



L'ANPI di Fermo
con Claudio Moffa
Spett.le Prof. Claudio MOFFANella mia qualità di Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Fermo (Provincia di Ascoli Piceno) Le esprimo la mia intera solidarietà per la vergognosa aggressione di cui Ella è rimasta vittima Venerdì 18 u.s.
Università degli Studi di
T E R A M O
Non può occultare o sminuire il carattere squadristico dell’aggressione da Lei subita la circostanza, subito avanzata come esimente dai responsabili, che essi non abbiano agito con manganelli od armi, essendo evidente, per esecrare un simile comportamento, il semplice fatto che sia stato fatto ricorso alla forza fisica per impedire il legittimo esercizio delle libertà costituzionali.
Spero vivamente che Ella sporga denuncia per violenza privata contro i responsabili tutti e ciò ovviamente non per un risarcimento solo personale, ma per invocare in ambito giudiziario quella doverosa tutela che nell’immediato le forze dell’ordine non hanno potuto offrire...
Di fatto i regimi totalitari del XX secolo non sono in grado di replicarsi al momento presente nei termini loro propri assunti in quella prima manifestazione storica. Quei regimi possono reincarnarsi solo in altre forme e non v’è alcuna contraddizione né logica, né fattuale nell’ipotesi che tali altre nuove forme possano essere proprio quelle caratteristiche delle forze che a quei regimi si opposero inizialmente, vuoi perché i gruppi umani non conservano sempre anche i buoni propositi iniziali così come conservano i propri contrassegni esteriori, vuoi perché anche nei più aspri conflitti non necessariamente alla parte censurabile per la sua inumanità si contrappone una parte rivale esente da medesimi o analoghi vizi (come ben mostra la storia del sionismo, fin troppo rimossa dalla coscienza collettiva, o il crimine di Hiroshima, di cui nessuno sembra ravvisare il carattere letteralmente olocaustico).
Vedo appunto nella Sua iniziativa didattica il lodevolissimo e civilissimo intento di uscire da una paranoica ridisegnazione storica dei vinti e dei vincitori, nella quale i primi dovrebbero rappresentare il male assoluto (e non solo una contingente e grave degenerazione antropologica) e i secondi gli angeli del bene immuni per l’eternità da ogni tara etica o politica. Uscire da questa visione psicologicamente patologica e ideologicamente metafisica, non di rado messa a supporto di interessi assai poco nobili (e che non ha niente a che fare con la necessaria distinzione etica e politica) e rientrare nel mondo reale della storia con le sue complessità e problematiche mai potrà minimamente ledere la forza e la credibilità dei valori della democrazia, della giustizia e dell’antifascismo emersi dalla seconda guerra mondiale, di cui l’associazione da me rappresentata è portatrice e intransigente custode. Anzi quei valori ne usciranno più autentici perché, liberati da ogni strumentale ipocrisia, ci permetteranno di individuare e condannare ogni caso di intimidazione fascista non già in base ai suoi contrassegni esteriori, spesso ingannevoli soprattutto se storicamente consolidati nel tempo e quindi suscettibili di ignominioso abuso, ma in base al valore effettivo dei comportamenti reali, il quale valore, nel caso dell’aggressione perpetrata ai Suoi danni Venerdì u.s., combacia perfettamente con lo spirito autentico dello squadrismo fascista, che consiste nel sostituire al libero giuoco del dialogo la coercitiva sopraffazione della forza e dell’intimidazione fisica (anche fidando nell’inerzia dei pubblici poteri di ogni tentennante stato democratico).
Con l’augurio che i poteri legittimi di questo paese comprendano la potenzialità eversiva di tale illecita condotta e ne rimuovano i presupposti per il futuro e autorizzandoLa a fare di questo mio messaggio l’uso che riterrà più opportuno, Le rinnovo la mia solidarietà e Le esprimo i più cordiali saluti e i più fervidi auguri per il futuro.
Fermo, li 22 Maggio 2007
Fabrizio Iommi
Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia - Fermo


MA L'ASSEMBLEA DI ALBA ADRIATICA, PREVISTA SENZA FAURISSON, E' STATA PROIBITA,
E DUNQUE NON SI FARA'
Io ci sarò. Sono spudoratamente di sinistra ma questa non è una battaglia politica, qui c'è in ballo la libertà di parola e seppure non fossi d'accordo con Faurisson da persona civile non gli negherei mai e poi mai la libertà di esprimere le sue ricerche. Da studente la ringrazio per la lezione di vita e coraggio che ci sta dando, ma ai piani alti forse si dimenticano che lei non insegna alle scuole elementari forse pensano che il suo intento sia creare un esercito di studenti antisemiti, forse si dimenticano che il suo corso è un corso facoltativo all'ultimo anno della triennale e che prima di lei abbiamo studiato tomi e tomi di libri di storia per cui forse qualcosina la sappiamo anche noi poveri nulla facenti (e forse cosa più grave ci credono proprio degli imbecilli se pensano che una lezione di Faurisson riuscirebbe a convincerci del tutto che l'olocausto non c'è stato).
Ho appoggiato l'intervento dello studioso francese semplicemente perchè credo che chiunque debba dire la propria versione a prescindere dal fatto se la condivido o meno.Ma io proprio non mi capacito. Da dove può venire tutta questa paura? Doveva essere una lezione del corso, punto. Le violenze del 18 maggio mi fanno vergognare, e mi preoccupano...se mai mia figlia dovesse avere i capelli rossi cosa faranno la metteranno al rogo???
http://www.mastermatteimedioriente.it/


Faurisson e Moffa indagati per «istigazione alla violenza»
TERAMO. Il magistrato apre un'inchiesta per "istigazione alla violenza".
Strascico giudiziario per la mancata lezione all'università e gli scontri sul Corso.
Lo storico negazionista Robert Faurisson, il docente universitario Claudio Moffa, il segretario del movimento Sociale Italiano con Rauti Agostino Rabbuffo sono ufficialmente indagati per istigazione alla violenza.
I loro nomi sono stati infatti iscritti nel registro degli indagati dal Sostituto Procuratore della Repubblica Laura Colica, che in merito ai tafferugli scoppiati lo scorso venerdì 18 maggio a piazza Martiri ha aperto un'inchiesta.
I disordini verificatisi nei pressi nel caffè Grande Italia, durante la conferenza stampa indetta dallo stesso professor Moffa, che aveva organizzato l'incontro pubblico con Faurisson, avevano portato al ferimento del vice questore e dirigente capo della Squadra Mobile Gennaro Capasso.
Nel merito, la dottoressa Colica ha deciso di aprire un altro fascicolo d'indagine per lesioni, questa volta contro ignoti.
Il capo della Mobile era stato spintonato e colpito, riportando una frattura alla spalla e ad una costola, nel bel mezzo di una rissa che si era scatenata poco dopo la fine della stessa conferenza stampa.
Rissa per cui erano stati identificati e denunciati ben 4 romani, che quel giorno si trovavano in piazza assieme ad un folto gruppo di rappresentanti della comunità ebraica romana, e lo stesso Agostino Rabbuffo. Una rissa che sarebbe nata da futili motivi e "provocata" ma che era andata a incorniciare negativamente una vicenda già partita sotto il peggiore degli auspici. Già alcune settimane prima erano arrivate avvisaglie in merito alla possibilità dello stesso Faurisson di tenere una lezione a Teramo sull'Oloacusto. Il professore francese era stato invitato dal professor Moffa, in quanto coordinatore del Master Enrico Mattei sul Medio Oriente. Era nata subito una polemica in seno alle comunità ebraiche, e si era interessato della vicenda anche il ministro dell'Università Fabio Mussi che aveva dichiarato come fosse sconveniente quella lezione.
Il Rettore dell'Università Mauro Mattioli aveva inviato al professor Moffa una formale ingiunzione perché si astenesse dal far tenere la lezione a Faurisson. Il tutto per evitare gravi problemi di ordine pubblico. Il resto è storia. Ma soprattutto cronaca. La cronaca di una giornata di follia al centro di Teramo.
Fonte: www.lacittaquotidiano.it


Per chi non lo sapesse, come ho letto su DR, Agostino Rabbuffo è il Segretario Provinciale del MSI-Fiamma Tricolore, nonché fratello del Vice Sindaco di Teramo (Berardo Rabbuffo), di AN.


Faurisson e Moffa indagati per «istigazione alla violenza»
TERAMO. Il magistrato apre un'inchiesta per "istigazione alla violenza".
Strascico giudiziario per la mancata lezione all'università e gli scontri sul Corso.
Lo storico negazionista Robert Faurisson, il docente universitario Claudio Moffa, il segretario del movimento Sociale Italiano con Rauti Agostino Rabbuffo sono ufficialmente indagati per istigazione alla violenza.
I loro nomi sono stati infatti iscritti nel registro degli indagati dal Sostituto Procuratore della Repubblica Laura Colica, che in merito ai tafferugli scoppiati lo scorso venerdì 18 maggio a piazza Martiri ha aperto un'inchiesta.
I disordini verificatisi nei pressi nel caffè Grande Italia, durante la conferenza stampa indetta dallo stesso professor Moffa, che aveva organizzato l'incontro pubblico con Faurisson, avevano portato al ferimento del vice questore e dirigente capo della Squadra Mobile Gennaro Capasso.
Nel merito, la dottoressa Colica ha deciso di aprire un altro fascicolo d'indagine per lesioni, questa volta contro ignoti.
Il capo della Mobile era stato spintonato e colpito, riportando una frattura alla spalla e ad una costola, nel bel mezzo di una rissa che si era scatenata poco dopo la fine della stessa conferenza stampa.
Rissa per cui erano stati identificati e denunciati ben 4 romani, che quel giorno si trovavano in piazza assieme ad un folto gruppo di rappresentanti della comunità ebraica romana, e lo stesso Agostino Rabbuffo. Una rissa che sarebbe nata da futili motivi e "provocata" ma che era andata a incorniciare negativamente una vicenda già partita sotto il peggiore degli auspici. Già alcune settimane prima erano arrivate avvisaglie in merito alla possibilità dello stesso Faurisson di tenere una lezione a Teramo sull'Oloacusto. Il professore francese era stato invitato dal professor Moffa, in quanto coordinatore del Master Enrico Mattei sul Medio Oriente. Era nata subito una polemica in seno alle comunità ebraiche, e si era interessato della vicenda anche il ministro dell'Università Fabio Mussi che aveva dichiarato come fosse sconveniente quella lezione.
Il Rettore dell'Università Mauro Mattioli aveva inviato al professor Moffa una formale ingiunzione perché si astenesse dal far tenere la lezione a Faurisson. Il tutto per evitare gravi problemi di ordine pubblico. Il resto è storia. Ma soprattutto cronaca. La cronaca di una giornata di follia al centro di Teramo.
Fonte: www.lacittaquotidiano.it
23/05/2007 11.44
PARLA IL DIFENSORE DEL TERZO INDAGATO: AGOSTINO RABUFFO
A parlare è l’avvocato Maurizio Dionisio che si dice «sconcertato».
«Rabbuffo», ha spiegato, «si è limitato ad avvicinarsi ad un capannello di persone intente ad ascoltare un certo signo Di Porto - appartenete alla comunità ebraica romana - che cercava di tenere una conferenza stampa improvvisata. L'intento di quest'ultimo nasceva dalla presenza di una piccola fotocamera tenuta da uno sconosciuto che però pare che non fosse un giornalista. Anche a Rabbuffo è stato chiesto di qualificarsi e, in modo trasparente e sereno (con le mani tasca), ha risposto di essere il segretario provinciale del MIS con Rauti. A questo punto senza preavviso il mio cliente è stato raggiunto lateralmente da un violento pugno che lo ha tramortito al suolo. Solo grazie all'intervento del vice questore Capasso, che ha impedito il peggiorare degli eventi e la prosecuzione dell'aggressione - la quale aggressione è stata di natura tale da comportare delle fratture multiple con interessamento della zona epatica del funzionario di PS - l'episodio è terminato e Rabbuffo ha potuto raggiungere l'ospedale per le cure del caso».
Questa la versione dei fatti secondo il difensore dell’indagato che dunque nega ogni possibile istigazione a delinquere.
Per questo si passerà al contrattacco e l’avvocato già preannuncia querela contro gli autori dell’aggressione.
23/05/2007 16.15


Negazionismo e libertà di ricerca
venerdì 4 maggio 2007
La condanna dell’ebreicidio non può essere dissociata dalla condanna delle infamie coloniali del Terzo Reich. Vera e falsa critica del negazionismo
di Domenico Losurdo (In corso di pubblicazione sulla rivista "l'ernesto")
«Giammai Hitler ha ordinato o permesso di uccidere una persona in ragione della razza o della religione»: questa difesa dell’onore del Führer e del Terzo Reich si può leggere nel più recente intervento di Robert Faurisson. Dopo aver criminalizzato la vicenda iniziata con la rivoluzione d’Ottobre e aver proceduto alla riabilitazione più o meno esplicita di Mussolini, di Franco, dei «ragazzi di Salò», il revisonismo storico che infuria da decenni giunge alle sue logiche conlusioni.
1. Negazionismo anti-ebraico e negazionismo filo-colonialista
Per comprendere l’assurdità della presa di posizione di Faurisson, basta metterla a confronto con la descrizione che della guerra condotta dalla Germania nazista in Europa orientale fa un altro esponente di spicco del revsionismo storico, e cioè David Irving. Nonostante le sue reticenze e le sue piroette, questi non riesce a occultare l’essenziale: accenna ai «barbari massacri di ebrei sovietici» e riconosce che, pur «coperta da eufemismi sottili», l’«intera attività omicida dei nazisti» era comunque chiamata a uccidere «senza distinzioni di classe sociale, di sesso o di età»; le stesse squadre speciali riuscivano a portare a termine il loro compito «soltanto sotto l’effetto dell’alcool». Tali ammissioni sono però gravemente indebolite dalla tesi secondo cui Hitler era forse all’oscuro di tutto! Eppure, è lo stesso Irving ad osservare che il Führer considerava «eccellente» e meritevole della più ampia diffusione il proclama con cui il generale W. von Reichenau chiariva ai suoi soldati un punto essenziale: occorreva esigere «un duro ma giusto tributo dai subumani ebrei». La de-umanizzazione delle vittime, degradate a Untermenschen, apre le porte alla «soluzione finale». Se ridicole sono le contorsioni di Irving, un vero e proprio insulto alla verità storica e alla memoria delle vittime si può leggere nelle parole di Faurisson.
Come contrastare la deriva revisionista, più o meno radicale, che si manifesta in settori non trascurabili della cultura occidentale? Poniamoci un’ulteriore domanda: sono soltanto gli ebrei ad essere insultati dalla riabilitazione più o meno esplicita del fascismo e persino del Terzo Reich? Riflettiamo sulla dichiarazione di Faurisson da me riportata all’inizio: «Giammai Hitler ha ordinato o permesso di uccidere una persona in ragione della razza o della religione». Abbiamo visto la sorte riservata agli ebrei nel corso della guerra contro l’Unione Sovietica. Ma ora leggiamo le diposizioni impartite dal Führer alla vigilia dell’aggressione contro la Polonia: s’impone l’«eliminazione delle forze vitali» del popolo polacco; occorre «procedere in modo brutale» senza lasciarsi inceppare dalla «compassione»; «il diritto è dalla parte del più forte». Analoghe o forse ancora più drastiche sono le direttive che presiedono all’operazione Barbarossa: una volta catturati, occorre eliminare immediatamente i commissari politici, i quadri dell’Armata Rossa, dello Stato sovietico e del partito comunista; in Oriente s’impone una «durezza» estrema e gli ufficiali e i soldati tedeschi sono chiamati a «superare le loro riserve» e i loro scrupoli morali. Nell’ambito del suo progetto di edificazione di un grande impero continentale in Europa orientale, Hitler per un verso assimila gli abitanti di quest’area ai pellorossa: essi devono essere espropriati e decimati in modo da consentire l’espansione coloniale della razza bianca e ariana; per un altro verso la popolazione residua è destinata ad erogare lavoro servile al servizio della razza dei signori. Ma perché popoli di antica civiltà possano essere ricondotti alla condizione di pellerossa (da espropriare e decimare) e di neri (da schiavizzare), «tutti i rappresentanti dell’intellettualità polacca» e russa – sottolinea il Führer – «devono essere annientati»; «ciò può suonare duro ma è pur sempre una legge della vita». Si spiega così la sorte riservata in Polonia al clero cattolico, in Urss ai quadri comunisti, in entrambi i casi agli ebrei, ben presenti tra i ceti intellettuali e sospettati di ispirare e alimentare il bolscevismo. Come si vede, il negazionismo di Faurisson è un insulto alla memoria sì degli ebrei, ma anche dei polacchi, dei russi ecc: siamo in presenza di «razze» a cui la hitleriana «razza dei signori» è chiamata ad imporre, con modalità diverse, un destino tragico.
Non mancano però le critiche che da alcuni ambienti vengono rivolte a queste considerazioni. Argomentare in tal modo, dicono costoro, significherebbe procedere ad un’intollerabile moltiplicazione del numero dei negazionismi. E’ l’obiezione classica dei dogmatici, che rifiutano di riflettere sulle categorie da loro utilizzate: nella formulazione di regole generali del discorso essi vedono una minaccia alla loro pretesa di atteggiarsi a giudici sovrani e inappellabili. Resta il fatto che la denuncia a senso unico del negazionismo di Faurisson risulta affetta essa stessa da negazionismo. Ed è proprio quest’ultimo negazionismo quello oggi più diffuso e più pericoloso.
2. Come gli storici di corte rimuovono la guerra coloniale di sterminio contro l’Unione Sovietica
Si prenda uno storico di successo nella corte imperiale di Washington, che scrive sul «Wall Street Journal» e che risponde al nome di Robert Conquest. Questi, parlando di Hitler, afferma perentoriamente: «Benché odiasse il comunismo “ebraico”, egli non odiava i comunisti». Tutti sanno che, sin dal suo avvento, il Terzo Reich scatena una sanguinosa repressione contro i comunisti. E questa verità non è per nulla smentita dal patto di non aggressione in vigore tra Germania e Unione Sovietica tra il 1939 e il 1941. Come ho ricordato nel mio ultimo libro (Il linguaggio dell’Impero), già quattro anni prima del patto di non aggressione i sionisti hanno stipulato nel 1935 un accordo per il trasferimento in Palestina di un numero consistente di ebrei tedeschi con una parte considerevole dei loro beni; ma ciò non sminuisce in nulla la ferocia antisemita del regime hitleriano. D’altro canto, per i nazisti ebraismo e bolscevismo tendono a fare tutt’uno: non a caso la rivoluzione d’Ottobre viene bollata come il risultato del complotto ebraico-bolscevico. Ma lo storico di corte rimuove questo capitolo di storia, così come ignora il fatto che il furore anticomunista del nazismo è strettamente intrecciato al suo programma colonialista: i comunisti che stimolano la rivoluzione delle «razze inferiori» sono individuati come l’ostacolo principale al progetto di costruzione in Europa di un grande impero continentale. Si comprendono allora le modalità con cui il Terzo Reich conduce l’aggressione contro l’Unione Sovietica. Le ricostruiamo sulla scia del recente e coraggioso libro di Geoffrey Roberts: «Alla fine del 1941 i tedeschi avevano catturato 3 milioni di prigionieri sovietici. Nel febbraio 1942 erano morti 2 milioni di questi prigionieri, per lo più a causa dell’inedia, delle malattie e dei maltrattamenti. In aggiunta a ciò, i tedeschi hanno proceduto direttamente all’esecuzione dei prigionieri sospettati di essere comunisti». E cioè, già nei primissimi mesi dell’operazione Barbarossa, i nazisti uccidono o provocano la morte di oltre due milioni di sovietici, colpendo in primo luogo i comunisti. E non è tutto. Mentre è costretto a nascondersi per sfuggire alla «soluzione finale», un eminente intellettuale tedesco di origine ebraica (Victor Klemperer) scrive una nota di diario sulla quale conviene riflettere. Siamo nell’agosto 1942 e la Zeiss-Ikon ricorre al lavoro coatto di operaie polacche, francesi, danesi, ebree e russe; la situazione di queste ultime è particolarmente dura: «Soffrono tanto la fame che le compagne ebree intervengono in loro aiuto. Ciò è proibito; ma si lascia cadere una fetta. Dopo un po’ la russa si piega e poi scompare col pane nel bagno». Dunque, stando a questa testimonianza, la condizione delle schiave russe (o sovietiche) era talvolta persino peggiore di quella delle schiave ebree. Ma Conquest sorvola in modo disinvolto sulla questione coloniale. In tal modo egli si preclude la comprensione dello stesso ebreicidio: comunisti e ebrei, spesso identificati, sono colpiti da una violenza particolare, perché sono bollati come i principali responsabili della rivolta dei popoli coloniali. In Hitler e nel suo principale ideologo (Alfred Rosenberg) si sprecano le messe in guardia contro la minaccia che l’Untermensch, il sotto-uomo bolscevico o meglio ebraico-bolscevico rappresenta per il predominio della razza bianca, ovvero dell’Occidente ovvero della razza ariana, in una parola del mondo che solo rappresenta la causa della civiltà.
Lo storico caro al «Wall Street Journal» è impegnato ad infrangere quella solidarietà (così bene illustrata da Klemperer) che le vittime, in condizioni tragiche, hanno saputo stabilire dinanzi ai loro carnefici. Siamo in presenza di un negazionismo particolarmente ripugnante.
3. Il negazionismo come mito genealogico degli Stati Uniti
A subire l’insulto del negazionismo sono le vittime del colonialismo non solo hitleriano. Alcuni anni fa, un altro storico acclamato alla corte imperiale di Washington, John Keegan, ha pubblicato un libro il cui contenuto è stato così sintetizzato nel titolo del maggiore quotidiano italiano: Indiani egoisti e cattivi. Viva Custer. In effetti, c’imbattiamo qui in un omaggio, almeno indiretto, a Custer, il generale che nella sua corrispondenza privata, riecheggiando gli umori ampiamente diffusi nella comunità bianca del tempo, si pronuncia per una «guerra di sterminio». Nel bollare come un «ricco egoista» l’indiano che vorrebbe monopolizzare per sé una terra scarsamente popolata e che si oppone all’espansione bianca, Keegan non si accorge di riprendere la teoria dello «spazio vitale», la teoria in base alla quale Hitler ha legittimato la sua guerra di sterminio contro gli «indigeni» dell’Europa orientale.
Ben si comprende l’indulgenza dell’ideologia dominante nei confronti del negazionismo che rimuove gli orrori della tradizione coloniale, dai conquistadores della «scoperta» dell’America sino al Terzo Reich. In primo luogo richiamare l’attenzione su questa lunga vicenda storica significa rendere in qualche modo omaggio alla tradizione rivoluzionaria, dai giacobini (che abliscono la schiavitù nelle colonie francesi) ai bolscevichi (che fanno appello ai popoli delle colonie a spezzare le loro catene) e all’Armata Rossa che a Stalingrado infrange il sogno hitleriano di rinverdire nella stessa Europa i fasti sanguinosi della tradizione coloniale.
In secondo luogo è da notare che il negazionismo, talvolta esplicito talaltra implicito, della tragedia subita dagli amerindi e dagli afroamericani è un essenziale elemento costitutivo del mito genealogico degli Stati Uniti, i quali possono autocelebrarsi come «la più antica democrazia del mondo», solo a condizione di considerare implicitamente irrilevante la sorte riservata alla massa di coloro che per secoli sono stati esclusi, oppressi o annientati dal popolo dei signori. Al di là delle personalità impegnate in prima fila nella lotta politica e quindi, comprensibilmente, poco interessate a mettere in discussione il mito genealogico (e l’ideologia della guerra) del paese-guida dell’Occidente e dell’Occidente in quanto tale, il negazionismo caratterizza anche l’alta cultura degli Stati Uniti e dell’Europa. Si rifletta sull’aureola di santità che sulle due rive dell’Atlantico circonda la figura di Tocqueville. Questi visita gli Stati Uniti, mentre presidente è Jackson, proprietario di schiavi (a somiglianza di quasi tutti i presidenti dei primi decenni di vita del nuovo paese), protagonista della deportazione dei Cherokee (il 25% muore già nel corso del viaggio di trasferimento) e campione della lotta ad oltranza contro quei «cani selvaggi» che sono gli indiani: egli ama infierire anche sui loro cadaveri, per ricavarne souvenir da distribuire ad amici e conoscenti. Aveva ragione Tocqueville a additare come esempio di «democrazia» gli Stati Uniti di Jackson, più in generale il paese che è tra gli ultimi ad abolire la schiavitù sul continente americano e che anzi reintroduce questo istituto nel Texas strappato con la guerra al Messico? E’ sintomatico che questa domanda elementare continui ad essere elusa.
In terzo luogo, è ben difficile per l’Occidente e soprattutto per il suo paese-guida fare i conti sino in fondo con la tradizione coloniale, in un momento in cui Washington si arroga il diritto di esportare con la forza delle armi la civiltà in ogni angolo del mondo.
Infine. Staccato dalle infamie di cui Hitler si macchia a danno degli «indiani» e dei «negri» dell’Europa orientale, l’ebreicidio è chiamato a giustificare non solo la fondazione di Israele, ma anche la sua politica di espansione coloniale. L’orrore incancellabile subito dagli ebrei nel Terzo Reich è utilizzato per rimuovere l’oppressione e la tragedia che, certo in condizioni e con modalità del tutto diverse, da decenni subiscono i palestinesi. Nell’Ottocento, con Bernard Lazare, la grande cultura ebraica di sinistra ha cercato di promuovere l’emancipazione degli ebrei non già strappando qualche concessione coloniale alle grandi potenze del tempo, bensì inserendo in un complessivo progetto rivoluzionario di orentamento anticolonialista e antimperialista la lotta degli ebrei e quella degli altri popoli oppressi, la lotta contro l’antisemitismo e quella contro il razzismo coloniale. Di qui in Lazare il paragone tra le sofferenze subite dagli ebrei e quelle inflitte ai neri nelle colonie africane della Germania o di altri paesi, agli arabi investiti dall’espansione coloniale dell’Italia o agli irlandesi da secoli oppressi dall’Inghilterra. Nel Novecento abbiamo visto Klemperer sottolineare la solidarietà tra schiave ebree e schiave russe e sovietiche del Terzo Reich. E’ questa grande tradizione che ora si cerca di isolare e mettere a tacere.
4. L’Appello degli storici per la libertà di espressione
A questo punto occorre riflettere sulla legislazione già in atto in paesi come la Francia, la Germania, l’Austria e che ora tende ed estendersi anche all’Italia e all’Unione Europea nel suo complesso. Contro questa eventualità si è pronunciato un Appello promosso da storici eminenti quali Angelo d’Orsi, Enzo Traverso ecc, che ha raccolto massicce adesione nella comunità degli storici e che anch’io ho sottoscritto: occorre rispettare la libertà di opinione e di espressione; la verità storica non è una dottrina o religione di Stato, da imporre col ricorso ai poliziotti e ai giudici. Non c’è da stupirsi che a tali argomenti si rivelino sordi gli ideologi ufficiali dell’Occidente «democratico»; più sorprendente è la scarsa sensibilità di cui danno prova gli ambienti di una certa sinistra, i quali amano generalmente vantarsi di aver rotto con la sottovalutazione della «libertà formale» che inficiava il «socialismo reale». La legislazione liberticida ci deve lasciare indifferenti perché colpisce Irving, Faurisson e altri personaggi dello stesso tipo? Almeno alla sinistra a cui prima accennavo vorrei rammentare la condanna nel 1925 formulata da Gramsci della legge mussoliniana contro le logge massoniche: essa in realtà mirava a spianare la strada per la repressione del movimento operaio. Ai giorni nostri dà pensare la caccia anticomunista alle streghe che caratterizza il clima politico dell’Europa orientale…
Ma alla giusta difesa della libertà d’opinione e di espressione, che è al centro dell’Appello degli storici e che sola può garantire una lotta credibile ed efficace contro il revisionismo storico e il negazionismo, vorrei aggiungere un’ulteriore argomentazione. La cosiddetta legislazione anti-negazionista, già in atto o da varare, sancisce una duplice, intollerabile discriminazione: Irving, che sia pure in modo parziale e contorto ha riconosciuto le infamie anti-ebraiche del Terzo Reich, ha trascorso un anno in carcere; gli storici che si fanno beffe delle vittime sovietiche della barbarie nazista ovvero che trasfigurano la guerra di sterminio contro gli indiani (assunta come modello da Hitler), sono gli eroi della scena mass-mediatica occidentale. La seconda e più grave discriminazione è quella tra le vittime: è garantita la memoria di alcune ma non di altre. Assistiamo anzi ad un fenomeno su cui vale la pena di riflettere: mentre si vuole estendere all’intera Unione Europea la legislazione anti-negazionista, ecco che in Estonia è rimosso il monumento che rende omaggio alla memoria dei soldati sovietici. A quanto pare, non mancano neppure i teantivi di riabilitazione o di comprensione del Terzo Reich. C’è un episodio rivelatore del clima che si sta affermando da alcuni anni. Nell’aprile del 2000 l’allora ambasciatore della Lettonia in Norvegia scriveva una lettera all’«International Herald Tribune» in cui così spiegava la domanda di ammissione all’Eu e alla Nato: il paese intendeva ribadire le «radici europee» e occidentali e i «legami culturali Nordici». C’è da trasecolare: ecco riemergere un motivo caro in particolare a Rosenberg e in generale al Terzo Reich, che ha condotto ad Est la sua guerra coloniale di schiavizzazione e di sterminio per l’appunto celebrando la superiore civiltà euopea e nordica, in contrapposizione alla barbarie asiatica. E, d’altro canto, il Conquest che già conosciamo mette al centro del suo discorso la celebrazione della superiorità degli «anglocelti» rispetto a tutti gli altri popoli del mondo. E’ un motivo razziale che, con qualche variante, avrebbe suscitato l’entusiasmo di Hitler. Una conclusione si impone: per essere efficace, la lotta contro il negazionismo va fatta sino in fondo e senza riprodurre, anche involontariamente, nuove discriminazioni. Si tratta comunque di una lotta che non si può condurre mettendosi alla coda dei responsabili della deriva revisionista che da decenni infuria in Occidente!
Bibliografia
Robert Faurisson, Vittorie revisioniste, Effepi, Genova, 2007, p. 12;
Robert Conquest, Stalin Breaker of Nations (1991), Penguin Books, New York, 1992, p. 174;
Geoffrey Roberts Stalin’s Wars. From World War to Cold War, 1939-1953, Yale Universitry Press, New Haven and London, 2006, p. 85;
Victor Klemperer, Ich will Zeugnis ablegen bis zum letzten, Aufbau, Berlin, 1996 (quinta edizione), vol. II, p. 194;
Adolf Hitler, Reden und Proklamationen 1932-1945, a cura di Max Domarus, Süddeutscher Verlag, München, 1965 (si vedano soprattutto i discorsi del 22 agosto 1939, del 28 settembre 1940 e del 30 marzo e dell’8 novembre 1941;
Valdis Krastins, Latvia’s Past and Present, in «International Herald Tribune» del 7 aprile 2000, p. 7.
Per quanto non risulta dai testi qui citati, rinvio al mio libro da poco uscito: Il linguaggio dell’Impero. Lessico dell’ideologia americana, Laterza, Roma-Bari.
Pubblicato da Domenico Losurdo


Appello: La parola negata
Una battaglia per la libertà, contro i poteri forti
che minacciano la nostra democrazia
LA PAROLA NEGATA
Venerdì 18 maggio a Teramo il prof. Robert Faurisson, al quale era stata in precedenza negata la possibilità di svolgere una conferenza all'interno dell'Università dov'era stato invitato dal professor Claudio Moffa, è stato aggredito in pieno centro da un gruppo di facinorosi. Indipendentemente dalle tesi sostenute dal professor Faurisson è inconcepibile che un gruppo di persone, usando l'aggressione e la minaccia, possa impedire a qualcuno di esercitare quel diritto di parola sancito dalla Costituzione e dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo, così come sono inconcepibili le pressioni esercitate anche verso il Ministro dell'Università per ottenere "l'espulsione" del Prof Claudio Moffa dall'Università di Teramo. Se sei d'accordo con tutte queste misure repressive non firmare. Ma se credi ancora agli art. 21 e all'art. 33 della Costituzione italiana e alla Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo, se ritieni ingiusto che ci sia chi possa richiedere l'espulsione dall'Università di un docente che peraltro non si è mai occupato sistematicamente delle problematiche "negazioniste" e dunque per questo solo motivo non è neppure un "negazionista", allora sottoscrivi questa dichiarazione a favore degli aggrediti: il prof. Robert Faurisson, 78 anni; il vice capo della Polizia Gennaro Capasso; Agostino Rabbuffo e, altro aggredito oltre che minacciato di perdita del posto di lavoro, Claudio Moffa.
COMITATO CONTRO LA REPRESSIONE
DELLA LIBERTA' DI PAROLA E DI PENSIERO
Presidente: Francesco Mario Agnoli
Seguono 322 firme al 26 maggio ore 14.
Le adesioni a pepperosci@alice.it
Si prega di specificare la città di provenienza e il lavoro
(o lo stato di disoccupazione) e si consiglia di chiedere conferma di avvenuta ricezione.


Una battaglia per la libertà, contro i poteri forti
che minacciano la nostra democrazia
appello
LA PAROLA NEGATAVenerdì 18 maggio a Teramo il prof. Robert Faurisson, al quale era stata in precedenza negata la possibilità di svolgere una conferenza all'interno dell'Università dov'era stato invitato dal professor Claudio Moffa, è stato aggredito in pieno centro da un gruppo di facinorosi. Indipendentemente dalle tesi sostenute dal professor Faurisson è inconcepibile che un gruppo di persone, usando l'aggressione e la minaccia, possa impedire a qualcuno di esercitare quel diritto di parola sancito dalla Costituzione e dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo, così come sono inconcepibili le pressioni esercitate anche verso il Ministro dell'Università per ottenere "l'espulsione" del Prof Claudio Moffa dall'Università di Teramo. Se sei d'accordo con tutte queste misure repressive non firmare. Ma se credi ancora agli art. 21 e all'art. 33 della Costituzione italiana e alla Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo, se ritieni ingiusto che ci sia chi possa richiedere l'espulsione dall'Università di un docente che peraltro non si è mai occupato sistematicamente delle problematiche "negazioniste" e dunque per questo solo motivo non è neppure un "negazionista", allora sottoscrivi questa dichiarazione a favore degli aggrediti: il prof. Robert Faurisson, 78 anni; il vice capo della Polizia Gennaro Capasso; Agostino Rabbuffo e, altro aggredito oltre che minacciato di perdita del posto di lavoro, Claudio Moffa.
COMITATO CONTRO LA REPRESSIONE
DELLA LIBERTA' DI PAROLA E DI PENSIERO
Presidente: Francesco Mario Agnoli
Francesco Mario Agnoli ( magistrato)
Avv. Francesca Fragale
Avv. Giacomo Barletta Caldarera (Trib. Intern. Ruanda e foro Catania)
Massimo Fini
Fabrizio Jommi (ANPI di Fermo)
Pietro Ancona (Presidente Circolo Riccardo Lombardi di Palermo)
Avv. Francesco Maria Menicocci (Montecatini Terme)
Massimo Janigro
Fiore Tortoli
Joe Fallisi
avv. Augusto Sinagra
Emanuela Irace (giornalista)
avv. Martina Bernabei
avv. Elvio Fortuna
Daniele Scalea (studente universitario Cannobio - VB)
Giorgio Morganti (Alba Adriatica)
Marilisa Speca (studentessa del corso del prof. Moffa)
avv. Edoarda Danci
avv. Paolo Bargiacchi
avv. Cristiano Sinagra
Giulio Bonali (medico: Fiorenzuola - PC)
Maurizio Carovilla (studente del corso del prof. Moffa)
Carmen Magi (Toscana)
Antonio Grego (Toscana)
Tiberio Graziani (univ. di Perugia)
Associazione Identità Europea (18o soci)
Paolo Munzi (Roma)
Pietro Ferrari (Teramo)
Fabrizio Primoli (Teramo)
Alessandro Alterio (Napoli)
Maurizio Reina (dottore di ricerca)
Antonio Diano
Hamza Roberto Piccardo (Editore o direttore del web www.islam-online.it) Vittorio di Giacinto (d'accordo con Massimo Fini)
Carlo Boccadifuoco
Claudio Mutti (docente di lettere, Parma)
Alberto Mariantoni, Alessandro D'Alterio (Napoli)
Aldo Braccio
Paola Zanardi
Andrea Carancini
Alessandra Colla (d'accordo con Voltaire)
Antonino Amato (direttore di "Ciaoeuropa")
Antonio Caracciolo (Docente ric. Filosofia del diritto 'Università La Sapienza) Giuseppe Manzoni di Chiosca (Centro Studi Europa 2000),
Gianfranco La Grassa
Angelo Faccia
Claudio Boninu (Piombino, prov. di Livorno)
Ferruccio Rapetti
Filippo Giannini (Roma)
Luigi Pedrone
Furio Bassianelli (Rimini)
Giovanna Canzano (Genova)
Giuseppe Grosso Ciponte (Torino)
Irene Ricotta (laureanda Università di Padova, traduttrice dall'arabo)
Luciano Lizzi (Milano)
Luciana Maloni
Amleto Folli (commerciante, Parma)
Michele Fadda
Roberto Cozzolino (Roma)
Pierluigi Carissimi (Roma)
Maurizio Canosci
Francesco Sensi (Roma)
prof.ssa Roberta Simini (Istituto di teologia Ecumenica Bari)
Ugo Fabbri (consulente del lavoro)
Umberto Malafronte (insegnante, Brescia, coord. "noi stessi")
Susanne Scheidt (giornalista, Milano)
Prof. Paolo Signorelli
Sisto Sammarco
Gabriele Magliola,
Luigi Roberti (Montefalcone nel Sannio).
Federico Roberti(Bologna)
Ugo Gaudenzi (dir. Rinascita)
Silvio Maddalena (Svizzera)
Umberto Reina
Marco Bagozzi (resp. universitario di Generazione Europa-Trieste)
Alberto Figliuzzi (Roma)
Giorgio Chiesa (Milano)
Abriel Pirini (Ravenna)
Cosima Pagano (giornalista)
Paolo Baiocchi (giornalista)
Carlo Farini (Milano, laureando Scienze Politiche e Relazioni Intern.)
Avv. Marco Ciferri (Porto San Giorgio)
Enzo Franceschini (impiegato, Milano)
Luigi Buttazzoni (Centro Furio Jesi - scuola di pace)
Giampaolo Cutino (Roma)
Lorenzo Salimbeni (disoccupato, Trieste)
Marcello Morrone (commerciante, Cosenza)
Raja Ibrahim (Pistoia)
Luigi De Anna (prof. ordin. Finlandia)
Benedetto Bargagli Stoffi (libero profes. consulente Trib. di Pisa)
Paolo Franceschi ( Genova)
Prof. Primo Siena (Santiago del Cile)
Paolo Arduini (doc. univ. Dipart. di Filol. Class. univ. Pisa)
Franco Damiani (insegnante, Padova)
Mario Consoli (Varese - Giornalista - Direttore edit. "l'Uomo libero")
Piero Sella (Milano - Storico - Direttore de "l'Uomo libero")
Vittoriano Peyrani (Milano - redattore de "l'Uomo libero")
Gianantonio Valli (Varese, redattore de "l'Uomo libero")
Vincenzo Marasco (Milano - redattore de "l'Uomo libero")
Giandomenico Bardanzellu (Zurigo - redattore de "l'Uomo libero")
Giovanni Di Martino (Torino)
Alessio Borraccino (Umbria)
Aldo Rossi Merighi (dottore in laurea in scienze della comunicazione-ROMA) Dott. Pietro Cappellari (Ricercatore)
Giovanni Palmulli (Foggia)
Giuseppe Poggi (Carrara)
Giovanni Ricci
Nicola Cospiti (docente di storia e filosofia, Roma)
Matteo Pastori Luino (Novara)
Davide Damario
Manuela Graziani
Vincenzo Maida (Giornalista- Autore di testi teatrali, Montalb Jonico - MT) avv. Gianni Correggiari, Bologna
Davide Bagozzi, studente (Ist. "Sandrinelli - Da Vinci", Trieste)
Luca Cittadini
Raffaele Capone (studente)
Cristiano Vignali (iscritto al master, e Fiamma Tricolore)
Kim Petersen (USA)
Mark W. Chambers (Canada)
Edgar A. Suter (USA)
Paolo Bogni ( Bergamo)
Nicola Andreini (Pistoia)
Fried Tischler (India)
Claudio Lanti (Roma)
Prof. Nicola Cospito (docente di storia e filosofia, Roma)
Ing. Luciano Zippi
Kostas Karaiskos, mathematician ( "Antifonitis" review director)
Flavio Laghi (operaio, di Modigliana - FO)
Ettore testa (Vercelli - si tu vales ego valeo)
Emanuele Ferrero (Toscana, libero professionista)
Elena Carletti (Toscana, Impiegata)
Franco Morini (Parma)
Michele Francesco Morini (Parma)
Germano Morini (Parma)
Agostino Sanfratello (Università di Teramo)
Enrico Gagliano (Giulianova)
Federico Dal Cortivo (Giornalista)
Romano Guatta Caldini (Brescia)
Lorenzo Trombetta (giornalista, Roma)
Giancarlo Chetoni (solidarietà al prof. Moffa)
Salvatore Vaggio (Università della Tuscia - Viterbo)
Paolo Del Prete ( DJ e Musicista, Roma )
dr. Stefano Vernole (giornalista pubblicista - solidarietà prof. Moffa)
Gordon LeCompte Bolmer (Ohio, USA)
Paolo Pioppi (pasti.org.)
Roberto Gabriele (Aginform)
Vincenzo Cialini (PdCI)
Emanuele Montagna (Faremondo)
Francesco Soldani (Faremondo)
Roberto Di Marco (Faremondo)
Gabriele Ciampichetti (Faremondo)
329 firme
(circa 400 con le adesioni non caricate)al 27 maggio
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