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Discussione: Mazzini, il Massone

  1. #31
    ulfenor
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    Sinceramente mi avete rotto il cazzo con la storiella del mazzini massone...

  2. #32
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  3. #33
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    Sinceramente mi avete rotto il cazzo con la storiella del mazzini massone...
    Fattene una ragione...o comincia col cambiare avatar!

  4. #34
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    Ma se anche Mazzini fosse stato massone cosa importerebbe, Mazzini va giudicato per le sue opere, ed egli è stato il grande teorico dell'unità nazionale e del corporativismo ed il principale ispiratore della dottrina fascista. Senza Mazzini non avremmo avuto il Fascismo, questo se lo mettano bene in mente tutti coloro che si professano fascisti e criticano Mazzini.

  5. #35
    OLTRE LA MORTE
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    Ma se anche Mazzini fosse stato massone cosa importerebbe, Mazzini va giudicato per le sue opere, ed egli è stato il grande teorico dell'unità nazionale e del corporativismo ed il principale ispiratore della dottrina fascista. Senza Mazzini non avremmo avuto il Fascismo, questo se lo mettano bene in mente tutti coloro che si professano fascisti e criticano Mazzini.

  6. #36
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    CONOSCERE LA MASSONERIA: MAZZINI


    Sin dall’età di 23 anni, il futuro gran maestro della massoneria mondiale, Giuseppe Mazzini, come ci informa il massone Doria, concepì il progetto di assassinare Sua Maestà l’Imperatore d’Austria e il Metternich. Nei primi anni della sua militanza nella carboneria (organizzazione dei massoni che erano disposti a “sporcarsi le mani”), egli frequentò assiduamente il pluriomicida Sgarzarolo (che si vantava di aver di aver annegato 53 frati gettandoli, legati a coppie, nel mare aperto dalla sua nave) e il futuro assassino, Argenti, che aveva cercato di interessare la carboneria al suo piano per assassinare Metternich.
    Fu con la “giovine Italia” che Mazzini, nel suo stile pomposo, mise a punto la sua “dottrina dell’assassinio politico”, la quale non colpiva solamente “i traditori e coloro che non obbedivano agli ordini”. “Dovranno essere uccisi sul posto” “pugnalati senza pietà” “abbattuti da una mano invisibile” tutti gli avversari politici; era sufficiente una sentenza emessa dal “tribunale segreto”, controllato da Mazzini, “per far mettere a morte ogni persona colpita da anatema”.
    Un gran numero di ufficiali di polizia, militari, amministratori fondiari (il padre del poeta Giovanni Pascoli), uomini politici e sacerdoti furono assassinati su ordine del “tribunale segreto” e le logge massoniche prestavano la loro assistenza per questo lavoro sporco; gli affiliati carbonaro-massonici della Marche erano soprannominati gli “ammazzerelli”.
    La “dottrina dell’assassinio politico”, elaborata da Mazzini, fu persino contestata da alcuni capi della carboneria, nel 1838, con queste parole: “A cosa serve un assassinio?... Un colpo di pugnale non risolve niente, non fa nessun effetto. Che importa al popolo se il sangue di un operaio, di un artista, di un gentiluomo o perfino di un principe sia stato versato in forza di una sentenza di Mazzini o di alcuno dei suoi sicari che si divertono in tale modo?”

    Nel 1851, alla notizia del colpo di stato di Napoleone III, il gran maestro Adriano Lemmi lasciò l’America, dove si trovava con Kossuth, per andare a Londra e divenire l’esecutore degli ordini di assassinio di Mazzini, decretati dal suo “Comitato Centrale Democratico Europeo”, titolo che Mazzini aveva dato alla sua “Giovine Europa”.
    Lemmi si vantò sempre di essere il valido emissario di Mazzini in un gran numero di assassinii, tanto che Mazzini lo chiamava: “Il mio piccolo giudeo che vale dieci buoni diavoli…”.
    In quegli anni Mazzini e i capi di questo “comitato centrale Democratico europeo”: Kossuth, Ledru-Rollin, Felice Orsini, Alexander Herzen e Michele Bakunin, insieme al Lemmi, furono i responsabili della maggior parte delle sommosse e degli attentati terroristici che costellarono l’Europa e le Americhe.
    Il 4 gennaio 1852, Mazzini e il suo “comitato” decretarono la morte del duca di Parma, Carlo III,; il 26 marzo, Carlo III cadeva sotto i colpi del sicario inviato dal Lemmi. A fine giugno dello stesso anno, sempre a Parma, Lemmi provocò la rivoluzione del 22 luglio.
    Il 21 ottobre 1852, Lemmi ispirò il tentato assassinio del ministro Baldasseroli, presidente del consiglio del Gran Duca di Toscana; fu sempre Lemmi che spedì dalla Svizzera il proclama mazziniano che aizzò l’insurrezione di Milano del 6 febbraio 1853; sempre Lemmi, su ordine di Mazzini armò il braccio del fanatico che attentò alla vita dell’Imperatore d’Austria il 18 febbraio 1853.
    Nel 1855, Lemmi si recò a Roma e organizzò, il 12 giugno, l’attentato al Cardinal Antonelli.
    Ebbé? Ammesso e concesso sia vero quanto dici, sostituendo ai nomi di principi, cardinali, duchi obiettivi dei cospiratori mazziniani, i nomi dei politici odierni, scopriremmo che i cospiratori avrebbero un sol nome: COMBATTENTI PER LA PATRIA, PER LA LIBERTA', PER L'ONORE E PER L'INDIPENDENZA.Chiunque poi abbia progettato di assassinare Metternich non fu altro che un combattente nazionale. Onore a lui.

  7. #37
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  8. #38
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    CONOSCERE LA MASSONERIA: MAZZINI


    Sin dall’età di 23 anni, il futuro gran maestro della massoneria mondiale, Giuseppe Mazzini, come ci informa il massone Doria, concepì il progetto di assassinare Sua Maestà l’Imperatore d’Austria e il Metternich. Nei primi anni della sua militanza nella carboneria (organizzazione dei massoni che erano disposti a “sporcarsi le mani”), egli frequentò assiduamente il pluriomicida Sgarzarolo (che si vantava di aver di aver annegato 53 frati gettandoli, legati a coppie, nel mare aperto dalla sua nave) e il futuro assassino, Argenti, che aveva cercato di interessare la carboneria al suo piano per assassinare Metternich.
    Fu con la “giovine Italia” che Mazzini, nel suo stile pomposo, mise a punto la sua “dottrina dell’assassinio politico”, la quale non colpiva solamente “i traditori e coloro che non obbedivano agli ordini”. “Dovranno essere uccisi sul posto” “pugnalati senza pietà” “abbattuti da una mano invisibile” tutti gli avversari politici; era sufficiente una sentenza emessa dal “tribunale segreto”, controllato da Mazzini, “per far mettere a morte ogni persona colpita da anatema”.
    Un gran numero di ufficiali di polizia, militari, amministratori fondiari (il padre del poeta Giovanni Pascoli), uomini politici e sacerdoti furono assassinati su ordine del “tribunale segreto” e le logge massoniche prestavano la loro assistenza per questo lavoro sporco; gli affiliati carbonaro-massonici della Marche erano soprannominati gli “ammazzerelli”.
    La “dottrina dell’assassinio politico”, elaborata da Mazzini, fu persino contestata da alcuni capi della carboneria, nel 1838, con queste parole: “A cosa serve un assassinio?... Un colpo di pugnale non risolve niente, non fa nessun effetto. Che importa al popolo se il sangue di un operaio, di un artista, di un gentiluomo o perfino di un principe sia stato versato in forza di una sentenza di Mazzini o di alcuno dei suoi sicari che si divertono in tale modo?”

    Nel 1851, alla notizia del colpo di stato di Napoleone III, il gran maestro Adriano Lemmi lasciò l’America, dove si trovava con Kossuth, per andare a Londra e divenire l’esecutore degli ordini di assassinio di Mazzini, decretati dal suo “Comitato Centrale Democratico Europeo”, titolo che Mazzini aveva dato alla sua “Giovine Europa”.
    Lemmi si vantò sempre di essere il valido emissario di Mazzini in un gran numero di assassinii, tanto che Mazzini lo chiamava: “Il mio piccolo giudeo che vale dieci buoni diavoli…”.
    In quegli anni Mazzini e i capi di questo “comitato centrale Democratico europeo”: Kossuth, Ledru-Rollin, Felice Orsini, Alexander Herzen e Michele Bakunin, insieme al Lemmi, furono i responsabili della maggior parte delle sommosse e degli attentati terroristici che costellarono l’Europa e le Americhe.
    Il 4 gennaio 1852, Mazzini e il suo “comitato” decretarono la morte del duca di Parma, Carlo III,; il 26 marzo, Carlo III cadeva sotto i colpi del sicario inviato dal Lemmi. A fine giugno dello stesso anno, sempre a Parma, Lemmi provocò la rivoluzione del 22 luglio.
    Il 21 ottobre 1852, Lemmi ispirò il tentato assassinio del ministro Baldasseroli, presidente del consiglio del Gran Duca di Toscana; fu sempre Lemmi che spedì dalla Svizzera il proclama mazziniano che aizzò l’insurrezione di Milano del 6 febbraio 1853; sempre Lemmi, su ordine di Mazzini armò il braccio del fanatico che attentò alla vita dell’Imperatore d’Austria il 18 febbraio 1853.
    Nel 1855, Lemmi si recò a Roma e organizzò, il 12 giugno, l’attentato al Cardinal Antonelli.
    Inoltre, quanto riportato qui sopra riferisce un fatto contraddittorio e capzioso: il padre di Giovanni Pascoli ucciso da cospiratori mazziniani. Ciò contrasta con l'affiliazione certa di Giovanni Pascoli, nel 1882, al Grande Oriente. Giovanni Pascoli, poeta dei buoni sentimenti familiari e degli affetti familiari infranti dalla violenza, potea della natura e della campagna, delle cose semplici che ti possono suggerire emozioni. Poeta che ha educato ed educa ancora oggi milioni di studenti di ogni scuola e grado. Teorico ed anticipatore del nazionalismo proletario: "La grande proletaria si è mossa". Ecco le tre domande che posero al 27enne Pascoli, peraltro sotto la guida di Carducci, al momento dell'iniziazione: D:"Che cosa deve l'uomo alla patria? R: "La vita". D: "Quali sono doveri dell'uomo verso l'umanità?" R: "Di amarla". D:"Quali sono i doveri degli uomini verso se stessi?". R: "Di rispettarsi". Capisco solo una cosa: a vedere e constatare la falsità dei clericali, comprendo perchè simili domande e risposta possano essere giudicate sovversive...

  9. #39
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  10. #40
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    Inoltre, quanto riportato qui sopra riferisce un fatto contraddittorio e capzioso: il padre di Giovanni Pascoli ucciso da cospiratori mazziniani. Ciò contrasta con l'affiliazione certa di Giovanni Pascoli, nel 1882, al Grande Oriente. Giovanni Pascoli, poeta dei buoni sentimenti familiari e degli affetti familiari infranti dalla violenza, potea della natura e della campagna, delle cose semplici che ti possono suggerire emozioni. Poeta che ha educato ed educa ancora oggi milioni di studenti di ogni scuola e grado. Teorico ed anticipatore del nazionalismo proletario: "La grande proletaria si è mossa". Ecco le tre domande che posero al 27enne Pascoli, peraltro sotto la guida di Carducci, al momento dell'iniziazione: D:"Che cosa deve l'uomo alla patria? R: "La vita". D: "Quali sono doveri dell'uomo verso l'umanità?" R: "Di amarla". D:"Quali sono i doveri degli uomini verso se stessi?". R: "Di rispettarsi". Capisco solo una cosa: a vedere e constatare la falsità dei clericali, comprendo perchè simili domande e risposta possano essere giudicate sovversive...
    Sarà che a me i sovversivi sono sempre piaciuti e i clericali li ho sempre considerati falsi e in malafede, quando non semplicemente ottusi...

 

 
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