
Originariamente Scritto da
Myrddin-Merlino
IDEE E PROGRAMMI DEL NAZIFASCISMO
"La verità palese e ormai sotto gli occhi di chiunque non li abbia bendati dal dogmatismo, è che gli uomini sono stanchi di libertà. Ne hanno fatto un'orgia. La libertà non è, oggi, la vergine casta e severa per la quale combatterono e morirono generazioni della prima metà del secolo scorso. Per le giovinezze intrepide, inquiete ed aspre che si affacciano al crepuscolo mattinale della nuova storia ci sono altre parole che esercitano un fascino molto maggiore: ordine, gerarchia, disciplina. Il Fascismo non conosce idoli: è già passato e, se sarà necessario, tornerà tranquillamente a passare sul corpo più o meno decomposto della dea Libertà".
"Lo stato fascista è una volontà di potenza e d'imperio. Per il fascismo la tendenza all'impero, cioè all'espansione delle nazioni, è una manifestazione di vitalità; il suo contrario è un segno di decadenza: popoli che sorgono o risorgono sono imperialisti, popoli che muoiono sono rinunciatari. Questo spiega molti aspetti dell'azione pratica del regime contro coloro che vorrebbero opporsi a questo moto spontaneo e fatale dell'Italia del secolo XX. Non mai come in questo momento i popoli hanno avuto sete di autorità, di direttive, di ordine".
Benito Mussolini
"24 Dicembre 1940. Nevica. Il Duce guarda fuori dalla finestra ed è contento che nevichi.
"Questa neve e questo freddo vanno benissimo - dice - cosi' muoiono le mezze cartucce e si migliora questa mediocre razza italiana".
Galeazzo Ciano (ministro degli esteri del governo fascista)
"La donna deve tornare sotto la sudditanza assoluta dell'uomo"
"L'eguale diritto al lavoro, applicato in larghissima scala, ha condotto - in numerosi strati della popolazione - alla indipendenza economica della donna rispetto all'uomo, diminuendo in questi una supremazia che era di norma estrinsecata (inconsciamente o coscientemente) in modo da risolversi in un rafforzamento morale della famiglia (...) Sarà invece fatale che il Fascismo affronti e risolva questo problema fondamentale nella creazione della nuova civiltà, realizzando la negazione teorica e pratica di quel principio di eguaglianza culturale fra uomo e donna che può alimentare uno dei più dannosi fattori della dannosissima emancipazione della donna (...) Pero', l'abolizione del lavoro femminile deve essere la risultante di due fattori convergenti: il divieto sancito dalla legge, la riprovazione sancita dall'opinione pubblica. La donna che - senza la più assoluta e comprovata necessità - lascia le pareti domestiche per recarsi al lavoro, la donna che, in promiscuità con l'uomo, gira per le strade, sui tram, sugli autobus, vive nelle officine e negli uffici, deve diventare oggetto di riprovazione, prima e più che di sanzione legale.
La legge può operare solo se l'opinione pubblica ne forma un substrato (...) L'esperienza ha dimostrato che l'apporto dato dalla donna emancipata allo sviluppo della civiltà è negativo: l'emancipazione della donna, mentre non ha prodotto vantaggi apprezzabili nel campo delle scienze e delle arti, costituisce il più certo pericolo di distruzione per tutto quanto la civiltà bianca ha finora prodotto (...) La donna deve tornare sotto la sudditanza assoluta dell'uomo: padre o marito; sudditanza, e quindi inferiorità: spirituale, culturale ed economica."
Ferdinando Loffredo ("Politica della famiglia", 1937)
"Nei centri del mio nuovo Ordine verrà allevata una gioventù che spaventerà il mondo. Io voglio una gioventù che compia grandi gesta, dominatrice, ardita, terribile. Gioventu deve essere tutto questo. L'animale rapace, libero e dominatore, deve brillare ancora dai suoi occhi. I giovani debbono imparare il senso del dominio. Debbono imparare a vincere nelle prove più difficili la paura della morte".
"Il gioco della guerra consiste nella distruzione fisica dell'avversario. Per questo vi ho ordinato di massacrare senza pietà qualsiasi uomo, donna o bambino che non appartenga alla vostra razza. Cosi' soltanto potremo ottenere lo spazio fisico che ci abbisogna".
"Esistono razze elette e superiori, destinate a comandare, e razze spregevoli e inferiori, destinate a servire. Non si può parlare né di uguaglianza né di fraternità tra gli uomini; tali idee sono inaccettabili perché contro natura. E' giusto invece che certi individui e certe razze - quelli superiori - si impongano sugli altri e li costringano a obbedire. E poiché i tedeschi eccellono su tutte le razze, essi hanno il dovere e il diritto di guidare il mondo".
"A dominare sarà una razza superiore, una razza di padroni, che disporrà dei mezzi e delle possibilità di tutto il globo."
"Il terrore è lo strumento politico più efficace. Non me ne lascerò privare soltanto perché una massa di stupidi smidollati Borghesi pretende di esserne offesa. E' mio dovere usare ogni mezzo per addestrare il popolo tedesco alla crudeltà e per prepararlo alla guerra".
"Chiunque è cosi' codardo da non sopportare il pensiero che qualcuno che gli è vicino debba soffrire, farebbe meglio ad entrare in un'associazione di sartine anziché iscriversi al mio partito".
"Troverò qualche spiegazione per lo scoppio della guerra. Non importa se plausibile o no. Al vincitore non verrà chiesto, poi, se ha detto la verità. Nell'iniziare e nel condurre una guerra non è il diritto che conta, ma il conseguimento della vittoria.
Chiudete dunque il cuore alla pietà! Agite brutalmente! Il più forte ha ragione. Siate duri senza scrupoli! Siate sordi ad ogni moto di compassione! Chiunque abbia riflettuto sulle leggi di questo mondo sa che esse significano il successo dei migliori raggiunto attraverso la forza".
Adolf Hitler
"Non mi interessa minimamente quel che accade ai Russi. Che altre popolazioni vivano nella prosperità o muoiano di fame, mi interessa solo nella misura in cui ne abbiamo bisogno come schiavi. Se diecimila donne russe muoiono di esaurimento mentre scavano una fossa anticarro, non mi interessa, purché la fossa sia finita, per la Germania".
Heinrich Himmler (capo delle SS e della Gestapo)
"Noi siamo la razza superiore. Tirero fuori tutto da questa terra (l'Urss). Gli abitanti devono lavorare, lavorare, e poi ancora lavorare. Alcuni si preoccupano che la popolazione possa avere cibo a sufficienza. Non debbono far questo. Decisamente non siamo venuti qua a portare la manna. Siamo una razza superiore e perciò dobbiamo ricordare che il più basso lavoratore tedesco è razzialmente e biologicamente mille volte più prezioso di questa gente".
Alfred Rosemberg (teorico tedesco del razzismo, dell'antisemitismo e dell'anticomunismo)