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Discussione: Sul "Card." Kasper

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    Predefinito Sul "Card." Kasper

    L’ERETICO TEOLOGO TEDESCO card. WALTER KASPER

    Ricordo ancora la scossa che ebbi alla nomina di “Segretario speciale”, nel Sinodo del gennaio 1983, del teologo (?) Walter Kasper, tutt’altro che ortodosso per tutte le eresie che ha sfornato dal Concilio ad oggi.

    Per necessità di spazio, non posso dare, qui, che rapidi accenni alla sua dottrina nefasta.

    Ad esempio: nel suo volume: “Ateismo e linguaggio” (Roma 1974) scrive:

    «... dall’uomo e dal mondo non si può risalire a Dio».

    Nel suo libro: “Introduzione alla Fede”, scrive:

    «Certi dogmi possono essere totalmente unilaterali, testardi nel volere avere sempre ragione, stupidi e precipitosamente prematuri».

    I miracoli di Gesù, per Lui, vanno visti sotto due aspetti: storici e scientifici, come la “tempesta sedata”, “la trasfigurazione”, “Gesù che cammina sulle acque”, “la moltiplicazione dei pani e dei pesci”, “la pesca miracolosa”, ecc., mentre “i miracoli sulla natura risultano della aggiunte secondarie alla tradizione originale”.

    L’aver messo a “teologo” del Concilio questo squinternato tedesco è stato come un voler togliere la già poca credibilità dello zoppicante Vaticano II!

    Kasper fu anche il responsabile principale del cosiddetto “Catechismo Tedesco per Adulti”, zeppo di manchevolezze, inesattezze ed errori dottrinali.

    Da ricordare che egli fu anche il firmatario, nel 1972, del famoso “Manifesto” dei 32 teologi. Nel 1989, invece, non firmò il “Manifesto” dei 163, solo perché già sapeva della sua infausta nomina a Vescovo.

    A scrivere su l’aberrante Rivista “Concilium”, nella sezione “Ecumenismo”, iniziò con lo scritto: “La Chiesa sotto la Parola di Dio”. Era l’introduzione a una dogmatica rinnovata secondo il Vaticano II.

    La sua strategia di modernista fu quella di suggerire che “un uomo moderno non può credere, perché incontra ostacoli che non riesce a superare, per cui deve accettare questa impossibilità”.

    E in un suo articolo del 14 luglio 1989, riportato dalla “Schweizerische Katholische Wochensentung”, afferma che è impossibile conservare la fede nella Chiesa, rimasta un misterioso grano di senape.

    Il suo libro “Introduzione alla Fede”, edito dalla Queriniana nel 1973, fu subito criticato dal salesiano Luigi Bogliolo, allora professore nella Pontificia Università Lateranense, nella sua monografia: “Ateismo e linguaggio” dove spiega perché Kasper afferma che è in questione anche la nostra fede, anzi “la Fede stessa”, perché - secondo Kasper - «non è più praticabile per arrivare a Dio, né la via ontologica della tradizionale filosofia cristiana sulla base della sola esperienza, perché l’uomo ha trasformato il mondo in naturale della sua libertà, né la via delle esigenze interiori della coscienza, che reclama Dio come postulato, al modo di Kant». Il che significherebbe appunto - secondo Kasper - che “dall’uomo e dal mondo non si può risalire a Dio”.

    Ma anche la teologia, come scienza, può far poco - sempre secondo Kasper - perché “non è possibile una filosofia che porti alla fede quale fondamento umano della fede stessa. Non è possibile una teologia filosofica capace di dire qualcosa intorno a Dio”.

    L’insignificanza del linguaggio teologico si risolve “nel-l’impossibilità, per l’intelligenza umana, di conoscere Dio, prima e fuori della fede”.

    Ora, questo è in contraddizione con la Rivelazione1 e col Magistero infallibile della Chiesa:

    «Se qualcuno dirà che l’unico e vero Dio, Creatore e Signore nostro, non può essere conosciuto col lume della ragione, attraverso le cose create, sia scomunicato»2.

    Ma Kasper se ne infischia dell’uno e dell’altro, impregnato com’è di modernismo, cadendo anche sotto gli anatemi precisi dell’enciclica “Pascendi” di S. Pio X.

    Nel suo libro: “Gesù il Cristo”, scrive, apertis verbis, che Gesù non è Figlio di Dio. È questo in senso vero e proprio, sia in senso metafisico che ontologico. Secondo Lui, infatti, «questa confessione di Gesù Cristo Figlio di Dio... anche oggi viene accolta con notevole diffidenza da parecchi fedeli (sic!). Secondo l’obiezione più corrente, che è poi anche la più importante, qui ci troveremmo di fronte a un residuo di mentalità mitica passivamente accettata»3.

    Nei Vangeli sinottici - secondo Kasper - «Gesù non si qualifica mai come Figlio di Dio. Una simile enunciazione deriva, quindi, chiaramente dalla confessione di fede della Chiesa».

    Che cosa ne ha fatto, allora, Kasper della confessione di Pietro, a Cesarea di Filippo: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»4, subito sanzionata da Cristo stesso:

    «Beato te, Simone Bar Jona, perché non la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli»?..

    E la risposta di Gesù: «Sì, lo sono!», davanti al-l’Alto Consiglio, per Kasper, Gesù lo disse perché “fu costretto a dichiararsi Messia”!

    E quando, dopo la Pasqua, la comunità cristiana confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Kasper non Gli riconosce “una dignità che andrebbe ben oltre le sue pretese”.

    Affermando, poi, che “nella scuola paolina e negli scritti giovannei, si giunge così ad una confessione esplicita della divinità di Gesù”, Kasper viene ad attribuire la divinità di Gesù ad una invenzione di San Paolo e di San Giovanni.

    ***

    E per Kasper non ci sono miracoli nel Vangelo.

    Infatti, per Lui, i “miracoli”, sono “leggende”, “racconti non storici”, né costituiscono una prova della divinità di Gesù Cristo; anzi, i miracoli sono “un problema che rende piuttosto strana e difficilmente comprensibile all’uomo moderno l’attività di Gesù”.

    Per diminuirne il valore, poi, scrive:

    «Dal punto di vista letterario, si può notare una tendenza ad amplificare e moltiplicare i miracoli».

    E continua:

    «I racconti miracolosi del Nuovo Testamento, sono strutturati in modo analogo a quelli che già conosciamo nell’antichità»; «Si ha, quindi, l’impressione che il Nuovo Testamento abbia arricchito la figura di Gesù di numerosi motivi extra-cristiani, per sottolinearne la grandezza e l’autorità».

    E continua a demolirli:

    «Alcuni racconti miracolosi si sono dimostrati, all’indagine della storia delle forme (?!) come proiezioni dell’esperienza pasquale sulla vita terrena di Gesù, o come anticipazioni sull’attività del Cristo glorificato. Tra queste storie epifaniche vanno annoverati, ad esempio, il miracolo della tempesta sedata, la scena della trasfigurazione, il cammino sulle acque, la moltiplicazione dei pani per 4-5.000 persone, la pesca miracolosa. I racconti del risveglio della figlia di Giairo, del giovanetto di Naim e di Lazzaro, non mirano ad altro che a presentare Gesù come Signore della vita e sulla morte».

    E prosegue:

    «Molte storie miracolose riferiteci dai Vangeli devono essere considerate leggendarie. Molte leggende vanno analizzate non tanto nel loro contenuto storico, bensì in quello teologico», e cioè:

    «questi racconti non storici sono enunciati di fede su significato salvifico della persona e del messaggio di Gesù»5.

    Incredibile! Questo sbruffone della teologia moderna fa di tutto il Vangelo una grande impostura della storia! E, benché ammetta che “Gesù ha compiuto delle opere straordinarie che lasciarono stupefatti i contemporanei”, tuttavia, aggiunge che questo “ha un’importanza piuttosto relativa”, anche perché questi “miracoli” “possono essere interpretati anche come opera del demonio. In se stessi non sono, poi, così chiari, e non contribuiscono necessariamente una prova della divinità di Gesù”.

    Anche qui, è chiaro come Kasper è contro la Tradizione e contro il Vaticano I, che sentenziò che «i miracoli di Gesù sono argomenti certissimi della divina Rivelazione e adatti all’intelligenza di tutti»6 (“Miracula divinae Revelationis signa sunt certissima per omnium intelligentiae accomodata”).

    Ma per questo traditore della Fede, intriso di superbia satanica, “il concetto apologetico di miracolo si rivela formula vuota”, perché i miracoli «sarebbero sicuramente accertabili soltanto nel caso in cui noi fossimo in grado di conoscere in modo completo tutte le leggi della natura e di penetrare fino in fondo ogni singolo caso», per cui «queste e altre analoghe difficoltà hanno indotto i teologi (?) a superare, in parte, o del tutto, il concetto apologetico di miracolo».

    Ecco un altro sragionare che merita ancora l’altro anatema del Vaticano I:

    «Se qualcuno dirà che i miracoli non sono possibili e che, perciò, tutti i racconti miracolosi contenuti anche nella sacra Scrittura devono essere relegati tra le leggende e i miti, o che i miracoli non possono giammai essere conosciuti con certezza, né con essi si può debitamente dimostrare l’origine divina della religione cristiana, sia scomunicato!»7.

    ***

    Inoltre, per Kasper non c’è stata risurrezione corporea di Gesù.

    Difatti, scrive:

    «Quando si parla di Gesù risorto, il pensiero corre quasi spontaneamente ai dipinti di Matthias Grûnewald, dove osserviamo un Cristo che esce trasfigurato dal sepolcro. Ma basta gettare un rapido sguardo sul dato della Tradizione del Nuovo Testamento per rendersi conto che un simile quadro non rispecchia affatto il reale svolgimento dei fatti»8.

    E continua:

    «Gli enunciati della Tradizione neo-testamentaria della risurrezione di Gesù non sono affatto neutrali: sono confessioni e testimonianze prodotte da gente che crede».

    E prosegue con sicumera che:

    «dobbiamo supporre che non si tratti di cenni storici, ma soltanto di artifici stilistici, escogitati per richiamare l’attenzione e creare suspance».

    E continua ancora:

    «In ciò su cui si vuole richiamare l’attenzione non è il sepolcro vuoto; si annuncia la resurrezione, e il sepolcro viene considerato soltanto come segno di questa fede»...

    comunque,

    «La Rivelazione di un nucleo storico , presente nei racconti del sepolcro vuoto, non costituisce, certo, una prova della risurrezione». «Il sepolcro vuoto rappresenta un fenomeno ambiguo, aperto a diverse possibilità di interpretazioni».

    Uno sragionare così può valere per deficienti mentali, non perché sa che “obiettivamente” è successo veramente così, ma perché sa che Gesù è veramente Dio. Perciò, questo scucito mentale di Kasper non può non cadere, anche qui, nell’altro anatema del Vaticano I:

    «Se qualcuno dirà che la Rivelazione divina non possa essere fatta credibile da esterni segni, e che perciò gli uomini non devono essere mossi alla fede se non da sola interna esperienza, o privata ispirazione, sia scomunicato!»9.

    Ma anche l’Ascensione di Cristo in cielo, per Kasper, non ci fu, come non ci furono le apparizioni.

    Per Lui, Cristo non è mai asceso al cielo, perché non ne era mai disceso:

    «Queste nubi che sottraggono Gesù allo sguardo dei discepoli attoniti, quindi, non sono un fenomeno meteorologico, ma un simbolo teologico».

    Come si vede, la sua cristologia è sempre senza Fede: niente divinità di Cristo, niente resurrezione, niente Ascensione, niente apparizioni.

    Di tutto questo, infatti, Egli scrive:

    «Questi racconti vanno interpretati alla luce di quanto essi vogliono esprimere», per cui questi testi «dove si parla di un Risorto che viene toccato con le mani e che consuma dei pasti coi discepoli10 non vanno presi alla lettera», ma solo «sono confessioni e testimonianze prodotte da gente che crede».

    Quindi, Kasper sentenzia:

    «Bisognerà dunque partire dal fatto che questo loro “vedere” è stato reso possibile dalla fede, o meglio si è trattato di una esperienza condotta nella “fede”»...

    E così, Kasper liquida, d’un sol colpo, tutto il Vangelo delle apparizioni!

    ***

    E così crolla anche la “Mariologia”

    È la sua logica. Infranta la cristologia, Kasper va all’attacco anche della Mariologia. Infatti, scrive di

    «difficili problemi teologici-biblici che la tematica (?) del concepimento verginale solleva», per cui la verginale maternità di Maria è «ancora aperta sul piano biblico».

    E spezza una lancia anche in difesa di Nestorio, il negatore della divina maternità di Maria, scrivendo:

    «(A Nestorio) vennero attribuite le più gravi deviazioni dottrinali, mentre il Concilio di Efeso lo bollò addirittura con l’appellativo di “Giuda redivivo”. Oggi, però, in seguito alle ricerche condotte dalla teologia storica (?) si è propensi ad una riabilitazione».

    Un altro “Giuda redivivo”, però, oggi, per noi, è proprio Lui, Kasper, il “Giuda moderno”, che elimina logicamente anche l’infallibilità della Chiesa.

    Come Hans Küng, suo degno collega in eresie, nega infatti l’infallibilità della Chiesa ed entrambi, con la loro “nuova cristologia”, “ripudiano il Magistero e l’autorità della Chiesa”11.

    ***

    Chiudo, qui, queste enunciazioni di apostasia della Fede cattolica, pubblicate e insegnate addirittura da un cardinale della Chiesa cattolica.

    Purtroppo, dopo il Vaticano II, gli “errori teologici” vengono solo “dichiarati” e non più condannati né anatemizzati. E ancora peggio, gli “eretici”, oggi, li vediamo persino protetti dall’alto e anche promossi, com’è stato con questo eretico teologo tedesco, promosso persino a vescovo e, poi, a cardinale!

    Ancora prima, fu però scelto come membro della “Commissione Teologica Internazionale”; poi, fu eletto a Consulente del “Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani”; dopo, fu “teologo” del Sinodo speciale del 1985; e, a coronamento, infine, fu eletto Vescovo, scrivendogli persino che “per la Chiesa cattolica in Germania, in un periodo turbolento, Lei è un dono prezioso»12.

    Per me, invece, è uno dei tanti esempi di azione modernista, la più sfacciata e impudente. Altro che “dono”, fatto da Roma alla Germania germanica, ma bensì un fumo per cervelli già annebbiati dall’aura del Vaticano II, impregnata di idealismo, di esistenzialismo e di immanentismo di tante altre filosofie moderne.

    C’è solo, quindi, da rabbrividire e da sdegnarsi di queste promozioni ecclesiastiche che sembrano insediate per minare, definitivamente, la Chiesa di Cristo!

    Ma... “Non prevalebunt!”.

    NOTE

    1 Cfr. San Paolo, Rom. 1, 20 - Rom. 2, 14 ss.

    2 Cfr. Dz 180.

    3 Cfr. Walter Kasper, “Gesù il Cristo”, p. 223.

    4 Cfr. Mt. 16, 16.

    5 Cfr. Walter Kasper, “Gesù il Cristo”, p. 118.

    6 Cfr. Denz. 1790.

    7 Cfr. Denz. 1813.

    8 Cfr. Walter Kasper, “Gesù il Cristo”, p. 175.

    9 Cfr.Denz. 1812.

    10 Cfr. Lc. 24, 38 ss; Jo. 20, 26 ss.

    11 Cfr. Leone XIII, “Vigilantiae”.

    12 Cfr. Lettera del card. Ratzinger, in “30 giorni”, maggio 1989.

    Fonte: Chiesa viva

  2. #2
    noblesse oblige
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    Citazione Originariamente Scritto da Augustinus...
    Per me, invece, è uno dei tanti esempi di azione modernista, la più sfacciata e impudente. Altro che “dono”, fatto da Roma alla Germania germanica, ma bensì un fumo per cervelli già annebbiati dall’aura del Vaticano II, impregnata di idealismo, di esistenzialismo e di immanentismo di tante altre filosofie moderne.
    ...
    aveva proprio ragione quell'anziano personaggio del Nome della Rosa (Ubertino da Casale) che accomiatandosi dal giovane Adso da Melk disse:
    "...e mi raccomando, brucia tutti i tuoi libri!"

  3. #3
    desiderium
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    ehi, giù le mani dal card. Kasper!

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Abaelardus Visualizza Messaggio
    ehi, giù le mani dal card. Kasper!
    Perchè è un eretico?

  5. #5
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    caro augustinus, credo tu stia esagerando, tuttavia non voglio mettere in dubbio le tue ragioni.

    ps.
    questo passo del cardinale:
    «Gesù non si qualifica mai come Figlio di Dio. Una simile enunciazione deriva, quindi, chiaramente dalla confessione di fede della Chiesa».
    riguardo ai sinottici è vero, ma quello che non capisco dove è lo scandalo?

    abbiamo sia il Vangelo di Giovanni sia la confessione di fede niceno-costantinopolitana, ed è errato (oltre che squisisito), sostenere che il cardinale le rifiuta.
    ma stiamo scherzando??

    tuttavia, non è improbabile che abbia subito pure lui l'influsso di qualche scuola esegetica protestante tedesca, ma da qui a considerarlo "eretico" ce ne vuole!



    cordialmente

  6. #6
    noblesse oblige
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor
    ...
    questo passo del cardinale:
    «Gesù non si qualifica mai come Figlio di Dio. Una simile enunciazione deriva, quindi, chiaramente dalla confessione di fede della Chiesa».
    riguardo ai sinottici è vero, ma quello che non capisco dove è lo scandalo?
    ...


    21Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? 23Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
    (Mt 7, 21-23)

    32Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.
    (Mt 10,32-33)

    25In quel tempo Gesù disse: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. 27Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.
    (Mt 11, 25-27)

    49Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: "Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; 50perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre".
    (Mt 12, 49-50)

    12Allora i discepoli gli si accostarono per dirgli: "Sai che i farisei si sono scandalizzati nel sentire queste parole?". 13Ed egli rispose: "Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata. 14Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!".
    (Mt 15,12-14)

    17E Gesù: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.
    (Mt 16,17)

    27Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni. 28In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell'uomo venire nel suo regno".
    (Mt 16,27-28)

    10Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. 11È venuto infatti il Figlio dell'uomo a salvare ciò che era perduto.
    (Mt 18,10-11)

    19In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. 20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro".
    (Mt 18,19-20)

    35Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello".
    (Mt 18,35)

    23Ed egli soggiunse: "Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio".
    (Mt 20,23)

    27Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti, 28perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. 29Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio".
    (Mt 26,27-29)

    39E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: "Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!".
    (Mt 26,39)

    42E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: "Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà".
    (Mt 26,42)

    52Allora Gesù gli disse: "Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. 53Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? 54Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?".
    (Mt 26, 52-54)

    ...solamente in Matteo

  7. #7
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    L'opera di correzione nei confronti dei prelati è questione delicata e spinosa. Tuttavia, secondo san Tommaso, essa è possibile, in certi casi anche doverosa, sempre tenuto conto del rispetto loro dovuto.
    Non va comunque dimenticato che non di rado le deviazioni dottrinali sono state diffuse da prelati.
    Riporto gli articoli della Summa (II-II, q. 33, aa. 3-4) dedicati a questo caso particolare di «correzione fraterna»


    ARTICOLO 3
    Se la correzione fraterna spetti solo ai prelati.


    SEMBRA che la correzione fraterna non spetti che ai prelati. Infatti :
    1. S. Girolamo scrive : “ I sacerdoti cerchino di osservare quelle parole evangeliche: "Se il tuo fratello pecca contro di te, ecc. " ».
    Ora, col termine sacerdoti si usava indicare i prelati, che hanno la cura spirituale degli altri. Perciò ai soli prelati spetta la correzione fraterna.
    2. La correzione fraterna è un'elemosina spirituale. Ma fare l'elemosina materiale spetta a quelli che sono superiori nelle cose temporali, cioè ai più ricchi. Quindi anche la correzione fraterna spetta a coloro che sono superiori nelle cose spirituali, cioè ai prelati.
    3. Chi corregge, smuove un altro con la sua ammonizione. Ora, tra gli esseri fisici, o naturali, i corpi inferiori sono mossi da quelli superiori. Dunque anche nell'ordine della virtù, il quale segue l'ordine della natura, soltanto ai prelati spetta correggere gli inferiori.

    IN CONTRARIO: Nel Decreto di Graziano si legge: «Tanto i sacerdoti che tutti gli altri fedeli devono avere somma cura di coloro che si perdono, in modo che con i loro rimproveri, o li correggano dei peccati, oppure, se si mostrano incorreggibili, vengano separati dalla Chiesa ».

    RISPONDO: Come abbiamo «già visto, ci sono due tipi di correzione. La prima, che è un atto di carità, e che tende principalmente ad emendare il fratello colpevole mediante la semplice ammonizione. E tale correzione spetta a chiunque abbia la carità, sia egli suddito o prelato. - C'è poi una seconda correzione che è un atto di giustizia, nella quale si ha di mira il bene comune, che viene procurato non soltanto mediante l'ammonizione, ma talora anche con la punizione, perché gli altri dal timore siano distolti dalla colpa. E questa correzione spetta ai soli prelati, i quali hanno il compito non soltanto di ammonire, ma anche di correggere con la punizione.

    SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ;
    1. Anche nella correzione fraterna, che interessa tutti, il dovere dei prelati è più grave, come nota S. Agostino. Infatti come uno è tenuto di più a beneficare materialmente coloro che sono affidati alle sue cure temporali, così è tenuto di più a beneficare spiritualmente, con la correzione, con l'insegnamento, eco., quelli che sono affidati alle sue cure spirituali. Perciò S. Girolamo non intende dire che il precetto della correzione fraterna interessa soltanto i sacerdoti ; ma che li interessa in maniera speciale.
    2. Come chi è in grado di soccorrere materialmente è relativamente ricco, cosi chi conserva sano il giudizio della ragione, in modo da poter correggere l'altrui peccato, in questo è da considerarsi superiore.
    3. Anche tra gli esseri fisici, o naturali, alcuni esercitano influssi reciproci, in forza di una superiorità scambievole : cioè per il fatto che ciascuno di essi in qualche modo è in atto, e in qualche modo in potenza rispetto all'altro. Parimente, una persona, in quanto ha conservato sano il giudizio della ragione rispetto alla cosa in cui un altro sbaglia, è in grado di correggerlo, sebbene non sia superiore a lui in modo assoluto.

    ARTICOLO 4
    Se un suddito sia tenuto a correggere il suo prelato.


    SEMBRA che un suddito non sia tenuto a correggere il suo prelato. Infatti :
    1. Sta scritto: «L'animale che toccherà il monte sarà lapidato» ; e nel libro dei Re si legge che Oza fu percosso dal Signore, perché aveva toccato l'arca. Ora, il monte e l'arca raffigurano i prelati. Dunque i prelati non devono essere corretti dai sudditi.
    2. All'affermazione di S. Paolo: «Gli resistei in faccia», la Glossa aggiunge: «come pari». Perciò, siccome un suddito non è pari al suo prelato, non deve correggerlo.
    3. S. Gregorio afferma: «Non presuma di correggere la vita dai santi se non chi si stima migliore di essi ». Ma nessuno deve stimarsi migliore del proprio prelato. Dunque i prelati non vanno mai corretti.

    IN CONTRARIO: S. Agostino ha scritto nella Regola: «Non di voi soltanto, ma anche di lui”, cioè del prelato, "abbiate misericordia, che quanto si trova in un posto più alto, tanto si trova in maggiore pericolo». Ora, la correzione fraterna è un'opera di misericordia.
    Quindi vanno corretti anche i prelati.

    RISPONDO: Non spetta ai sudditi nei riguardi del loro prelato la correzione che è, mediante la coercizione della pena, un atto di giustizia. Ma la correzione fraterna che è un atto di carità spetta a tutti nei riguardi di qualunque persona, verso la quale siamo tenuti ad avere la carità, quando in essa troviamo qualche cosa da correggere. Infatti l'atto che deriva da un abito o da una facoltà abbraccia tutte le cose che sonò contenute sotto l'oggetto di codesto abito o potenza: la percezione visiva, p. es., abbraccia tutte le cose colorate contenute sotto l'oggetto della vista.
    Siccome però l'atto virtuoso deve essere moderato dalle debite circostanze, nelle correzioni che i sudditi fanno ai loro superiori si deve rispettare il debito modo : essa cioè non va fatta con insolenza né con durezza, ma con mansuetudine e con rispetto. Ecco perché l'Apostolo ammonisce : « Non rimproverare l'uomo anziano, ma rivolgigli la tua esortazione come a un padre » ; e Dionigi rimprovera il monaco Demofilo, perché aveva corretto senza rispetto un sacerdote, percuotendolo e cacciandolo dalla chiesa.

    SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
    1. Si tocca colpevolmente il prelato quando si rimprovera senza rispetto, oppure quando si sparla di lui. E ciò viene raffigurato dal contatto del monte e dell'arca riprovato da Dio.
    2. « Resistere in faccia davanti a tutti » passa la misura della correzione fraterna: perciò S. Paolo non avrebbe cosi ripreso S. Pietro, se in qualche modo non fosse stato suo pari rispetto alla difesa della fede. Ma ammonire in segreto e con rispetto può farlo anche chi non è pari. Perciò l'Apostolo scriveva ai Colossesi di ammonire il loro prelato, dicendo : « Dite ad Archippo : Adempì il tuo ministero ».
    Si noti però che quando ci fosse un pericolo per la fede, i sudditi sarebbero tenuti a rimproverare i loro prelati anche pubblicamente. Perciò S. Paolo, che pure era suddito di S. Pietro, per il pericolo di scandalo nella fede, lo rimproverò pubblicamente. E S. Agostino commenta : « Pietro stesso diede l'esempio ai superiori, di non sdegnare di essere corretti dai sudditi, quando capita di allontanarsi dalla giusta via».
    3. Presumere di essere in modo assoluto migliore del proprio prelato è un atto di presuntuosa superbia. Ma stimarsi migliore in qualche cosa non è presunzione : poiché nessuno in questa vita è senza qualche difetto. - Si deve anche notare che quando un suddito ammonisce con carità il suo prelato, non per questo si stima da più di lui: ma offre un aiuto a colui che, a detta di S. Agostino, " quanto si trova più in alto, tanto si trova in più grave pericolo ».

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da joseph floribus Visualizza Messaggio
    21Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? 23Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
    (Mt 7, 21-23)

    32Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.
    (Mt 10,32-33)

    25In quel tempo Gesù disse: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. 27Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.
    (Mt 11, 25-27)

    49Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: "Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; 50perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre".
    (Mt 12, 49-50)

    12Allora i discepoli gli si accostarono per dirgli: "Sai che i farisei si sono scandalizzati nel sentire queste parole?". 13Ed egli rispose: "Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata. 14Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!".
    (Mt 15,12-14)

    17E Gesù: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.
    (Mt 16,17)

    27Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni. 28In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell'uomo venire nel suo regno".
    (Mt 16,27-28)

    10Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. 11È venuto infatti il Figlio dell'uomo a salvare ciò che era perduto.
    (Mt 18,10-11)

    19In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. 20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro".
    (Mt 18,19-20)

    35Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello".
    (Mt 18,35)

    23Ed egli soggiunse: "Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio".
    (Mt 20,23)

    27Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti, 28perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. 29Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio".
    (Mt 26,27-29)

    39E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: "Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!".
    (Mt 26,39)

    42E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: "Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà".
    (Mt 26,42)

    52Allora Gesù gli disse: "Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. 53Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? 54Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?".
    (Mt 26, 52-54)

    ...solamente in Matteo
    ?

    ma scusami, forse che in tedesco il Figlio non ha lo stesso significato che in greco?

    bah

    ripeto, non vedo dove stia lo scandalo nelle posizioni del cardinale.
    si vuole forse dimostrare che egli neghi la divinità del Figlio?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    caro augustinus, credo tu stia esagerando, tuttavia non voglio mettere in dubbio le tue ragioni.

    ps.
    questo passo del cardinale:
    «Gesù non si qualifica mai come Figlio di Dio. Una simile enunciazione deriva, quindi, chiaramente dalla confessione di fede della Chiesa».
    riguardo ai sinottici è vero, ma quello che non capisco dove è lo scandalo?

    abbiamo sia il Vangelo di Giovanni sia la confessione di fede niceno-costantinopolitana, ed è errato (oltre che squisisito), sostenere che il cardinale le rifiuta.
    ma stiamo scherzando??

    tuttavia, non è improbabile che abbia subito pure lui l'influsso di qualche scuola esegetica protestante tedesca, ma da qui a considerarlo "eretico" ce ne vuole!

    cordialmente
    Forse è bene che dia qualche chiarimento. Personalmente ho cominciato a dis-prezzare l'allora "teologo" Kasper allorchè fu pubblicata quasi vent'anni fa - sul settimanale 30 Giorni - una sua intervista sul Pelagio ed il tema della Grazia. Senza mezzi termini, egli concludeva che sarebbe stata auspicabile una riabilitazione dell'eretico già condannato da S. Agostino e da S. Girolamo.
    Questa richiesta mi scandalizzò, facendomi ritenere quel "teologo" modernista come eretico. E da allora questa è l'etichetta che ritengo gli vada a pennello.
    Ciò chiarito, da un punto di vista personale, va detto che le espressioni del Kasper sono sempre maleodoranti ed equivoche, giacché, da un lato, tendono ad ignorare o a sminuire l'autenticità della Rivelazione (implicitamente affermando che i Vangeli, gli Atti, le Lettere paoline, quelle cattoliche e l'Apocalisse non sarebbe il frutto di persone ispirate, bensì delle paleocomunità cristiane, le quali avrebbero elaborato, al loro interno, le dottrine della Divinità di Cristo, che non sarebbe mai stata affermata da Gesù) dall'altro portano a negare oltre che le parole stesse dei Vangeli pure quanto la Tradizione ed il Magistero della Chiesa hanno sempre affermato.
    Nel saggio segnalato vi sono chiare esemplificazioni, dove il "teologo" Kasper, oltre a dimostrare di non conoscere sino in fondo le Scritture, tende, sull'onda di Bulthman, a darvi una lettura fideistica e tipicamente modernista. Insomma, non c'è nulla di storico; ma i Vangeli sarebbero solo pii racconti, senza alcun fondamento nella realtà, elaborati dalle primitive comunità allo scopo soltanto di fondare la loro fede. E questo non ne fa un "cardinale" eretico?
    Del resto non deve stupire che possa esistere un cardinale eretico. Non dimentichiamo che il legato al Concilio di Trento, Giovanni Morone, fu rinchiuso da Paolo IV in Castel S. Angelo per eresia e per poco il card. Reginald Pole, vicino alle posizioni riformate (della sola fides di Juan de Valdès), rischiò persino di diventare Papa. Lo stesso capitò al Morone. Tutto ciò indusse Gian Pietro Carafa, il quale divenne, appunto, Papa Paolo IV, a promulgare la celebre Bolla Cum ex Apostolatus officio del febbraio 1559.

  10. #10
    noblesse oblige
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    ?

    ma scusami, forse che in tedesco il Figlio non ha lo stesso significato che in greco?

    bah

    ripeto, non vedo dove stia lo scandalo nelle posizioni del cardinale.
    si vuole forse dimostrare che egli neghi la divinità del Figlio?
    evidenziavo che non è vero che nei sinottici N.S. non si definisce mai "Figlio di Dio"

 

 
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