"Io, Faurisson, quel giorno in Piazza Martiri..."

La Città (quotidiano di Teramo) 31 agosto 2008 pag. 12
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Professor Moffa, il prossimo 8 ottobre si svolgerà la nuova udienza per le violenze di Piazza Martiri, in occasione della conferenza di Faurisson. Pensa ancora di chiedere
di costituirsi parte civile nel processo?

«Sì certo, le prime deposizioni all’udienza dell’11 luglio hanno confermato in dibattimento l’aggressione e dunque ci sono le basi perché venga accolta la richiesta di allargare il capo di imputazione anche all’art. 610 CP. Certo decideranno giudice e pubblico ministero: ma personalmente credo che sussista un reato di violenza privata finalizzata a impedire una iniziativa culturale non solo attesa da centinaia di persone, ma anche garantita dagli articoli 21 e 33 della nostra Costituzione: libertà di opinione e di insegnamento».

Ma non pensa che sarebbe utile mettere una pietra sul passato e fare
altre cose?

«Guardi, le “altre cose” io le faccio, e dove ho spazio lavoro sempre intensamente: libri, saggi, partecipazioni a convegni, come quello nel luglio scorso promosso dall’Università di Estate di Franco Cardini. Sto anche coordinando IV edizione del master Mattei: quest’anno iniziamo con un ciclo di conferenze su tematiche varie, dal caso Moro alle stragi di ebrei in Libia nei campi di concentramento fascisti, dal genocidio armeno alla storia del sionismo. Fra i nomi il giudice Rosario Priore, Fasanella di Panorama, Salerno de Il Messaggero, Pellegrini del GR RAI; e poi i colleghi Perrone dell’Università di Bari e Melotti de La Sapienza di Roma. Il tutto in 8 incontri, premessa al master che inizierà a gennaio. Ma al di là di questo, la “pietra sul passato” di cui lei parla è impossibile».

Perché lei ritiene che potrebbe essere impossibile?

«Perché il caso Faurisson e quel che gli sta dietro, non è “passato” ma presente. Gli episodi di violenza e prevaricazione del 18 maggio 2007 a Teramo hanno infatti inaugurato una triste stagione di vicende consimili, dal caso del Papa a La Sapienza, alla censura dei convegni sulle foibe, alla proibizione nientedimeno di Bellaciao in Sardegna il 25 aprile scorso, alla incredibile vicenda di Avezzano. Politici invadenti, militozzi di destra e di sinistra, presunti “partigiani” zombies riesumati all’occorrenza, tutti a sputare sentenze, tutti a proibire questo o quello in nome dell’ “antifascismo” o dell’ “unità nazionale”. Questo è il vero fascismo strisciante. Teramo ha dato il via plateale alla danza macabra dei veti incrociati, per giunta dentro un Ateneo, tradizionalmente considerato come sede del libero insegnamento e del libero dibattito culturale. Insomma, al di là del coinvolgimento personale, la vicenda Faurisson ha costituito un precedente gravissimo per la storia dell’Università italiana: si è istaurato fattivamente il principio perverso del controllo collegiale o del preside-burocrate sui contenuti decisi in autonomia dal singolo titolare di cattedra. Questo vuol dire una sorta di collettivizzazione forzata del pensiero e della docenza e dunque la fine
della libertà di insegnamento: a Teramo contro Moffa, che peraltro aveva dato prova di pluralismo invitando al master anche molti studiosi ebrei “olocaustici”. Domani contro qualunque altro collega in qualunque Ateneo italiano: secondo antipatie, secondo il cosiddetto “buon senso” condito dalle verità “accertate” dal martellamento mediatico:
e perché no, secondo finanziamenti di qualche sponsor (o, come dire, “antisponsor”: ti premio se stai zitto) più o meno nascosto».

Ma questo vuol dire che i romani arrivati a Teramo non sono stati i soli ad
agire a ostacolare la sua attività di docente . ..

«Ha ragione, ed anzi le dirò di più. Non solo il gruppetto dirigente di Scienze Politiche ha avuto una pars magna nella azione liberticida, ma inoltre il vero fattore determinante
del caso Faurisson è stata proprio la vicenda interna all’Ateneo. L’attacco al master e
la sua chiusura nascono dentro Scienze Politiche per motivi che non hanno nulla a che vedere con le grandi questioni teoriche o storiografiche sollevate dal revisionismo olocaustico, di cui credo che pochissimi almeno all’epoca sapevano qualcosa in Facoltà. Nascono invece su un terreno molto più meschino, un mondo piccolo piccolo fatto di invidia e soprattutto di autoreferenzialità sedimentata negli anni».

Come fa a dirlo?

«Mi baso su una certa coincidenza temporale e di persone. Il 5 maggio 2007 era stata depositata a Teramo la sentenza che dopo tre anni di processo mi aveva assolto dall’accusa di aver diffamato un direttore di Dipartimento. L’8 o 9 maggio inizia l’assalto al master e a Moffa. Questo è il messaggio che esce fuori dalla vicenda Faurisson in salsa teramana: un messaggio inquinante, maturato in un Ateneo caratterizzato da pratiche che mi suscitano
interrogativi: è giusto che gli emolumenti straordinari per docenti e amministrativi – una utile integrazione a stipendi ormai da fame - siano secretati nominativamente in nome della privacy? Non si crea così una zona d’ombra che sfugge alla trasparenza? E’ regolare che, senza compiere alcuna indagine interna su un pur presunto falso in atto pubblico, il pur presunto autore – comunque sotto indagine da parte della magistratura – sia promosso addirittura ai vertici dell’Ateneo e lì ci rimanga anche dopo l’accertamento del reato? E che dire delle “spese magnifiche” su cui voi de La città faceste a suo tempo una dura battaglia che ha trovato buona eco ne la Deriva di Gian Antonio Stella? »

Un ultima domanda professore qualcuno ha sottolineato con una punta di curiosità il fatto che lei si trovi in questa vicenda al fianco di Agostino Rabbuffo, di idee certamente diverse dalle sue..

«E perché questa cosa genera curiosità? Il 18 maggio 2007 Rabbuffo ha fatto il suo dovere di cittadino e di teramano: ha difeso gli articoli 21 e 33 della Costituzione, ha difeso l’ordine repubblicano nato dalla Resistenza, e ha difeso l’onore di Teramo. Chi sia o non sia poi Rabbuffo non mi interessa. Anzi sa che le dico? Secondo me il giovane Rabbuffo, per il senso civico e il coraggio dimostrato in Piazza Martiri, nel suo affrontare lo scontro 20 contro 1, meriterebbe, secondo me, una medaglia».
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Vittoria morale per il Prof. Moffa
Riconosciuto l'Istituto Maffei con... Faurisson

La Città (quotidiano di Teramo) 29 agosto 2008 pag. 8
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Il 3 luglio 2007 il Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche chiudeva il master Enrico Mattei. Due o tre ore dopo, sul sito www.mastermatteimedioriente.it già compariva l’annuncio del trasferimento a Roma. Ma c’è voluto un anno prima che l’Ente culturale che lo aveva preso in carico - l’Istituto Enrico Mattei di Alti Studi sul Vicino e Medio Oriente, fondato l’11 luglio da Moffa e da una dozzina di suoi colleghi e amici giornalisti – venisse riconosciuto e iscritto nell’albo della Prefettura di Roma, il 26 agosto scorso. «E’un premio per la nostra tenacia” - dice Moffa che ricorda come appena fondato l’Istituto romano, c’era stato chi aveva chiesto pubblicamente che gli fosse negato il riconoscimento - ed anche al nostro lavoro: abbiamo già distribuito i primi diplomi in lingua araba, e abbiamo completato il master multidisciplinare più o meno con la stessa rosa di docenti delle due edizioni teramane. Abbiamo stretto anche una convenzione con il CESI di Margelletti e un’Università ha riconosciuto i crediti ». In effetti, scorrendo il sito, i nomi sono gli stessi, qualcuno in meno, qualcuno in più Compreso Faurisson «Una lezione tranquilla, svoltasi in assoluta normalità davanti a una quindicina di studenti», dice Moffa, che imputa il passo in avanti anche al cambiamento di clima: «qualche giorno fa il Corriere ha ospitato un articolo di Magris sul gonfiamento delle cifre dei veri o presunti genocidi. Una riflessione banale per qualsiasi storico serio. E poi hanno contribuito anche i convegni che abbiamo promosso in difesa della libertà di insegnamento e di opinione, assieme all’Ordine Nazionale del Giornalisti e l’Ordine degli Avvocati