leggere "Stato e Rivoluzione", che poi a ben vedere riprende le teorie del suo maestro Karl Kautsky. Le teorie sulla dittatura erano in voga in tutti i Partiti Socialdemocratici dell'Epoca. Quindi dire che i paesi dell'Est erano dittature, avendo come modello evidentemente le democrazie occidentali attuali significa significa solo dire che erano in continuità con il leninismo.
    A parte che io non ho mai capito con chi ce l'avesse Trotsky quando parlava di "burocrati". Perchè i vecchi dirigenti bolscevichi che seguirono Stalin, e la quasi totalità del Partito Bolscevico erano diventati all'improvviso "burocrati"? Nel suo Cosìdetto testamento Lenin, parla semmai di Trotsky come burocrate, che cosa è infatti "l'attenzione al puro lato amministrativo dei problemi" se non una tendenza al burocratismo come hanno rilevato diversi autori come Kostas Mavrakis e Erik van Ree.
    In ogni caso avrebbe dovuto conoscere le parole di Marx sulla modernità della burocrazia che è indispensabile al funzionamento di ogni stato. La burocrazia è necessaria il burocratismo alla Trotsky, no.
    Se Trotsky era un burocrate, non era feroce quando represse Kronstadt? Non erano feroci Trotsky e Pijatakov quando proponevano la militarizazzione dei sindacati e del lavoro, con la fucilazione dei disertori assenteisti?
    Non fu feroce l'Armata Rossa nel corso della Guerra Civile? E le fucilazioni di rappresaglia di contadini ordinate direttamente da Lenin? Intendiamoci ci furono più morti nella Guerra Civile che in tutte le repressioni ordinate da Stalin e Ezhov.
    Ebbene tu dici che una volta morto Lenin, il giorno dopo il Partito si burocratizza al 96%, dato che l'opposizione guidata dal neo-bolscevico e vecchio menscevico Trotsky riuscì al massimo ad ottenere si e no il 3% dei voti nel primo congresso dopo la morte di Lenin.
    E Lenin quale Unione Sovietica aveva lasciato? Un paese ritornato al capitalismo spicciolo e al capitalismo di stato per sua stessa ammissione. oggi lo chiameremmo socialismo di mercato. Che però Lenin considerava un passo in avanti verso il socialismo. Quali erano le ricette dell'Opposizione trotskista-zinovievista? Mantenere il capitalismo di stato, espropriazione violenta e sfruttamento coloniale dei contadini (Preobrazensky), esportazione violenta della rivoluzione tramite l'Armata Rossa, una pianificazione rigida dell'economia che poi sappiamo fu ciò, che alla lunga, portò alla stagnazione e al burocratismo (questo sì). Perchè il burocratismo è il frutto dell'economia di comando, dove si calano decisioni dall'alto senza seguirne il percorso creando una psicologia di mancanza di responsabilità nei piani inferiori.
    Per questo dico chi non riconosce come propria la storia del comunismo è destinato a ripercorrere quelle che alla lunga si sono rivelate le inefficienze e i lati negativi di quell'esperienza. Sembra che tutto andasse bene ma fu diretto verso il male da uomini di provata esperienza rivoluzionaria come Stalin, Molotov, Kaganovich, Ordzhonikidze, Kubischev, Kirov, Kalinin, Dzerzhinsky. La maggiora parte di questi erano entrati nel Partito Bolscevico sicuramente prima di Trotzky ( che vi entrò un mese prima dell'Ottobre), ma anche di Kamenev e Bucharin per dire. Perchè Lenin propose nel 1922,come segretari del partito Stalin, Molotov e Kubischev?
    Il problema che la personalizzazione della politica bolscevica di quà tutto il bene, di là tutto il male non sta in piedi.
    Stalin nel 1924 si oppose all'espulsione del Partito di Trotsky, proposta da Zinovev, Kamenev e Kirov.
    Per me non centrano niente le persone. Trotsky e compagnia non erano una vera alternativa a Stalin. Non erano soprattutto una alternativa democratica. Così come è impossibile fare diventare Marx un verde è impossibile fare divetare Trotsky & C dei libertari. Non ne avevano la mentalità.
    I comunisti furono quella roba lì, c'è poco da fare.
    E non avere fatto i conti con quella roba lì porta dritti dritti a ripercorrere gli stessi errori, ma con maggiori colpe. Perchè allora non avevano nessun esempio nè negativo nè positivo e procedevano a zig-zag.

  5. #45
    are(a)zione
    Ospite

    Predefinito

    26 maggio - Il presidente Uribe ha assicurato il 25 maggio che prima del 7 giugno libererà i guerriglieri delle Farc attualmente in carcere per delitti meno gravi, al fine di trasformarli in "gestori di pace". Allo stesso tempo intende proporre al Congresso un progetto di legge per la scarcerazione di parlamentari ed esponenti politici accusati di legami con i gruppi paramilitari. Già l'11 maggio Uribe aveva destato sorpresa annunciando l'intenzione di aprire le porte delle prigioni ai membri delle Farc, come primo passo verso un possibile accordo umanitario per la liberazione degli ostaggi ancora nelle mani della guerriglia. In quell'occasione il portavoce delle Farc, Raúl Reyes, aveva definito la proposta "una cortina di fumo", un tentativo del presidente di distrarre l'attenzione dell'opinione pubblica dal cosiddetto "scandalo della parapolitica". Quasi a confermare questi sospetti, il 26 maggio Uribe è tornato sull'annuncio fatto il giorno prima, ponendo una serie di condizioni: gli insorti liberati dovranno "accettare la smobilitazione, impegnarsi a lavorare per la pace e a non tornare nei gruppi armati e accettare il controllo di un governo straniero o della Chiesa Cattolica". Ha poi aggiunto che con la sua offerta vuole in realtà smascherare le Farc, dimostrando che il loro unico obiettivo è quello di "ottenere una zona smilitarizzata". Insomma i discorsi distensivi di Uribe appaiono solo il tentativo di far ricadere sulla controparte la colpa del mancato accordo umanitario per cui premono governi europei e organizzazioni per i diritti umani.

  6. #46
    Fu fgc.adelfia
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    10,608
     Likes dati
    0
     Like avuti
    42
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La scorsa settimana ho conosciuto il Segretario dei Giovani Comunisti della Catalunia...un giovane simpatico...ci siamo divertiti tantissimo a tavola

  7. #47
    Komunista Estetizzante
    Data Registrazione
    07 Apr 2005
    Località
    Cavriago-Reggio Emilia
    Messaggi
    12,096
     Likes dati
    136
     Like avuti
    1,190
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da fgc.adelfia Visualizza Messaggio
    La scorsa settimana ho conosciuto il Segretario dei Giovani Comunisti della Catalunia...un giovane simpatico...ci siamo divertiti tantissimo a tavola
    Anche Bertinotti parla spesso di comunismo a tavola.

  8. #48
    email non funzionante
    Data Registrazione
    21 May 2010
    Messaggi
    5,561
     Likes dati
    2
     Like avuti
    4
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio
    Anche Bertinotti parla spesso di comunismo a tavola.
    Almeno io i catalani li ho conosciuti giocando a un calcio balilla ad una festa di liberazione *_*

  9. #49
    Komunista Estetizzante
    Data Registrazione
    07 Apr 2005
    Località
    Cavriago-Reggio Emilia
    Messaggi
    12,096
     Likes dati
    136
     Like avuti
    1,190
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il Partito Comunista Vietnamita sceglie il proprio segretario in una rosa di tre candidati. E' la prima volta, Hu Jintao segretario del Partito Comunista Cinese ha espresso interesse per l'avvenimento.


    Vietnamese party election poses new features



    After long and careful consideration, the Communist Party of Vietnam Central Committee ( CPVCC) elected Nong Duc Manh its general secretary for the second term, and the post announcement was made on Tuesday, the last working day of the 10th national party congress.

    On Monday afternoon, the newly-elected CPVCC held its first meeting, during which it elected the committee's Political Bureau with 14 members, and then the CPVCC's general secretary from members of the bureau.

    For the first time, delegates to a national party congress have cast trust votes for the post of general secretary. On Monday, 1, 176 delegates the 10th National Congress of the Communist Party of Vietnam (CPV), on behalf of 3.1 million party members in Vietnam, introduced a person among 160 full members of the newly-elected CPVCC for the post of general secretary by marking his or her name in a trust ballot.

    "That is not voting, but introduction. The delegates' ideas are of great importance. They are not only reference, but also a foundation for the CPVCC to consider and then elect the general secretary," the newly re-elected CPVCC general secretary Nong Duc Manh said at a press conference after the 8-day congress concluded on Tuesday.

    "The congress introduced three full members of the 10th tenure CPVCC for the post of general secretary. Nong Duc Manh got nearly 900 votes from the congress' delegates, the second person over 200 votes, and the third people only dozens of votes. Based on many foundations, including the trust voting, the CPVCC re-elected Nong Duc Manh general secretary," Dao Duy Quat, vice director of the CPVCC's Commission on Ideological and Cultural Affairs, told Xinhua on Tuesday afternoon.

    On Sunday afternoon, the congress' delegates voted full membership of the 10th CPVCC from 207 candidates. It is rumored that Nguyen Minh Triet, Secretary of the Party Committee of Ho Chi Minh City, got a very high number of votes, and that he was introduced for the post of general secretary on Monday, also with high trust voting result.

    Besides the trust voting, the 10th congress had some other new features regarding election work, such as nomination and self- nomination.

    For the first time, the CPV permitted its members to self- nominate for membership of the CPVCC. Two members self-nominated, namely deputy minister of foreign affairs Nguyen Phu Binh and scientist from the Hanoi National University Nguyen Xuan Han.

    The CPV, also for the first time, allowed delegations of party members in cities and provinces nationwide nominated candidates for the CPVCC. Earlier, the outgoing CPVCC introduced the national congress candidates for membership of the ingoing CPVCC.

    At the 10th congress, the delegations nominated 31 candidates for full membership of the 10th tenure CPVCC, while the 9th tenure CPVCC introduced 174 party members. Out of a total of the 207 candidates, 160 were elected official members of the 10th tenure CPVCC, all of them were candidates introduced by the 9th tenure CPVCC. Of the 160 people, 81 were members of the 9th tenure CPVCC.

    The congress also elected 21 alternate members of the CPVCC from 46 candidates, including 30 introduced by the 9th CPVCC and 16 by the congress. Earlier, the congress targeted 25 alternate members, but at last decided to elect 21 since some candidates did not get sufficient votes.

    The 10th congress wrapped up on Tuesday after reaching consensus on a political report, major socio-economic issues, party construction, and amendment to the party's statute.

    Before the closing, the congress's secretariat presented results of delegates' voting for major issues. Specifically, 51.02 percent of the voters agreed with the annual economic growth target of 7.5-8.0 percent with further aim of more than 8 percent if possible in the 2006-2010 period.

    Up to 87.69 percent of the voters agreed with the party's new regulation mentioned in the amended statute, which says "party members, who engage in running private business, must typically obey the law, polices of the state, and strictly obey the party's statute, and regulations of the CPVCC".

    The delegates to the congress came from three blocks: members of the 9th tenure CPVCC, who are automatically admitted to the event; those who were selected by party committees at different levels in cities and provinces nationwide; and those who are working overseas.

    Source: Xinhua

  10. #50
    are(a)zione
    Ospite

    Predefinito

    Red, da dove l'hai presa questa notizia?

 

 
Pagina 5 di 6 PrimaPrima ... 456 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. 25 Aprile cosa hanno fatto i nostri nonni?
    Di Juv nel forum Padania!
    Risposte: 38
    Ultimo Messaggio: 28-04-08, 12:33
  2. Guardate di cosa hanno bisogno i nostri politici
    Di Paul Z. (POL) nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 18
    Ultimo Messaggio: 03-03-07, 22:46
  3. Ma sul caso Fortugno i compagni non hanno nulla da dire ?
    Di Malik nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 27-06-06, 16:07
  4. Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 01-03-06, 14:10
  5. Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 05-08-02, 21:51

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito