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  1. #11
    EUROSIBBERIANO CONVINTO
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    Citazione Originariamente Scritto da ecomostro Visualizza Messaggio
    Ma che “reazione” vuoi che sia da aspettarsi?
    Che la Spagna si metta a fare rastrellamenti di civili libanesi da buttare in una fossa comune per rappresaglia?
    Che la Spagna faccia una Abu Ghraib libanese per vendicarsi?
    Che la Spagna dichiari guerra al Libano?
    Non ci sarà nessuna reazione, lo capisce chiunque.
    Spagna? E chi ha parlato della Spagna? La Spagna non ha diritto a fare rappresaglie, solo il popolo eletto può. Vedrai che bella estate calda.

  2. #12
    Neutrino NO-TUNNEL
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    è chiaro che questi bastardi(non certo i siriani e gli iraniani, ma qualcun'altro) vogliono scatenare una guerra regionale...spero proprio di sbagliarmi, ma purtroppo penso che stanno facendo proprio di tutto per ottenere questo scopo

  3. #13
    Qui Quoerit Paperinik
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    La prima parte qual era?

  4. #14
    EUROSIBBERIANO CONVINTO
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    Citazione Originariamente Scritto da Keiros Visualizza Messaggio
    La prima parte qual era?
    Far esplodere il ghetto di Gaza disconoscendo il governo eletto, tagliandogli i rifornimenti, vessando la popolazione civile, armando l'opposta fazione.

  5. #15
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    Gli Hezbollah negano responsabilità ma già nei giorni scorsi ci sono stati attentati contro membri del governo libanese oppositori del regime siriano

    Beirut, autobomba contro deputato
    almeno dieci morti, molti i feriti

    Soccorsi dopo l'esplosione a Beirut

    BEIRUT - Almeno dieci persone sono rimaste uccise per l'esplosione di un'autobomba sul lungomare di Beirut, nella zona occidentale della città. Obiettivo dell'attentato era il deputato antisiriano Walid Eido, della maggioranza, rimasto ucciso insieme al figlio maggiore Khaled e a due guardie del corpo. Anche alcuni civili, che si trovavavo nelle vicinanze, sono morti nell'esplosione. Secondo le forze di sicurezza libanesi ci sono anche molti feriti.

    L'autobomba è stata fatta esplodere vicino ad un parco divertimenti e ad un club sportivo militare, ad Al-Manara, tra le spiagge di Long Beach e Sporting, nella zona occidentale della capitale libanese, molto popolata anche da turisti: ci sono molti stabilimenti balneari, circoli privati ed altre strutture ricreative.

    Le prime immagini trasmesse dalle televisioni locali - fra le prime Al Manar, di Hezbollah - mostravano un'auto in fiamme e le vetrine in frantumi di un ristorante nelle vicinanze.

    Eido, 64 anni, presidente della commissione Difesa, apparteneva a 'Corrente Futura', il blocco che controlla la maggioranza dei seggi nell'assemblea di Beirut, e che è guidato da Saad al-Hariri, figlio dell'ex premier Rafik eliminato in un attentato simile nel febbraio 2005. Eido è il terzo esponente del cartello anti-siriano eliminato con un attacco dinamitardo in Libano nell'arco di un paio d'anni. E quella di oggi è la sesta esplosione a colpire Beirut in meno di quattro settimane.

    Immediata la condanna del presidente del Consiglio Romano Prodi, che in una nota da Palazzo Chigi ribadisce con forza che simili atti sono inaccettabili e che i responsabili vanno individuati immediatamente e perseguiti. L'Italia - si legge ancora nella nota - conferma il suo impegno nella stabilizzazione del Libano nel quadro della missione UNIFIL e ribadisce il sostegno al Governo legittimo del Primo Ministro Siniora.

  6. #16
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    L'attentato è avvenuto nel distretto sunnita di Verdun vicino all'hotel Dune
    La notte scorsa un'altra auto era esplosa nella parte est della capitale libanese
    Ancora un'autobomba a Beirut
    sei feriti nel centro commerciale




    L'esplosione nel distretto di Verdun a Beirut

    BEIRUT - Un'autobomba è esplosa intorno alle 21 e 45 ora italiana nell'area commerciale del quartiere di Verdun a Beirut. Verdun è il più importante distretto sunnita della capitale libanese. Il bilancio poteva essere molto più pesante: dieci feriti.

    La potente esplosione, udita in diversi quartieri di Beirut ha avuto per teatro una stretta strada in salita dove una carica di una decina di kg. di tritolo, nascosta sotto un'auto in sosta, è detonata di fronte a un palazzo a fianco del Centro culturale russo e del ristorante Scoozi.

    Nell'esplosione, l'auto - una Honda - è stata accartocciata e scaraventata sulle scale d'ingresso del palazzo, di proprietà della famiglia Raad, che è rimasto gravemente danneggiato fino al sesto piano e in cui si sono accesi alcuni incendi, poi spenti dai pompieri. I primi soccorritori hanno subito cominciato a estrarre dall'edificio i dieci feriti, tra cui un ragazzino condotto a braccia fino a un'ambulanza.

    Una grande folla si è intanto raccolta sul luogo dell' attentato, che dista solo poche centinaia di metri dall'hotel Dune, ma soprattutto dalle residenze del presidente del Parlamento e leader sciita Nabih Berri (uno dei pilastri dell'opposizione guidata da Hezbollah) e del leader sunnita della maggioranza parlamentare antisiriana Saad Hariri (figlio ed erede politico dell'ex premier Rafik Hariri, assassinato nel 2005).

    Compiuto con la stessa tecnica di quello che ieri sera aveva devastato il centro commerciale ABC nel cuore cristiano di Beirut (dove era stata però impiegata una più potente carica di 40 kg. di tritolo), il secondo attentato in meno di 24 ore ha accresciuto i timori per un'ondata di esplosioni a Beirut, in una sorta di tragico contrappunto ai sanguinosi combattimenti in corso da ormai due giorni tra esercito libanese e miliziani del gruppo integralista di Fatah al-Islam attorno al campo profughi palestinese di Nahr al-Bared, alla periferia di Tripoli (91 chilometri a nord della capitale).



    Un timore sinistramente avvalorato dalle pattuglie di soldati che stanno passando al setaccio stanotte le strade di molti quartieri di Beirut, con il compito di controllare se, sotto le auto in sosta, non sia stato nascosto qualche altro ordigno.

  7. #17
    EUROSIBBERIANO CONVINTO
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    Libano: brutale arresto di una giornalista

    21/06/2007

    La giornalista Mariam Bassan durante l'arresto avvenuto all'ospedale di Beiruth

    Mariam Bassan è una giovane giornalista, direttrice della catena laica New TV a Beiruth.
    Era all'ospedale per partorire e aveva appena subìto il taglio cesareo quando la polizia del governo filo-occidentale l'ha arrestata.
    Le TV hanno mostrato immagini della donna, ancora in stato di semi-incoscienza, portata via dagli agenti su una barella col suo neonato.
    L'ordine di arresto di Mariam è stato firmato da Joseph Maamari, procuratore generale della Corte d'Appello di Beiruth.
    Quale delitto ha commesso la neo-mamma, così grave da dover essere catturata nonostante le sue condizioni di puerpera operata?
    Semplice: nel marzo 2006 aveva compiuto una inchiesta giornalistica sul periodico «Al-Fassad» («Corruzione»: ci vorrebbe un giornale così in Italia), dove dimostrava che i testimoni-chiave, che accusano la Siria dell'attentato a Rafik Hariri avvenuto nel 2005, erano stati corrotti.
    Il processo per l'assassinio di Hariri, come si ricorderà, avviene sotto l'egida dell'ONU.
    E già un procuratore d'accusa dell'ONU, il tedesco Detlev Mehlis, ha dovuto dimettersi dopo che il suo principale testimone d'accusa contro la Siria (tale Hussam Taher Hussam), ritrattò dicendo di essere stato pagato, e poi intimidito e addirittura torturato, per incolpare dell'assassinio di Hariri il fratello minore del dittatore siriano, Maher Assadm e il cognato di questo, Asef Shawat.
    A promettere il pagamento per la falsa testimonianza era stato Saad Hariri, figlio del defunto presidente Hariri.
    Ora il processo prosegue, con altro procuratore ma sulla stessa pista: è stata la Siria.
    Ma i residui della gestione del procuratore Mehlis continuano a lasciare una bava velenosa.

    Un altro testimone importante a carico della Siria si chiama Mohammad Zuhair Siddik.
    La giornalista coraggiosa ha raccolto le prove che questo Siddik era stato reclutato da Adnan Baba, già segretario particolare di Hariri (il defunto), per accusare Bachar al-Assad, ossia il presidente siriano.
    Le accuse della direttrice di New TV erano così vere, che Siddik è stato arrestato e incarcerato in Francia per corruzione.
    Ed è stato dimostrato processualmente che uno dei cervelli del complotto è Rifaat al-Assad, zio dell'uomo forte siriano Bachar Assad, che - in rotta con la famiglia - si candida presso gli americani come successore «democratico» e filo-occidentale, se gli riuscisse di far cadere Bachar.
    Nel frattempo, lo zio traditore si è rifugiato a Marbella.
    Ma Mariam Bassam aveva scoperto di peggio: la responsabilità nel losco falso processo del giudice Fadi Issa, un personaggio universalmente sospettato di essere corrotto.
    Già nel settembre 2006 questo giudice aveva fatto arrestare tre giornalisti di New TV, che stavano indagando sull'affare, per «ostruzione alla giustizia», e incarcerati per 44 giorni, poi liberati di malavoglia dopo l'intervento di Reporters sans Frontières.
    Quando poi Mariam ha pubblicato la sua inchiesta dove accusava apertamente il giudice di corruzione, il magistrato aveva reagito con una querela per diffamazione.
    E come accade in Italia, anche in Libano il magistrato che querela ottiene sempre ragione dai colleghi.
    Di qui l'arresto della puerpera in clinica.
    Ma le immagini dell'arresto, trasmesse da New TV, si sono dimostrate controproducenti per il giudice corrotto e il figlio di Hariri, gran regista del falso processo.
    Il giudice corrotto ha avuto paura, ed ha rilasciato Mariam, sia pure sotto cauzione.
    In Libano, al contrario che in Italia, esiste qualche media ancora libero.

    Visto che parliamo di donne che subiscono violenza, i nostri media hanno riportato con servile unzione il fatto che Giuliano Amato (David), nostro virtuoso ministro dell'Interno, è «sconvolto» dalla scoperta che in Italia, 6,5 milioni di donne (tra i 16 e i 70 anni) hanno subito violenze fisiche o carnali nel corso della loro vita, per lo più da parenti, amici o fidanzati.
    E' la piaga della estrema maleducazione che diventa delitto, un fenomeno italiota tipico, come pestare gli insegnanti e parcheggiare in terza fila.
    Ma per fortuna, il partito radicale ha la soluzione: «Basta con la repressione sessuale, che è una politica che provoca violenza».
    Così sostiene il deputato radicale Maurizio Turco.
    Il quale organizza manifestazioni contro la Chiesa, colpevole della repressione e, dunque, degli stupri italioti.
    Questo Turco ha tenuto una conferenza-stampa dal titolo: «Vaticano e Pedofilia, ciò che Santoro e Fisichella nascondono».
    E il 22 giugno terrà una manifestazione in piazza San Pietro con questo tema: «Basta con le omertà vaticane».
    A cui prega di accorrere numerosi (non mancheranno i soliti quattro gatti radicali).
    A fianco del Turco, viene esibito continuamente un certo don Paolo Falcone, dal Turco rappresentato come un vero prete, missionario, dedito ad opere di bene.
    Una breve ricerca su internet ci dice che questo don Falcone, molto lodato da un sito che si chiama «Dieci, cento, mille Porta Pia», è il leader del «movimento preti sposati».
    Di conseguenza, sospeso a divinis.
    Ma non c'è qui un piccolo, piccolissimo conflitto d'interesse?
    Il prete sposato don Falcone è contro la repressione sessuale operata, a suo dire, dalla Chiesa, e responsabile diretta delle violenze carnali italiote.
    Non è una difesa - è il caso di dirlo - pro domo sua?

    In ogni caso, in Italia, almeno, non è come in Libano.
    Là, per una donna è pericoloso dire la verità.
    Qui una donna deve guardarsi da mariti, amanti, fidanzati.
    E da ridicoli difensori, come i radicali.

    Maurizio Blondet

    Note
    1) «La directrice de New TV, qui avait révélé la corruption des témoins de l'affaire Hariri, arrêtée à l'hôpital», Réseau Voltaire, 13 giugno 2007.


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  8. #18
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    Battaglia tra l'esercito e i miliziani del gruppo ultra-radicale Fatah al-Islam
    I militari rafforzano la pressione attorno al campo di Nahr al-Bared
    Libano, è guerriglia nel nord 39 vittime
    Bush: "I miliziani devono essere fermati"


    In mattinata una piccola tregua per permettere l'evacuazione dei feriti
    Nel campo fa base il gruppo qaedista Fatah al islam e il suo capo Shakir al Abssi




    TRIPOLI - E' sempre più pesante la situazione in Libano a nord di Tripoli. Da due giorni continuano i bombardamenti sul campo profughi palestinese di Nahr al-Bared dove, secondo fonti militari libanesi, si sarebbe stabilito il gruppo qaedista Fatah al islam. Il bilancio in serata, con altri tre soldati libanesi uccisi, porta a 30 il numero dei militari uccisi dai miliziani di Fatah al-Islam. Decine i feriti. Fonti palestinesi invece rivelano che tra i civili ci sono almeno nove morti e 70 feriti. In 48 ore si contano 55 morti e il triplo dei feriti.

    Bush: "Fermiamo al Qaeda in Libano". Per Bush, i miliziani legati ad al Qaeda che combattono in Libano per rovesciare il giovane governo libanese devono "essere fermati". Il presidente americano George Bush a bordo dell'Air Force One di ritorno dal ranch di Crawford, ha detto: "Aborriamo la violenza dove muoiono persone innocenti. Ed è triste vedere questa giovane democrazia in Libano ricevere pressioni da forze esterne".

    I bombardamenti e l'attentato a Beirut - La contabilità di morti e feriti è destinata ad aggravarsi. E' il secondo giorno di battaglia a Tripoli, 90 chilometri a nord di Beirut, tra l'esercito regolare e le forze di sicurezza libanesi, da un lato, e sul fronte opposto miliziani del gruppo ultra-radicale palestinese Fatah al-Islam, considerato vicino a 'al-Qaeda'. La scorsa notte un'autobomba è stata fatta esplodere in un parcheggio del quartiere cristiano di Ashrafieh di Beirut est, provocando la morte di una persona e il ferimento di altre nove. Un attentato che le autorità ricollegano agli eventi del nord, dopo l'incriminazione, il mese scorso, di quattro esponenti del gruppo Fatah al Islam in un altra azione terroristica contro la comunità cristiana in Libano.

    dcmaxversion = 9dcminversion = 6DoOn Error Resume Nextplugin = (IsObject(CreateObject("ShockwaveFlash.ShockwaveFl ash." & dcmaxversion & "")))If plugin = true Then Exit Dodcmaxversion = dcmaxversion - 1Loop While dcmaxversion >= dcminversion
    La tregua - Nella tarda mattinata, i miliziani di Fatah al-Islam e l'esercito libanese hanno concordato un cessate il fuoco per evacuare i feriti. La tregua è durata poco più di un'ora. Durante l'interruzione degli scrontri l'Unrwa, l'agenzia delle Nazioni Unite per l'assistenza ai rifugiati palestinesi, ha potuto fornire "aiuti d'emergenza, cibo e acqua agli abitanti del campo assieme all'evacuazione dei feriti e degli uccisi". Richard Cook il direttore dell' Unrwa in Libano, si è detto "angosciato" per il "pericolo della perdita di vite civili" e ha espresso profonda preoccupazione per la "crescente crisi umanitaria" determinata dai combattimenti. Il portavoce della Croce Rossa libanese George Kettaneh ha reso noto che, grazie alla pausa nei combattimenti, sono stati evacuati 11 feriti dal campo.

    Il campo profughi di Nahr al-Bared - Gli scontri, i peggiori nel Libano settentrionale dai tempi della guerra civile, infuriano soprattutto intorno al campo profughi palestinese di Nahr al-Bared, che si estende alle porte della città e ospita circa quarantamila rifugiati. Le truppe governative continuano a martellare con l'artiglieria pesante gli ingressi dell'accampamento, sempre circondato, dove si sono appostati i guerriglieri integralisti. Le Tv libanesi riferiscono che colonne di fumo si levano in cielo, mentre le cannonate sparate dai carri armati dell'esercito martellano le postazioni dei miliziani. A loro volta i miliziani di Fatah al-Islam, che fanno base nel campo, rispondono bersagliando a colpi di granate anticarro e con le mitragliatrici pesanti le postazioni dell'esercito.

    Esercito offre tregua ai miliziani. L'esercito libanese ha offerto una tregua ai miliziani di Fatah al-Islam se questi cesseranno gli attacchi dal campo profughi palestinese di Nahr al Bared, al nord. "Siamo pronti a fermare il fuoco se dall'altra parte si farà lo stesso", ha detto una fonte militare all'agenzia France presse. Tra le parti sarebbe in corso un negoziato mediato da Jamaa Islamiya, un'organizzazione sunnita.

    Fatah al-Islam - Il gruppo integralista ha perso una quindicina di miliziani, compresi i numeri due e tre. L'esercito libanese si astiene dal fare irruzione all'interno di Nahr al-Bared per liquidare i miliziani di Fatah al-Islam, in base a un accordo raggiunto nel 1969 in sede di Lega Araba e che vieta alle truppe governative di penetrare all'interno dei 12 campi profughi palestinesi sparsi per tutto il Libano e santuari di una pletora di gruppi armati.

    Il capo del gruppo - Si chiama Shakir al Abssi e gli studiosi di terrorismo lo considerano un esempio della nuova generazione dei leader di Al Qaeda. Il New York Times lo ha intevistato di recente. Ex associato del giordano Abu Musab al Zarqawi, leader di al Qaeda in Iraq ucciso nel giugno 2006 dagli americani, Abssi è giunto alla fine dell'anno scorso in Libano dalla Siria, ma già in marzo disponeva di una milizia armata di 150 uomini muniti di missili ed esplosivi. "L'unico modo per ottenere i nostri diritti è la forza- aveva dichiarato in marzo a NYT - questo è il modo con il quale gli americani trattano con noi. Quando gli americani sentirano che le loro vite e la loro economia sono minacciate, sapranno che devono andarsene".

    (21 maggio 2007)

  9. #19
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    Commando attacca una postazione dell'esercito di Beirut
    intervengono i carrarmati, ma i miliziani rilanciano la sfida
    Riesplode la violenza in Libano
    almeno 48 morti in scontri con Al Qaeda


    In serata attentato a Beirut: due vittime, numerosi feriti




    BEIRUT - Un gruppo radicale palestinese sul quale aleggia l'ombra di al Qaida, il Fatah al Islam, si è oggi reso protagonista nel Nord del Libano di una vera e propria battaglia, costata la vita ad almeno 48 persone, fra cui 23 soldati e 19 miliziani. Il resto delle vittime è costituito da civili, fra cui due bambini. L'esercito libanese è intervenuto con i carri armati ma più tardi i militanti hanno rilanciato la sfida, minacciando di "aprire il fuoco contro il Libano intero". E in serata un ordigno è esploso davanti a un centro commerciale in un quartiere cristiano di Beirut: due le vittime, fra cui una donna, morta sotto il crollo di un muro.

    Secondo varie ricostruzioni, tutto è iniziato prima dell'alba, quando le forze di sicurezza (Fsi) hanno tentato di arrestare a Tripoli militanti di Fatah al Islam ritenuti coinvolti in una rapina in banca. Poco dopo, dal vicino campo profughi palestinesi di Nahr al Bared, dove vivono ammassate 40 mila persone, sono uscite squadre di miliziani del gruppo che per rappresaglia hanno cominciato ad assaltare i posti di blocco dell'esercito libanese disseminati nella zona.

    Rapidamente, gli scontri si sono diffusi in vari quartieri della città, che sorge a 90 chilometri a Nord di Beirut e che è ad ampia maggioranza sunnita. A lungo si sono potuti udire gli echi delle esplosioni e delle raffiche di armi automatiche, mentre la città sembrava sprofondare nella guerriglia urbana. L'esercito, che nel corso della giornata ha inviato a nord cospicui rinforzi, ha quindi bombardato con i carri armati l'entrata nord di Nahr al Bared, dalla collina al Muhamra, che lo sovrasta.
    In Libano vi sono 12 campi profughi palestinesi in cui vivono oltre 350 mila persone. L'esercito libanese non vi può entrare, in base ad un accordo interarabo raggiunto nel 1969 e si limita a controllarli dall'esterno. Nel pomeriggio, le forze di sicurezza hanno infine fatto sapere che la situazione era tornata sotto controllo e il premier Fuad Siniora ha diffuso un comunicato per accusare Fatah al Islam di aver voluto, in maniera "premeditata", mettere in pericolo "la pace civile".

    Più esplicitamente, altri esponenti politici della maggioranza antisiriana hanno affermato che quanto è accaduto rientra nei tentativi per evitare la creazione di un tribunale internazionale che giudighi i presunti responsabili dell'assassinio nel 2005 dell'ex primo ministro Rafik Hariri, per il quale una commissione di inchiesta dell'Onu ha puntato il dito contro alti funzionari siriani e libanesi.

    Damasco, che in mattinata ha chiuso i valichi di frontiera col Nord del Libano, respinge ogni accusa e nega anche che Fatah al Islam abbia legami con i servizi segreti siriani, come affermano le autorità di Beirut. Affermazioni rilanciate anche quando Fatah al-Islam è stato accusato dalle autorità libanesi di essere responsabile dell'attentato del 13 febbraio scorso nel villaggio cristiano di Ain Alak, vicino a Beirut, in cui morirono tre persone e 22 altre rimasero ferite. E ancora quando è stato accusato dell'uccisione di un sergente dell'esercito libanese il 23 aprile in uno scontro a fuoco nei pressi di Tripoli.

    Il gruppo Fatah al Islam, sin dalla nascita, lo scorso settembre, si è insediato nel campo di Nahr al Bared, installandovi base e i centri di addestramento. Secondo varie fonti dispone di circa 200-300 miliziani ed è sospettato di legami con al Qaida. Il suo leader, Shaker al Absi, nega, ma sostiene che "chiunque combatta i nemici di Dio è nostro fratello". E non sembra un caso che sia stato condannato a morte in contumacia in un processo in Giordania nel quale, allo stesso modo, è stato condannato il leader di al Qaida in Iraq, Abu Musab al Zarqawi, poi ucciso dagli americani con un raid aereo nel giugno del 2006.

    (20 maggio 2007)

  10. #20
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    Mi sembra sia più che sufficente ciò che ho riportato a indicare chi sono i responsabili della nuova tensione scatenata in Libano e che ha avuto oggi il suo culmine con un attentato alle truppe internazionali di pace, i commenti idioti di chi vuol sottointendere ad una remota responsabilità israeliana appaiono nella loro totale assoluta infondatezza e malafede di chi li esprime.

 

 
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