
Originariamente Scritto da
Grifo
Vorrei chiudere gli interventi sulle Ardeatine, sparsi fra varie discussioni.
Alcuni mesi dopo l’eccidio Wolff (il comandante delle SS in Italia) e Dollmann (comandante delle SS di Roma) mandano a chiamare Kappler e gli offrono 10.000 $ e un passaporto per fuggire in sud america.
Kappler rifiuta.
(Wollf inizierà, all'insaputa della RSI, le trattative di resa con l'OSS americano, in Svizzera. Come "segno di buona volontà" taglierà i rifornimenti di carburante alle forze armate di Salò, giustificandolo con una sdegnata lettera contro i soprusi che queste facevano sulla popolazione civile. Inoltre liberò Ferruccio Parri e un agente dell'OSS, Usmiani, dalle carceri di Milano. Si guadagnò l'mpunità, come pure Dollman e l'ambasciatore tedesco in Italia (che diventerà addirittura il rappresentante tedesco della Coca Cola per il suo ruolo nella resa delle truppe tedesche in Italia)
Il 4 Giugno del ’44, due mesi dopo la strage, Roma viene occupata dagli angloamericani e comincia una resa dei conti.
A ottobre comincia il processo al questore Caruso, quello che ha stilato la lista dei 50 italiani consegnati a Kappler.
Caruso ha fatto un tentativo di evitare la responsabilità, andando nella notte fra il 23 e il 24 marzo dal ministro dell’Interno Buffarini-Guidi, il quale però acconsente alla richiesta tedesca, sicchè Caruso deve fare la lista, che deve consegnare alle ore 13 del 24 marzo. L’unica cosa che fa di sua iniziativa è di lasciare fuori quelli che hanno famiglia
La mattinata quindi scorre drammatica su questa lista che viene continuamente rimaneggiata, è il “balletto delle raccomandazioni”.
Quindi, non si sa con quale criterio, c’è chi si salva a scapito di altri, compresi 11 detenuti che vengono prelavati di forza dai tedeschi nel settore italiano di Regina Coeli. (in totale mi sembra che siano ben 27 su 50 quelli che sono usciti dalla prima stesura)
Ma anche Kappler non è immune dalla “raccomandazione”, abbiamo già detto che proprio il capo dei GAP romani, arrestato il 2 settembre e detenuto nel braccio tedesco, si salva per intercessione di Mons. Montini (dopo la guerra ringrazierà pubblicamente Montini e il questore che gli salvarono la vita)
Chi esce dalla lista? Perchè?
Il processo a Caruso viene fatto alla svelta, e il questore fucilato.
Sparisce uno scomodo testimone, quello che ha redatto la lista.
Ma c’era un altro testimone che sapeva ed andava eliminato.
Donato Carretta era stato direttore di Regina Coeli fino all’arrivo degli americani.
Abitava con la famiglia in un appartamento all’interno del recinto del carcere, benvoluto da tutti perchè si era sempre impegnato per alleviare le tribolazioni dei suoi amministati.
Fra l’altro aveva favorito l’evasione di Sandro Pertini e Giuseppe Saragat (due futuri presidenti della Repubblica) accettando un Ordine di Scarcerazione a dir poco stravagante.
Insomma, non ha niente da temere.
Ma deve deporre al processo Caruso, e appena sedutosi in sala d’aspetto una donna comincia a inveire contro di lui come assassino che ha consegnato i figli ai tedeschi. (donna indicata poi come una militante comunista, una azione organizzata)
Il linciaggio di Donato Carretta è uno degli episodi più barbari che si ricordino.
Trascinato fuori dal tribunale, massacrato di botte, denudato, viene sdraiato davanti a un tram ma il conducente si rifiuta di investirlo, bloccando i freni (e si salverà a sua volta dal linciaggio solo perchè mostra la tessera di iscrizione al PCI)
A questo punto Carretta viene trascinato sul ponte e gettato nel Tevere, ma l’acqua fredda gli fa riprendere i sensi e raggiunge l’argine, dove nuovamente i suoi aguzzini lo raggiungono ributtandolo in acqua.
Ma poichè non affonda viene di nuovo raggiunto con una barca e ucciso a colpi di remo.
Il cadavere di Carretta viene quindi legato per i piedi e trascinato fino a Regina Coeli (per mezza roma), appeso a una cancellata e lapidato con una fitta sassaiola.
A questo punto arriva la polizia, che disperde i facinorosi e recupera il corpo.
Sulla “Lista” resterà il mistero.
Ci furono polemiche su una pretesa azione dei comunisti di salvare i propri militanti mandando a morte quelli di altri partiti, ma anche una polemica interna alla sinistra comunista, dove l’ala di fede stalinista sarebbe riuscita a far inserire militanti del gruppo trotkzista “Bandiera Rossa” (in effetti praticamente sterminato dai tedeschi, sia a Roma che in provincia)
Quale che sia la verità sulla “Lista” non la sapremo mai, Caruso e Carrretta morirono già ad ottobre del ’44.
