Ieri e oggi
Lunedì Bruno Vespa si è dedicato alle lacrime, intese come inchiesta che solo un giornalista coraggioso come lui può osare. Enzo Biagi intanto affrontava i temi più difficili della nostra realtà, tra cui la storia di una missionaria laica che al G8 di Genova si vide, come ha raccontato, «cadere in testa lo Stato» sotto forma di manganello. Una violenza scatenata contro cittadini inermi, mentre i black block restavano indisturbati. Fu il biglietto da visita del governo Berlusconi, utile anche a ricordare le responsabilità di Scajola. Di lui parlava Gasparri a Matrix, sostenendo che «si dimise da ministro degli Interni per una parola». In effetti, Scajola insultò Marco Biagi dopo che era stato ucciso dai terroristi perché lasciato senza scorta proprio dal ministro degli Interni. Una sorta di sdoppiamento della personalità tra mister Hyde e mister Hyde. Quindi, quelle di Scajola, più che parole erano lacrime e sangue, mica legittime richieste di avvicendamenti alla Guardia di finanza. Ma non si può pretendere che Gasparri capisca la differenza.![]()
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