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Il «caso» dei finti iscritti ai Repubblicani
Alcuni privati si sono ritrovati inseriti come aderenti: partiti i ricorsi al garante della privacy
FERENTINO La vicenda che ha investito l’avvocato Mastrangeli, espulso dal movimento, porta alla luce altre storie
di LUISA GOBBO FERENTINO — All'indomani della notizia dell’estromissione dal Mre dell'avv.Antonio Mastrangeli, che sta diventando un vero e proprio caso politico, occorre fare alcune precisazioni. Il tutto prende spunto dallo scorso anno quando un privato cittadino decide di candidarsi alle elezioni politiche in un piccolo partito dalle grandi tradizioni, il Movimento dei Repubblicani Europei guidato da Luciana Sbarbati, nato dopo la scissione dal Pri. Fin qui tutto bene, il partito raccoglie 50.000 voti complessivi, nessuno dal Movimento si ricorda però di lui, così a metà del novembre scorso, riceve una sorpresa, la tessera di appartenenza al Mre per il 2006. Sorpresa per la quale chiede al Mre spiegazioni che gli giungono dal segretario regionale il quale lo scorso 17 gennaio scrive che: «In relazione alla richiesta inoltrata, la tua domanda di adesione al Mre per il 2006 non era necessaria in considerazione della tua pregressa iscrizione 2005 al Movimento e soprattutto dell'accettazione da parte tua della candidatura nelle liste per il Senato del nostro movimento, di cui ti sono davvero riconoscente». Alla luce di tutto ciò il cittadino interessato ha ravvisato in questo comportamento evidenti profili di irregolarità per quanto attiene alla sua iscrizione «d'ufficio» al Mre, fatto questo grave perché accaduto senza che ne fosse mai stato informato o messo a conoscenza, tanto più che non ha mai richiesto o compilato moduli di adesione al Movimento ed ancora «ritiene che la candidatura alle elezioni politiche e l'iscrizione ad un partito, oltre ad essere due questioni sostanzialmente differenti sia sul piano formale che su quello politico, attengono al libero arbitrio e scelta personale». Attesi quindici giorni, ha scritto al Garante della privacy inviando una «segnalazione» atto per il quale l'Autorità è tenuta ad aprire un fascicolo e, in caso riscontri estremi di violazione alla legge sotto il profilo penale ha il dovere di trasmetterli al magistrato. Ad oggi, questo elettore non ha ricevuto risposta. Non passa molto altro tempo che un altro cittadino, avendo lo stesso problema, segue l'iter della «segnalazione» ma il Mre questa volta si guarda bene dal rispondere e, dopo 15 giorni, si rivolge al Garante della privacy che lo invita a presentare un ricorso, pagare 150 euro di diritti di segreteria. Di fatto questo cittadino deve iniziare nuovamente l'iter come se la «segnalazione al Garante» non valesse nulla. Questa persona allora ci chiede sulla base di quale presupposto dopo tre mesi il Garante lo invita a iniziare tutto daccapo. A questa vicenda ne è inoltre collegata quella dell'avv. Mastrangeli, il quale però si è riservato di agire legalmente per tutelare la propria persona.
martedì 5 giugno 2007




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