Tu hai voluto riposare in terra morta e in oblio.
Credevi di poter vivere solo
nel mare, o nei boschi.
Poi hai saputo che la vita
è solitudine tra gli uomini
e solitudine tra le valli.
Che i giorni circolanti
nel tuo petto erano solo insegne
di dolore fra il tuo pianto. Povero
amico. Non sapevi nulla nè piangevi nulla.
Mai me ne rido
della morte.
Semplicemente
capita che
non ho
paura
di
morire
tra
uccelli ed alberi.
Non me ne rido della morte.
Ma a volte ho sete
e chiedo un pò di vita,
a volte ho sete e domando
quotidianamente, e come sempre
capita che non trovo risposte
ma una risata profonda
e nera. Già l'ho detto, mai
soglio ridere della morte,
ma sì conosco il suo bianco
volto, il suo tetro vestito.
Non me ne rido della morte.
Tuttavia, conosco la sua
bianca casa, conosco la sua
bianca veste, conosco
la sua umidità e il suo silenzio.
E' chiaro, la morte non
mi ha ancora fatto visita,
e vi chiederete: che ne
sai? Non ne so nulla.
Anche questo è vero.
Nondimeno, so che all'arrivo
io la starò aspettando,
la starò aspettando in piedi
o forse facendo colazione.
La guarderò soavemente
(che non si spaventi)
e siccome mai ho riso
della sua tunica, l'accompagnerò
solitario e solitario.
Javier Heraud, peruviano, nato nel 1942, caduto da guerrigliero rivoluzionario nel 1963 a soli 21 anni. Considerato come una delle maggiori voci della poesia latinoamericana del secondo Novecento.
A luta continua