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Ora, l'assenza di dirette tv e radiofoniche - ad esclusione di Ecotv e Radio Radicale - e probabilmente la portata di un evento che ha superato la copertura di cronaca, ha fatto sì che in realtà non è ben chiaro in che modo e quando sia stato evocato Biagi. E' certo che l'assessore Libero Mancuso, ex giudice ed ex presidente della Corte d'Assise che ha condannato gli assassini di Biagi, a un certo punto del pomeriggio ha lasciato la piazza Maggiore per colpa di una frase ingiuriosa contro Biagi. Grillo, dal palco, ha invocato l'abolizione delle leggi Treu e Biagi. "La frase è comparsa in un video" ha spiegato Mancuso.
Un video su "Il precariato nell'Italia delle meraviglie" - Il giallo si snebbia intorno all'ora di pranzo quando sul sito di Grillo i simpatizzanti del V-day mettono a disposizione i video con cui è possibile ricostruire la giornata in piazza Maggiore. E' accertato che Grillo dal palco, a voce, ha fatto solo un riferimento alla legge Biagi e alle nuove forme di precariato. Lo sdegno di Mancuso nascerebbe invece da un video che è stato trasmesso sui maxi schermo della piazza nell'attesa tra un intervento e l'altro. Il video, curato da Grillo, s'intitola: "Il precario nell'Italia delle meraviglie", è accompagnato da una struggente colonna sonora e animato con due piccole scimmiette. Più che di un filmato si tratta di una video-story che racconta come "la legge Biagi ha introdotto in Italia il precariato, moderna peste bubbonica che colpisce i lavoratori soprattutto in giovane età (...) Tutto è diventato progetto per poter applicare la legge Biagi e creare i nuovi schiavi moderni (...). Questo libro è la storia collettiva di una generazione senza niente, neppure la dignità, neppure la speranza, che sta pagando tutti i debiti delle generazioni precedenti, tutti gli errori, tutte le mafie, tutti gli scandali (...)".
tratto da: http://www.repubblica.it/2007/08/sez...-reazioni.html








UN GRILLO SPARLANTESabato al V-day di Beppe Grillo non c'erano soltanto beceri qualunquisti e propugnatori dell'antipolitica, c'era anche altro. Molti degli obiettivi proposti al V-day erano del tutto condivisibili: dal no alla TAV ai costi della politica, dalla lotta al precariato alle critiche contro i sindaci sceriffi. Ma quello che non e' condivisibile ed e' anzi preoccupante e' l'assoluta mancanza di un progetto e di una proposta all'interno del quale inscrivere queste critiche e inoltre una notevole ambiguita' sugli avversari. Non si puo' infatti pensare che tutti i problemi si risolvano con l'eliminazione delle auto blu, e chi denuncia il precariato non puo' tacere sulle responsabilita' delle aziende o di Confindustria, così come non e' lecito mettere insieme deputati inquisiti per fatti di mafia e chi, come ad esempio Daniele Farina, ha processi per proteste sociali. Da questa ambiguita' c’è il pericolo che possa scaturire una deriva populista e plebisicitaria.
Dopo 5 anni di massacro della cultura della legalita', di leggi ad personam, di connivenza con la mafia e di annientamento di diritti, tutele e garanzie, gli italiani si aspettavano una svolta: politica pulita, lotta all'evasione ma anche alla corruzione, una ripresa coraggiosa di contrasto della criminalità. Vorremmo credere ancora in uno scatto d'orgoglio del governo, sperare che abbandoni quel suo impianto tecnocratico per cominciare ad affrontare i problemi degli italiani, in primo luogo quelli di chi, da precario, deve sostenere una famiglia con 500 euro al mese. Anche questo e' il senso della manifestazione del 20 ottobre.







