Prego chi è intenzionato a postare di astenersi dall'esprimer eccessiva importanza ai contenuti di quello che tale soggetto politico; so bene che esistono posizioni di dissenso in seno al partito per le scelte che si stanno per profilare, ma vorrei che questa discussione sia orientata su un livello strettamente formale e il meno polemico possibile. Per discuter aggressivamente c'è il resto dei topic. Dunque anticipo che darò un taglio netto a livello di moderazione nel caso si contravvenga a questa richiesta, non tanto perchè posizioni di dissenso sian sbagliate quanto perchè andare ot può mandarmi a troie il topic. Prego anche di evitar facili ironie. Sono convinto che, queste due righe, siano sufficienti a spiegare come vorrei fosse impostata la cosa.
Capisco che per alcuni può risultare una discussione piuttosto feticista, ma il mio campo di studi mi porta anche ad avviare riflessioni in questo senso. La domanda che volevo porre è abbastanza semplice, per certi versi banale, ma può sicuramente offrire sia delle risposte che aspettiamo a livello pratico dal partito, sia darci teoricamente (perchè non sempre l'abito fa il monaco) un'idea della linea che intende seguire.
Dalle interviste e dagli articoli che ho letto mi sembrano profilarsi due possibilità:
-La confederazione dei partiti in una sorta di gruppone parlamentare sullo stile dell'ulivo, per dare a lungo periodo un'unità di intenti che porti ad un partito unico. Ovvero un partito democratico in piccolo, di sinistra.
-La confluenza, sebbene i vertici cerchino di tener buona la base ma usino spesso la scusa della necessità storica, dei partiti all'interno di un partito unico, subito o quasi.
Nel caso di un partito unico, che a livello giornalistico ho visto presentare anche come una sorta di Bolognina di ritorno, è secondo me non da sottovalutare la questione del nome. A livello comunicativo, in un contesto dove l'abito fa il monaco e anzi è l'abito ad aver quasi più importanza del monaco, la questione del nome ricopre un ruolo abbastanza centrale per dar riscontro all'elettorato.
So benissimo di avere un punto di vista minoritario sulla questione, ma sono incuriosito dal capire i limiti della proposta che ho e di veder quali proposte avete a riguardo.
I socialisti, cercando una costituente comune, han presentato nuovamente i loro vecchi nome e simbolo. Da un punto di vista comunicativo, in un ottica di un elettorato deluso dalla mancanza di identità politica all'interno del partito democratico, la scelta dimostra una diversità di intenti e un differente approccio da parte di questo partito alla realtà.
In un ottica di creazione di un partito unico, sarebbe poi così buttato di fuori ripristinare il nome e il simbolo del PCI? Che limiti ha una proposta del genere?
La condividete? Vi sembra una stupidaggine? Voi che proponete?
Io credo che potrebbe funzionare per gli stessi motivi per cui trovo positiva la scelta dei socialisti. Sostanzialmente stiamo cercando di riunire i dissidenti e gli scontenti della svolta della Bolognina. Mi rendo conto che i verdi potrebbero volersi sottrarre ad una logica simile, ma eventualmente - in un ottica di quella che par esser la fusione con un soggetto come il pdci e alcune parti di sinistra democratica - ci sarebbe poi qualcosa di male ad andare in questo senso?
Come ho già detto al compagno che mi ha ispirato a questa riflessioncina banale e sterile, per un partito che si definisce comunista lavorerei dall'interno per renderlo tale, per un soggetto più anonimo non so se riuscirei a sopportare l'annacquamento.
PS: Lo so benissimo che "ai lavoratori non gliene frega un cazzo dei nomi", ma simili consuetudini hanno un senso e - in un ottica di deficienza dei contenuti - sono anche estremamente premiate a livello elettorale.




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