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  2. #12
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    Corteo inneggia alle Br. Le vittime insorgono
    25-06-2007 "Questi ragazzi non sanno che cosa e' la storia del terrorismo perche' se la sapessero non manifesterebbero cosi'". Lo sottolinea Bruno Berardi, presidente dell'associazione nazionale vittime del terrorismo 'Domus civitas', commentando da Padova la manifestazione messa in atto sabato dal Cpo 'Gramigna'.

    "Ci sono piu' di 4 mila persone che sono state sacrificate e questi ragazzi, che oggi manifestano, non sanno che cosa sono venuti a fare qui: si sono messi in un gioco piu' grande di loro. Oggi anche noi abbiamo manifestato ed abbiamo deposto una corona d'alloro per ricordare, qui a Padova dove e' avvenuto il primo episodio di brigatismo rosso, tutte le vittime del terrorismo", ha concluso.

    Siamo amareggiati e vogliamo annunciare, qui, da Padova, che d'ora in poi saremo sempre presenti con una nostra contromanifestazione a tutte le iniziative che si dovessero svolgere a favore del brigatismo rosso". "Dove non arriva lo stato - ha sottolineato Berardi - adesso arriveremo noi perche' sappiamo che sulle istituzioni non possiamo contare. Non capiamo perche' si vogliono dimenticare le vittime del terrorismo e perche' lo si vuole mettere nell'oblio".

    (Adnkronos)

  3. #13
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    Terrorismo: giovani FI, "chiudere Cpo Gramigna"
    23-06-2007 "Lo ripetiamo da mesi occorre chiudere il Cpo Gramigna, questa palestra per terroristi". Lo sottolinea Francesco Pasquali dei Giovani di Forza Italia commentando oggi da Padova la manifestazione dei ragazzi del Gramigna davanti alla stazione ferroviaria della citta' del Santo dei rappresentanti del Gramigna.

    Va ricordato che alcuni neobrigatisti, arrestati lo scorso febbraio tra Padova e Milano, erano vicini proprio al Gramigna. "Invitiamo inoltre tutti i ragazzi ad aderire alla nostra campagna on line 'eversione off line' dove raccogliamo le segnalazioni di siti web pro Br e invitiamo alla chiusura", ha concluso.

  4. #14
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    Da opinione.it

    Edizione 131 del 22-06-2007

    Domani a Padova nuova manifestazione di sostegno

    Tutti appassionatamente a inneggiare alle Br
    di Dimitri BuffaDopo l’Aquila Padova. Domani i cittadini perbene di quella città che già ne ha viste fin troppe all’epoca degli anni di piombo dovranno sopportare un’ennesima prepotenza: vedere sfilare striscioni inneggianti alla lotta armata, ai “compagni in carcere”, alla lotta dura senza paura. Decine di cartelli e di slogan infami come a maggio nel capoluogo abruzzese, con la polizia che sta a guardare e il Viminale che autorizza la manifestazione. Il linguaggio che accompagna i preparativi non lascia spazio a nessuna fantasia: “Noi, compagni della sezione E.I.V. del carcere di Alessandria vogliamo salutarvi e dirvi che vi siamo vicini in questo periodo di attacchi contro il C.P.O. Gramigna e di criminalizzazione delle realtà che lottano a fianco dei proletari. Gli arresti, le campagne mediatiche, i tentativi di isolarci, di chiudere spazi di aggregazione, di limitare e ostacolare le iniziative politiche, la repressione, fanno parte delle contromisure che la borghesia adotta per zittire chi alza la testa, chi vuole denunciare e ribellarsi alle loro politiche.

    Portano avanti i loro interessi attaccando i diritti delle masse popolari: sul lavoro ci sfruttano e ci licenziano, continuano ad aumentare le tasse e i tagli alla scuola, pensioni e sanità. Per il petrolio o per conquistare nuovi mercati non disdegnano di bombardare interi popoli; e le spese di guerra chi le paga? Sempre noi! Davanti a tutto questo però noi non possiamo lamentarci. Se alziamo troppo la voce ci viene limitato il diritto di sciopero, vieni sbattuto fuori dai sindacati loro servi, arrestati e additati come terroristi, infiltrati, nemici delle masse! Ma i proletari non cadono nei loro trabocchetti; hanno ben chiaro chi sono i loro nemici, i veri terroristi, chi ogni giorno vuole spremere sempre di più le loro vite. Non s'illudano, con la repressione, di fermare la resistenza delle masse quando loro stessi, ogni giorno, ci danno un nuovo motivo per lottare: un'altra tassa, una fabbrica che chiude, un altro morto sul lavoro, un'altra guerra...”.

    Un linguaggio in puro stile anni ’70 ospitato sul sito internet del centro sociale Gramigna di Padova che, come si vede da questa lettera, oltre a manifestare la solidarietà ai brigatisti in carcere riceve dagli stessi attestati di benemerenza. Ancora più esplicito il testo di un‘altra lettera diffusa sullo stesso sito: “Vogliamo portare la nostra solidarietà a tutti i proletari che lottano per salvaguardare i loro diritti e in particolare al C.P.O. Gramigna e a quelle realtà colpite dalla repressione. Siamo con voi in ogni manifestazione, presidio, assemblea o concerto; nelle iniziative a fianco degli operai in sciopero e degli studenti in corteo; nella mobilitazione per il diritto alla casa e contro la guerra imperialista; contro le speculazioni edilizie e la riabilitazione del fascismo reazionario funzionale alla borghesia... Per il comunismo”. Inutile dire che né Giuliano Amato né Clemente Mastella, cioè i titolari dei ministeri dell’Interno e di quello di Giustizia, hanno sinora ritenuto di vietare la manifestazione che era stata già annunciata per il 16 giugno scorso e poi rinviata all’ultimo momento. Il rischio è quekllo di piangere e deprecare a cose fatte. Come sempre.

  5. #15
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    ALCUNE RIFLESSIONI PER UN BILANCIO SULLA MOBILITAZIONE A PADOVA DI SABATO 23 GIUGNO 2007
    I compagni e le compagne del C.P.O. Gramigna valutano positivamente la mobilitazione di sabato 23 giugno perché ha rappresentato la conquista di uno spazio comunicativo alla città, obiettivo che ci si era dati per la giornata.
    Siamo riusciti a strappare ai padroni della città uno spazio pubblico visibile come quello della stazione ferroviaria in cui abbiamo espresso i nostri contenuti e raccolto l’attenzione dei passanti e la solidarietà di una parte di loro.
    Nonostante i numerosi tentativi di isolarci con uno sproporzionato uso di carabinieri (chiamati anche da fuori Padova), polizia e militari della finanza che hanno provato a chiuderci, allontanare la gente strappando loro in alcuni casi i volantini dalle mani, molte persone si fermavano a parlare, a chiedere informazioni e talvolta ad applaudire gli interventi dei compagni.
    I giornalisti, particolarmente numerosi al presidio perchè assetati di notizie per lo scoop del giorno dopo, hanno rinnovato il loro ruolo di servi del potere creando un clima di terrore e tensione con i loro articoli, con il chiaro obiettivo di intimorire i padovani gravitanti attorno all’area del Gramigna per depotenziarne la presenza in piazza.
    Le forze della repressione e la giunta D.S. del sindaco Zanonato non sono riuscite a rinchiuderci, come auspicavano, all’interno della periferica Piazza Toselli e ad attuare la loro “trappola”, visto che la piazza era chiusa e presidiata dai blindati degli sbirri già dalle ore 13 del pomeriggio.
    Non siamo caduti nel ricatto terroristico della questura che dava come unica scelta possibile la “manifestazione statica” in Piazza Toselli o, in caso contrario, le cariche della polizia.
    Essere accondiscendenti con questa proposta significava chiudersi in un ghetto blindato e negare la diffusione delle nostre idee ai proletari e alla città.
    Sabato 23 giugno Padova è stata completamente militarizzata. Nell’ordinanza della questura c’era scritto che non potevamo manifestare per problemi di ordine pubblico col mercato cittadino quando, grazie al terrore creato ancora una volta ad arte dai padroni e al dispiegamento di mezzi polizieschi, in centro città c’erano solo due bancarelle degli ambulanti… e 14 camionette della polizia!
    Il problema era ed è quello che vogliamo comunicare, che le nostre idee possano raccogliere consensi tra le file dei proletari e delle masse e che la solidarietà attorno ai compagni prigionieri possa aumentare. Sennò come farebbero a dire che siamo isolati?
    Operazione di isolamento che non è riuscita come dimostra la presenza di tutti i famigliari dell’Associazione Solidarietà Parenti e Amici che, dal 12 febbraio, nonostante censure e divieti di ogni tipo, continua ad organizzare la solidarietà e il sostegno attorno ai propri cari.
    Episodi come quelli di sabato dimostrano ancora una volta la crescente paura della classe borghese di perdere sempre più consensi a causa di un sistema che è in piena fase di crisi strutturale.
    Il malcontento si sta gradualmente diffondendo tra i lavoratori, i giovani precari e le masse popolari che quasi ogni giorno scendono in strada per rivendicare migliori condizioni di vita. Il timore della classe dirigente è che tutti questi focolai di lotta di classe si possano unire e prendere una prospettiva rivoluzionaria. Per frenare lo sviluppo di queste lotte lo stato mette in campo tutti i suoi strumenti repressivi aumentando la politica del manganello e questo governo di centro “sinistra” si distingue sempre meno dalla destra reazionaria. Infatti, in occasione della manifestazione il primo cittadino Zanonato, e i suoi lacchè del nuovo Partito Democratico, ha sostenuto le stesse posizioni del parlamentare fascista Ascierto (AN) dichiarando che l’iniziativa andava direttamente vietata del tutto.
    Sabato 23 giugno è stata una tappa all’interno delle lotte e delle iniziative che continueranno durante l’estate con i presidi sotto le carceri e la corrispondenza con i compagni prigionieri e proseguiranno da settembre per un nuovo autunno caldo con l’inizio dei processi dei compagni, i rinnovi contrattuali dei metalmeccanici, le lotte contro la guerra e in difesa dell’ambiente, come a Vicenza contro la base yankee Dal Molin e in Val di Susa contro la Tav.
    Ringraziamo per il sostegno, la forza e la solidarietà dimostrata da tutti i compagni arrivati da fuori Padova, i parenti degli arrestati e tutti gli amici che hanno permesso la riuscita dell’iniziativa.

    PER L’AUTORGANIZZAZIONE DI CLASSE, DIFENDIAMO GLI SPAZI OCCUPATI!
    LIBERTÀ PER TUTTI I COMPAGNI
    L’ERBA CATTIVA NON MUORE MAI!

    Centro Popolare Occupato Gramigna
    Padova, 27 giugno 2007



    A luta continua

 

 
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