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milite
CONOSCERE LA MASSONERIA: MAZZINI
Sin dall’età di 23 anni, il futuro gran maestro della massoneria mondiale, Giuseppe Mazzini, come ci informa il massone Doria, concepì il progetto di assassinare Sua Maestà l’Imperatore d’Austria e il Metternich. Nei primi anni della sua militanza nella carboneria (organizzazione dei massoni che erano disposti a “sporcarsi le mani”), egli frequentò assiduamente il pluriomicida Sgarzarolo (che si vantava di aver di aver annegato 53 frati gettandoli, legati a coppie, nel mare aperto dalla sua nave) e il futuro assassino, Argenti, che aveva cercato di interessare la carboneria al suo piano per assassinare Metternich.
Fu con la “giovine Italia” che Mazzini, nel suo stile pomposo, mise a punto la sua “dottrina dell’assassinio politico”, la quale non colpiva solamente “i traditori e coloro che non obbedivano agli ordini”. “Dovranno essere uccisi sul posto” “pugnalati senza pietà” “abbattuti da una mano invisibile” tutti gli avversari politici; era sufficiente una sentenza emessa dal “tribunale segreto”, controllato da Mazzini, “per far mettere a morte ogni persona colpita da anatema”.
Un gran numero di ufficiali di polizia, militari, amministratori fondiari (il padre del poeta Giovanni Pascoli), uomini politici e sacerdoti furono assassinati su ordine del “tribunale segreto” e le logge massoniche prestavano la loro assistenza per questo lavoro sporco; gli affiliati carbonaro-massonici della Marche erano soprannominati gli “ammazzerelli”.
La “dottrina dell’assassinio politico”, elaborata da Mazzini, fu persino contestata da alcuni capi della carboneria, nel 1838, con queste parole: “A cosa serve un assassinio?... Un colpo di pugnale non risolve niente, non fa nessun effetto. Che importa al popolo se il sangue di un operaio, di un artista, di un gentiluomo o perfino di un principe sia stato versato in forza di una sentenza di Mazzini o di alcuno dei suoi sicari che si divertono in tale modo?”
Nel 1851, alla notizia del colpo di stato di Napoleone III, il gran maestro Adriano Lemmi lasciò l’America, dove si trovava con Kossuth, per andare a Londra e divenire l’esecutore degli ordini di assassinio di Mazzini, decretati dal suo “Comitato Centrale Democratico Europeo”, titolo che Mazzini aveva dato alla sua “Giovine Europa”.
Lemmi si vantò sempre di essere il valido emissario di Mazzini in un gran numero di assassinii, tanto che Mazzini lo chiamava: “Il mio piccolo giudeo che vale dieci buoni diavoli…”.
In quegli anni Mazzini e i capi di questo “comitato centrale Democratico europeo”: Kossuth, Ledru-Rollin, Felice Orsini, Alexander Herzen e Michele Bakunin, insieme al Lemmi, furono i responsabili della maggior parte delle sommosse e degli attentati terroristici che costellarono l’Europa e le Americhe.
Il 4 gennaio 1852, Mazzini e il suo “comitato” decretarono la morte del duca di Parma, Carlo III,; il 26 marzo, Carlo III cadeva sotto i colpi del sicario inviato dal Lemmi. A fine giugno dello stesso anno, sempre a Parma, Lemmi provocò la rivoluzione del 22 luglio.
Il 21 ottobre 1852, Lemmi ispirò il tentato assassinio del ministro Baldasseroli, presidente del consiglio del Gran Duca di Toscana; fu sempre Lemmi che spedì dalla Svizzera il proclama mazziniano che aizzò l’insurrezione di Milano del 6 febbraio 1853; sempre Lemmi, su ordine di Mazzini armò il braccio del fanatico che attentò alla vita dell’Imperatore d’Austria il 18 febbraio 1853.
Nel 1855, Lemmi si recò a Roma e organizzò, il 12 giugno, l’attentato al Cardinal Antonelli.