





bravo, questo sai fare. nient'altro.
naturalmente tutte le offese e gli insulti che scarichi su pol nei confronti di chi non la pensa politicamente come te , quelli non contano.
ti siamo ETICAMENTE superiori, bergamasco.
non ci riduciamo a fare il segnalatore come te, quando non sai che diavolo replicare.
ci fai tanta, ma tanta pena.![]()


bbooni...


per tutti coloro che vorranno leggere, per l'amministratore se lo vorrà, riporto un piccolo assaggio dei post del signor brunik.
di come questo signore si rivolge agli altri.
ed ha la faccia tosta di segnalare.
sul forum CDL dove i miei post sono segati a prescindere perchè mi chaimo Brunik.
Ascolta, sfigato: apriti un forum da solo che su quel forum poi le regole le deciderai tu.
....che tu da cafone quale sei vuoi imporre in casa d'altri..
Io sono moderatore ma anche forumista e da forumista rispondo come cacchio mi pare nei limiti del regolamento di POL, cioè evitando gli insulti personali
No, qua i moderatori dovevano intervenire contro di te che hai assunto atteggiamenti mafiosi sfidando a regolare di persona le diatribe forumistiche.
Ora penso proprio che dovranno intervenire.
Fini, Bossi, Berlusconi
mi facevan gli sbruffoni
"vah che punte che noi siamo"
poi l'han preso dentro l'ano
Hai i miliardi e le zie suore?
Ti bastona il Professore
Mi prometti la Nutella?
Poi t'incula il Mortadella
se volete conoscere un estratto del pensiero di sto sfigatello di Svicolone su di me, vi consiglio caldamente di visitare questo thread.
Scritto in origine da brunik
Io non ho mai insultato nessun forumista di centrodestra, ma per te mi sento di fare un'eccezione:
LIBERO SEI UN COGLIONE. CULATTONE E COGLIONE.
Risposta a svicolone
3/10/2006
ED ORA CHE LE HA DIMINUITE OSI ANCORA FARTI VEDERE IN GIRO, PICCOLO IMPOSTORE DI PROVINCIA? VERGOGNATI, FOSSI IN TE SPARIREI DA POL, CON L'AMMASSO DI FIGURE CHE HAI FATTO ( TIPO FORZA ITALIA AL 30%, CHI SE LA DIMANTICA LA TUA PREVISIONE ? ) MI SAREI GIA' CANCELLATO DA POL, MA TU NO, INSISTI A FARE LA FIGURA DELLO
lo sai che ti dico brunik?
io non ti segnalerò MAI
ci sono persone che hanno una dignità, che dialogano con gli altri accettando anche le prese in giro e talvoplta le accuse grevi, perchè sono persone adulte e vaccinate.
poi ci sono le persone piccole, , poveracci che sputano bile ad ogni post, rancorosi, e molto vigliacchetti.
e quando vengono pescati con il sedere per terra, quando non sanno che replicare, che fanno?
awgnalano.
te lo ripeto: la dignità, l'essere superiori moralmente ed intellettualmente non è una cosa che si compra al mercato, o ce l'hai o non ce l'hai.
mi dispiace per te.


Leccapiedismo televisivo
Scritto da Simonde de Sismondi da il Legno Storto
La scaletta del TG1 dello scorso sabato sera è indicativa del servilismo raggiunto dell’informazione RAI in epoca ulivista. Come tutti sanno, l’unica attività in cui si è distinto il governo Prodi è stata la lottizzazione e la distribuzione di cariche pubbliche ad alleati di partito, sodali e amici vari: con un metodo rigorosamente scientifico, è stata messa in atto una politica di sistematica epurazione degli elementi considerati ideologicamente inaffidabili, o perché troppo indipendenti o perché nominati dal centrodestra, a favore di leccapiedi fedeli e ulivisticamente osservanti, rigorosamente facenti parte della cerchia degli “amici”. In questo modo, Prodi si è fatto interprete di una delle più urgenti preoccupazioni delle nomenklature “cleptocratiche” che si riconoscono nell’Ulivo-Unione: queste, dopo la parentesi del governo di centrodestra, avevano l’impellente necessità di recuperare un rapporto preferenziale con i centri della spesa pubblica e con le leve del potere, onde poter garantire con continuità benessere economico e brillanti carriere a sé e al proprio entourage politico-familiare. Il ritorno a pratiche di lottizzazione e di sottogoverno stile anni ’70, fu teorizzato già in campagna elettorale dall’on Santagata, uno dei più vicini collaboratori di Prodi, e, sempre da lui, elegantemente riassunto con la famosa frase “prenderemo prigionieri”. Conformemente a questo –si fa per dire- innovativo indirizzo politico, già in sede di formazione del nuovo governo incominciò l’assalto ad ogni possibile posto pubblico, statale o meno da parte della variegata compagine governativa: non solo sono stati rioccupati i posti precedentemente detenuti, ma se ne sono creati di nuovi per venire incontro alle richieste dei partiti estremisti facenti parte della coalizione. E la cosa è continuata e continua tuttora: non è stato risparmiato nulla e nessuno, dall’oncologia, alla Guardia di Finanza, e, non ultima, la Polizia.
Da questo processo squallido e tipico di una scalcagnato regime sudamericano non poteva restare indenne neppure la Rai. Si sa poi che Prodi, odia profondamente il pluralismo e la diversità di opinioni e soprattutto non riesce a dormire sonni tranquilli, se solo pensa che qualcuno possa criticare il proprio operato. Se c’è un settore che più di altri deve fare “squadra”, questo dev’essere quello informativo. E per garantirsi questa unità di intenti, da un lato ha subito pensato di neutralizzare Mediaset tramite la minaccia della legge Gentiloni; dall’altro ha immediatamente rimosso il direttore del TG1. Ovviamente, la sostituzione del vecchio direttore Mimun con il nuovo, Gianni Riotta è stata salutata come una svolta nell’informazione RAI e come una garanzia di pluralismo. E indubbiamente i risultati si vedono. L’edizione delle 20 di sabato scorso è indicativa di questo nuovo indirizzo pluralistico e democratico nonché della sua indipendenza dai partiti.
Il telegiornale incomincia con il tormentone delle pensioni, con il consueto armamentario di scaloni e scalini vari. Viene trasmesso il solito caleidoscopio di opinioni di esponenti di partiti, sindacati e altre variegate organizzazioni, ovviamente senza che nessuno riesca a capire nulla. Successivamente, si passa alla commemorazione di Don Milani. Già il mettere questo evento in cima alla scaletta di un telegiornale in una delle edizioni di punta è una scelta editoriale quanto meno singolare, se non ridicola: senza nulla togliere alla figura di Don Milani, si tratta di un personaggio sconosciuto ai più e non c’era alcuna urgenza di parlarne, visto che l’anniversario della sua morte cade esattamente cinque giorni dopo (è morto il 26 giugno del 1967). Ma la vera notizia che il democraticissimo telegiornale vuole darci è un’altra: la visita di Veltroni, nuovo nume tutelare in pectore del partito democratico, scortato dall’on Franceschini, alla scuola di Barbiana. Il povero Don Milani è usato volgarmente come pretesto per magnificare la futura dirigenza del nascente Partito Democratico e, soprattutto, per sottolineare la sua piena sintonia con la sensibilità cattolica: la scelta di questo personaggio e la presenza dell’ex democristiano Franceschini al fianco di Veltroni non è casuale. La notizia non è quindi costituita dall’anniversario della morte del sacerdote di Barbiana, ma dal fatto che Veltroni con il suo entourage abbiano deciso di commemorarlo. Come si può vedere, si tratta di una penosa operazione di propaganda politica spacciata per “informazione” degna dell’ epoca fascista e comunista.
Ma questo è nulla rispetto alla notizia successiva, in cui si associa la festa dei vip in occasione dell’apertura del Billionaire di Briatore con la morte in mare del solito barcone di clandestini che cerca di raggiungere il nostro paese. Infatti, la conduttrice annuncia con un tono preoccupato che “mentre i vip festeggiano al “Billionaire” i disgraziati che sfuggono la miseria muoiono in mare”. A parte la semplificazione propagandistica in chiave pietistica con cui viene abitualmente presentato il fenomeno migratorio (mai che si dica, ad esempio, che chi entra in Italia in questa maniera commette un reato, che è atto da irresponsabili affidarsi a canotti o a bagnarole per intraprendere la traversata del Mediterraneo, magari con bambini e in balia di trafficanti privi di scrupoli) mettere in relazione questi due eventi è un “ragionamento” da paranoici decerebrati. E’, infatti, evidente che la festa del Billionaire non ha nulla a che vedere con il naufragio dei clandestini, posto che anche in questo caso non si sfrutti l’evento per denigrare Briatore, un personaggio non assimilabile all’ipocritume cattocomunista al potere, che oltretutto ha osato criticare l’iniziativa del governatore della Sardegna Soru di istituire una tassa sul lusso.
Ecco il livello qualitativo del servizio pubblico: siamo democraticamente obbligati a pagare un canone per mantenere stuoli di liberi giornalisti che vengono impiegati per le meschine e privatissime ambizioni e la propaganduccia da retrobottega dei vari partiti e partitini e dei loro capi e capetti che costellano la politica italiana. In compenso non sappiamo praticamente nulla del mondo che ci circonda. Un mondo che evidentemente, rispetto alle gite fuori porta di Veltroni, non fa notizia.


Veltroni rappresenta il tutto e il contrario di tutto.
Comunque, Veltroni o non Veltroni, l'Unione e questo governo andranno a casa.![]()
Davide Zerillo


Veltroni facci sognare
Scritto da Alessandro Corneli
Aspettando il discorso. Domani Veltroni terrà a Torino l’atteso discorso di auto-investitura. Sarà una summa di buonismo scientifico?
Fabrizio Cicchitto, Fi, ha messo le mani avanti: “Non vorremmo essere indelicati o apparire culturalmente non all'altezza dell'era che sta per aprirsi, quella veltroniana, che prescinderà dagli spiccioli e banali problemi che riguardano la vita quotidiana, ma ci auguriamo che nel suo prossimo discorso di Torino Veltroni, oltre che colloquiare con don Milani, Kennedy, Luther King, Mandela, dirà a noi comuni mortali, ma anche al governo e alla coalizione di centrosinistra, qual è la sua posizione sulla riforma delle pensioni, sulla ripartizione del tesoretto, sulla politica fiscale con particolare riferimento ai piani di settore e sul livello più adatto della pressione fiscale, sull'Ici, sulla Tav, sulla legge Biagi, sulla politica da fare nel Medio Oriente con Israele, i palestinesi e i paesi arabi”.
Il punto è questo: se Veltroni se la caverà bene nel delineare, in astratto i compiti della politica non darà soddisfazione a chi vuole risposte concrete sui problemi concreti. Commentando la manifestazione spontanea dei pendolari che ha bloccato per otto ore, ieri, il traffico ferroviario alla stazione Tiburtina di Roma, Veltroni ha detto: “In questo paese bisogna ritrovare il modo di protestare che sia il meno insopportabile possibile per la vita dei cittadini. Anche le proteste devono essere misurate rispetto ai disagi che si ripercuotono nei confronti dei cittadini”.
Una frase come questa può essere sottoscritta da tutti, ma che cosa significa in concreto? Che i sindacati non possono fare manifestazioni o indire scioperi che risultino insopportabili per i cittadini? Difficile che questo sia il pensiero di Veltroni perché i sindacati gli si rivolterebbero contro. Che voglia infierire sulle manifestazioni spontanee, cioè fuori dal controllo dei tre sindacati? Questo è più probabile, ma anche ingiusto.
Se Veltroni userà formule buone per tutte le stagioni, non andrà lontano. Ma se prenderà posizioni su problemi concreti divergenti da quelle del governo Prodi, lo indebolirà.
Dice ancora Cicchitto: “Alle radici della crisi del governo Prodi non c'è solo un problema di comunicazione. Noi non abbiamo dubbi che sul terreno della comunicazione Veltroni batte Prodi sei a zero, ma sul terreno dei rapporti politici e programmatici egli si trova nella medesima situazione di Prodi e quindi destinato a far la stessa fine. Certo Veltroni può cercare di trarsi d'impaccio parlando agli italiani di sogni, di cose futuribili, di progetti tanto seducenti quanto vaghi, librandosi a mezz'aria nell'affascinante dimensione dell'inesistente, assegnando a Prodi il ruolo di chi per un altro anno dovrà fare il lavoro sporco con Padoa Schioppa e Visco da un lato e i ministri dell'estrema sinistra dall'altro. In sostanza da un lato un sogno senza alcun rapporto con la realtà dall'altro la quinta essenza della mediocrità fondata però su scelte concrete. Alla lunga questa totale schizofrenia è impossibile: o Prodi dovrà dimettersi o Veltroni finirà per far scoprire il suo gioco”.
Che cosa possiamo aggiungere? Una parola in più alla ormai celebre frase di D’Alema: “Veltroni facci sognare”.


..."Questo non è tempo di sogni, che non sono sufficienti: bisogna portare anche le risposte"...Niente sogni, dunque, semmai visioni, "su cosa deve essere questo Paese". Quella che ha in testa il sindaco di Roma lo dirà domani al Lingotto di Torino. Niente prime file riservate alla nomeklatura dei politici. Chi prima arriva si siede dove vuole. Un segnale, certo. Per aprire la sala alla gente "normale"...
Visioni Mistiche de La Repubblica


Un passo avanti, due indietro
Editoriale sul Foglio
L'ipotesi ormai molto concreta di un Walter Veltroni eletto leader del Partito democratico e dunque candidato alla premiership è precisamente quel che si aspettavano coloro che non vogliono veder slittare per anni la politica italiana, comunque la pensino sul sindaco di Roma e sulla lotta tra destra e sinistra, in una zona di ulteriore irrilevanza. Quando il sistema si indebolisce troppo i pericoli rischiano di essere addirittura superiori al caso in cui la politica pretenda per sé troppa forza.
Nella decisione dei democratici di eleggere comunque un leader forte, a parte la ragionevole speranza di tagliare più prima che poi l'esperienza infausta del governo Prodi senza riprodurre l'insulsa e sotterranea battaglia dei capi, c'è qualcosa che convince, e se sarà Veltroni non c'è alcuna ragione di cambiare analisi: convince l'innovazione politica, il fatto cioè che intorno alla questione che davvero conta in politica, la leadership, si confermi un orientamento bipolarista e maggioritario, si allarghi la base di partecipazione attraverso elezioni primarie che a sinistra sono l'unico modo di esprimere una candidatura davvero legittimata.
Il salto di generazione, relativo, ha anche una sua importanza, e la personalità molto panicolare del sindaco della Capitale ha i suoi pregi e i suoi difetti. Ma quel che importa è che, dopo il pareggio di aprile 2006, si rimetta in moto il meccanismo della decisione e si ridisegni un orizzonte in cui alla fine si possa aspirare a qualcosa di più del vivacchiare odierno, tra un fischio e un rinvio e decisioni di puro potere senza anima politica. A questo passo avanti, però, potrebbe seguire uno o anche un paio di passi indietro.
La cosa è delicata. Ora c'è un coro pro Veltroni. Il rischio è di nuovo un plebiscito degli oligarchi. Certo in condizioni politiche nuove e interessanti, ma di nuovo senza un confronto vero tra idee, non solo immagini personali, dentro il variegato e contraddittorio mondo del centro sinistra e in particolare di quella originale formazione che promette di essere il Partito democratico, sintesi di storie e di culture diverse.
Anche se frutto di compromessi (l'accordo tra Blair e Brown in Gran Bretagna, il negoziato riservato e conflittuale tra Sarkozy e Chirac in Francia), la nascita delle leadership significative in Europa, quando ha funzionato, si è distinta per essere il frutto di un cozzo spesso asperrimo: il New Labour contro il vecchio socialismo pansindacalista a Londra, una radicale soluzione di continuità con il paese espresso dal presidente in carica (Chirac, e dietro di lui l'ombra di Mitterrand) a Parigi. Sarebbe bene che, pur candidato di maggioranza, Veltroni dovesse battersi con altri candidati seri, disposti in nome delle loro idee a una vera gara.
Se fosse semplicemente plebiscitato, o opposto a uno Scalfarotto qualsiasi, Veltroni non uscirebbe più forte dalla corsa a succedere a Prodi, ma più debole. E soprattutto gli sarebbe più difficile passare dalle genericità sulla bella politica a un progetto convincente per il paese che si candida a governare, basato su un discorso pubblico rigoroso perché formato nel dialogo e nel contrasto. Bersani, Finocchiaro, ma anche Rutelli, Franceschini: siete sicuri che non esserci sia più vantaggioso che esserci? Le primarie senza candidati in gara sono vere primarie?