
Originariamente Scritto da
canefantasma
Inizialmene volevo postar questo nel forum dei cattolici, poi però ho ritenuto sensato discutere di morte anche tra laici. Credo che la laicità debba riprendere il tema della morte, -giustificare la morte- e non lasciarlo dominio esclusivo della religione.
CHI HA PAURA DELLA MORTE?
Philippe Ariès nel suo “Storia della morte in Occidente” asserisce che la morte, sostituendo in questo il sesso, è diventata il grande
tabù contemporaneo.
Scrive l’anziano storico: “
Il vecchio atteggiamento in cui la morte è al tempo stesso familiare, vicina e attenuata, indifferente, contrasta troppo con il nostro, in cui la morte fa paura al punto che non osiamo più pronunciarne il nome. […] La morte oggi è divenuta l’innominabile.”
La morte oggi è celata, occultata, relegata, anche fisicamente, lontano dalla vista.
Chi muore oggi infatti, è segregato negli ospedali, negli ospizi, in centri dedicati allo scopo di “
separare i morti dai vivi”.
Nel passato la morte era invece esperienza quotidiana: “
la parte principale toccava al morente stesso. Egli presiedeva, senza mai incespicare, perché sapeva come comportarsi, tante volte era stato testimone di simili scene. Chiamava ad uno ad uno i suoi parenti, i suoi familiari, i suoi domestici fino ai più umili…”
Oggi la morte è cosi temuta da dover essere dimenticata. Il parlare di essa è divenuto sconveniente, di cattivo gusto, malsano, e si sono partorite le più astruse circonlocuzioni nel tentativo di dissimulare il carattere stesso del morire: “Ci ha lasciato”, “ E’ mancato all’affetto dei suoi cari”, “E’ scomparso”, “Viene accolto nel regno dei cieli”, “Non è più con noi”.
Che cultura è mai questa, incapace di comprendere ed accettare la morte, e che fonda come
Male assoluto -come la più grande delle tragedie-, l’unica certezza che ognuno di noi a dinnanzi?
Gli antichi dicevano: “
Et moriemur”