Roma. Enrico Letta e Cesare Damiano si sono visti ieri a Palazzo Chigi per trovare una via d’uscita, anche attraverso contatti “informali” con i leader sindacali, allo stallo che si è verificato nella trattativa sulle pensioni.
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e il ministro del Lavoro non possono ignorare i segnali dell’escalation riportati da tutti i giornali, con il leader della Fiom Gianni Rinaldini che su Liberazione invita i lavoratori alla lotta dura contro il governo; con i senatori Antonio Polito e Marco Follini che sul Sole 24 Ore rispondono ad analoga esortazione (rivolta però ai riformisti, si capisce) di Guido Gentili; con Lamberto Dini – il senatore Lamberto Dini – che su tutti i giornali ripete di essere pronto a far cadere il governo, se questo dovesse cedere al ricatto della sinistra radicale.
Da entrambi i lati della coalizione, dunque, tutti si dicono decisi a non cedere, costi quel che costi. Molti invitano il presidente del Consiglio a esercitare la sua leadership per sbloccare la situazione, uscendo dal suo cupo silenzio.
E Prodi parla.
Parla al Tg3 e dice che “abolire lo scalone è doveroso”, che i soldi si troveranno “risparmiando sulle spese della pubblica amministrazione” (una nota precisa poi che l’abolizione avverrà gradualmente) e che le tensioni nella maggioranza non lo preoccupano:
“Ho consultato tutti, continuerò e terminerò le consultazioni, le diversità ci sono. Poi, come è già accaduto in passato, il governo prenderà una decisione e a quella si sta”.
Ma è difficile sostenere che nella maggioranza tutto proceda secondo copione.
Il vicepremier Francesco Rutelli, in merito alla discussione sull’innalzamento dell’età pensionabile ha parlato di “ipocrisia nazionale”.
Secondo il leader della Margherita “il 90 per cento” di chi va in pensione a 57 anni “fa una seconda attività”.
Su il Foglio di oggi.
ps Vero o falso?
saluti




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