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    MEGLIO FAURISSON DI PACIFICI
    DI DACIA VALENT
    Oggi, a Teramo, un’ignobile teppaglia, che ha raccontato di esser discendente di deportati – come se
    l’esserlo li mettesse su un piano diverso dai naziskin che picchiano chi non la pensa come loro – ha
    malmenato un anziano professore francese, Robert Faurisson, perseguitato da oltre 25 anni da leggi
    che negano il diritto alla ricerca ed alla libertà d’espressione, e schiaffeggiato un accademico di
    valore, uno dei migliori africanisti d’Italia, Claudio Moffa.
    Qualcuno dovrebbe dirmi cosa c’è di epico nel combattere una battaglia al fine di impedire ad un
    anziano storico di fare il suo lavoro, di provare la sua tesi, di discuterla e metterla a disposizione di
    chi voglia confutarla.
    Che quel qualcuno mi spieghi cosa provoca questa paura irragionevole di confrontarsi con chi mette
    in discussione una tesi, che come tutte le tesi dovrebbe essere soggetta a verifica.
    Per dirla con Popper, una tesi deve essere deducibile in maniera conclusiva. La sua forma deve
    essere tale che sia il verificarle sia il falsificarle siano logicamente possibili.
    Dal punto di vista epistemologico questo conduce ad un criterio di demarcazione molto chiaro: nella
    stessa maniera in cui si può sostenere che sia scientifica un'asserzione passibile di “falsificazione”,
    si può sostenere che un'asserzione che non lo è, sia metafisica.
    Nel caso della Shoah ciò non ci è dato.
    Si tratta dell’unico caso, nello studio e nella ricerca storica, dove la verità è tale perché stabilita ed
    adottata da governi e non susseguente ad una disamina scientifica dell’assunto.
    La sola messa in discussione (falsificabilità, in questo caso) della teoria alla base della Shoah, è un
    delitto di leso dogma.
    Non sono una storica. Vado a naso. Come in tutte le cose in cui non sono preparata mi affido a chi
    si è formato per dare delle risposte.
    Non mi improvviserò mai medico, o idraulico e nemmeno ingegnere o parrucchiera.
    Esistono persone che hanno studiato, a lungo, per fornire determinati servizi e determinate risposte.
    E addirittura esistono persone che hanno studiato, sempre a lungo, per domandare le domande
    giuste.
    La passione per lo studio, la ricerca, la messa in discussione dei dogmi che rendono la storia –
    quella fatta dai vincitori – un’abominevole palude stagnante degli interessi di parte, è commovente
    e convincente.
    Ma per scelta di pochi ma potenti, noi in quella palude ci viviamo, sguazziamo a fianco delle
    sanguisughe e le accogliamo come costellazioni sulla nostra pelle, regalando loro vita e dignità.
    La storia ufficiale ci impone il dogma secondo cui la sofferenza degli ebrei non è la stessa di quella
    dei Tziganer. Secondo cui la sofferenza degli ebrei non è la stessa dei somali, etiopiani ed eritrei.
    secondo cui la sofferenza degli ebrei è la sofferenza per antonomasia. E lo è non perché vi sia stata
    una ricerca seria in merito a quanto successo, alle cause, allo svolgimento. No. Lo è semplicemente
    perché si è deciso così.
    L’accanimento con cui si perseguitano - e perseguitano è la parola giusta - quegli storici e
    ricercatori che non si adeguano alle verità di stato potrebbero essere assimilate ad un preciso
    sintomo del fatto che questa verità sia viziata e viziosa.
    L’accanimento con cui interi governi si adeguano e promuovono la censura di chi questo argomento
    vorrebbe approfondirlo, discuterlo, renderlo meno mitico e più storico in fondo, potrebbe essere
    considerata la prova dell’esistenza di un complotto per nascondere una verità molto più scomoda di
    quella ufficiale.
    Negare il diritto di approfondire, di mettere in discussione, di rendere la storia meno statica e più
    vivace come del resto dovrebbe essere, è come sventolare un drappo rosso di fronte al toro della
    volontà di sapere, alla curiosità di chi non si accontenta di un’unica versione, soprattutto quando
    imposta dalla struttura di potere.
    Perché, e qualcuno me lo deve spiegare, per quale motivo degli storici che hanno di fronte anni di
    potenziale ed invidiabile carriera universitaria decidono, un giorno di suicidarsi accademicamente,
    toccando l’intoccabile? Dicendo l’indicibile?
    Perché Faurisson, Zuendel, Irving e centinaia di altri, meno noti ma non per questo meno impegnati
    e meno perseguitati, non possono studiare, ricercare, confrontarsi come ogni altro studioso e
    ricercatore con il resto del mondo accademico? Cosa ha trasformato Ariel Toaff – mai destinatario
    di critiche per il suo lavoro accademico - in un intollerabile cialtrone?
    In definitiva, cos’è che rende gli ebrei diversi ed intoccabili? E con loro lo stato di Israele.
    La Shoah. Che smette di essere avvenimento storico per diventare una risorsa politica utile a
    minimizzare il dramma palestinese, ad offuscarlo e renderlo meno vicino grazie al senso di colpa
    dell'occidente.
    E studiarla, sviscerare il male dietro il mito, storicizzare nel senso vero del termine quanto successo,
    allontanandolo dal mito ed avvicinandolo alla scienza, spiegare la storia e le sue motivazioni,
    qualsiasi esse siano, potrebbe rendere una fragile impalcatura, quella su cui si regge il mito laico
    dello stato etno-teocratico, la terra promessa da Dio al popolo da lui eletto a suo popolo, la terra
    senza popolo per un popolo senza terra.
    Non esiste teoria storica che non abbia differenti versioni e punti vista per la sua analisi e la sua
    codificazione in termini storici, eccetto il capitolo della Shoah.
    E questo, mi dispiace, mi mette in una posizione di non comprensione. Lo ripeto, la storia non è un
    flusso di notizie che si fissano nel tempo, senza possibilità di essere modificate da un nuovo
    documento, da una nuova scoperta.
    Nemmeno il carbonio 14 è decisivo nella narrazione di ciò che ha composto così la razza umana.
    Nulla lo è, se non la nostra sete di sapere o la nostra voglia di credere.
    Il guaio succede quando la voglia di credere sopravanza la sete di sapere. Quando ciò che siamo
    viene annichilito da ciò che vorremmo essere.
    E oggi, io mi sento meno sicura che la verità imposta per legge sia la verità vera.
    Come Popper, il mio limite di demarcazione in questa vicenda è uno solo: la falsificabilità della tesi.
    Perché la verificabilità, quando sostenuta dai discendenti politici di Mussolini, francamente non mi
    basta.
    Soprattutto quando sostenute, con la delicatezza tutta ebraica e di destra, dalle spranghe del
    camerata Pacifici.
    Dacia Valent
    Fonte: http://cloroalclero.blogspot.com
    Link: http://cloroalclero.blogspot.com/200...-pacifici.html
    18.05.2007

  2. #42
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    Da http://www.mastermatteimedioriente.it/

    21 MAGGIO 2007

    Nonostante le buone intenzioni degli aggrediti, c'è chi continua a mestare nel torbido e a aizzare la guerra civile: il Centro di Carlo Debenedetti, dando seguito all'aspirazione di Riccardo Pacifici di diventare oltre che ministro degli esteri anche ministro dell'università della Repubblica "italiana", cerca di trasformare il Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche in un sinedrio, e lo invita a "processare" Moffa. Ma la responsabilità dell'aggressione squadristica del 18 maggio che aveva come obbiettivo il 78enne professor Faurisson - già ridotto in coma nel 1989 da tre ebrei francesi - ricade tutta sui vertici dell'Ateneo e sulla loro decisione di chiudere ben tre facoltà pur di non far parlare lo studioso francese: un tentativo di compromesso comunque lesivo della vera autonomia dell'Università, violata in omaggio dei poteri forti che alternano more solito minacce alle blandizie nei confronti della "prestigiosa Università di Teramo".

    Intanto, i democratici reagiscono al fascismo degli "antifascisti": Peppe Roscioli e altri danno vita a un Comitato contro la repressione della libertà di pensiero che come primo passo esprime solidarietà al professor Faurisson, al vice capo della Mobile di Teramo Capasso selvaggiamente aggredito dai "figli dei deportati ebrei", al professor Moffa e a Agostino Rabuffo, un giovane di destra anche lui investito -pur senza effetti - dagli squadristi "ebrei". Nello stesso tempo, da Alba Adriatica l'offerta di ospitalità di una

    ASSEMBLEA DI RIFLESSIONE
    SULL'AGGRESSIONE DEL 18 MAGGIO

    un'assemblea trasversale, che vuole rilanciare la lotta, né di destra né di sinistra, in difesa dei principi di libertà di espressione e di insegnamento sanciti dalla Costituzione italiana. Il momento è importante. Per le adesioni rivolgersi a pepperosci@alice.it. La data prevista è GIOVEDI' 25 MAGGIO, ORE 16, con possibili variazioni.

    Ma ci sono reazioni ben più ampie: TANTISSIME ADESIONI E MESSAGGI DI SOLIDARIETA' A PARTIRE DA VENERDI' SERA, UNA PRIMA RICHIESTA DI ISCRIZIONE ALL'EDIZIONE 2007-2008 DEL MASTER ENRICO MATTEI IN MEDIO ORIENTE DA NAPOLI, E I COMMENTI DELLA STAMPA E DEI MEZZI DI INFORMAZIONE: FALSITA' DA PARTE DEL RESPONSABILE DELL'ANSA DI PESCARA E DE L'UNITA', E OMISSIONI IN ALTRE TESTATE CRITICHE NEI CONFRONTI DEGLI SQUADRISTI DEL 18 MAGGIO, DI CUI TRE LE PIU' SIGNIFICATIVE: L'ALTO SE NON ALTISSIMO LIVELLO DEI DOCENTI DEL MASTER, E IL FATTO CHE OLTRE ALL'APPELLO DELLA COMUNITA' EBRAICA (APPELLO MANTELLI), C'E' UN ALTRO APPELLO DI ORMAI QUASI 400 ADESIONI (SOTTOSCRITTO DA MOLTISSIMI DOCENTI UNIVERSITARI E AVVOCATI) A FAVORE DELLA LIBERTA' DI LEZIONE DELLO STUDIOSO FRANCESE, E SOPRATTUTTO LA CENSURA SU FAURISSON: TUTTI CIANCIANO E SPARLANO CONTRO IL "NEGAZIONISTA", NESSUNO - TRANNE IL MESSAGGERO DI TERAMO E UN PAIO DI TELEVISIONI LOCALI - HA AVUTO IL CORAGGIO E L'ONESTA' PROFESSIONALE DI DARGLI VOCE E DI CAPIRE QUELLO CHE VERAMENTE DICE, FAVORENDO IL DIALOGO E LA PACIFICAZIONE. TUTTA LA VICENDA E' DUNQUE RIMASTA SOFFOCATA FRA LA VIOLENZA DEGLI SQUADRISTI DEL 18 MAGGIO, E L'IGNORANZA DEGLI ACCADEMICI "ANTIFASCISTI", BEN SIMBOLEGGIATA DALL'ASSURDA EQUIPARAZIONE DELLA TESI DI FAURISSON A QUELLA DI CHI SOSTENESSE CHE LA TERRA E' PIATTA: COME SE LA SCIENZA ESATTA FOSSE LA STESSA COSA DELLE SCIENZE UMANE, COME SE UNA FOTO SATELLITARE FOSSE LA STESSA COSA DELLA COMPLESSA RICERCA E VERIFICA CONTINUA DELLE FONTI STORIOGRAFICHE, COME SE NON CI FOSSE CHI - SENZA SCANDALO, E CON TANTA ENCOMIABILE TOLLERANZA LAICA DEI CRISTIANI DI TUTTO IL MONDO - SOSTIENE CHE GESU' CRISTO NON E' MAI ESISTITO.

  3. #43
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    Un interessante dibattito con l’estensore dell’appello della Comunità ebraica
    DANIELE SCALEA RISPONDE A BRUNELLO MANTELLI
    Caro prof. Mantelli, di seguito rispondo alle domande che lei mi pone, ed esporrò qualche considerazione sulle risposte che ha voluto cortesemente dare ai miei precedenti quesiti. 1. Riservatezza e stile Cito dal suo messaggio:
    "Lei trova corretto, in quanto moderatore della m-l, che testi inviati alla m-l (non so chi sia il responsabile, ovviamente, e non avanzo alcuna ipotesi: potrebbe essere stato lo stesso Moffa, se iscritto alla m-l, od un altro che, iscritto, gli ha passato i testi; poco importa) che è chiusa e moderata (non tutti cioè possono leggere ciò che viene lì scritto) siano resi pubblici come ha fatto sul suo sito il Moffa? Non ritiene che ciò configuri una violazione grave delle norme che tutelano la corrispondenza privata e la privacy?"
    Se debbo essere sincero, le mie risposte sono: sì, credo sia corretto, e: no, non vedo violazioni né gravi né tenui d'alcuna norma. La mailing list è, per definizione, uno strumento pubblico, in quanto più persone discutono pubblicamente (non si tratta di corrispondenza privata, altrimenti si scriverebbero agl'indirizzi privati; detto per inciso, secondo la legge italiana, anche il destinatario di corrispondenza privata può renderla pubblica, se vuole). E' come mettersi a discutere in piazza: chiunque può fermarsi ad ascoltare, e poi raccontare in giro ciò che ha sentito; l'unica differenza è che, mentre verba volant, scripta manent, dunque nel nostro caso non c'è bisogno di "raccontare", basta riportare. La mailing list, per sua impostazione di default, ha un archivio pubblico: modificai tale impostazione perché qualcuno (non io) si lamentò del fatto che taluni messaggi fossero poi riportati sul sito di "Indymedia". Nessuno però sollevò dubbi circa la legalità e legittimità di riprodurre quei messaggi, proprio perché - ripeto - la mailing list si configura indubbiamente come qualcosa di pubblico. Tuttavia, per far sì che in futuro nessun altro utente nutra più aspettative di riservatezza che sono di fatto non garantibili, ho modificato le impostazione della "Lista Eurasia", sicché ora chiunque può guardare i messaggi che vengono archiviati. Chi non si sente garantito si disiscriva, ma sappia che nella pratica non cambia pressoché nulla.
    "Mi darà atto, immagino, che il carteggio con il Mutti sia stato improntato a toni cortesi ed urbani, nonostante le radicali differenze che esistono tra le nostre reciproche Weltanschauungen."
    Questo sì, non ho alcun problema a riconoscerlo. Anzi: aggiungerò che sono rimasto assai sorpreso (e deluso) dal fatto che una persona apparentemente cortese ed aperta al dialogo si facesse promotore d'una iniziativa volta a ridurre la libertà d'espressione altrui. 2. Libertà di parola e ordinamenti accademici Lei scrive:
    ""libertà di parola" e "malintesa libertà di parola"; prima di tutto mi pare ragionevole che la prima possa avere dei limiti, ancorché sia desiderabile che essi siano il più ridotti possibile. Esiste infatti la fattispecie penale dell' "apologia di reato", e personalmente penso sia giusto permanga"
    Concordo che l'apologia di reato vada perseguita a norma di legge, ma mi chiedo: cosa significa l'espressione "apologia di reato"? Benché non sia un gran conoscitore del greco, so che la parola apologia significa "giustificazione", o almeno con questo significato è utilizzata nell'italiano corrente. C'è differenza tra dire che il reato compiuto è "giusto" (cioè giustificarlo), e dire che il reato non è stato compiuto (cioè negare, a torto o a ragione). Mi risulta del resto che gli storici revisionisti siano bollati come "negazionisti", e non certo come "giustificazionisti". Infatti, Faurisson non ha mai detto o scritto: "lo sterminio di sei milioni di Ebrei non è reato, anzi è giusto" (giustificazione=apologia), bensì sostiene che lo sterminio degli Ebrei non sia mai
    avvenuto secondo le modalità descritte, né abbia provocato sei milioni di morti, né sia stato deliberato (negazione non è "apologia"... oppure "apologia del fascismo" significa "negazione del fascismo"?!). Ricapitolando: accetto senza problemi la sua definizione per cui "malintesa libertà di parola" è quella che garantisce l'apologia di reato. Dato che mi pare inoppugnabile come Faurisson non abbia mai giustificato l'uccisione di nemmeno un ebreo, a rigor di logica egli non fa apologia di reato e dunque lasciarlo parlare non è "malintesa libertà di parola", bensì genuina e sacrosanta libertà di parola. Se non si riconosce ciò, ossia se si volesse pretendere che anche negare la veridicità d'un avvenimento delittuoso costituisca apologia di reato, allora si dovrebbero perseguire anche quegli avvocati che, nel corso del processo, cercano di dimostrare che l'innocenza dei loro assistiti perché "il fatto non sussiste"!
    "In secondo luogo, non credi sia indifferente il luogo in cui la libertà di parola viene esercitata (...). Insomma, un conto è Hyde Park Corner, noto luogo londinese in cui ciascuno può improvvisarsi oratore, un'altro conto sono le aule universitarie, luogo dove deve regnare competenza, professionalità e correttezza metodologica. Tutte cose che, nel caso specifico, il Faurisson non possiede."
    Questo ci riporta ad uno dei miei originari quesiti: a chi tocca decidere se Faurisson è "competente, professionale e metodologicamente corretto"? Se Moffa, che è un docente universitario, decide che Faurisson lo è, perché l'altro docente Mantelli dovrebbe avere il diritto d'impedirgli d'invitarlo? Forse perché anche l'avvocato Renzo Gattegna, notoriamente imparziale sulla questione, la pensa come lui? Si deve cioè creare un "Gran Consiglio" che distribuisca patenti di "competenza, professionalità e correttezza metodologica", oppure applicare il principio democratico della maggioranza che ha ragione? A mio umilissimo parere, la democrazia applicata alla scienza diventa pericolosissima: anche Galileo era in minoranza, e perciò fu torturato e costretto all'abiura, eppure ad avere ragione era lui e non i molti che si levarono contro di lui. Idem per la prima opzione ventilata, la tirannia: quando c'era una Chiesa a decidere cosa fosse "metodologicamente corretto" e cosa no (ovviamente secondo la metodologia allora considerata corretta, cioè quella biblico-esegetica) non mi pare che le cose andassero troppo bene. La verità, o almeno la mia opinione, è che nel regno della scienza possano esistere soltanto il dialogo ed il confronto, non l'imposizione.
    "quando si tratti di luoghi deputati alla didattica ed alla ricerca, come le Università, a valutare quale "libertà d'espressione" sia "legittima" e quale "malintesa" (dunque illegittima) [per usare le Sue espressioni] deve essere la comunità scientifica stessa, cioè per l'appunto "studiosi, intellettuali, donne e uomini di cultura"; questa è la mia convinzione."
    Preciso che l'espressione "malintesa libertà d'espressione" è stata coniata da Lei, e la si può leggere nel Suo appello anti-Faurisson. Ciò detto, quest'ultima proposizione non aggiunge nulla alle considerazioni di cui sopra. Ammettiamo pure che tocchi alla "comunità scientifica" (cioè, secondo la sua definizione, l'insieme di "studiosi, intellettuali, donne e uomini di cultura") decidere cosa sia legittimo e cosa illegittimo in sede accademica: ma se non si raggiungesse l'unanimità? Ritorna allora la mia domanda: quale principio va applicato? Quello democratico, per cui la maggioranza della "comunità scientifica" ha diritto di bandire chiunque giudichi "incompetente", impedendogli d'esprimersi? Oppure quello oligarchico, per cui si seleziona una aristocrazia della "comunità scientifica" la quale decide chi è "competente" e chi bandito? Il vero problema è quando si ragiona di scienza come se si ragionasse di politica, per cui l'insieme degli scienziati diventa una "comunità" e, dunque, inevitabilmente deve dotarsi di leggi, istituzioni ed anche potere coercitivo (ogni società ha i suoi banditi!): infatti Lei più in là scrive persino di "organi di governo, locali e nazionali" della "comunità scientifica"!. Sarò un ingenuo, ma per me gli scienziati sono cultori d'una disciplina, "filosofi" nel senso letterale del termine, e non una "comunità". In tal modo, si potrebbe finalmente ragionare di dialogo e confronto, e non di "ammissibilità" e "inammissibilità".
    "quando ci siano punti di vista divergenti tra studiosi, a mio parere devono valere le competenze. Io non mi permetterei mai di entrare nel merito di analisi condotte dal Moffa nel settore di sua competenza (SPS/13 - STORIA E ISTITUZIONI DELL'AFRICA), perché in tale ambito sono un profano, e per lo stesso motivo non comprendo cosa autorizzi lui ad occuparsi di temi che non conosce, di cui non è affatto competente e a proposito dei quali ignora tutta la letteratura prodotta da innumerevoli studiosi in svariate lingue (prima tra tutte il tedesco) come la deportazione, il sistema concentrazionario nazionalsocialista, la distruzione degli ebrei d'Europa e così via. Non per caso l'appello che ho promosso e, con alcuni altri colleghi, materialmente steso metteva al primo posto la questione dei criteri scientifici minimi a cui la didattica universitaria deve attenersi. E ci si rivolgeva prima di tutto alla comunità scientifica ed ai suoi organi di governo, locali e nazionali." (sottolineatura per quel che si diceva poche righe sopra)
    Mi spiace dover divergere da Lei in ogni occasione, ma anche qui non sono d'accordo. Aver raggiunto
    determinate competenze in un determinato campo è senz'altro importante, ma non decisivo. Uno stupido armato di laurea resta sempre scientificamente meno valido d'una persona intelligente ed autodidatta. Proviamo ad applicare storicamente il principio per cui la "competenza", sancita evidentemente dai titoli "ufficiali", determina la ragione, ed otterremo risultati paradossali, come quello che vado ora ad esporle. Fino al 1870 tutti gli accademici del mondo credevano che la città di Troia fosse solo un'invenzione di Omero. L'anno dopo, però, ne furono scoperte le rovine, per merito non di qualche titolato professorone (che anzi lo consideravano pazzo) bensì di Heinrich Schliemann... ex garzone di bottega illetterato che aveva fatto fortuna nel commercio! Se allora la "comunità scientifica" l'avesse pensata come Lei, anziché verificare le prove addotte da Schliemann (in tal caso inoppugnabili) e quindi ammettere il proprio errore (non potendo dimostrare che a sbagliare era l'altro), gli accademici si sarebbero trincerati dietro la propria "competenza" e la relativa "incompetenza" di Schliemann, rifiutandosi dunque di vagliare i nuovi elementi... ed ancora oggi s'insegnerebbe che Troia non è mai esistita!
    "tendenzialmente sono contrario all'introduzione di fattispecie penali per reati d'opinione (o meglio, alla loro "reintroduzione", posto che il Codice Rocco - come è noto - le prevedeva), tuttavia ritengo possano e debbano essere fatte eccezioni, da valutare con la massima attenzione!, per questioni che ancora brucino nelle coscienze e nei corpi del presente. (...) Di conseguenza sarei sostanzialmente favorevole all'introduzione, quanto meno in Europa, che tali vicende [persecuzione degli Ebrei e Gulag] ha vissuto sulla propria pelle, di fattispecie penali assai ben definite, che cioè colpissero specificatamente i negatori della materialità di tali eventi, garantendo ovviamente la piena libertà di ricerca su tempi, modi, contesti ecc. ecc. Va da sé che ciò dovrebbe valere anche contro i "negazionisti" delle foibe come fatto materiale realmente avvenuto."
    Purtroppo queste Sue parole si commentano da sole. Scrivo "purtroppo" perché è triste vedere che anche una persona disposta al dialogo pacato - laddove altri avrebbero risolto tutto accusando l'interlocutore d'essere un "antisemita", un "nazista" o un "bolscevico" - possa poi sostenere candidamente la necessità di punire determinate opinioni non solo di natura politica, ma persino inerenti la ricerca scientifica: ricerca che infatti, Lei scrive, su alcuni argomenti (scelti da chi? forse dal regime in quel momento al potere?), non deve superare i limiti del "come" e "quando", rinunciando per sempre a porsi quella domanda che dovrebbe essere a priori in qualsiasi studio storico: "E' stato?"
    "Mi conceda, in aggiunta, di far notare che le mie critiche al Moffa mai hanno raggiunto il livello da suburra visibile sul suo sito, e mai hanno fatto uso dell'insulto personale, a cui egli invece non di rado indulge. Ma ciò è altra questione, che semmai conferma nei suoi confronti un giudizio di arretratezza culturale"
    Di Moffa dirà Moffa stesso, se lo riterrà opportuno. Io vorrei unicamente sottolineare una cosa: il garbo e la gentilezza non s'esprimono solo nei modi formali con cui si tratta il prossimo, ma anche nel comportamento sostanziale che si tiene nel suo confronto. Fare del sarcasmo non è garbato; ma neppure cercare d'impedire a chicchessia l'esercizio della propria libertà d'opinione ed espressione mi sembra granché gentile.
    Cordialmente, Daniele Scalea

  4. #44
    CON LA RESISTENZA!
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    "Il Ribelle è deciso ad opporre Resistenza. Il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata"
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  5. #45
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    Più che un cristiano sono forse un pagano che crede in Cristo
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    Predefinito Dategli un'occhiata, si può far circolare questo

    Come cittadino italiano ed europeo sensibile ai diritti delle minoranze e degli individui, pur senza conoscere o condividere le posizioni dei
    cosiddetti "negazionisti" , esprimo solidarietà al prof. Moffa, dichiarandomi preoccupato nei confronti di questa tendenza liberticida che finisce per censurare opere di studiosi di professione. Il rischio che incombe su tutti i cittadini italiani ed europei di qualsiasi credo politico è l'imbavagliamento di tutti e l'edificazione di un orribile sistema totalitario che per le sue dimensioni e per la sua ipocrita immagine "democratica" non ha precedenti nella storia.
    Faccio appello appello perché si reagisca a questo stato di cose, e si ponga fine ad una tendenza che - ove si sviluppasse - metterebbe a repentaglio nei paesi europei la libertà di parola di stampa e di cultura.

  6. #46
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    Citazione Originariamente Scritto da Lombardoveneto Visualizza Messaggio
    Il convegno non era organizzato per screditare la DR, ne' tantomeno per diffondere l' "antisemitismo", visto che Moffa invitò spesso ebrei anti sionisti ai suoi seminari.

    Un professore competente come Moffa (e competente lo è...) è stato aggredito da delinquenti che servono apertamente un paese straniero.

    Questo è quello che è successo.....
    È successo quello che chiunque sapeva che sarebbe successo.
    Più leggo gli interventi e i loro contenuti più mi rendo conto che la democrazia dilagante nell'area, pervasa da "diritti dell'individuo" ovverosia dalla presunzione che ha ognuno di essere in grado di valutare e di poter decidere, fa il pendant con il mediocre rassismo d'area (anzi l'una esiste perché esiste l'altro e viceversa). Non ci sono dirigenze vere o gerarchie autentiche e quindi si è tutti preda di ogni predatore.
    Per fortuna che il tiro non si alza perché in queste condizioni la devastazione che si verificherebbe sarebbe davvero apocalittica, altro che Anni Settanta. Allora ci fu una certa resistenza alla centrifuga perché esistevano gerarchie e dirigenti. Ora non oso pensare che fine faremmo tutti quanti.
    Nemmeno tra gli anarchici d'operetta si metterebbero tutti a pretendere di valutare politicamente quello che capita sulle loro teste. Ma da queste parti ognuno è saggio e sa perfettamente quello che deve fare e quello che non deve fare... Ahimé! Ahinoi!

  7. #47
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    http://www.effedieffeshop.com/catego...ebraismo~.html

    Per la prima volta al mondo, con / Guerrieri d'Israele si fa il punto su un sog*getto assolutamente tabu: le milizie sioniste e l'autodifesa ebraica. Dalle truppe del Betar che sfilano in uniforme a Berlino durante il 111° Reich, passando attraverso le "milizie" di Francoise Fabius, l'assassinio di Francois Duprat e gli attentati terroristi dell'Organizzazione Ebraica di Combattimento, le manipolazioni del Mossad fino agli adepti del Dott. Goldstein, scoprirete la stu*pefacente storia dei sostenitori della "legge del Taglione".
    Per quanto riguarda l'Italia scoprirete i retroscena che hanno portato alla famigerata "legge Mancino" e l'azione degli emuli del Betar durante il proces*so Priebke, nonché una cronologia di avvenimenti fino al 1998.
    Frutto di una ricerca lunga e rigorosa, / Guerrieri d'Israele include qualche centinaio di fotografie e di documenti confidenziali o inediti (rapporti di poli*zia, sentenze, riviste interne, volantini ecc.). Oltre ad una cronologia dettaglia*ta della violenza (1976-1995) questo libro mostra tutti gli ingranaggi attuali delle milizie. In assoluta indipendenza risponde alle domande che vi ponete a proposito di queste inquietanti milizie: chi le ha fondate, chi sono i suoi mem*bri, chi le manipola, chi le sostiene, se siano armate, come operano, perché beneficiano di una totale impunità giudiziaria, ecc.
    Questo libro, che è la continuazione logica del precedente Misteri e segreti del B'ndiB'rith, scritto sempre da Emmanuel Ratier, svela veramente molti segreti...

  8. #48
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    Citazione Originariamente Scritto da Harm Wulf Visualizza Messaggio
    Sono assolutamente d'accordo con Lombardoveneto. Sul Prof. Moffa Metapolis sta prendendo un'abbaglio.
    Guarda che io non ho deto che Moffa è un agente, ho detto che probabilmente è un utile idiota. Ma non per questo meno pericoloso per sé e, soprattutto, per altri.
    Ciò premesso è possibile anche avere un rapporto con questa gente ma in ogni caso non democratico, non orizzontale, non caotico: ovvero perfettamente filtrato da dirigenti. È la condizione di base per evitare devastazioni, è un dato di politica appena appena elementare.
    Io non pretendo che voi siate in grado di leggere certi meccanismi che, fondadosi sui vostri entusiasmi, vertono a danneggiare al contempo voi e i temi di cui si tratta. E nemmeno pretendo che riconosciate, tra i sostenitori dell'impresa, certi agenti altrui. Sarebbe quasi chiedervi il superomismo. Quello che però sarebbe un bene è che imparaste tutti, così come a suo tempo imparai io, che sui campi minati non si va di slancio, né in ordine sparso, né senza criterio. O ci si va seguendo dei capi, delle formazioni, dei sistemi o non ci si va.

  9. #49
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    Scusa Metapolis, ma utile a chi? Se leggi i giornali o giri sulla rete ti renderai conto che molta gente che non sapeva nulla del Revisionismo e del Prof. Faurisson ora se ne interessa e forse qualcuno comincia a mettere in dubbio i dogmi del potere. Ci sono stati 400 Professori, avvocati e persone che hanno firmato un appello per la libertà di parola per il Prof. Faurisson. Credo che almeno questi avranno voglia di leggere e discutere le sue tesi. Allora io voglio rendere onore a quelli che senza capi, formazioni, sistemi si stanno battendo per la verità e la libertà. Altrimenti non ci resta che la prudenza untuosa del geografo e le altre bagatelle dell'area.

  10. #50
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    Più che un cristiano sono forse un pagano che crede in Cristo
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    Meglio pagare il prezzo di un entusiasmo sano e vigoroso piuttosto che attendere (vanamente) il consolidamento di "gerarchie" oggi zoppicanti, paralitiche e paralizzanti.

 

 
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