



Sono sostanzialmente d' accordo cone te (e di ciò me ne stupisco) sull' idea della "DRU".
Non sono d' accordo sul rubare i progetti, non almeno come lo intendo io, cioè trafugare disegni prototipo, calcoli ingegneristici ecc. ecc.
Sono convinto che sarebbe già sufficente non vendere le nostre idee a prezzo di bancarella di mercato come si è fatto con il Common Rail venduto alla Bosch, tanto per fare un esempio.
Ma considerando che circa il 90% del tessuto produttivo italiano e composto da artigiani e PMI direi che la priorità maggiore non va data all' innovazione di prodotto (anche se importantissima) ma all' innovazione di processo.
Le aziende italiane hanno cost elevati per quanto riguarda la manodopera e l' unico modo per competere con mercati emergenti aggressivi tipo quelli asiatici è la servomeccanizzazione, automazione e, dove si può, anche robotizzazione.
In altre parole la competitività passa dall' abbattimento dell' incidenza di manodopera sulla manifattura e non dall' abbassamento dei costi di manodopera pro capite come crede Fuori Schema.
Con questo scenario tra le cose più urgenti si delineano anche la costituzione di corsi di riqualificazione per la manodopera italiana i quali dovranno insegnare a gestire le macchine e lavorare di qualità, la maggiore produttività ci penserà l' automazione di corredo alla macchina trasformatrice ad erogarla.
Saluti Liberali


Come penso tu saprai la stragrande maggioranza delle PMI in Italia sta tra i 20 e i 49 dipendenti.
Io non so se tu abbia una lontana idea di cosa significa robotizzare un ciclo produttivo. A me è capitato di studiarlo.
Beh ti dico una cosa, la migliore ipotesi possibile è che questo ciclo produttivo sia gia' stato studiato e meccanizzato e venduto a MOLTI clienti.
Ed anche in questo caso parliamo di investimenti a sei zeri.
Non ti dico nemmeno (anche partendo da strutture di base in combinazione tra loro, caso tipico dell'automazione) cosa significhi sviluppare un processo di automazione specifico su una linea produttiva.
Bene, chiedi a una qualunque impresa di automazione quante PMI abbiano chiesto il loro lavoro.
Nella migliore ma proprio la migliore delle ipotesi le contattano dei "distretti produttivi" in rappresentanza di almeno una decina di aziende insieme e trattasi di casi assolutamente rari e davvero eclatanti.
Il restante 98% delle PMI ricorre alla metodologia "classica", ovvero riduce il costo del personale.
Quindi mentre gli imprenditori della PMI si fanno i giganteschi autosegoni mentali e si autoincensano come ben esplicato in questo "convegno"
http://www.cmc.milano.it/2007/testi/061023Vignali.pdf , la dura realtà è quella che abbiamo sotto gli occhi, gia' ampiamente descritta nei post precedenti.
Ti diro' ANCHE un altra cosa.
Io di mestiere faccio proprio l'analista funzionale e organizzativo.
Beh ti diro' che se tu provi soltanto a descrivere ad un imprenditore una qualunque "innovazione" nel suo sistema di produzione, nel 99% dei casi si mette a sudare freddo.
Oltre alla presunzione, e passi pure, ma alla parola "investimenti" l'imprenditore medio delle PMI comincia a rabbividire. Ti ascolta, ma ha gia' perso il 99,8% dell'interesse, anche se tu gli prospetti un piano a medio lungo termine economico che gli risulti anche estremamente conveniente.
Anche piccoli cambiamenti di qualsiasi modus operandi sono per un azienda e un imprenditore quasi "impossibili da concepire".
Si muove qualcosa solo se "il concorrente diretto" ha adottato qualcosa, tu puoi fargli 50 milioni di esempi in tutto l'emisfero planetario ma non sente nulla.
Addirittura molte "innovazioni tecnologiche" sono semplicemente dovute praticamente a "imposizioni" da parte del fornitore primario o da parte di altri enti capaci di esercitare "pressione diretta" sull'imprenditore, ovvero reagisce solo in presenza dell'impossibilità di fare altrimenti. Sulla base di "stimoli esterni".
Detto chiaro, di rischiare anche poco e nulla non gliene frega una mazza a nessuno. Molto piu' facile buttare fuori la gente. Punto. E' triste, ma è la dura realtà.
Qui sotto un "campionario" della situazione.
OSSERVATORIO Honem Prometeia 2006
Comportamenti e risultati economico - finanziari
Nel 2005 sia i margini operativi che la redditività industriale (Roi) sono rimasti stabili sui livelli dell'anno precedente, invece, la redditività del capitale proprio (Roe) è in leggero peggioramento. Dal lato della crescita del valore di produzione, il 2005 è stato caratterizzato da un significativo rallentamento.
Il quadro macroeconomico interno lo scorso anno non è stato favorevole.
La domanda interna è in diminuzione per effetto sia degli investimenti che dell'indebolimento dei consumi, le esportazioni del commercio estero hanno evidenziato un rallentamento della crescita. Complessivamente il prodotto interno lordo, nel 2005, non è cresciuto.
All'interno della nostra economia è nel settore industriale che continuano a concentrarsi le maggiori criticità. Le PMI di questo comparto si confermano le meno redditizie proseguendo, come lo scorso anno, la tendenza allo scivolamento degli indici di redditività.
In un mercato sempre più globale, caratterizzato da nuovi concorrenti che producono a costi inferiori, le PMI manifatturiere italiane faticano a ritagliarsi un proprio ruolo, solo le imprese di maggiori dimensioni sembrano essere in grado di affrontare il contesto competitivo. Soltanto all'interno di alcuni comparti, la Meccanica, l'Elettronica, il Sistema moda - beni di consumo, il Sistema casa - mobili ed elettrodomestici, s'intravedono alcuni deboli segnali di recupero.
A fronte delle difficoltà del settore industriale, continuano, a godere di buona salute le piccole e medie imprese di Costruzioni. A livello territoriale spicca la forte crescita del valore della produzione delle PMI di Costruzioni del Sud e Isole.
Anche le PMI della Distribuzione e dei Servizi non presentano particolari segnali di difficoltà, in entrambi i settori non sembrano sussistere problemi strutturali simili a quelli che stanno caratterizzando il comparto manifatturiero.
Sulla base delle informazioni raccolte è quindi possibile ritenere che la ripresa in atto nel 2006 poggi prevalentemente sulle imprese di maggiori dimensioni e non abbia ancora coinvolto in modo estensivo il comparto delle PMI.
L'Osservatorio Piccole e Medie Imprese costituisce un ottimo strumento per monitorare la situazione dell'economia Italiana nel 2005 e per analizzare i risultati delle PMI per macrosettori e per territorio.
IL CAMPIONE ANALIZZATO
Il campione analizzato per l'Osservatorio è costituito da 12.363 PMI per gli anni 2004 - 2005 (con un valore di produzione compreso tra i 5 e 50 milioni di euro) sono imprese che presentano un bilancio privo di anomalie e che costituiscono quasi il 30% del totale delle circa 41.000 PMI operanti in Italia. Le PMI rappresentano in termini di valore della produzione circa il 20% del valore complessivo relativa alle imprese non finanziarie.
A livello settoriale sono stati definiti 4 comparti: Costruzioni, Distribuzione, Servizi e Industria Manifatturiera. A livello territoriale sono considerate 6 aree: Nord Ovest (esclusa Lombardia), Lombardia, Triveneto, Emilia Romagna, Centro, Sud e Isole. La numerosità assoluta dei bilanci considerati e il campione di imprese analizzato può considerarsi fortemente rappresentativo dei comportamenti e dei risultati economico-finanziari delle PMI italiane sia a livello aggregato sia nelle scomposizioni settoriali e territoriali considerate nell'Osservatorio Honem- Prometeia.
PMI COSTRUZIONI
I dati di bilancio rilevano come nel corso del 2005 il valore della produzione sia nuovamente aumentato, la vivacità che si riscontra in questi ultimi anni nel settore Costruzioni è da ricollegare all'intenso sviluppo del comparto residenziale, alimentato della riduzione dei tassi di interesse sulla domanda di prestiti per l'acquisto di abitazioni e dall'aumento degli investimenti nelle opere del Genio civile, ampliamento delle reti infrastrutturali del paese.Bisogna tuttavia sottolineare come nel 2005 tali dinamiche abbiano assunto connotati differenti rispetto agli anni precedenti; mentre il settore residenziale è in crescita, gli investimenti in opere del Genio civile sono scesi.
A livello territoriale, i dati di bilancio evidenziano una netta separazione della crescita del valore della produzione nelle diverse aree geografiche. Le imprese nelle regioni del Nord-Ovest (esclusa Lombardia) operando maggiormente nel settore dell'edilizia industriale risentono del momento di debolezza del settore manifatturiero. Dall'altra ci sono le PMI che operano al Sud e nelle Isole che godono di un mercato vivace.
PMI DISTRIBUZIONE
Nel corso del 2005, le PMI della Distribuzione hanno dovuto fronteggiare non solo le sollecitazioni al cambiamento proveniente dalla modernizzazione e concentrazione del settore, ma anche la debolezza della domanda. Pur in presenza di un aumento dell'indebitamento finanziario, la solidità economico - finanziaria di queste imprese, misurata in termini di leverage, è risultata in miglioramento.
A livello territoriale, l'analisi per area mette in luce andamenti e livelli eterogenei del fatturato. Nelle regioni del Sud e Isole le PMI sono influenzate dalla minore densità di strutture moderne rispetto alla media italiana.
Nelle regioni del Nord, invece, le imprese hanno dovuto reagire prima ai mutamenti del contesto competitivo. Negli ultimi anni si e' innalzata fortemente la tensione competitiva alle PMI localizzate in Lombardia, nel 2005, queste imprese, infatti, hanno registrato pesanti sacrifici in termini di margini operativi lordi. Le PMI nelle regioni del Centro ed in Emilia Romagna hanno realizzato nell'ultimo triennio risultati sostanzialmente in linea con la media del settore distributivo.
PMI SERVIZI
Il settore dei Servizi si conferma tra i più solidi. Per le PMI, il 2005, è stato caratterizzato da una stazionarietà della situazione economico-finanziaria e da un rallentamento della crescita del valore della produzione. Nonostante questo rallentamento le PMI di Servizi si sono mantenute in ogni caso quelle a crescita più elevata rispetto al totale delle PMI italiane. Nel 2005 sia il margine operativo lordo che gli indicatori di redditività sono rimasti sostanzialmente stabili: il ROI su un livello del 10,1%, mentre il ROE è stato pari al 9,6%.
A livello territoriale, le PMI del Triveneto sono state le uniche ad evidenziare un aumento del valore della produzione, infatti, anche dal punto di vista dei risultati reddituali, le PMI di Servizi del Triveneto insieme a quelle dell'Emilia Romagna hanno avuto una migliore evoluzione rispetto alle altre aree restanti. Per le aziende del Nord Ovest (compresa la Lombardia) la redditività è risultata stazionaria sugli elevati livelli raggiunti, mentre le aziende del Centro e del Sud e Isole (se si esclude il ROI per quest'ultime) hanno evidenziato un deterioramento sia sui margini unitari che sugli indicatori di redditività.
PMI MANIFATTURIERE
Neppure nel 2005 le PMI manifatturiere hanno evidenziato una inversione della tendenza allo scivolamento degli indici di redditività in atto da diversi anni, hanno evidenziato un rallentamento della crescita del valore della produzione e un peggioramento degli indici di redditività. Il margine operativo lordo si è ridotto di due decimi di punto a causa del mantenimento di forti tensioni sui costi generati dagli aumenti dei prezzi internazionali delle materie prime metallifere ed energetiche. A livello territoriale, l'indebolimento della congiuntura interna, lo scorso anno, ha inciso in maniera negativa sulla crescita produttiva delle PMI manifatturiere operanti in tutte le aree territoriali esaminate. Il processo di trasformazione delle strutture produttive e delle strategie competitive si sta diffondendo in tutto il territorio ma non in maniera uniforme. Le PMI operanti nelle regioni del Triveneto e dell'Emilia Romagna hanno evidenziato un miglioramento degli indici di redditività. Particolarmente deludenti i risultati delle PMI del Sud e Isole che hanno evidenziato la riduzione più significativa della redditività pur mantenendo nella media dell'ultimo triennio una buona capacità di crescita.
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Un altro dato interessantissimo lo troviamo qui:
http://w3.uniroma1.it/cecchi/alesio.pdf
Dove analizza il problema del "ricambio generazionale" delle PMI.
Testualmente (Dati AIDAF 2002):
L'83% delle PMI è controllato da una famiglia. Soloil 30% supera la seconda generazione e il 15% la terza.
Di questo "poco rimasto" il 66% non cresce e solo il restante 33% si sviluppa.
Cioè poco piu' del 5% del globale riesce a svilupparsi temporalmente sulle generazioni.
Colpa dei fancazzisti? O forse qualcosa non va?
Voi mi direte. "E che cavolo fai un quadro apocalittico".
Io vi dico che questa è la realtà. Poi se Banderas o i clienti del Grigio sono bravissimi e serissimi io sono il primo ad esserne felice.
Ma non è uno specchio reale della situazione globale sull'imprenditoria (grande media e piccola) che è semplicemente desolante.
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Sei un analista funzionale e organizzativo ??
Cazzo devi dire grazie all' Art. 18 se non ti hanno ancora cacciato !!!
Hai detto una marea di vaccate
innanzitutto le PMI vanno dai 16 e (non dai 20)ai 49 dipendenti.
Servomeccanizzare (termine che sono quasi sicuro tu non abbia capito cosa vuol dire) automatizzare e robotizzare è già realtà in molte aziende artigiane e PMI.
Se tu girassi un po' per le aziende vedresti che la servomeccanizzazione nel mondo della plastica è una realtà già da quasi un paio di decenni, mentre nel settore dello stampaggio per pressofusione cominciano a comparire i primi manipolatori ( si badi bene sto sempre parlando di artigiani e PMI)
Chi ha fatto scuola nel settore dell' automazione e tutti i suoi derivati è l' impresa metalmeccanica in modo particolare chi esegue lavorazioni c/to terzi per committenti che normalmente sono imprese di media grossa taglia.
Il profilo dell' imprenditore italiano, specie se artigiano o PMI al contrario di ciò che sostieni è molto sensibile agli investimenti e li guarda sempre con interesse mentre è sempre più orienatato a comprimere la spesa corrente per il semplice fatto che l' investimento si ammortizza mentre la spesa corrente NO !
Nel mio settore con 140/150.000 euro acquisti Supermacchine corredate di ogni automazione e servomeccanizzazione escluso il robot, gli investimenti a 6 zeri li fai solo se devi automatizzare tutta l' officina e nessuno è talmente pazzo da fare tutto in una volta, comincerà ad automatizzare qualche processo di produzione poi qualche linea poi se c'è margine di sviluppo arriverà gradualmente a tutta l' officina.
Non ne sentivamo il bisogno ma è l' ennesima dimostrazione che di impresa non sai nulla, ripeti a pappagallo ciò che ti dicono di pensare.
Saluti Liberali


Con questa emerita vaccata ti sei qualificato da solo. Non ho bisogno di risponderti, parla da solo il mio curriculum, ci manca solo l'ennesimo borioso "imprenditore" piscione che crede di rappresentare l'intera categoria e non riesce nemmeno a guardare ad un palmo dal suo naso.
IO ho detto che la stragrande maggioranza delle PMI sta tra i 20 e 49 dipendenti e non ho certo timore di smentita da te che confondi (pure sbagliando) le statistiche con la classificazione che per tua norma e regola, caro il mio presuntuosissimo "imprenditore" è questa:Hai detto una marea di vaccate
innanzitutto le PMI vanno dai 16 e (non dai 20)ai 49 dipendenti.
Definizione della PMI
Sono entrati in vigore i nuovi criteri dimensionali della Piccola e Media Impresa.
Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n° 238 del 12 ottobre 2005, è diventato operativo il decreto del Ministero delle Attività Produttive del 18 aprile 2005, che ha recepito la raccomandazione 2003/361/CE del 6 maggio 2003. La raccomandazione ha provveduto a modificare, a livello comunitario ed a partire dal 1° gennaio 2005, i parametri dimensionali validi per la definizione di “piccola e media impresa” da applicare alle disposizioni normative vigenti in tema di agevolazioni a favore del sistema produttivo.
Oltre all’aggiornamento dei parametri, il decreto ha reso ufficiale la nuova definizione di “microimpresa” ed ha abolito le differenziazioni settoriali finora vigenti, individuando così un’unica categoria dimensionale di impresa media o piccola a prescindere dal settore economico di attività.
I parametri adottati per l´individuazione della dimensione, piccola o media, dell´impresa sono rappresentati dal numero dei dipendenti e dal fatturato annuo o, in alternativa, dal totale di bilancio annuo.
Rispetto alla definizione finora vigente, scompare il requisito dell’indipendenza per far posto ai concetti di impresa autonoma, associata e collegata.
“MEDIA” impresa: 1) occupa tra 50 e 250 dipendenti; 2) ha un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro;
"PICCOLA” impresa: 1) ha meno di 50 occupati; 2) ha un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiore a 10 milioni di euro;
"MICROIMPRESA” 1) ha meno di 10 occupati; 2) ha un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro.
I requisiti del numero dei dipendenti e del fatturato annuo/totale di bilancio annuo devono sussistere entrambi in capo all´impresa per poterla definire "media" o "piccola" o “micro”.
Guarda il DL del tuo amico Marzano qui: http://www.amblav.it/Download/Allega..._18-4-2005.pdf
E cerca di rapportarti con gli altri con meno boria.
Bla bla bla. Io ti faccio un quadro generale e tu ovviamente non essendo in grado di comprenderlo blateri un po' di servomeccanismi.Servomeccanizzare (termine che sono quasi sicuro tu non abbia capito cosa vuol dire) automatizzare e robotizzare è già realtà in molte aziende artigiane e PMI.
Se tu girassi un po' per le aziende vedresti che la servomeccanizzazione nel mondo della plastica è una realtà già da quasi un paio di decenni, mentre nel settore dello stampaggio per pressofusione cominciano a comparire i primi manipolatori ( si badi bene sto sempre parlando di artigiani e PMI)
Chi ha fatto scuola nel settore dell' automazione e tutti i suoi derivati è l' impresa metalmeccanica in modo particolare chi esegue lavorazioni c/to terzi per committenti che normalmente sono imprese di media grossa taglia.
Va da se' che cio' che IO dico è supportato dalle statistiche, che indicano l'Italia come ULTIMA in europa per innovazione tecnologica e spesa per R&S, le tue chiacchiere se le porta via il vento.
Vedi tabella sotto:Il profilo dell' imprenditore italiano, specie se artigiano o PMI al contrario di ciò che sostieni è molto sensibile agli investimenti e li guarda sempre con interesse mentre è sempre più orienatato a comprimere la spesa corrente per il semplice fatto che l' investimento si ammortizza mentre la spesa corrente NO !
le PMI italiane (da 1 fino a 99 dipendenti) registrano una spesa media di 3,4 volte inferiore rispetto alla media europea quasi 8 volte inferiore rispetto alla Gran Bretagna e inferiore anche rispetto alla Spagna.
Non molto differente la situazione tra le aziende di dimensioni più elevate. Anche tra quelle medio/grandi (comprese tra 100 a 499 dipendenti), in nostro Pese resta indietro rispetto a Europa occidentale, Gran Bretagna e Francia in particolare.
Inoltre:
la spesa IT per occupato, per le PMI, permette il sorpasso della Spagna, ma non regala dati particolarmente significativi
soprattutto le cosiddette micro-imprese (massimo 9 dipendenti) evidenziano una preoccupante arretratezza (soprattutto a causa degli andamenti economici e delle condizioni insufficienti di accesso al credito)
Dato questo scenario, è evidente come le PMI investano soprattutto su attrezzature di tipo tradizionale direttamente coinvolte nel processo di business.
Assinform/NetConsulting afferma:
che le piccole imprese iatliane (1-49) detengono una quota inferiore al 20% della spesa IT nel mercato italiano
invece le aziende che superano i 250 addetti, lo 0,1% del totale, concentrano il 54% della spesa IT
Anche il tornio è una macchina, confondi robotizzazione del ciclo produttivo con normali attrezzature e beni strumentali. Hai parlato tu di robotizzazione non io, che è l'unica che ti permette risparmi diretti e non indiretti sulla spesa di personale, la servomeccanizzazione serve generalmente ad aumentare qualità e raramente elimina personale, in quanto se non automatizzi tutto il ciclo produttivo avrai degli "sbalzi" sulla temporizzazione dello stesso, nel senso che la tua macchina produce veloce, ma se hai una fase successiva semplicemente "artigiana" hai si migliorato la qualità ma non la velocità. Ma che te lo dico a fare? Bah. Sei semplicemente emblematico di quanto ho gia' scritto in precedenza.Nel mio settore con 140/150.000 euro acquisti Supermacchine corredate di ogni automazione e servomeccanizzazione escluso il robot, gli investimenti a 6 zeri li fai solo se devi automatizzare tutta l' officina e nessuno è talmente pazzo da fare tutto in una volta, comincerà ad automatizzare qualche processo di produzione poi qualche linea poi se c'è margine di sviluppo arriverà gradualmente a tutta l' officina.
Non ne sentivamo il bisogno ma è l' ennesima dimostrazione che di impresa non sai nulla, ripeti a pappagallo ciò che ti dicono di pensare.
Saluti Liberali
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Si lo so che il Tornio è una macchina, ma tu sai che esiste il Tornio Parallelo, il Tornio a CNC, il Tornio a CNC con caricatore di barra magazzino utensili e con elettromandrini?
Immagino che ognuna delle 3 tipologie di Tornio che ho citato per te sia la stessa macchina vero ?
Secondo te hanno più o meno il medesimo costo d' acquisto vero ?
e sempre secondo te abbiano più o meno la medesima produttività e la medesima necessità di presidio di operatore vero ???
Solo da questo si evince che blateri di cose a te totalmente estranee per cui stendo un velo pietoso sulla restante parte che hai postato
Saluti Liberali


Bla bla bla.
Questo è esemplificativo del totale marasma confusionale nel quale ti dibatti.Evidentemente non sai nemmeno leggere ti ho evidenziato a cosa serve la riclassificazione che hai postato, cioè per le agevolazioni, mentre le iscrizioni ad associazioni di categoria sono ben altra cosa ovvero:
Che fino a 15 dipendenti sono iscritte la quasi totalità delle aziende agli artigiani (per es. CNA Confartigianato ecc. ecc.)
Dai 16 fino a 49 sono iscritte la quasi totalità delle aziende all' Associazione Piccole Imprese
Mentre dai 50 dipendenti in su sono iscritti a Confindustria
Hai parlato di PMI e ora associ la classificazione delle aziende con le associazioni di categoria come l'API. Prendi melanzane per peperoni, ma la cosa non mi sorprende affatto. E' come che se confondessi i lavoratori con gli iscritti al sindacato. Peraltro è un indice della tua totale faziosità e scarsa umiltà. Nihil sub sole novum.
Siccome mi fai abbastanza pietà ti faccio una consulenza aggratis su questi termini e le loro combinazioni visto che devi averli sentiti in quale riunoncina dell'API e che ti devono aver gasato molto.Hai capito almeno che sto parlando di innovazione di processo e non di innovazione tecnologica tout court la quale comprende l' innovazione di prodotto che va ad inficiare le tue tanto amate statistiche ?
La prima combinazione si esercita sui processi "nuovi", la seconda sui processi "migliorati", la terza sui processi "esistenti".
Prodotti nuovi
- Combinazione innovativa di nuovo processo con innovazioni di prodotto
- Combinazione innovativa di adattamento e miglioramento di processo con innovazioni di prodotto
- Innovazione di prodotto nuovo con processo esistente
Prodotti Migliorati
- Combinazione innovativa di nuovo processo con adattamento e miglioramento di processo di prodotto esistente
- Combinazione innovativa di adattamento e miglioramento di processo con prodotto adattato e migliorato
- Innovazione di prodotto adattato e migliorato con processo esistente
Prodotti migliorati
- Innovazioni di processo con prodotto esistente
- Innovazioni di processo adattato e migliorato con prodotto esistente
- Combinazione non innovativa di prodotti e processi esistenti
Per te migliorare un azienda significa prendere una macchina con le opzioni X e Y, è il classico approccio di chi di reingegnerizzazione dell'azienda e di BPM non capisce una mazza dell'affanculo. Mi fai tenerezza.Si lo so che il Tornio è una macchina, ma tu sai che esiste il Tornio Parallelo, il Tornio a CNC, il Tornio a CNC con caricatore di barra magazzino utensili e con elettromandrini?
Immagino che ognuna delle 3 tipologie di Tornio che ho citato per te sia la stessa macchina vero ?
Secondo te hanno più o meno il medesimo costo d' acquisto vero ?
e sempre secondo te abbiano più o meno la medesima produttività e la medesima necessità di presidio di operatore vero ???
Solo da questo si evince che blateri di cose a te totalmente estranee per cui stendo un velo pietoso sulla restante parte che hai postato
Saluti Liberali
Il BPM (Business Process Management) coinvolge tutte le parti dell'azienda a partire dai moduli amministrativi, commerciali e produttivi, la logistica, il magazzino e il marketing.
Comprati pure le tue macchinette con gli elettromandrini, ma non metterti su piedestalli e conoscenze che non hai e impara a rispettare ed a imparare dalla gente, ne avrai solo da guadagnarci.
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Stai annaspando nel vuoto pneumatico della tua boria. Impara a quotare, a scrivere in italiano e a non insultare senza nè capo nè coda.
Ti ho solo pazientemente spiegato come funzionano i termini dei quali ti riempi la bocca senza manco averli capiti.E questa sarebe una consulenza ???
........ puah.......... hai postato l' ABC della conduzione aziendale e lo passi per chissà quale scoperta ......... povero mentecatto sei penoso!
Ma tu guarda sto burino incompetente e bavoso che definisce le 3 tipologie di macchina che ho preso ad esempio come macchine con degli opzional .....
ti faccio un esempio con paragone visto il tuo livello di deficenza
Il tornio parallelo (Fiat Punto) il tornio CNC (Lamborghini Miura) tornio cnc con caricatore di barra e magazzino utensili ed elettromandrini (F1 Mc Laren Mercedes)
Naturalmente secondo il tuo ragionamento con qualche opzional sulla Fiat Punto si può ottenere una F1 Mc Laren Mercedes .....
![]()
Qui ti meriti solo le faccine. Ci sarebbe da deriderti ma non c'è bisogno, fai ridere già abbastanza da solo.
Che ridere mi che fai, sinceramente.Riempiti pure la bocca di parole inglesi per mascherare la tua ignoranza ma quello che tu non hai capito non capisci e non capirai mai è che l' automazione nelle aziende artigiane e PMI avviene in modo graduale e si parte sempre dall'investimento che ha resa immediata in aumento della produttività perchè se non si fa così la cura ammazza il cavallo, ed ecco spiegato perchè i tuoi clienti delle PMI non ti prendono in considerazione quando fai loro delle proposte, non perchè non vogliano introdurre innovazione di processo alle loro aziende ma perche sei tu ad essere un idiota che propone loro soluzioni al di fuori della loro portata finanziaria
Lo faccio io come lo fanno tutte le PMI che ti hanno dato un calcio in culo quando hai proposto loro faraonici investimenti
Vai a fare il muratore va, che almeno ti guadagni onestamente lo stipendio !
Prima mi tiri fuori la robotica e ora "addebiti" a me "faraonici investimenti".
Non ci capisci un cazzo e ripeto, fai tenerezza.
Se tu "capissi" qualcosa, sapresti che la prima cosa sulla quale si lavora su un azienda è il controllo di gestione. Che ha costi molto relativi, altro che "robotizzare linee produttive". Ovvero almeno far capire all'imprenditore che cosa sia. Perche' la prima risposta che nella stragrande maggioranza dei casi si ha è: "Se ne occupa il commercialista".
E li' almeno a far capire che il controllo di gestione NON è il bilancio e che deve essere interno all'azienda, che dalla "granularità" del medesimo dipende la comprensione analitica dei fenomeni economici e funzionali che si hanno nell'azienda. Senza un buon sistema di controllo di gestione puoi mettere tutte le "innovazioni" e le macchine che vuoi, ma continuerai a non capire un cazzo di come funziona il tutto e dove poterlo migliorare.
Questo è l'"ABC" di cui parli, ma penso che tu non ne abbia nemmeno idea. Sparami ora una marea di insulti ma cerca almeno di imparare, ti sarebbe utile.
In quanto alle tue PMI e a te, detto chiaro, non ne ho affatto bisogno, ho lavorato e lavoro per Banche ed altri Enti che fatturano centinaia di milioni di euro, figurati cazzo me ne frega a me di dover sentire i ragli dei somari come te.
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