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Discussione: Garibaldi

  1. #41
    padania libera (-:FASP :-)
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    http://www.telefree.it/news.php?op=view&id=44335

    1866. UNA RIVOLUZIONE SICILIANA

    UN BAGNO DI SANGUE

    LA RESISTENZA SICILIANA

    LA COSIDDETTA IMPRESA DEI MILLE
    La donchisciottesca spedizione di Garibaldi e dei suoi Mille, come la definisce Mack Smith in Cavour e Garibaldi nel 1860, venne finanziata dal governo inglese con una cassa di piastre d'oro turche (moneta franca nel Mediterraneo del tempo) pari a molti milioni degli attuali dollari.

    Le navi militari inglesi, "casualmente" alla fonda in Marsala, con uno stratagemma protessero lo sbarco dei "Mille". Tempo dopo, il cassiere della spedizione, Ippolito Nievo, e i registri contabili, vennero fatti sparire nel nulla.

    Papato e controbilanciare l'egemonia francese sul Mediterraneo. L'occasione gli venne offerta dalla crisi siciliana (l'Isola era in rivolta per l'autonomia da Napoli). Dietro "l'impresa" emerge il disegno della Massoneria, e Londra è da sempre l'Alma Mater di tutte le Logge. Tutti massoni ovviamente: Garibaldi, Cavour ecc. E il povero Nievo fece la stessa "fine" di Calvi e delle carte scottanti del "Banco Ambrosiano", seppur con un Papato a ruoli invertiti.

    ANNESSIONE COLONIALE
    L'atto di annessione dell'Isola allo Stato di Vittorio Emanuele II nel 1860, come dimostra anche il Mack Smith (1), non fu chiara e libera manifestazione plebiscitaria della volontà dei Siciliani, ma un vero e proprio atto di forza. Garibaldi confessa a varie riprese (2) che il popolo fu sempre assente nel "movimento per l'unificazione italiana", quando non fu decisamente contrario.

    Lo stesso Mazzini, rispondendo con uno scritto alla circolare 15 agosto1860 del ministro Farini, nella quale si rivelava la decisione del governo piemontese per l'annessione, spinse deliberatamente a quell'atto, proprio perché temeva le pesanti riserve dei Siciliani (3) e intendeva tagliar corto alla idea più sana di una Confederazione Italiana, propugnata dal Gioberti e da diversi patrioti siciliani tra il 1848 e il 1860.

    La stessa relazione del Consiglio Straordinario di Stato-istituito in Sicilia dal prodittatore Mordini con decreto 19 ottobre 1860 e con il quale, ad annessione avvenuta, i rappresentanti del Popolo Siciliano avrebbero dovuto discutere e proporre gli ordinamenti più convenienti alla Sicilia per entrare a far parte dello Stato Italiano- non ebbe mai seguito.

    Mentre la Luogotenenza -promulgata da Vittorio Emanuele II a Palermo il 1° dicembre1860, in occasione della sua prima visita, ed in base alla quale lo Stato avrebbe avocato a sè soltanto la branca degli Affari esteri e quella della Difesa, lasciando il resto in mano ad amministratori siciliani che avrebbero fatto parte del Consiglio di essa -visse una breve e grama esistenza e fu abolita con un semplice Decreto Reale il 1° febbraio1862.

    DIRITTO DI...SACCHEGGIO
    Tutto -come ben sappiamo dalla lettura dell'art.4 del "decreto prodittatoriale 9 ottobre 1860", con il quale si stabilì l'infame sistema di votazione per il plebiscito- si svolse in un'atmosfera di vera e propria sopraffazione della libera volontà dei Siciliani.

    I risultati di quel plebiscito registrarono soltanto 667 "no" su 432.720 votanti, con una percentuale che supera il 99,99% dei cosiddetti "si".Lo stesso ministro Eliot, ambasciatore inglese a Napoli, dovette scrivere testualmente nel rapporto al suo Governo che: "Moltissimi vogliono l'autonomia, nessuno l'annessione; ma i pochi che votano sono costretti a votare per questa". E un altro ministro inglese, Lord John Russel, mandò un dispaccio a Londra, così concepito: "I voti del suffragio in questi regni non hanno il minimo valore". Con una buona dose di ipocrisia.

    BOTTINO DI GUERRA
    Entrata così a far parte del Regno d'Italia, la Sicilia, nel giro di pochi anni si vide spogliata dell'ingente patrimonio di quei Beni Ecclesiastici che fruttarono allo Stato 700 milioni del tempo, della riserva d'oro e d'argento del suo Banco di Sicilia, e vide portato il carico tributario a cinque volte di più del precedente. Come accertò Giustino Fortunato, mentre per l'anno1858 esso era stato di sole lire 40.781.750 per l'anno1891 le sue sette province registrano un carico di lire 187.854.490,35 (5).

    Si inasprirono inoltre i pesi sui consumi, sugli affari, sulle dogane, le tasse di successione che prima non esistevano, quelle del Registro che erano state fisse, quelle di bollo, per cui nel1877 queste tasse erano già pervenute a 7 milioni e nel 1889-90 avevano raggiunto i 20 milioni.

    La vendita del patrimonio dello Stato -ossia del demanio dell'ex Regno della Due Sicilie- impinguato dai beni dei soppressi Enti Religiosi e sommato alla vendita delle ferrovie, aveva fruttato allo Stato italiano oltre un miliardo, senza contare il capitale dei mobili, delle argenterie e tutta la rendita del debito pubblico, posseduta dalle Corporazioni religiose, che venne cancellata del tutto. E non erano "beni della Chiesa di Roma", ma frutto dell'accumulazione di famiglie siciliane investito sul "figlio prete"!

    CRONACA DI UN MASSACRO
    Le terre demaniali che Garibaldi aveva promesso ai contadini ed ai "picciotti" il 2 giugno 1860, con il decreto concernente la divisione dei demani comunali, andarono soltanto ad impinguare i patrimoni dei nobili e dei borghesi, per cui già nel giugno e nel luglio del 1860 si ebbero in Sicilia quelle sollevazioni che assunsero "proporzioni vastissime, poiché i contadini rivendicarono non solo la quotizzazione dei demani ancora indivisi, ma anche la nuova quotizzazione dei demani usurpati o illegalmente acquistati da nobili o borghesi, oppure il ristabilimento su di essi dei vecchi diritti d'uso" (6).

    Il risultato di quelle richieste legittime furono le feroci repressioni eseguite da Bixio a Bronte, e dagli altri garibaldini a Caltavuturo, a Modica, e in tanti altri comuni.

    "Verso la fine di giugno e nel corso del luglio 1860 la frattura tra governo garibaldino e movimento contadino si venne via via accentuando, non solo per la resistenza popolare alla coscrizione (resa obbligatoria da Garibaldi con il decreto del 14 maggio) ma anche perché le autorità governative e le forze armate garibaldine furono portate sempre più a schierarsi a favore dei ceti dominanti" (7).

    PRIMO STATO D'ASSEDIO
    In questo clima di disagio morale, economico, sociale e politico, aggravato dall'imposizione della leva militare che i Siciliani avevano sconosciuto fino allora, il Parlamento Italiano conferì i pieni poteri al Generale Govone nel 1863, al fine di ridurre in Sicilia l'opposizione al servizio militare, consentendogli di tenere dei tribunali militari e di fucilare la gente sul posto.

    Gli eccidi consumati allora dalle truppe del Govone, specie a Licata e in tanti altri centri dell'interno dell'Isola, furono denunziati all'opinione pubblica nel dicembre del '63 dal deputato cattolico moderato Vito D'Ondes Reggio e da molti deputati della Sinistra e della Destra al potere, ma come dice con lapidaria frase il Candeloro: "questo gesto clamoroso non modificò peraltro la politica del governo in Sicilia" (8).

    Migliaia di arrestati, morti e trucidati, abusi, violenze e atrocità commesse come rappresaglia sulla popolazione civile, prelevamenti di ostaggi nelle famiglie dei renitenti, stato d'assedio per tutta l'Isola, taglio dei viveri e dell'acqua potabile alla città martire di Licata.

    1866. UNA RIVOLUZIONE SICILIANA
    Quando poi scoppiò il moto palermitano nella notte tra il 15 e il 16 settembre 1866 con 3.000 uomini armati -per lo più ex "picciotti" ed ex patrioti del 1848- che, scesi dai monti, attaccarono di sorpresa la città ed instaurarono un Comitato provvisorio, presieduto dal principe di Linguaglossa e da Francesco Bonafede, si parlò di complotto della Chiesa in accordo con i Borboni, ma la verità è che fin dalla prima metà del1865 la Sicilia, per lo stato di abbandono e di maltrattamento inflittogli dall'Italia, era in stato di agitazione e di congiure.

    "E' dunque da escludere -come afferma uno storico di parte non sospetta- che la massa di manovra e i capipopolo del1866 intendessero puntare su una restaurazione borbonica, così com'è da escludere che si trattasse di un moto puramente brigantesco, due tesi che specialmente il Generale Raffaele Cadorna, inviato poi come commissario straordinario (e a reprimere il moto con il 2° stato d'assedio nell'Isola) volle far passare nella convinzione comune e che furono accettate dalla storiografia moderata. Coloro che furono invece testimoni della settimana infuocata resero ragione della sostanziale disciplina che caratterizzò il comportamento dei rivoltosi e smentirono le voci di spaventose crudeltà che da essi sarebbero state commesse" (9).

    Tutti i volantini del tempo, di propaganda autonomista (conservati presso l'Archivio di Stato di Palermo) si soffermano sul sempre più accentuato distacco tra masse popolari e classi nobiliare e borghese, le quali rappresentavano il più fermo sostegno interno della dominazione italiana (10).

    UN BAGNO DI SANGUE
    Poichè l'insuccesso delle prime truppe da sbarco italiane comandate da Emerico Acton fu completo, divenne necessario che giungesse un intero corpo di spedizione sotto gli ordini del Cadorna, per combinare un assalto simultaneo di tutte le forze di terra e di mare, combattere per 36 ore contro circa 40.000 popolani armati, guadagnare una ad una le barricate.

    I morti non poterono contarsi: i fucilati in massa furono diverse migliaia, i massacrati senza motivo diverse centinaia; la rivoluzione venne chiamata del "Sette e mezzo" per la durata dei suoi giorni. Moriva ancora una volta la speranza della Sicilia e dei Siciliani. Moriva, annegata ancora una volta nel loro stesso sangue.

    LA RESISTENZA SICILIANA
    Tenuta nello stato di abbandono... in conto di "regione tropicale"... in mano di sfruttatori e ladri... e di una polizia che giunse all'aperta collusione con la mafia e la delinquenza locale sì da far insorgere perfino il Procuratore Generale di Palermo, Tajani (11), il quale promosse ma non poté ottenere l'incriminazione del famigerato Questore Albanese (12)... senza alcuna iniziativa in fatto di lavori pubblici... nel più completo analfabetismo... nella miseria contadina più vergognosa... la Sicilia cominciò a riorganizzare la sua Resistenza nel corso del1867. Quando il generale Giacomo Medici venne ad assumere la prefettura di Palermo.

    Sull'onda di quel movimento socialista che era stato fondato sotto il nome di Fratellanza internazionale nel 1864 da Saverio Friscia, Bakunin e Fanelli, ma, soprattutto, alimentata da una fitta rete di "società di mutuo soccorso" e "circoli operai", e, in fin dei conti, nel retrobottega del farmacista, nel salone del barbiere, nello studio dell'avvocato, nei capannelli domenicali col vestito buono, un pò in tutte le kiazze di città e paesi, l'Isola dei Siciliani covava i suoi Fasci e maturava il suo programma: "Terra e Libertà!".

    I Fasci Siciliani dei Lavoratori, che sorgeranno nella crisi di fine secolo e, incompresi dalla "sinistra italiana", verranno schiacciati nel sangue dal Governo di Roma.

    Ancora una volta le forze progressive dell'Isola dei Siciliani non trovarono, oltre le nuvole, che la notte scura. E tante navi per l'America: tonnellate umane, come quelle dei popoli africani alla cui deportazione contribuì anche l'ancòra "Capitano" Garibaldi, che, sulle rotte sanguinanti della "tratta degli schiavi", commerciava "negri e cavalli". L' Italia era ripassata per le nostre contrade: con le sue truppe, i suoi tribunali speciali, la sua macchina fiscale...La Resistenza Siciliana, massacrata e sconfitta, emigrava a "Brucculinu". E qui, sul tracciato effimero della "nuova frontiera", i Siciliani scrissero alcune tra le pagine più belle del nascente movimento operaio americano, ma si inventarono anche, e a colpi di mitra, l'organizzazione etno-imprenditoriale più efficente del secolo: la Cosa Nostra.©1991. (Terra e Liberazione)



    note

    Cfr. D. MACK SMITH, Storia della Sicilia medievale e moderna, Bari, Ed. Laterza 1970, pagg. 599-609. Cavour e Garibaldi nel 1860, Torino Ed. Einaudi, 1958, pagg. 463-501.

    (2) Cfr. G. GARIBALDI, I Mille, Torino, Ed. Camilla e Bertolero, 1874 -Memorie, Bologna Cappelli, Ediz. Naz. degli Scritti.

    (3) Cfr. G. NICOTRI, Rivoluzioni e rivolte in Sicilia, Torino, UTET, 1910.

    (4) Cfr. F. GUARDIONE, La Sicilia nella rigenerazione politica d'Italia, Palermo, Reber, 1912, pag. 620

    (5) Cfr. G. FORTUNATO, Il Mezzogiorno e lo Stato Italiano, Firenze, Ed. Vallecchi, 1911, Vol. II, pag. 125 e segg.

    (6) Cfr. G. CANDELORO, Storia dell'Italia moderna, Milano, Ed. Feltrinelli, 1971, Vol. IV pag.463.

    (7) Ibidem, pag. 465.

    (8) Ibidem, Vol. V, pag. 204.

    (9) P. ALATRI, Lotte politiche in Sicilia sotto il governo della Destra, Torino, Ed. Einaudi, 1954, pag. 142. Ma vedi pagg. 105-150 per imotivi della rivolta.

    (10) Questi materiali di propaganda manifestano spesso le tendenze socialiste che si erano venute largamente affermando e diffondendo in Sicilia dopo il '60. Il Brancato ha anzi sottolineato quanto, in quella rivolta di popolo, richiama i precedenti del 1860, del 1848 e del 1820 e anticipa i moti dei Fasci Siciliani del 1893 - Cfr. F. BRANCATO, Origini e carattere della rivolta palermitana del settembre 1866, Palermo, "A.S.S.", serie III, Vol. V.

    (11) Cfr. P. ALATRI, Op. Cit., Cap. VI, pagg.347-417.

    (12) Cfr.F. S; MERLINO, Questa è l'Italia, Milano, nuova ediz. 1953.



    Chi volesse approfondire l'argomento legga: "L'Unità d'Italia: nascita di una colonia" di Nicola Zitara (L.25.000) e "L'essenza della Questione Siciliana" di Natale Turco (L.40.000), richiedendoli con vaglia postale a "Terra e LiberAzione" C.P.367 Catania Centro.

  2. #42
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    Quali schiavi? Trasportava lavoratori liberi, non certo schiavi.
    Ufficialmente liberi emigranti, in realtà semi-schiavi costretti ad imbarcarsi con violenze e minacce, forza-lavoro venduta e commerciata come bestiame da piegare, con la sferza e sotto scorta armata, nelle miniere e nei campi dei ricchi fazenderos sudamericani...

    Il massacro di Bronte fu fatto da Bixio.
    Inviato e su ordine del "liberatore". Poi Caltavuturo, Modica, ecc.. E poi via con la coscrizione obbligatoria, le terre finite nelle mani di nobili e signorotti e non certe dei contadini ai quali furono promesse; tutto prodromo dei massacri savoiardi degli anni successivi sempre in quelle terre.

  3. #43
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    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    ....................
    Mercenario per chi, se combatté per un'ideale?
    Tratto da "Indietro Savoia" di Lorenzo Del Boca:

    "...Nel 1856, a Parigi, si incontrarono Cavour e lord Ciarendon, inviato speciale di lord
    Paimerston. A nome del governo di sua Maestà e della massoneria venne indicato quali erano
    le intenzioni di Londra: defenestrare i Borboni e favorire un allargamento al sud del regno del
    Piemonte. Gli ambasciatori James Hudson - a Torino - e Henry Elliot - a Napoli - erano al
    corrente di questi progetti e stavano lavorando perché si realizzassero..."

  4. #44
    padania libera (-:FASP :-)
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    http://www.telefree.it/news.php?op=view&id=44292

    Padre della patria

    Giuseppe Garibaldi ci è stato presentato come l'eroe dagli occhi azzurri, biondo, alto, coraggioso, romantico, idealista; colui il quale metteva a repentaglio la propria vita per la libertà altrui. Non esiste città d'Italia che non gli abbia dedicato una piazza o una strada.

    Garibaldi non era alto, era biondiccio e pieno di reumatismi, camminava quasi curvo e dovevano alzarlo in due sul suo cavallo.

    Portava i capelli lunghi, si dice nel sud, perché violentando una ragazza questa gli staccò un orecchio.

    Questo signore non era un eroe; oggi lo si chiamerebbe delinquente, terrorista, mercenario.

    Era alto 1,65, aveva le gambe arcuate e curava molto la sua persona.

    Fra il 1825 ed il 1832 fu quasi sempre imbarcato intraprendendo viaggi nel Mediterraneo. Nel 1833, durante un viaggio a Taganrog ebbe modo di conoscere dei rivoluzionari che lo affascinarono all'idea della fratellanza umana ed universale e all'abolizione delle classi, idee che si rifacevano al Saint Simon. Cominciò, pertanto, a pensare all'idea dell'unificazione italiana da realizzare con l'abbattimento di tutte le monarchie allora dominanti e la fondazione di una repubblica. Accrebbe codesta convinzione quando incontrò Mazzini nei sobborghi di Marsiglia e, affascinato dalle idee del genovese, si iscrisse alla setta segreta "Giovine Italia". Nel dicembre del 1833 si arruolò nella marina piemontese per sobillare e per praticare la propaganda della setta tra i marinai savoiardi.

    Nel 1834 tentò un'insurrezione a Genova contro il Piemonte; scoperto riuscì a fuggire in Francia. Processato in contumacia a Genova, fu condannato a morte per alto tradimento dal governo piemontese.

    Nel 1835 fuggì in Brasile, considerato una specie d'Eldorado dagli emigranti piemontesi che in patria non trovavano lavoro, ed erano tantissimi; da lì e dalle altre province del nord, ogni anno un milione di emigranti raggiungevano le terre Sudamericane.

    Fra i 28 e 40 anni Garibaldi visse come un corsaro ed imitò i grandi pirati del passato assaltando navi, saccheggiando e, come dice Denis Mack Smith, si abituò a vedere nei grandi proprietari delle pampas un tipo ideale di persona delle pampas". Al diavolo la lotta di classe! il danaro era più importante - diciamo noi.
    A Rio de Janeiro si iscrisse alla sezione locale della Giovine Italia. Nel 1836 chiese a Mazzini se poteva cominciare la lotta di liberazione affondando navi piemontesi ed austriache che stazionavano a Rio. Il rappresentante piemontese nella capitale brasiliana rapportò al governo sabaudo che nelle case di quei rivoluzionari sventolava la bandiera tricolore, simbolo di rivoluzione e sovversivismo.

    Nel maggio del 1837, con i soldi della carboneria, Garibaldi mise in mare una barca di 20 tonnellate per predare navi brasiliane; non a caso fu battezzata Mazzini. Quest'uomo, condannato a morte per alto tradimento e poi pirata e corsaro nel fiume Rio Grande, è il nostro eroe nazionale; anzi, non lo è più! Ora è eroe della nazione Nord.

    In Uruguay si batteva per assicurare il monopolio commerciale all'Impero Britannico contrastando l'egemonia cattolico-ispanica.

    Nel 1844, a Montevideo iniziò la sua vera carriera di massone dopo l'iniziazione avuta con l'iscrizione alla Giovine Italia del Mazzini.

    In Italia i pennivendoli di regime continuano ad osannare le imprese banditesche del pirata nizzardo offendendo la storia e la dignità delle nazioni Sudamericane. L'indignazione della gente è racchiusa in un articolo di un giornale, il Pais che vende 300.000 copie giornaliere e che così si è espresso il 27-7-1995 a pag. 6: "... Garibaldi. Il presidente d'Italia è stato nostro illustre visitante...... Disgraziatamente, in un momento della sua visita, il presidente italiano si è riferito alla presenza di Garibaldi nel Rio della Plata, in un momento molto speciale della storia delle nazioni di questa parte del mondo. E, senza animo di riaprire vecchie polemiche e aspre discussioni, diciamo al dott. Scalfaro che il suo compatriota (ndr, Giuseppe Garibaldi) non ha lottato per la libertà di queste nazioni come (Scalfaro) afferma. Piuttosto il contrario".

    La carriera massonica di Garibaldi culminò col 33°gr. ricevuto a Torino nel 1862, la suprema carica di Gran Hierofante del Rito Egiziano del Menphis-Misraim nel 1881.

    Il Grande Oriente di Palermo gli conferì tutti i gradi dal 4° al 33° e a condurre il rito fu mandato Francesco Crispi accompagnato da altri cinque fra massoni.

    Il mito di Garibaldi finisce quando si apprende che la spedizione dei Mille fu finanziata dalla massoneria inglese con una somma spaventosa di piastre turche equivalenti a milioni di dollari in moneta attuale.

    Con tale montagna di denaro poté corrompere generali, alti funzionari e ministri borbonici, tra i quali non pochi erano massoni.

    Come poteva vincere FrancescoII, se il suo primo ministro, Don Liborio Romano, era massone d'alto grado?

    Appena arrivato a Palermo, Garibaldi saccheggiò il Banco di Sicilia di ben cinque milioni di ducati come fece saccheggiare tutte le chiese e tutto ciò che trovava sulla sua strada.

    In una lettera Emanuele II ebbe a lamentarsi con Cavour circa le ruberie del pirata nizzardo ".. Come avrete visto, ho liquidato rapidamente la sgradevolissima faccenda Garibaldi, sebbene - siatene certo - questo personaggio non è affatto così docile né così onesto come lo si dipinge, e come voi stesso ritenete. Il suo talento militare è molto modesto, come prova l'affare di Capua, e il male immenso che è stato commesso qui, ad esempio l'infame furto di tutto il denaro dell'erario, è da attribuirsi interamente a lui, che s'è circondato di canaglie, ne ha seguito i cattivi consigli e ha piombato questo infelice paese in una situazione spaventosa".

    Ma erano mille i garibaldini? Certamente. Ma ogni giorno sbarcavano sulla costa siciliana migliaia di soldati piemontesi congedati dall'esercito sabaudo per l'occasione dall'altro massone Cavour ed arruolati in quello del generale nizzardo. Una spedizione ben congegnata, raffinata, scientifica, appoggiata dalla flotta inglese ed assistita da valenti esperti internazionali.

    La massoneria siciliana, da anni, stava preparando la sollevazione e mise a disposizione di Garibaldi tutto l'apparato mafioso della Trinacria.

    A Bronte fece fucilare per mano di Bixio i contadini che avevano osato "usurpare" le terre concesse agli inglesi dai Borbone. Ecco chi era il vero Garibaldi! Amico e servo dei figli d'Albione, assassino e criminale di guerra per aver fatto fucilare cittadini italiani a Bronte.

    Il socialismo, l'uguaglianza, la libertà potevano anche andare a farsi benedire di fronte allo sporco danaro e al suo servilismo massonico. Suo fine non era dare libertà alle genti del Sud ma togliere loro anche la vita.

    Scopo della sua missione fu quello di distruggere la chiesa cattolica e sostituirla con quella massonica guidata da Londra.

    Garibaldi, questo avventuriero, definiva Pio IX "...un metro cubo di letame" in quanto lo riteneva - acerrimo nemico dell'Italia e dell'unità". Considerava il papa "...la più nociva di tutte le creature, perché egli, più di nessun altro, è un ostacolo al progresso umano, alla fratellanza degli uomini e dei popoli", inoltre affermò che: "...Se sorgesse una società del demonio, che combattesse dispotismo e preti, mi arruolerei nelle sue file".

    Era chiaro l'obiettivo della massoneria: colpire il potere della chiesa e con esso scardinare le monarchie cattoliche per asservirle ad uno stato laico per potere finalmente mettere le mani sui nuovi mercati, sulle loro immense ricchezze umane, sulle loro ricche industrie, sui loro demani pubblici, sui beni ecclesiastici, sulle riserve auree del Regno delle Due Sicilie, sulle banche. Con la breccia di Porta Pia finì il potere temporale dei papi con grande esultanza dei fra massoni. Roma divenne così capitale d'Italia e della massoneria, come aveva stabilito Albert Pike, designando come suo successore Adriano Lemmi, massimo esponente del Rito Palladico.

  5. #45
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    Citazione Originariamente Scritto da mosongo Visualizza Messaggio
    Tratto da "Indietro Savoia" di Lorenzo Del Boca:

    "... Con straordinario tempismo Garibaldi, risalita la penisola, era pronto a entrare in città per
    essere ricevuto con tutti gli onori. La sera stessa era già a Salerno e ci arrivò in treno anche
    se, un anno dopo, la stazione non c'era più. I piemontesi avevano strappato le rotaie e le
    traversine, smantellato le pensiline e trasferito le locomotive: tutto al nord per vantare un
    progresso da contrapporre all'arretratezza del sud...."
    Cazzata immensa di questo mendicante (del boca) che si è fatto grande grazie alla fervidissima immaginazione digerita da sprovveduti...

    Le ferrovie del regno di Sardegna contavano nel 1859 (alla vigilia della seconda guerra d'indipendenza) oltre 900 Km di strade ferrate, costruite in soli 11 anni, da quando cioè la tratta Torino-Moncalieri 1848 fu innaugurata 4 mesi dopo la Napoli-Portici. Se mancava ferrovia al nord, mancava sicuramente nel lombardo veneto, dove la magnanimità Austriaca provvedeva soltanto ad intascare i dovuti tributi...

  6. #46
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    Tratto da "Indietro Savoia" di Lorenzo Del Boca:


    "...I top-gun che venivano dal Nord rasero al suolo Auletta (nella provincia Citeriore), Rignano

    (in Capitanata), Campochiaro e Guardiaregia (nel Molise), Vesti, Vico Palma e Barile (in
    Basilicata), Spinelli e Cotronei (in Calabria). Restarono senza casa 360 mila persone destinate
    a ingrossare il numero dei briganti e, dunque, a finire ammazzate da una schioppettata.
    Fu un tentativo di pulizia etnica che non scandalizzò come quella dei serbi a danno degli
    albanesi e che, per il momento, non gode nemmeno di una critica imparziale. Lo sterminio
    degli indiani d'America, adesso, viene chiamato con il suo nome. Ma, in Italia, dov'è il
    Soldato blu di casa nostra? E dov'è Balla coi lupi per ripristinare un maggiore equilibrio di
    giudizi? Pasquale Squitieri ha girato una pellicola - Briganti - ma, per ammissione unanime
    dei commentatori, il suo lavoro è stato boicottato in modo che lo vedesse il minor numero di
    persone possibile.
    Massimo d'Azeglio dovette amaramente riflettere che era una ben strana Unità d'Italia se
    occorrevano battaglioni armati fino ai denti per mantenere una parvenza di ordine al di là del
    Tronto..."

  7. #47
    Super Troll
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    Citazione Originariamente Scritto da Orso Marsicano Visualizza Messaggio
    di quelli che ammirano quest'uomo che ha messo a disposizione di un ideale le proprie capacità militare, il proprio seguito, il proprio onore, ... e una gamba. Inchinati invece di sporcarti la bocca a difendere Calderoli.
    Avrebbero dovuto ferirgli la terza gamba, quella centrale, date le disavventure che si tirava addosso rincorrendo le sottane.
    E brava la Raimondi che lo ha fregato!

  8. #48
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    Citazione Originariamente Scritto da Conterio Visualizza Messaggio
    Cazzata immensa di questo mendicante (del boca) che si è fatto grande grazie alla fervidissima immaginazione digerita da sprovveduti...

    Le ferrovie del regno di Sardegna contavano nel 1859 (alla vigilia della seconda guerra d'indipendenza) oltre 900 Km di strade ferrate, costruite in soli 11 anni, da quando cioè la tratta Torino-Moncalieri 1848 fu innaugurata 4 mesi dopo la Napoli-Portici. Se mancava ferrovia al nord, mancava sicuramente nel lombardo veneto, dove la magnanimità Austriaca provvedeva soltanto ad intascare i dovuti tributi...
    Per me il Piemonte di allora poteva anche averne 10'000 di km di ferrovia, ma resta il fatto che Garibaldi arrivò a Salerno con la Ferrovia...e pochi mesi dopo non c'erano nemmeno più i binari!

  9. #49
    Monarchico da sempre !
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    Citazione Originariamente Scritto da mosongo Visualizza Messaggio
    Per me il Piemonte di allora poteva anche averne 10'000 di km di ferrovia, ma resta il fatto che Garibaldi arrivò a Salerno con la Ferrovia...e pochi mesi dopo non c'erano nemmeno più i binari!
    Per me Garibaldi poteva arrivare a Salerno pure con il Teletrasporto di Star Trek a sentire quel coglione di del boca, ma tu non hai prove che la ferrovia fu smontata e portata al nord, perche è un falso...

    Chiedere al Museo storico delle Ferrovie Statali pleeeessss

  10. #50
    Super Troll
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    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    Perché prima aveva dignità il nord Italia? Diviso tra una monarchia francese, i Savoia, che non parlavano l'italiano,
    Forse che ora gli "italiani" parlano italiano?

    Ma famme er piascere... nàmo che siete poco imparati anche ar giorno dd'oggi.

    Am vedi come parlano politisci, giornalisc-ti e ùomini di sc-pettacolo?!


    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    la soggezione all'Austria, la sudditanza ai principini filoaustriaci o assoggettata alla tirannia papa-re, come l'Emilia-Romagna.

    W Garibaldi!
    Quale soggezione all'Austria?!
    Dopo la Serenissima Repubblica di Venezia, coi suoi 1200 anni di Storia, gli Austriaci hanno tracciato ferrovie e messo stazioni portando avanti l'ammodernamento delle infrastrutture.
    Qualcuno li rimpiange ancora oggi, col senno di poi.

    Mannaggia Garibaldi cc'ha ffatte l'Unità d'Italia! esclamano spesso al sud.

 

 
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