Veltroni ci fa sapere dalla Francia che non bisogna più guardare al passato. Che non serve per andare avanti. Occorre guardare al futuro. Andare avanti senza voltarsi indietro.
Parli per sé, l'ex comunista figicciotto.
E' chiaro che chi provenga dal PCI-PDS non ami il proprio passato e lo tema con orrore e con angoscia.
La storia dei comunisti è, dal dopoguerra in poi, una corsa continua alla rivisitazione, alla riformulazione, all'aggiornamento di un pensiero scomodo. Scomodo perché radicato nella rivoluzione bolscevica, ancorato all'Unione Sovietica, allo stalinismo prima e al politburo del PCUS dopo.
Scomodo perché, anche con gli sforzi di Longo e Berlinguer, il PCI non seppe mutare ciò che è per definizione immutabile: l'ideologia. Mantenendo una forte contraddizione tra la democrazia di cui volevano essere parte e facevano parte, e i precetti cari alla base.
Scomodo, perché la svolta di Occhetto si limitò ad abiurare, senza proporre.
Scomodo perché il PDS si è perso per strada, i DS hanno tentato una svolta neo-socialista senza riuscirci, approdando al catto-riformismo del Partito Democratico. In cui c'è tutto e il suo contrario.
Per questo Veltroni, che si aggrappa a Kennedy da vent'anni (e lo imita anche nell'inflessione verbale), dice di chiudere col passato. Di cancellarlo.
Cioè di annullare quasi novant'anni di storia, per il popolo Pci-Pds-Ds.
Parli per sé, Veltroni. Che manifestava col pugno chiuso e l'Unità in tasca.
C'è chi la storia la guarda eccome, per andare avanti. C'è chi parte da quella, e si proietta nel futuro. Perché non ha nulla da rimproverare ai propri padri e ai propri ideali. Né a se stesso.
Fa piacere che chi ha sbagliato per anni, quantomeno nell'appartenenza politica, se non nell'evolversi delle convinzioni personali, decida di mettere un punto. Fa piacere che lo dica. Ma eviti di trascinare con sé anche quelli che il passato ce l'hanno, lo difendono, lo utilizzano quotidianamente per trovare nuova linfa e nuove idee.




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