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  1. #1
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    Predefinito Chi Ha Paura Della Morte?

    Inizialmene volevo postar questo nel forum dei cattolici, poi però ho ritenuto sensato discutere di morte anche tra laici. Credo che la laicità debba riprendere il tema della morte, -giustificare la morte- e non lasciarlo dominio esclusivo della religione.



    CHI HA PAURA DELLA MORTE?





    Philippe Ariès nel suo “Storia della morte in Occidente” asserisce che la morte, sostituendo in questo il sesso, è diventata il grande tabù contemporaneo.


    Scrive l’anziano storico: “Il vecchio atteggiamento in cui la morte è al tempo stesso familiare, vicina e attenuata, indifferente, contrasta troppo con il nostro, in cui la morte fa paura al punto che non osiamo più pronunciarne il nome. […] La morte oggi è divenuta l’innominabile.”

    La morte oggi è celata, occultata, relegata, anche fisicamente, lontano dalla vista.



    Chi muore oggi infatti, è segregato negli ospedali, negli ospizi, in centri dedicati allo scopo di “separare i morti dai vivi”.



    Nel passato la morte era invece esperienza quotidiana: “la parte principale toccava al morente stesso. Egli presiedeva, senza mai incespicare, perché sapeva come comportarsi, tante volte era stato testimone di simili scene. Chiamava ad uno ad uno i suoi parenti, i suoi familiari, i suoi domestici fino ai più umili…



    Oggi la morte è cosi temuta da dover essere dimenticata. Il parlare di essa è divenuto sconveniente, di cattivo gusto, malsano, e si sono partorite le più astruse circonlocuzioni nel tentativo di dissimulare il carattere stesso del morire: “Ci ha lasciato”, “ E’ mancato all’affetto dei suoi cari”, “E’ scomparso”, “Viene accolto nel regno dei cieli”, “Non è più con noi”.



    Che cultura è mai questa, incapace di comprendere ed accettare la morte, e che fonda come Male assoluto -come la più grande delle tragedie-, l’unica certezza che ognuno di noi a dinnanzi?


    Gli antichi dicevano: “Et moriemur

  2. #2
    Max6thetop
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    cm disse Epicuro: semplice disgregazione di atomi

  3. #3
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    adesso una battuta poi con calmaq cokpongo il post....

    vedi cane che hai corso te l'avevo detto di smetterla di correrre....
    kane,kane ...da corso a fantasma

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Max6thetop Visualizza Messaggio
    cm disse Epicuro: semplice disgregazione di atomi
    O disgregazione in atomi? Epicuro riteneva l'atomo indivisibile.

    A parte le battute.

    Epicuro aveva tentato di fornire un orizzonte di senso, una comprensione, della morte.

    "La morte per noi non è nulla. Quando ci siamo noi non c'è lei, quando c'è lei. non ci siamo noi".

    Ammoniva il pavido davanti alla morte:
    "Muore mille volte che ha paura della morte!"

    Affrontava, da laico, il problema della morte.
    Oggi semplicemente lo si dimentica e lo si omette.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da canefantasma Visualizza Messaggio
    Inizialmene volevo postar questo nel forum dei cattolici, poi però ho ritenuto sensato discutere di morte anche tra laici. Credo che la laicità debba riprendere il tema della morte, -giustificare la morte- e non lasciarlo dominio esclusivo della religione.



    CHI HA PAURA DELLA MORTE?





    Philippe Ariès nel suo “Storia della morte in Occidente” asserisce che la morte, sostituendo in questo il sesso, è diventata il grande tabù contemporaneo.


    Scrive l’anziano storico: “Il vecchio atteggiamento in cui la morte è al tempo stesso familiare, vicina e attenuata, indifferente, contrasta troppo con il nostro, in cui la morte fa paura al punto che non osiamo più pronunciarne il nome. […] La morte oggi è divenuta l’innominabile.”

    La morte oggi è celata, occultata, relegata, anche fisicamente, lontano dalla vista.



    Chi muore oggi infatti, è segregato negli ospedali, negli ospizi, in centri dedicati allo scopo di “separare i morti dai vivi”.



    Nel passato la morte era invece esperienza quotidiana: “la parte principale toccava al morente stesso. Egli presiedeva, senza mai incespicare, perché sapeva come comportarsi, tante volte era stato testimone di simili scene. Chiamava ad uno ad uno i suoi parenti, i suoi familiari, i suoi domestici fino ai più umili…



    Oggi la morte è cosi temuta da dover essere dimenticata. Il parlare di essa è divenuto sconveniente, di cattivo gusto, malsano, e si sono partorite le più astruse circonlocuzioni nel tentativo di dissimulare il carattere stesso del morire: “Ci ha lasciato”, “ E’ mancato all’affetto dei suoi cari”, “E’ scomparso”, “Viene accolto nel regno dei cieli”, “Non è più con noi”.



    Che cultura è mai questa, incapace di comprendere ed accettare la morte, e che fonda come Male assoluto -come la più grande delle tragedie-, l’unica certezza che ognuno di noi a dinnanzi?


    Gli antichi dicevano: “Et moriemur
    a me sembra invece che la morte sia più accettata oggi che nell'amtiichità........
    non dimentichiamo che è stato per esorcizzare la morte che le elites hanno inventato le religioni e la vita eterna ... con l'anima e la resurrezione della carne....... e molti ci credevano..........
    ha da venì
    oggi alle morte dei nostri cari celebriamo funzioni religiose solo per abitudine, perchè cosi fan tutti, perchè le onoranze danno più evidenza al nostro dolore e più onori al defunto....... ma che lo rivedremo nell'aldilà nessuno ci crede più........ tanto è vero che ctutti cercano di vivere il più a lungo possibile.........anche se sanno che prima o poi devono morire e che dopo morti non ci sarà nulla e non ci ricorderemo neppure di aver vissuto.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da cciappas Visualizza Messaggio
    a me sembra invece che la morte sia più accettata oggi che nell'amtiichità........
    non dimentichiamo che è stato per esorcizzare la morte che le elites hanno inventato le religioni e la vita eterna ... con l'anima e la resurrezione della carne....... e molti ci credevano..........
    ha da venì
    oggi alle morte dei nostri cari celebriamo funzioni religiose solo per abitudine, perchè cosi fan tutti, perchè le onoranze danno più evidenza al nostro dolore e più onori al defunto....... ma che lo rivedremo nell'aldilà nessuno ci crede più........ tanto è vero che ctutti cercano di vivere il più a lungo possibile.........anche se sanno che prima o poi devono morire e che dopo morti non ci sarà nulla e non ci ricorderemo neppure di aver vissuto.
    Siccome le religioni si sono create per lenire la paura della morte allora oggi "non crediamo" perchè siamo più coraggiosi nei confronti di questa?

    Mi sembra un ragionamento alquanto contorto.
    I motivi della laicizzazione sono ben altri.

    In ogni caso l'interdetto che la nostra cultura e la società pongono alla morte è evidente; lo confermano infiniti studi storici, filosofici e sociologici.

    Prova a discutere di morte, della tua morte, della morte dei tuoi cari, insieme a parenti e conoscenti. Vedrai quanti ben disposti troverai.

  7. #7
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    Io non ho paura.

    Altri vite ci aspettano.

  8. #8
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    Non vedo perchè dovrei essere ben disposto nei confronti del mio ultimo annichilimento, specie considerando che non ho la Fede sufficiente a credere con fermezza nell'Aldilà.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    Non vedo perchè dovrei essere ben disposto nei confronti del mio ultimo annichilimento, specie considerando che non ho la Fede sufficiente a credere con fermezza nell'Aldilà.
    Non era proprio questo il senso della riflessione.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da canefantasma Visualizza Messaggio
    Siccome le religioni si sono create per lenire la paura della morte allora oggi "non crediamo" perchè siamo più coraggiosi nei confronti di questa?

    Mi sembra un ragionamento alquanto contorto.
    I motivi della laicizzazione sono ben altri.

    In ogni caso l'interdetto che la nostra cultura e la società pongono alla morte è evidente; lo confermano infiniti studi storici, filosofici e sociologici.

    Prova a discutere di morte, della tua morte, della morte dei tuoi cari, insieme a parenti e conoscenti. Vedrai quanti ben disposti troverai.
    Condivido. Non a caso stanno aumentando considerevolmente psicologi e counselor esperti di "rielaborazione del lutto". Secondo me è un altro aspetto della segmentazione e della mancanza di identità di questa società. L'individuo da noi esaltato è incapace, da solo, a rielaborare molte cose. Una volta c'era la religione e vi era una certa forma di solidarietà. Oggi mancano entrambe.
    Per curare questa società il punto centrale sarebbe sottolineare la mancanza di solidarietà umana e porre dei freni a questo.
    COncretamente però non saprei come fare e io sono anche molto individualista, ahimè
    Insomma, mi accorgo dei problemi ma non ho i paradigmi per risolverli, sottolineato che sotto la cappa della religione non voglio finire

 

 
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